venerdì 6 febbraio 2026

 Democrazia o rallentamenti istituzionali? Il peso dei "filtri" sul voto popolare.

L'Articolo 74 della Costituzione parla chiaro: il Presidente della Repubblica può chiedere una nuova deliberazione, ma se le Camere approvano nuovamente, la legge deve essere promulgata. Eppure, assistiamo sempre più spesso a un "esame preventivo" che sa di interferenza.

Oggi il tema è caldo: scudo penale per le Forze dell'Ordine, fermo preventivo per i facinorosi, cauzioni per chi manifesta e danneggia la cosa pubblica. Provvedimenti scelti dagli elettori, ma rallentati dai continui "colloqui" tra Governo e Quirinale.

Ecco perché questa prassi è problematica:

  • Distanza dagli elettori: Il Quirinale sembra muoversi su una linea politica distante da chi ha votato questo Centrodestra per avere più Sicurezza e Ordine.

  • Depotenziamento delle leggi: Questi "minuetti" istituzionali finiscono per annacquare i provvedimenti prima ancora che vedano la luce.

  • Anacronismo normativo: Ha senso bloccare lo sviluppo del Paese in nome di norme scritte 80 anni fa? Allora non esisteva nemmeno la TV in bianco e nero, oggi viviamo in un mondo che richiede risposte rapide e concrete.

La domanda è semplice: la radicalizzazione della lotta politica servirà finalmente a spazzare via questi ostacoli? L’Italia non può più permettersi rallentamenti. Gli italiani chiedono Sicurezza e Benessere, non cavilli procedurali.

Voi cosa ne pensate? È giusto che la firma del Quirinale diventi un filtro politico al programma di governo votato dai cittadini?

#Politica #Italia #Costituzione #Sicurezza #Governo #Mattarella #Democrazia

martedì 25 novembre 2025

 È finalmente terminata la tornata regionale in Veneto-

Complimenti ad Alberto Stefani, giovane Presidente.
Ci sono vinti e vincitori, ma entrambi ora dovrebbero impegnarsi in una politica di crescita, autonomia e, soprattutto, al servizio dei cittadini — non dei 10.000 € di stipendio.
Poi ci sono quelli, come in Forza Italia, che sì, è vero: nelle regionali venete del 2020 il partito è cresciuto. Ma su Europee e Politiche è peggiorato, e questo la dice lunga su come abbiano lavorato certi politicanti proiettati in una dimensione non loro.
Ora il signor “doppia cifra, doppia cifra” faccia autocritica: faccia un passo indietro e rifletta sul perché i Berlusconiani non siano andati in massa a votare. Forse perché scontenti di come viene gestito il partito?
Serve ripartire dallo zoccolo duro, dai veri Berlusconiani. Altrimenti sì che arriveranno le mazzate.
Si è visto chiaramente che i fuoriusciti da altri partiti, in cerca di gloria e candidature, i saltimbanco di professione approdati in pompa magna in FI, non hanno portato alcun valore al movimento. Anzi: sono stati rimbalzati. Ora mi auguro spariscano tra le nebbie invernali.
Se non fosse stato per la combattente, piccola guerriera Elisa Venturini e per altri portatori di voti importanti, oggi si parlerebbe di debacle. Basta leggere le percentuali in alcuni territori, dove non si supera il 3–4%, restando fuori da tutti i consigli comunali.
Certo, il buon Tosi nella sua Verona ha fatto la differenza, ma dubito avrà mai un assessorato di peso, e dubito che rinuncerà a uno scranno prestigioso come quello europeo per la Regione Veneto— con buona pace del bravo Alberto Bozza, che riavrà il suo seggio regionale. Avremo sì, forse un assessorato, ma chiamarlo prestigioso è tutto da vedere.
Forza Italia appartiene a tutti coloro che hanno militato, votato e fatto votare con passione, amore e dedizione. È sempre stata una “penisola felice”: con animo liberale, istinto socialista, spirito democristiano e indole repubblicana.
Oggi, invece, sembra essere diventata cosa per pochi e per il loro tornaconto personale, accompagnati da un seguito di “lacchè”.
Forza Italia è nata per dare sogni, speranze e certezze a un popolo complicato ma meraviglioso. Ora serve coraggio. Il coraggio di ribellarsi.
O dobbiamo ammettere che è stato tutto tempo perso?
#VeriBerlusconiani #ForzistiPrimaOra #AlessioZanon #Nostradamus

domenica 23 novembre 2025

 Oggi e domani, finalmente, si chiude questa ennesima stanca liturgia delle elezioni regionali in Veneto. Certo, il risultato è noto da mesi: il centrodestra stravince contro una sinistra anacronistica, scollegata dalla realtà e incapace di parlare al presente. Ma ciò che davvero balzerà agli occhi sarà il numero di chi non andrà a votare: un esercito crescente di cittadini stufi, delusi, disillusi. E non solo dalla sinistra, ma anche da un centrodestra ormai senza rotta, pieno di improvvisati, saltimbanchi che passano da un partito all’altro senza mai diventare qualcosa di più dei soliti “buoni a nulla”.

Domani pomeriggio sapremo chi entrerà in Consiglio: facce nuove o vecchie glorie riciclate, e soprattutto chi verrà trombato — finalmente. Qualcuno di questi “pezzi grossi” sparirà dalla scena, e non sarà certo un dramma collettivo. Anzi.
Avremo anche modo di valutare i “fenomeni” alla guida dei partiti: non solo per i loro risultati personali, ma per ciò che hanno prodotto (o non prodotto) per l’intero schieramento. E lì, statene certi, non risparmieremo critiche né richieste di dimissioni, soprattutto per quelli che hanno passato mesi a farsi belli sui giornali con proclami e promesse da teatro di provincia.
Intanto, il carrozzone del Consiglio Regionale tornerà a muoversi come sempre: inutile, pesante, costoso. Diecimila, dodicimila euro al mese a testa per fare cosa, esattamente? Anni a parlarci dell’autonomia — un mantra, un’ossessione — e alla fine dov’è? Negli slogan, nei comizi, nei titoli dei giornali: non certo nella vita dei cittadini, che continuano a fare code interminabili per avere un servizio sanitario decente, con RSA al collasso e prestazioni che sembrano da terzo mondo.
A molti di loro, finalmente, diremo addio. E per quelli nuovi che arriveranno, che almeno sentano già suonare la campana: è il rintocco dell’avviso di sfratto, se non cambieranno qualcosa davvero.
#AlessioZanon #ForzaVeneto

sabato 22 novembre 2025

 La responsabilità è personale, non di un genere né della società-

Ho taciuto a lungo, per rispetto verso il dolore di chi ha visto strappare ai propri affetti delle persone care. Tuttavia, dopo aver ascoltato la dichiarazione della madre di una vittima che, commentando una durissima condanna all’ergastolo dell’omicida, attribuisce colpe “alla società”, mi sento nel pieno diritto di contestare questa affermazione. Colgo anche l’occasione per criticare quelle dichiarazioni – soprattutto da parte di certi uomini – che pretendono di parlare, impropriamente e senza alcun titolo, a nome dell’intero genere maschile, autoflagellandosi forse per captatio benevolentiae, per poi farsi incoronare come il prototipo del “maschio sottomesso” che alcune femministe vorrebbero imporre come nuovo modello universale.
Approfitto inoltre per dichiararmi totalmente contrario alla legge attualmente in votazione in Parlamento, che ha ottenuto l’unanimità (!!!) alla Camera, e che introduce la formula del “consenso libero e attuale”: un’espressione che fa rabbrividire e che, evidentemente, è sfuggita al buon senso dei deputati.
Si tratta infatti di un’inversione dell’onere della prova che viola apertamente la Costituzione — in altre circostanze elevata a idolo intoccabile — poiché rende l’imputato responsabile di dimostrare la propria innocenza anziché obbligare l’accusa a fornire prove della colpevolezza.
Ma, soprattutto, rappresenta una vera e propria probatio diabolica: le interpretazioni più diffuse di quella formula sostengono che “attuale” significhi per l’intera durata del rapporto.
Ma come si può pretendere una cosa simile?
E come ci si regola in situazioni in cui, magari dopo venti o trent’anni, riappare qualche soubrette mancata che tenta di spillare denaro a un vecchio amante divenuto nel frattempo una figura di rilievo, magari politica (ma non solo)?
Assistiamo a una deriva civile e morale che stravolge non solo il diritto — che, essendo solo un pezzo di carta trasformato in legge, può essere modificato o ribaltato in qualsiasi momento, non appena cambia il vento — ma anche il più elementare buon senso.
Responsabile di un omicidio o di un atto di violenza è chi lo commette, non il suo genere di appartenenza (ovviamente solo se si tratta di un Uomo Bianco, poiché quando l’autore è un immigrato si sprecano le giustificazioni incentrate sul “poverino”; mentre gli omicidi commessi da donne vengono spesso declassati e rapidamente dimenticati!) e tantomeno la società.
Meno male che alla mia età ho perso tanta velleità da gallo cedrone...