martedì 19 agosto 2025

 Una delegazione numerosa è segno di debolezza e sfiducia reciproca-

Ho contato otto leader che hanno varcato, come scolaretti, il cancello della Casa Bianca convinti di poter condizionare il presidente Trump: Macron, Meloni, Mertz, Rutte, Starmer, Stubb, Von der Leyen e Zelensky.
Nella mia esperienza di trattative di lavoro, le delegazioni numerose sono quasi sempre risultate perdenti. Dietro quei tavoli affollati si nasconde di solito la sfiducia nei confronti del rappresentante ufficiale. Così, invece di presentarsi compatti, finiscono per litigare tra loro, perché ognuno spinge i propri interessi e cerca di mettere in primo piano ciò che sta a cuore a sé più che al vicino.
Trump, in questa fase, si trova nella parte del Mediatore: colui che prova a far convergere posizioni diverse. Dopo aver parlato e definito un percorso con uno dei contendenti — Putin — ora deve ottenere la firma di Zelensky. Ma Zelensky è la parte più debole: sconfitto sul campo, delegittimato dal mandato scaduto da due anni, privo di risorse, anche umane, per proseguire da solo la guerra.
Non potendo reggere da sé, Zelensky cerca sponde. Le trova nell’illusione che l’ingresso nella NATO e nell’Unione Europea rappresenti una garanzia di salvezza. Da qui la presenza, inevitabile, di Rutte e Von der Leyen, a rappresentare rispettivamente l’Alleanza Atlantica e Bruxelles.
E gli altri?
Gli altri sono lì a difendere i propri interessi nazionali, ben lontani dall’idea di un’“unità europea” sbandierata nei comunicati. Del resto, dopo due negoziati disastrosi — quello con Big Pharma sui vaccini e quello con Trump sui dazi — la Von der Leyen ha già dimostrato la sua abilità nel firmare accordi in perdita. E nessuno, dunque, si fida a lasciarle campo libero.
Nemmeno Starmer: pur facendo parte della NATO e quindi già rappresentato da Rutte, preferisce esserci di persona. Non certo per spirito unitario, ma per vigilare e, magari, guadagnare terreno sugli altri.
Non stupirebbe, quindi, se filtrassero indiscrezioni secondo cui Trump abbia dovuto spendersi non solo per mediare tra Russia e Ucraina, ma anche per ricomporre le divisioni interne alla delegazione europea.

domenica 17 agosto 2025

 

Oggi diamo “i numeri” un po’ di numeri. Mie valutazioni dati alla mano e da mie interpretazioni su Voto alle Regionali in Veneto 2025-

Ecco alcune stime (basate sui sondaggi più recenti) sulle percentuali di voto ai partiti/coalizioni in Veneto alle Regionali 2025. Nota: si tratta di previsioni, non molto diverse dalla realtà.


Sondaggi (dati nazionali rilevanti)

  • FdI: 30,5 %
  • PD: 23,1 %
  • M5S: 12,4 %
  • Lega: 8,2 %
  • Forza Italia: 8,1 %

 

Ipotesi di proiezione nel contesto veneto

Scenario standard (centro-destra unito):

Partito

Stima % approssimativa

FdI

29–30 %

FI

6–8 %

Lega

8–9 %

PD

22–23 %

M5S

11–12 %

Altri (+ indecisi)

10–15 %

Caso “tridente”:

  • Blocco autonomista (Lega + Lista Zaia + civiche): ~35 %
  • FdI + FI insieme: ~16 %
  • Centrosinistra (PD + alleati): ~29,5 %

Previsione complessiva

Centro-destra unito (più probabile se FdI + FI + Lega fanno fronte comune):

  • FdI ~30 %
  • FI ~6-8 %
  • Lega ~8–9 %
  • Totale centro-destra: ~45–47 %

Centro-sinistra + M5S:

  • PD ~23 % + M5S ~12 % = ~35 %

 

Riflessione e margine di errore

  • La maggioranza del centrodestra resta solida, ma FI e Lega rimangono indietro rispetto a FdI.
  • PD e M5S combinati potrebbero raggiungere ~35 %, una distanza significativa dal centrodestra, ma potenzialmente competitiva in caso di astensionismo o cambio dell’ultimo momento.
  • Altre liste/indecisi hanno un peso non trascurabile (~16–17 %), sufficiente a influenzare l’esito in caso di variazione nei flussi.

approfondiamo anche Lista Zaia e scenari elettorali con o senza coalizione — considerando anche soglie di sbarramento e premio di maggioranza nella legge regionale veneta.


1. Chi è la Lista Zaia (e quanto vale?)

  • Luca Zaia ha più volte affermato che una sua lista autonoma potrebbe raggiungere il 40–45 % delle preferenze.
  • In contesti considerati, si calcola che un blocco composto da Lega + Lista Zaia + civiche ("blocco autonomista") potrebbe ottenere circa 35 % dei voti.
  • Questo scenario andrebbe a staccare nettamente il tandem di Fratelli d’Italia + Forza Italia, che secondo lo stesso sondaggio si fermerebbero attorno al 16 %.

In sintesi: Zaia gode di una forza elettorale notevole — la sua eventuale lista autonoma è in grado, da sola o in combinazione, di rivoluzionare gli equilibri della coalizione di centrodestra.


2. Soglie di sbarramento e premio di maggioranza (legge regionale Veneto)

  • Il sistema elettorale veneto (L.R. n. 5/2012) prevede:
    • Soglia di sbarramento: liste singole devono ottenere almeno 3 % dei voti validi; coalizioni almeno 5 %, salvo eccezioni legate a liste che vi appartengano già sopra il 3 %.
    • Premio di maggioranza: il candidato presidente che supera il 40 % dei voti attribuisce alla coalizione vincente fino al 60 % dei seggi; se al di sotto del 40 %, il premio è più contenuto (es. 55 – 57,5 %).

Effetti attesi: soglie alte che possono penalizzare liste piccole; premio robusto che rafforza praticabilità di governo o assegnazione seggi.

 

3. Scenari ipotetici: con e senza “Lista Zaia”

Ecco alcuni scenari ipotetici considerando i dati (es. blocco autonomista ~35 %, FdI+FI ~16 %, centrosinistra ~30 %, altri ~19 %):

Scenario

Coalizione “blocco Zaia” (~35%)

FdI + FI (~16 %)

Centrosinistra (~30%)

Altri (<5 %)

Lista Zaia autonoma

supera sbarramento, entra forte

spesso sotto sbarramento

supera ma non vince magicamente

“altri” rischio sbarramento

FdI + FI

minimalità, sbarrano? rischio

forse sotto sbarramento a 5 %

Premio maggioranza

con ~35 %, possibile premio se Zaia presidente (anche >40?)

3a. **Lista Zaia autonoma + Lega/civiche (blocco autonomista)

  • Se coalizione che sostiene un candidato presidente si attesta sopra il 40 % dei voti totali, si attiverebbe un premio di maggioranza, con fino al 60 % dei seggi per quel blocco. Scenario forte, potenzialmente dominante.

3b. Centrodestra unito (FdI + FI + Lega + (eventuale lista Zaia interna))

  • Se unito e supera il 40 % o, meglio ancora, il 50 %, si garantirebbe il massimo premio di maggioranza, assicurando stabilità e ampia rappresentanza.

3c. Centrosinistra solido (~30 %)

  • Se il centrodestra fosse spaccato e non raggiungesse il 40 %, centrosinistra potrebbe competere meglio. Anche se non prende il premio da solo, può capitalizzare l’assenza di soglia per altri e intercettare seggi proporzionali.

3d. Liste minori / indecisi (<5 %)

  • A rischio di non superare lo sbarramento, determinando spreco di voti che possono andare a vantaggio di coalizioni più grandi in assegnazione proporzionale.

4. Proiezione “con margini”

Caso forteLista Zaia autonoma con >40 % voti nella coalizione vincente

  • Blocchi: Lista Zaia / Lega / civiche → vince premio: fino al 60 % dei seggi.
  • Resto: FdI+FI (forse sotto sbarramento), centro-sinistra incassa proporzionalmente.

Caso modestoBlocco Zaia al 35 %, centrodestra magari unito ma <40 %

  • Premio minore (55–57,5 %) alla coalizione vincente, ma valore ridotto.
  • Lista Zaia entra comunque forte. FdI/FI e Pd/M5S fluttuano attorno a soglia o dentro la proporzionale.

Caso tradizionaleCentrodestra unito (FdI+FI+Lega+Zaia) >40 %

  • Premio pieno → potente controllo del consiglio. Opposizione marginale.

Naturalmente sono mie valutazioni, pronto a rimangiarmele nel caso del centro destra superi il 60%...

Buona campagna a tutti, ma alcuni avranno il terrone nel sedere-

 

 

giovedì 14 agosto 2025

 "Dum Romae consulitur, Saguntum expugnatur"

Mentre in Regione Veneto si discute su chi l'ha più lungo, a chi tocchi governare o allearsi col più forte per partiti in cerca di notorietà...i Cittadini si incazzano- su come la sanità sia uno sfacelo-
Sanità in Veneto: visite specialistiche? Anche due anni di attesa
Negli ultimi anni, la sanità pubblica in Veneto sta vivendo una crisi silenziosa ma profonda. Nonostante la Regione sia sempre stata considerata un'eccellenza a livello nazionale, oggi ottenere un appuntamento per una visita specialistica con il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) è diventato, per molti cittadini, una vera e propria impresa.
Attese infinite, anche per visite urgenti
Molti utenti si trovano davanti a un paradosso: per prenotare una visita o un esame diagnostico, i tempi d’attesa vanno da diversi mesi a un anno. In alcuni casi, anche per controlli importanti o per patologie croniche. Alcuni esempi reali raccolti da cittadini:
visita dermatologica: prima disponibilità dopo 15 mesi;
ecografia addome completo: attesa prevista di 10-12 mesi;
visita cardiologica: "nessuna disponibilità nei prossimi 18 mesi".
Visita urologica niente date. Ecc…
Questo è quanto emerge chiamando i CUP (Centri Unici di Prenotazione) o accedendo ai portali regionali. Non si tratta di casi isolati, ma di una realtà che coinvolge migliaia di persone, soprattutto anziani e soggetti fragili.
Il sistema privato come unica alternativa.
La conseguenza diretta è sotto gli occhi di tutti: chi può permetterselo si rivolge al settore privato o intramoenia, pagando centinaia di euro per prestazioni che, in teoria, dovrebbero essere garantite dallo Stato in tempi ragionevoli.
Chi non può, invece, è costretto ad aspettare, anche a costo di peggiorare le proprie condizioni di salute.
Così la sanità pubblica, da diritto universale, si sta trasformando in un lusso per pochi, alimentando disuguaglianze e frustrazione.
Le cause? Tagli, carenza di personale e scarsa programmazione
Dietro questa emergenza ci sono anni di tagli alla sanità, pensionamenti non sostituiti, carenza di specialisti e una gestione che fatica a rispondere alla domanda reale di assistenza.
Molti medici scelgono il privato o lasciano il servizio pubblico per carichi di lavoro insostenibili e stipendi poco competitivi.
Nel frattempo, le liste d’attesa si allungano, e il sistema rischia di implodere.
Serve un cambio di rotta
È urgente che la Regione Veneto, insieme al Governo nazionale, metta al centro della propria agenda politica la questione della sanità pubblica, investendo risorse, rivedendo i modelli organizzativi e garantendo tempi certi per le prestazioni sanitarie.
Perché il diritto alla salute non può dipendere dal conto in banca o dalla fortuna di trovare un medico disponibile.

lunedì 11 agosto 2025

 Perché l’Unione Europea rischia di uscire “male” dal conflitto russo-ucraino-

Questa è una lettura geopolitica verosimile: l’idea che l’Unione Europea rischi di uscire “male” dal conflitto russo-ucraino, mentre gli Stati Uniti (e in particolare Donald Trump, se tornasse o mantenesse una posizione forte) possano capitalizzare politicamente.
E' alla Casa Bianca da neanche sette mesi, e Donald Trump ha già fatto terminare o bloccato sul nascere ben quattro conflitti:
- Ruanda contro Congo
- Armenia contro Azerbaijan
- Israele contro Iran
- India contro Pakistan.
Riassumo i motivi principali:
1. Dipendenza strategica dagli USA
• L’UE, soprattutto nella fase iniziale della guerra, si è appoggiata moltissimo al sostegno militare, tecnologico e d’intelligence americano.
• Se Trump rivendicherà un ruolo da “vincitore” o “mediatore di pace”, l’Europa apparirà come spettatore e non protagonista.
2. Costi economici sproporzionati
• Le sanzioni alla Russia hanno colpito anche l’economia europea (energia più cara, inflazione, riduzione competitività industriale).
• Gli USA, avendo energia interna più economica e un’economia meno dipendente dal commercio con Mosca, hanno subito meno contraccolpi e in alcuni settori hanno persino guadagnato (gas liquefatto LNG, industria bellica).
3. Percezione di inefficacia diplomatica
• L’UE non è riuscita a imporre un proprio processo di pace o mediazione credibile.
• Le divisioni interne tra stati membri hanno reso l’azione meno incisiva.
4. Trump e la narrazione del “salvatore”
• Se Trump riuscisse a ottenere un cessate il fuoco o un accordo — o anche solo a presentarsi come colui che “mette fine alla guerra” — potrebbe vendersi come l’uomo che ha portato stabilità, lasciando all’Europa l’immagine di chi ha pagato i costi senza decidere le regole del gioco.
In sintesi:
Vantaggi economici per gli USA
Se Trump riuscisse a chiudere un accordo che allenti le sanzioni alla Russia:
• Le tensioni sui mercati energetici si ridurrebbero, facendo scendere i prezzi del gas in Europa — ma gli USA potrebbero dire: “Vedete? È grazie a noi, non all’UE”.
• Nel frattempo, le aziende americane (armi, LNG, tecnologia) avrebbero già consolidato enormi contratti, che resterebbero in vigore.
4. L’Europa con “i cocci”
Se questo scenario si avverasse:
• Politicamente: l’UE apparirebbe come subalterna agli USA, incapace di influenzare il corso della guerra.
• Economicamente: l’industria europea resterebbe indebolita dalla perdita di accesso stabile all’energia russa a basso costo e dalla concorrenza americana.
• Geopoliticamente: Mosca potrebbe vedere l’Europa come meno rilevante e più facilmente divisibile.
📌 Morale:
Trump non dovrebbe nemmeno vincere la guerra — gli basterebbe “chiuderla” alle sue condizioni, anche imperfette, per prendersi la gloria.
L’UE, invece, rischia di passare alla storia come quella che ha pagato caro senza guidare l’esito.

domenica 10 agosto 2025

 


Il Ponte Silvio-
Siamo appena all'inizio, ma condivido in pieno la proposta di intitolare a Silvio Berlusconi il Ponte sullo Stretto.
Senza il sogno di un grande visionario come Berlusconi, forse non si sarebbe arrivati a questo punto e, se il Governo riuscirà a dribblare l'ostruzionismo che arriverà da ambientalisti, sinistra, Mattarella e soprattutto magistratura, il Ponte non avrà, a mio avviso, altro nome possibile che Ponte Silvio.

Salvini dovrà accettarlo, anche perché chiamarlo "Ponte Matteo" creerebbe qualche possibile dubbio di attribuzione, visto che di "Matteo" in politica ce ne sono troppi e non tutti sono apprezzabili.

La sinistra, con grande disprezzo del ridicolo di cui non si accorge neppure, sta elevando barricate per opporsi a un'opera fantastica che, in qualsiasi parte del mondo, verrebbe accolta come l'ottava meraviglia.
Il comportamento della sinistra è tanto più spregevole quanto più l'opera porta vantaggi nella circolazione, nell'economia e, con la drastica riduzione dei tempi di percorrenza, anche all'ambiente.

L'opposizione della sinistra è unicamente strumentale e ricorda, elevata all'ennesima potenza, la grandissima bufala che fu Cofferati il quale, eletto sindaco di Bologna dopo Guazzaloca, rinunciò alla metropolitana unicamente per evitare di portare avanti un progetto dell'odiata giunta che, per la prima volta, aveva scalzato da Palazzo d'Accursio un comunista.

Analogamente, il giacobinismo (peraltro lo vediamo oggi a senso unico) dei Cinque Stelle portò a una scelta suicida, rinunciando alle Olimpiadi a Roma, non capendo che l'Italia e la sua Capitale sono in grado di ben figurare se si remasse verso lo stesso obiettivo, come ha dimostrato il Giubileo, che sposta milioni di persone accolte a Roma in modo esemplare.

Ma si può capire la sinistra, priva di visioni, progetti e ideali, che può giocare solo la carta della rabbia e quindi promuove, a tutti i livelli, miseria, fame e povertà.
Infatti, il grande obiettivo della sinistra è regalare la cittadinanza italiana a masse di estranei alla nostra gente, che arrivano in Italia con la compiacenza di ONG e magistrati, affamati e pronti a depredare ciò che i nostri Padri hanno costruito e che noi dovremmo lasciare ai nostri Figli e Nipoti, conservato intatto e migliorato.

venerdì 8 agosto 2025

 

LE promesse non mantenute sull'autonomia in veneto?

Si pagheranno alle prossime Regionali…

Il referendum sull'autonomia del Veneto, tenutosi il 22 ottobre 2017, ha visto una larga maggioranza di voti favorevoli (circa il 98% dei votanti) con un'affluenza di circa il 57%. Tuttavia, nonostante il risultato plebiscitario, l'autonomia promessa non è mai stata effettivamente attuata. Le ragioni sono molteplici e complesse, e riguardano aspetti politici, costituzionali e istituzionali. Ecco una panoramica chiara delle principali cause:

 

📌 1. Il referendum era consultivo, non vincolante

  • Il referendum non aveva valore esecutivo, ma solo simbolico e politico.
  • Ha espresso la volontà dei cittadini, ma non ha obbligato lo Stato a concedere maggiore autonomia.

 

📌 2. Necessità di un accordo con lo Stato

  • Secondo l’art. 116, terzo comma, della Costituzione Italiana, una Regione può ottenere forme di autonomia differenziata, ma serve un’intesa tra lo Stato e la Regione, seguita da una legge approvata dal Parlamento a maggioranza assoluta.
  • Veneto e Lombardia hanno avviato trattative con lo Stato (con il governo Gentiloni prima, poi con Conte e successivi), ma non si è mai raggiunto un accordo definitivo.

 

📌 3. Ostacoli politici

  • I governi succedutisi dopo il referendum (Conte I, Conte II, Draghi, Meloni) hanno avuto priorità diverse o una composizione politica tale da rendere difficile portare avanti l’autonomia in modo condiviso.
  • Alcuni partiti, specialmente del Sud o a vocazione centralista, temono che un’autonomia differenziata aumenti le disuguaglianze tra Nord e Sud.

 

📌 4. Temi divisivi e tecnici complessi

  • L’autonomia richiesta dal Veneto riguardava 23 materie, incluse scuola, sanità, trasporti, ambiente, ecc.
  • Delegare queste competenze richiede una ridefinizione delle risorse, dei fondi e dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP), che è una questione molto complessa dal punto di vista tecnico e finanziario.

 

📌 5. Ritardi nella definizione dei LEP

  • I LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni) sono diritti minimi da garantire a tutti i cittadini italiani, indipendentemente dalla Regione di residenza.
  • Senza una definizione chiara dei LEP, non è possibile procedere con un'autonomia che rispetti l’uguaglianza tra territori.
  • Il governo Meloni ha avviato nuovamente il processo nel 2024-2025, ma i LEP sono ancora oggetto di discussione.

 

📌 6. Timori di “secessione mascherata”

  • Alcuni critici vedono l’autonomia differenziata come un modo per il Nord di trattenere più risorse fiscali, a discapito del Sud.
  • Questo ha creato una forte opposizione politica e culturale, rallentando o bloccando l’approvazione della legge.

 

In sintesi:

Non si riesce ad applicare l’autonomia del Veneto perché:

  • il referendum era solo consultivo;
  • serve un accordo formale e una legge costituzionalmente complessa;
  • ci sono forti resistenze politiche e tecniche;
  • mancano ancora le condizioni (come i LEP) per una riforma equa.

📊 Tabella sintetica

Aspetto

Stato attuale

 

Legge quadro

 

DDL 86/2024 approvato dal Senato.

Sentenza Corte Costituzionale

N. 192/2024: censura parti della legge; suggerisce criteri standard per finanziamenti.

Ricorsi regionali

Veneto li contesta; le opposizioni li promuovono.

Referendum

Inammissibile (gennaio 2025): non si voterà.

Trattativa in corso

Dialogo aperto per 9 materie non LEP; dossier pronti per le altre 14 materie.

Prossimi passaggi

Revisioni parlamentari della legge; definizione dei LEP; approvazione accordi regionali.

 

In sintesi

  • La legge sull’autonomia differenziata è formalmente in vigore, ma modificata e limitata dai rilievi della Corte Costituzionale.
  • Il referendum abrogativo non si farà.
  • Attualmente si negozia intesa su materie “non LEP”; quelle più delicate (es. sanità, scuola, ambiente, energia) dipendono dalla definizione dei LEP e da un accordo Stato‑Regioni.


sabato 2 agosto 2025

 L'estate tra grandi manovre di carta e razionale concretezza-

Ogni estate, salvo cataclismi naturali, guerre devastanti o morti illustri, c'è ben poco di cui parlare in politica, è adesso quindi che esplodono i complotti, che si riesumano cadaveri del passato e si costruiscono castelli destinati a crollare con il ritorno dell'autunno.
Leggo infatti le più fantasiose ipotesi di aggregazioni, crisi, liti, riavvicinamenti.
Un incontro, tutto sommato di scarso rilievo come quello tra Tajani e i due figli maggiori di Berlusconi, ha consentito ai "professionisti dell'informazione" di riempire una paginata di dietrologie.
A sinistra sperano che sia la spallata, che nè loro ne' le toghe rosse riescono a dare, al Governo in carica, salvo poi doversi risvegliare con il figlio di Berlusconi che considera lo ius scholae non di interesse.
Al centro sperano che sia l'avvio di una aggregazione che possa restituire quel potere che i cosiddetti centristi non hanno più e che, nella seconda repubblica, si manifestava essenzialmente con un ruolo determinante per far cadere i governi di cui facevano parte, non avendo la forza per trainare in proprio un governo.
E già si affacciano i vari candidati alla primazia del centro, da Renzi a Calenda, senza dimenticare tutta quella palude di "civici", alcuni dei quali riescono ad avere una pallida copertura mediatica nazionale quando occupano una poltrona da sindaco.
Nel Centro Destra, invece, sperano che un errore, come il lancio convinto dello ius scholae, convinca elettori a spostarsi su più affidabili partiti ai quali, ricordiamocelo, mancano un pugno di seggi per avere la maggioranza assoluta in parlamento, senza doversi compromettere con i centristi.
Ci sono poi quelli che vagheggiano l'ingresso in politica di Pier Silvio Berlusconi, senza considerare che il padre aveva un carisma, una empatia che il figlio non ha, visto che quando parla sembra Robby il robot della pubblicità Candy degli anni Sessanta ("or che bravo sono stato, posso fare anche il bucato?"), ma, soprattutto, Silvio Berlusconi ebbe fortuna perché entrò in politica da leader in un panorama in cui tutti i possibili leaders anticomunisti erano stati ingabbiati, fisicamente o moralmente, dai magistrati e chi poteva assumersi l'onere di rappresentare un polo che poi fu chiamato "della Libertà", Mario Segni, fece il clamoroso errore di preferire una coalizione centrista con i resti della dc, guidati da Martinazzoli, condannandosi alla irrilevanza ed alla fine politica.
Oggi i Leaders, nel Centro Destra, ci sono, e che sta lentamente riacquistano credibilità dopo gli errori del 2021 (partecipazione al governo Draghi con i comunisti) e di gennaio 2022 (sostegno e voti alla riconferma di Mattarella al Quirinale).
Quel vuoto dal quale Silvio Berlusconi emerse con facilità, oggi non c'è e questa è la più grande difficoltà di chi volesse provare a ripetere l'impresa del 1994. Impresa che io ero li e partecipavo-
E mentre i "professionisti dell'informazione" costruiscono castelli in aria, illudendo gli oppositori del Governo, Giorgia Meloni continua ad incamerare riconoscimenti e, forte della sua ancora giovane età, gira le capitali di quegli stati che possono aiutare l'Italia nella nostra riemersione dall'oblio come grande nazione, con uno specifico ruolo regionale, nell'area del Mediterraneo.