Non credo alla buona fede degli ayatollah-
.
lunedì 15 giugno 2026
domenica 14 giugno 2026
L’ITALIA AGLI ITALIANI: SE DIFENDERE LA PATRIA DIVENTA UNA COLPA
A Cesena, nella "rossa" Emilia-Romagna, due
studenti dell’ultimo anno di liceo sono stati condannati a scrivere una tesina
"rieducativa" dal titolo "Gli africani siamo noi".
Siamo di fronte a un metodo che ricorda da vicino la rivoluzione
culturale maoista o le purghe sovietiche, figlio dello stesso filone
oscurantista che secoli fa si esprimeva con i tribunali dell'Inquisizione.
Oggi, i paladini del "politicamente corretto" e del cattocomunismo
esigono la sottomissione ideologica: chi non si allinea all'agenda
dell'immigrazione incontrollata — che sottrae risorse ai nostri cittadini per
destinarle a vitto, alloggio e cure per i clandestini — deve essere
"rieducato".
Proprio questi ragazzi, però, ci infondono speranza nel
futuro.
Con lucidità e coraggio, hanno risposto citando Carducci. Ma
la verità più profonda ci arriva da Alessandro Manzoni, che nei suoi versi ci
ricorda come l'Italia sia: "Una d'arme, di lingua, d'altare, di
memorie, di sangue e di cor".
Il Patriottismo non è roba da museo
L’Italia ha una storia, una cultura e una tradizione che
meritano di essere difese e valorizzate. Essere patriottici non significa
odiare qualcuno, ma amare ciò che siamo, ciò che abbiamo costruito nei secoli e
ciò che vogliamo trasmettere alle future generazioni.
Nessuna legge sulla cittadinanza facile, nessun tratto di
penna burocratico potrà mai rendere italiano chi non lo è nel sangue, nella
storia e nella cultura. Finché ci saranno giovani pronti a tenere accesa la
fiamma dell'identità, il futuro non sarà del tutto oscuro.
Mio nonno, che nella Prima Guerra Mondiale fece del suo “petto
una barriera” contro gli invasori e che nella Seconda si prodigò per la nostra
Nazione, oggi si sta rivoltando nella tomba a vedere in che modo viene svenduto
il nostro Paese.
Il futuro dell’Italia dipende anche dalla capacità di unire
identità e apertura, senza rinunciare a ciò che ci rende unici.
Perché amare il proprio Paese non è mai qualcosa di cui
vergognarsi.
Giù le mani dai nostri ragazzi, giù le mani dalla nostra
identità. L'Italia appartiene agli Italiani! 🛑👇
#ItaliaAgliItaliani #Patriottismo #Cesena #IdentitàNazionale
#Tradizione #LibertàDiPensiero
martedì 9 giugno 2026
I tre marmittoni
venerdì 5 giugno 2026
🔴 L’ILLUSIONE TRADITA: Perché il centrodestra in Veneto sta facendo una figura barbina sull'Autonomia
Nel 2017 il popolo veneto aveva risposto in massa: un
plebiscito storico, con oltre due milioni di cittadini (il 98% dei votanti)
uniti nel chiedere un Veneto autonomo. Quella stagione di speranze, guidata dal
centrodestra regionale con la bandiera di San Marco ben in vista, prometteva
una svolta epocale.
Oggi, però, dopo anni di slogan e dopo quasi quattro anni di
governo nazionale guidato dal centrodestra, la domanda è inevitabile: dov'è
finita l'autonomia promessa ai veneti?
Lo stesso centrodestra saldamente al Governo del Paese, lo
scenario si è trasformato in una clamorosa e imbarazzante frenata. La montagna
dell'autonomia differenziata ha partorito un topolino burocratico. Perché i
Veneti si sentono traditi?
La risposta sta in tre nodi politici e strutturali che la
coalizione non riesce (o non vuole) sciogliere.
1. Il "Freno a Mano" della Destra Nazionalista
Il primo cortocircuito è ideologico e di equilibri di potere
romani. La coalizione di centrodestra è a trazione Fratelli d'Italia, un
partito strutturalmente centralista e patriottico.
Per anni Lega e centrodestra hanno sostenuto che il vero
ostacolo fosse Roma, governata da maggioranze ostili. Ma dal 2022 Roma è
governata proprio da chi aveva promesso di realizzare quella riforma. Eppure il
risultato concreto è che il Veneto non ha ancora ottenuto quell'autonomia ampia
e sostanziale che era stata presentata come imminente.
- Il
baratto politico: Per concedere la legge quadro sull'autonomia (la
Legge Calderoli), la Lega ha dovuto cedere sul Premierato, la
riforma carissima a Giorgia Meloni che accentra i poteri a Roma.
- Il
risultato: L'autonomia è diventata una bandierina elettorale svuotata
di reale sostanza finanziaria, sacrificata sull'altare della tenuta del
governo nazionale.
2. La trappola insuperabile dei LEP (Livelli Essenziali
delle Prestazioni)
La vera beffa tecnica è stata l'introduzione dei LEP. La
legge prevede che nessuna materia strategica possa essere trasferita al Veneto
finché non verranno calcolati e finanziati i livelli minimi di servizio
per tutte le altre regioni italiane (per non creare sperequazioni).
- Il
blocco economico: Finanziare i LEP a livello nazionale richiede decine
di miliardi di euro che lo Stato italiano, stretto nella morsa del debito
pubblico e dei vincoli europei, semplicemente non ha.
- Senza
soldi per il Sud, non partono le competenze per il Veneto. Un vicolo cieco
perfetto per rimandare l'autonomia a tempo indeterminato.
3. La "Burocratizzazione" e la mannaia della
Consulta
I recenti pronunciamenti e i paletti della Corte
Costituzionale hanno ulteriormente smontato l'impianto della riforma. Quella
che doveva essere una devolution fluida e identitaria si è trasformata in un
"fascicolo amministrativo" fatto di lunghe e farraginose pre-intese
Stato-Regione (sulle materie non-LEP come la Protezione Civile o i rapporti internazionali)
che non cambiano la vita quotidiana dei cittadini.
📊 Il confronto: Dalle
promesse alla realtà
|
Cosa era stato promesso (2017) |
La realtà dei fatti (Oggi) |
|
9/10 dei tributi trattenuti sul territorio (il
residuo fiscale). |
Invarianza finanziaria: lo Stato non cede un euro
di tasse in più; il trasferimento avviene solo a parità di spesa storica. |
|
23 materie richieste in blocco (Sanità, Scuola,
Infrastrutture...). |
Trattative al ribasso su pochissime materie
"minori". Scuola e grandi asset restano blindati a Roma. |
|
Tempi rapidi: "Autonomia subito". |
Iter infinito, subsubdeleghe e veti incrociati dei
ministeri romani. |
⚠️
La ballata delle scuse: Per anni a Venezia ci è stato raccontato che
l'autonomia non arrivava "perché a Roma c'era il PD", o "perché
c'erano i Cinque Stelle", o "perché Draghi era un tecnico". Ora
che la filiera istituzionale è identica – stesso colore politico a Venezia e a
Palazzo Chigi – la narrazione è crollata. Non ci sono più alibi.
In conclusione
Dire che il centrodestra "non vuole" l'autonomia
sarebbe ingiusto nei confronti di chi, a livello locale, ci ha speso la
carriera. Ma la verità politica è un'altra: il centrodestra veneto si è
fatto commissariare da quello romano.
Hanno usato il consenso del referendum del 2017 come
carburante elettorale, ma una volta arrivati nella stanza dei bottoni hanno
preferito la stabilità della coalizione a Roma piuttosto che la dignità delle
richieste dei Veneti. Una figura barbina difficile da nascondere con i prossimi
comunicati stampa.
#PoliticaVeneta #Autonomia #Veneto #Lega #Centrodestra
#Referendum2017



