Da Reagan a Trump: il punto di caduta è Sigonella-
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venerdì 3 aprile 2026
giovedì 2 aprile 2026
La nostra razza destinata a soccombere?-
domenica 29 marzo 2026
Il mondo sopravvive benissimo allo sciopero dei giornalisti. Anzi, sembra quasi più rilassato. 🌍
Avete notato anche voi facce più sorridenti in giro? Forse perché, senza il bombardamento di "visioni apocalittiche" e opinioni personali travestite da notizie, si respira meglio.Oggi la caccia all'audience spinge a caricare ogni fatto di significati millenaristici, dimenticando la funzione essenziale: fornire la notizia pura e semplice. Per i dettagli tecnici (la caldaia a Palermo o il fatto di cronaca a Bologna) ormai basta la rete capillare degli utenti, che informa senza troppi fronzoli.
C'è poi il paradosso della categoria: rivendicare autonomia assoluta dall'editore che paga lo stipendio, pretendendo però che sia lo Stato (cioè noi) a coprire le perdite di un prodotto che spesso non attrae più il pubblico. Se poi guardiamo alla protesta, emerge una contraddizione: si chiedono compensi sempre più alti, ma allo stesso tempo si rivendica indipendenza totale rispetto a chi paga.
Ma può funzionare così?
Il punto è semplice: ai giornalisti chiediamo di raccogliere i fatti. All'interpretarli secondo le nostre idee, ci pensiamo benissimo da soli. ✍️
Lo sciopero dei giornalisti ci ricorda una verità scomoda: se un prodotto non piace e non vende, non dovrebbe essere la collettività a tenerlo in vita.
Vi manca l’informazione "ufficiale" quando incrociano le braccia?
Mangiamoci una fetta di Colomba....
martedì 24 marzo 2026
Ma davvero vogliamo far finta di niente? Qui non siamo più alla tragicommedia. Siamo al teatro dell’assurdo.
Dopo anni passati a riempirci la bocca con le battaglie di
Silvio Berlusconi, riusciamo nell’impresa storica: farci bocciare la
separazione delle carriere… dai nostri stessi elettori. Un capolavoro. Davvero.
Quasi il 18% di voti azzurri per il No. Ma di cosa stiamo
parlando? O non abbiamo spiegato nulla, oppure – ed è peggio – non ci crede più
nessuno, nemmeno a casa nostra. Avanti coi saltimbanco della malora, di gente
che fa solo i Cazzi suoi e niente nei territori per la militanza ed i veri
Forzisti.
E allora via con il solito circo: il capro espiatorio di
turno diventa Giorgio Mulè. Che avrà pure fatto il fenomeno in tv, ma se sul
territorio non si vede nessuno e dico nessuno o pochi valorosi, puoi anche
vincere tutte le risse a Piazzapulita… e perdere il Paese reale.
Poi ci raccontano che è colpa degli alleati, di Via Arenula,
degli “scivoloni”. Certo, comodo. Peccato che quando un partito spende soldi
pubblici, mobilita la famiglia, che magari dovrebbe starsene zitta, si sbandiera
una riforma come identitaria… e poi prende una sberla in casa propria, il
problema è politico. E sta tutto dentro.
E arriviamo al punto che nessuno vuole dire ad alta voce: la
guida di Antonio Tajani. Perché qui non è questione di galateo istituzionale o
di standing internazionale. Qui manca la linea, manca il fuoco, manca l’anima.
E mi dispiace dirlo, ma la leadership di Antonio Tajani oggi
non può più essere considerata intoccabile. Non perché servano processi
sommari, ma perché servirebbe finalmente una guida politica forte,
riconoscibile, capace di parlare alla nostra gente senza ambiguità.
Forza Italia era un’altra cosa. Era coraggio, era identità,
era leadership. Oggi sembra un comitato che prende appunti mentre gli altri
decidono.
E la cosa più amara? Che mentre noi litighiamo e cerchiamo
alibi, il sogno berlusconiano viene archiviato… non dagli avversari, ma da noi
stessi.
Altro che fuoco amico: qui ci stiamo bombardando da soli. E
con una precisione che nemmeno i nostri avversari avevano mai avuto.
