martedì 12 marzo 2013

Berlusconi come El Cid per il centrodestra


(LO)Se non lo faranno i giudici milanesi ci riusciranno quelli napoletani. Per Silvio Berlusconi il finale di partita è già segnato: condanne, carcere , interdizione dai pubblici servizi. Cioè estromissione per via giudiziaria dalla vita politica. Che un finale del genere trascini l'Italia al livello dell'Ucraina post-comunista è fin troppo evidente. Se il leader dell'opposizione, dopo vent'anni di incredibile accanimento giudiziario ai suoi danni, viene eliminato dalla scena pubblica non da un risultato elettorale ma da sentenze neppure passate in giudicato, vuol dire che nel nostro paese lo stato di diritto non esiste più e che la democrazia liberale realizzata dai Padri Costituenti si è trasformata in una finzione dietro cui si nasconde un autoritarismo ipocrita e sempre più invadente e drammatico.


Che fare di fronte ad una prospettiva da colpo di stato antidemocratico compiuto in nome della legge? E che fare di fronte all'eventualità di perdere il leader che negli ultimi vent'anni è riuscito a coagulare attorno a se la maggior parte dell'elettorato di centrodestra del paese ? La prima domanda dovrebbe riguardare non solo il Pdl ma anche tutte le forze politiche diverse da quelle del centrodestra. Dal Pd al Movimento Cinque Stelle. Perché se il meccanismo dell'esclusione dalla politica per via giudiziaria è questo, oggi tocca al Cavaliere nero ma domani potrebbe toccare allo smacchiatore dei giaguari o al comico a cui il primo dei dossier della sere ha già attribuito oscure ed anonime società in America Latina. E quale l'occasione migliore per mettere di fronte le altre forze politiche e l'opinione pubblica nazionale ed internazionale delle prossime consultazioni del Pdl con il Capo dello Stato? La denuncia deve essere fatta sul Colle più alto, nelle forme più chiare e solenni.


Per dimostrare che la questione Berlusconi non è un caso personale ma la dimostrazione vivente della anomalia giudiziaria esistente nel nostro paese. Anomalia da eliminare se non si vuole correre il rischio che l'autoritarismo mascherato diventi ufficiale ed irreversibile. La seconda domanda riguarda direttamente ed esclusivamente il Pdl. Come reagire di fronte al tentativo di decapitazione del proprio leader? L'ipotesi dell'assalto alle Procure sull'esempio di quelli che i fascisti del 21 facevano con le sedi dell'Avanti e della Case del Popolo non è realizzabile. Il popolo del centrodestra è pacifico, i fascisti non ci sono più ed i pochi rimasti votano per Grillo. Ogni reazione muscolare va dunque esclusa. Si può, naturalmente, decidere di tenere la manifestazione contro la giustizia ingiusta ed antidemocratica a Piazza Indipendenza, di fronte alla sede del Csm. Ma ad una operazione politica si deve rispondere con una operazione politica. E qualsiasi operazione di questo tipo passa attraverso la definizione del rapporto che si dovrà comunque creare tra il leader azzoppato o addirittura messo in carcere ed l'area politica che alle ultime elezioni ha raccolto circa il 30 per cento dei suffragi elettorali. Chi pensa ad una semplice operazione di scaricamento del Cavaliere non fa i propri interessi.


Dimentica l'insegnamento della storia secondo cui i tradimenti dei leader portano alla rovina dei traditori. Come, tanto per citare l'ultimo esempio della serie, il caso Craxi insegna. Al tempo stesso, però, non ci si può neppure cullare nell'illusione che tutto possa rimanere immutato. L'azione dei giudici, milanesi o napoletani che siano, apre il doppio problema non della successione ma della nuova collocazione di Berlusconi e della ristrutturazione dell'intero centrodestra. Il Cavaliere in carcere può essere la rovina del centrodestra ma anche una formidabile arma elettorale. El Cid Campeador di un grande schieramento anti-autoritario. Ma questo schieramento va costruito tenendo conto che è proprio il ruolo da Cid Campeador di Berlusconi può favorire la realizzazione di un rassemblement in cui rientrino tutti i delusi di Fini, Casini e dello stesso Monti e tutti quelli consapevoli che se si vuole evitare un futuro bipolarismo italiano incentrato sull'alternativa Pd-Grillo bisogna superare i particolarismi ed i personalismi del passato e dare vita ad un grande fronte della responsabilità e della libertà.

sabato 9 marzo 2013

Amici io sarò li!!! e mi piacerebbe salutare tutti gli amici in piazza. VI ASPETTO NUMEROSI (io sono li con la bandiera di FORZA ITALIA!)



lunedì 4 marzo 2013


Governissimo politico. Grillo out. Il piano 'segreto' di Berlusconi


ESCLUSIVO! (AI)- Un governo politico e non tecnico che duri almeno tre anni. E' questa la posizione di Silvio Berlusconi per risolvere la complessa situazione politica dopo le elezioni del 24-25 febbraio. Una fonte ai massimi livelli del Popolo della Libertà, molto vicina a noi Promoti della Libertà, spiega il piano della principale forza di Centrodestra. Nessun rapporto con il Movimento Cinque Stelle. "Beppe Grillo è totalmente inaffidabile. Ed è impensabile fare un esecutivo con lui", confida la fonte. Il problema è che Pierluigi Bersani si è attestato su questa posizione. Ma - dicono dalle parti di Palazzo Grazioli - non tutti nel Pd la pensano come il segretario.


 Quindi per il momento Berlusconi resta in attesa che naufraghi il tentativo di dialogo con l'M5S, sicuro che prima o poi il Partito Democratico busserà alla porta del Pdl. Secondo il Cav è chiaro che il premier non potrà essere lo stesso Bersani: primo perché non ha vinto le elezioni e secondo perché ha escluso all'indomani del voto la Grande Coalizione. Servirà una personalità di spicco di area democratica, ma non il segretario. Ipotesi in campo: Massimo D'Alema o Enrico Letta. Ma qualora il Pd non volesse spendersi in prima persona la carta giocabile sarebbe quella di Corrado Passera, ministro del governo Monti che non ha seguito il Prof della Bocconi nel naufragio elettorale. Ma Berlusconi non vuole un altro governo tecnico, bensì un esecutivo politico con dentro ministri dei due principali partiti.


 E il Quirinale? Rientra ovviamente nella partita. E in questo schema il prossimo capo dello Stato dovrebbe essere di Centrodestra. Il nome è quello di Gianni Letta, moderato e cattolico che può garantire le gerarchie della Chiesa e prendere voti in Parlamento anche dai centristi. Ovviamente Lega, Fratelli d'Italia e Sel resterebbero fuori dalla maggioranza. Berlusconi non ha alcun interesse a diventare presidente del Senato. "Non gli importa proprio", spiega la fonte. Anche se potrebbe in prima persona guidare un dicastero. L'obiettivo sarà quello di garantire l'Europa sulle riforme economico, modificare il Porcellum e cambiare la Costituzione per rispondere all'ondata di anti-politica: dimezzamento del numero dei parlamentari e fine del bicameralismo perfetto con l'introduzione del Senato delle Regioni. In cambio dell'ok all'elezione diretta del presidente della Repubblica, il Pdl potrebbe concedere al Pd una legge elettorale alla francese, ovvero doppio turno con collegi uninominali.

Senza una maggioranza omogenea


Carlo Azeglio Ciampi è il responsabile dell’attuale stallo, dei danni che ne derivano, della mancanza di una maggioranza parlamentare chiara e coesa.O, precisamente, il predecessore di Napolitano è responsabile di una legge elettorale che vediamo funziona benissimo alla camera, ma non altrettanto al senato.Ciampi ha infatti imposto che, in cambio della sua firma per la promulgazione della legge, al senato il premio di maggioranza fosse frazionato per regioni e non conteggiato a livello nazionale.Alcuni “puristi” dell’assemblearismo e delle chiacchiere che loro chiamano “democrazia”, storceranno il naso sul fatto che una coalizione, come quella di sinistra, che non ha raggiunto il 30% dei voti validamente espressi e, per di più, ha sopravanzato la coalizione concorrente di soli 120mila voti, possa governare.Ma la scelta è tra l’ingovernabilità della rappresentanza proporzionale e il governo della minoranza più forte.Certo, se questa minoranza si propone azioni devastanti, completamente ostili all’altra grande minoranza (leggi di privilegio per gli omosessuali, esproprio degli immobili, taglieggiamento dei redditi, razzie sui risparmi, accoglienza con tanto di regalia di cittadinanza e voto per stranieri che nulla hanno a che spartire con la nostra terra e con la nazionalità Italiana, cessione di larghe fette di Sovranità ad enti internazionali senza il consenso dei cittadini, introduzioni di leggi punitive della libertà di opinione e di manifestarla) allora molto, ma molto meglio nessun governo e quello di Ciampi diverrebbe un merito e non più una colpa.Ma in una Nazione veramente tale, dove le parti, pur differenziandosi su aspetti progettuali, avessero a base gli stessi Valori e Principi fondanti della comunità, la governabilità diventa un bene.Ma tutta questa è pura e semplice teoria, la politica è l’arte del possibile e cosa c’è di possibile in Italia oggi ?L’unica possibilità è un governo ancora una volta extraparlamentare, una sorta di “governo del re”, presieduto da un soggetto che sarebbe potuto essere, questa volta legittimamente, un Monti (ma oggi non più Monti Mario che si è bruciato schierandosi) che si presentasse in parlamento per ottenere la fiducia su pochi punti per “mandare avanti” lo stato, senza intaccare le scelte di fondo e restituire a giugno la parola agli elettori.Quali provvedimenti ?Il primo e principale per restituire dignità allo stato è, se non abolire e restituire compito prettamente politico, sospendere il pagamento dell’imu di giugno, lasciando al governo che verrà, eletto dal Popolo, deciderne la sorte definitiva.Il secondo è riformulare la legge elettorale per garantire la governabilità.Escludendo il ritorno al proporzionale le strade sono soltanto due:


un maggioritario uninominale secco senza alcun “recupero” proporzionale e senza la pagliacciata del doppio turno che favorirebbe il mercimonio dei voti;


 un maggioritario, come l’attuale, dove vince la coalizione che prendesse più voti, consentendo anche al senato il premio in base ai voti nazionali e non regionali.Naturalmente dovrebbe e potrebbe essere anche introdotta la decadenza automatica per chi, come Fini e i suoi o a seguito dello “scouting” di Bersani sui senatori grillini , cambiasse casacca dopo essere stato eletto per una coalizione o lista.Il resto, solo ordinaria amministrazione, perché un “governo del re” non ha alcun titolo per interferire nei rapporti politici o per imporre tasse o organizzare riforme.Per un governo del genere credo che Berlusconi, Bersani e Grillo potrebbero benissimo votare la fiducia in parallelo, sbloccare lo stallo e affrontarsi in una ordalia elettorale tra aprile e giugno.