venerdì 11 settembre 2026

 La Riforma elettorale approvata: cambia tutto (o quasi). Ma cosa significa davvero quando andremo a votare?

🤔🗳️
La legge elettorale introduce un modello ibrido basato su capolista bloccati, i soliti miracolati, e preferenze per gli altri candidati.
Facciamo chiarezza su regole del gioco, preferenze e dinamiche politiche, con un focus sul contesto in Veneto.
📌 1. COSA CAMBIA CON IL CAPOLISTA BLOCCATO E LE PREFERENZE?
La novità principale è un sistema misto:
PREMIO DI MAGGIORANZA
La lista o coalizione che arriva prima può ottenere 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato, ma solo se raggiunge almeno il 42% dei voti validi in entrambe le Camere.
Se nessuno raggiunge il 42%, oppure se Camera e Senato danno risultati diversi, il premio non scatta e si procede con la distribuzione proporzionale dei seggi.
• Il Capolista è bloccato: Il primo nome presente in lista viene blindato dal partito ed entra automaticamente se la lista ottiene seggi in quella circoscrizione. Su quel nome gli elettori non incidono.
• Preferenze dal 2° nome in poi: L'elettore può esprimere le proprie preferenze (fino a tre con alternanza di genere) esclusivamente per i candidati posizionati dal secondo posto in giù.
I candidati possono essere scelti dagli elettori
➡️ si possono esprimere fino a 3 preferenze
➡️ le preferenze devono rispettare l'alternanza di genere; in caso contrario la seconda e la terza preferenza vengono annullate nell'ordine previsto dalla legge.
🎯 2. COSA SERVE ORA AD UN CANDIDATO PER FARSI ELEGGERE?
La strategia di campagna elettorale si sdoppia:
• Per il Capolista: Serve "solo" la blindatura politica da parte della segreteria del partito. Deve fare campagna per il simbolo e trascinare la lista, ma la sua elezione dipende primariamente dal risultato complessivo del partito.
• Per tutti gli altri candidati: Serve una macchina da preferenze territorio per territorio. Non basta più finire in lista: per scavalcare gli altri e agguantare un seggio residuo, i candidati dal 2° posto in poi dovranno fare una caccia spietata al voto nominale sul campo. li mi viene da ridere...
🦁 3. FORZA ITALIA IN VENETO: COME NE ESCE?
Il Veneto resta una roccaforte storica del centrodestra, ma il peso dei singoli partiti e la nuova legge definiscono scenari ben precisi:
In percentuale:
• Forza Italia si attesta su una media regionale attorno al 5% - 6% nei consensi regionali/politici locali.
• Il partito beneficia della visibilità nazionale, ma si trova a competere in un territorio ad altissima densità elettorale per la Lega e Fratelli d'Italia.
La conta degli eletti:
• Con percentuali monocifra (5-6%), Forza Italia scatta con sicurezza nei collegi più grandi (es. Padova, Verona, Treviso, Vicenza), ma fatica a distribuire seggi sulle province minori.
• Effetto legge elettorale: Il seggio sicuro andrà quasi sempre al capolista bloccato deciso a Roma. Chi corre dietro di lui dovrà raccogliere numeri altissimi di preferenze solo per sperare che scatti un secondo seggio nella stessa provincia.
In sintesi: per Forza Italia la nuova legge garantisce la blindatura dei vertici del partito (eletti come capolista), ma rende la competizione interna tra i candidati d'area un vero e proprio "tutti contro tutti" per i residui. Sono pronto a sfidare tutti a voti.
💡 LA MIA CONCLUSIONE
La nuova legge restituisce agli elettori una possibilità di scelta che con le liste completamente bloccate non c'era.
Ma non restituisce una scelta totale.
Per questo, alle prossime politiche potrebbe diventare molto importante non soltanto quanto prende Forza Italia, ma soprattutto chi sarà candidato, in quale posizione e in quale territorio.
E in Veneto questo potrebbe rendere la competizione interna a Forza Italia particolarmente interessante. E la fuga in altri lidi a flotte...
💬 Voi cosa ne pensate? Preferite poter scegliere tutti i candidati con la preferenza secca o ritenete utile il blocco del capolista? Parliamone nei commenti!

giovedì 3 settembre 2026

 Il Consiglio Regionale del Veneto ha approvato la legge di iniziativa popolare (promossa dall'Associazione Luca Coscioni) sul suicidio medicalmente assistito con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astenuti. Un esito storico che rende il Veneto la prima Regione a guida centrodestra in Italia a dotarsi di questo provvedimento.

Ma al di là del tema etico, sul quale ognuno è libero di avere la propria posizione, c'è un dato politico che non può essere ignorato.

LA MAGGIORANZA DI CENTRODESTRA SI È SPACCATA

 

Il voto ha evidenziato profonde fratture ideologiche e strategiche sia nella maggioranza di centrodestra che nelle singole forze politiche:

  • Lega e Sinistra insieme per il Sì: Sotto la spinta e l'aperta condivisione di Luca Zaia e dell'ala legata alla sua linea, l'ampia maggioranza della Lega e della lista Zaia Presidente ha unito i propri voti a quelli di PD, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra e gruppi civici d'opposizione. Per il Carroccio locale la scelta è stata rivendicata come "un atto di libertà e di civiltà" basato sul rispetto delle decisioni individuali nelle sofferenze estreme.
  • La posizione di Forza Italia e del gruppo misto: Mentre a livello nazionale il partito di Tajani sostiene l'incompetenza delle Regioni sulla materia, in aula si è registrato un quadro variegato: la maggior parte della delegazione azzurra ha optato per l'astensione strategica, affiancata da consiglieri "transfughi" o passati di recente tra le fila di FI da altre liste (i cosiddetti "saltimbanchi" o trasformisti dell'Aula), che in diversi casi hanno votato a favore in aperto contropiede rispetto alle direttive nazionali.
  • Fratelli d'Italia e Futuro Nazionale al No convinto: FdI e la formazione di Futuro Nazionale hanno votato in modo compatto contro il provvedimento. Per l'ala conservatrice della coalizione, la vita non è un bene disponibile e le istituzioni devono investire sul potenziamento delle cure palliative e dell'assistenza, piuttosto che codificare percorsi di fine vita.

Le complicazioni attuative: QUESTA NON È UNA "LEGGE NAZIONALE SUL FINE VITA"

Ed è forse questo l'aspetto che merita maggiore attenzione.

 

L'attuazione pratica della legge veneta si scontra con una serie di rigidità giuridiche e operative legate all'assenza di un quadro nazionale:

  • I limiti di competenza legislativa: Una Regione può normare soltanto gli aspetti organizzativi e procedurali del Servizio Sanitario Regionale (tempi di risposta, istituzione dei comitati etici, reperibilità dei farmaci). Non può invece intervenire sui profili di diritto penale (art. 580 c.p. sull'istigazione o aiuto al suicidio) né definire la nozione legale dei diritti della persona.
  • L'effetto "patchwork" sanitario: Senza una legge dello Stato, l'accesso al suicidio assistito varia a seconda della regione di residenza. Se il Veneto stabilisce tempi certi e percorsi trasparenti per le verifiche sanitarie, nelle regioni limitrofe i pazienti rimangono bloccati nelle pieghe delle burocrazie sanitarie e dei cavilli giudiziari.
  • Il rischio di ricorso del Governo: Trattandosi di materie eticamente sensibili e al confine tra Sanità e Giustizia, la legge approvata rischia un'impugnazione dinanzi alla Corte Costituzionale da parte del Governo centrale per eccesso di competenza.
  • L'obiezione di coscienza e l'organizzazione clinica: Resta complessa la gestione concreta nei reparti: il personale sanitario mantiene il pieno diritto all'obiezione di coscienza, costringendo le Il voto sul fine vita: il centrodestra veneto si spacca. E la Lega sceglie di votare con la sinistra

Un voto destinato a lasciare una traccia politica importante

mercoledì 19 agosto 2026

 Nessuno vuole più in casa propria i clandestini-

Appare evidente che, dopo la sbornia di buonismo ignorante e autolesionista, nessuno più voglia a casa propria i clandestini e neppure gli immigrati regolari che delinquono.
Se consideriamo la Spagna, che ha regalato permessi di soggiorno con il retropensiero di vederli sciamare oltre i propri confini (a dimostrazione che il concetto di unione europea esiste solo nei termini di essere europei solo quando si incassa, scaricando sul prossimo gli oneri in una riedizione del vecchio detto di privatizzare i profitti e socializzare le perdite), la Germania che sta rispedendo a casa gli Afghani (e non mi sembra che a Kabul splendano democrazia e rispetto del prossimo) e prova a rimandare a casa nostra i clandestini sbarcati (o fatti sbarcare) in Italia, ma rifiutando di conteggiare i 22.513 clandestini scaricati in Italia dalle ong battenti bandiera tedesca, vediamo come la sospensione di Schengen con la Spagna da parte dell'Italia, ottimamente confermata dopo il 15 agosto, non sia che il minimo sindacale.
Mi piacerebbe il Governo facesse di più, ma mi rendo conto che con il fiato sul collo di Mattarella e dei magistrati cui non va bene neppure l'avallo europeo per i rimpatri e gli hub in Albania, la Meloni debba muoversi con cautela, per ottenere il pur minimo risultato con il massimo sforzo, nella convinzione che, con il tempo, sempre più Italiani si convincano della necessità di una azione decisa e definitiva per risolvere il problema e, quando avverrà, non ci saranno Mattarella nè magistrati che tengano.
Il dato, comunque, significativo è che anche nell'Europa del nord sta facendo breccia la linea Italiana che porterebbe gli stati dell'unione a reagire dopo anni passati a subire, quando non ad applaudire, all'invasione.
Ci si sta rendendo conto che l'invasione è un danno per tutti e vedo con piacere che alcune testate giornalistiche rilanciano il romanzo di Jean Raspail Il Campo dei Santi, la cui lettura è vivamente consigliata, considerando la preveggenza dimostrata dall'autore già nel 1973, ancor prima del famoso discorso, anche questo da rilanciare, del Cardinale Biffi sull'immigrazione del 2000

Il passo per cui, invece di cercare di liberarsi dei clandestini scaricandoli al proprio vicino europeo, li si rimandi, con una politica comune, nella loro nazione di provenienza o di partenza e, nel contempo, si chiudano le frontiere usando quella forza che, almeno sul piano difensivo dei confini, non si dovrebbe avere alcuna remora ad utilizzare.

lunedì 10 agosto 2026

 Unione Europea? Meglio soli che male accompagnati! 🇮🇹🇪🇺 -

L'Unione Europea di oggi ha del tutto tradito l'idea originaria di un mercato comune basato sulla sovranità nazionale e sulla libera circolazione di merci e persone. Che cosa ne resta? Una burocrazia che ci penalizza continuamente su ogni fronte.
Guardiamo i fatti:
Germania e Francia: Berlino spinge per rispedirci i clandestini arrivati negli anni passati e solo transitati in Italia, mentre la Francia di Macron continua a respingere e scaricare a forza i migranti oltre il nostro confine con la gendarmeria.
La Spagna di Sánchez: Sostiene e protegge le ONG battenti bandiera spagnola (come Open Arms) che scaricano gli sbarchi in Italia anziché nei loro porti, il tutto mentre la Spagna continua a essere un beneficiario netto dei fondi UE.
Il paradosso dei contributi: L'Italia è storicamente un contribuente netto (versa all'UE molto più di quanto riceve back), mentre finanziando il bilancio comunitario finiamo per pagare il conto anche a chi ci attacca politicizzando la gestione dei confini.
Le rigidità degli altri Paesi: Dai "falchi" del nord pronti a fare i maestrini sui nostri conti, fino a chi impone folli direttive "verdi" che generano solo costi per le nostre imprese, o chi punta a tagliare i fondi all'agricoltura italiana e del Sud Europa.
La qualità della vita di una Nazione si basa sulla produzione e sulla sovranità, non sull'innalzare artificialmente chi produce meno a spese altrui.
È ora di prenderne atto: questo modello di UE non funziona. Prima torneremo all'Europa dei Popoli e delle Nazioni, capace di difendere la sovranità, la civiltà e l'interesse dei propri cittadini, prima l'Italia tornerà a camminare a testa alta.