giovedì 19 marzo 2026

 SI' vota domenica e lunedì-

Come tanti, domenica andrò a votare (presto, come mia abitudine).
In questa campagna elettorale mi sono dovuto parzialmente ricredere.
Consideravo la Riforma Nordio un buffetto rispetto a quello che sarebbe necessario per riportare in carreggiata la giustizia italiana e non mi aspettavo la cagnara di ingiurie e falsità che hanno costellato la campagna di chi si oppone al SI'.
Pensavo che la giustizia in Italia potesse riappropriarsi della "G" maiuscola solo cambiando totalmente il personale che la amministra e sostituendolo con personale reclutato con un sistema profondamente diverso dal concorso per dipendenti pubblici.
Immaginavo un sistema che, già dal reclutamento, marcasse fortemente la separazione tra giudice e pubblica accusa e quello che mi piaceva (e piace) di più è quello americano, con il giudice scelto dal presidente/governatore e confermato a maggioranza qualificata dall'assemblea elettiva corrispondente alla sua giurisdizione e il procuratore eletto, per 4 anni negli Stati Uniti, sarebbe per 5 da noi, e che in quanto tale risponderebbe delle sue scelte al Popolo.
La Riforma Nordio non usa la ruspa, ma, evidentemente, fa paura al potere costituito delle correnti ideologiche dei magistrati, anche la semplice separazione, permanente, delle carriere, il sorteggio degli organi di autocontrollo e l'introduzione di una Corte Disciplinare che potrebbe persino sanzionare e far pagare (come capita a tutti i lavoratori) i magistrati che sbagliano.
Avrei votato SI' per la conferma anche se fosse stata la carezza che pensavo che fosse, perchè l'importante è cominciare a rinnovare, con il "benaltrismo" (ci vuol ben altro ... dovremmo occuparci di ben altro ... occorre ben altro ...) infatti si mantiene solo lo status quo.
Invece andrò a votare SI' più convinto e con una speranza in più che il cambiamento possa veramente essere vicino.


mercoledì 18 marzo 2026

 17 marzo 1861-

Il 17 marzo, si festeggia la Giornata forse meno considerata tra le date celebrative di qualche evento nazionale: la proclamazione dell'Unità d'Italia nel 1861.
Dopo la Seconda Guerra di Indipendenza del 1859, l'acquisizione della Lombardia e, a seguire, quella di ampie fette dello stato Vaticano, l'intero Granducato di Toscana e del Regno delle Due Sicilie, i Savoia poterono, grazie a Camillo Benso conte di Cavour, proclamare il Regno d'Italia e cingerne la Corona.
Ovunque il 17 marzo sarebbe la data simbolo della Nazione, Festa (unica) Nazionale come il 4 luglio negli Stati Uniti, anche se, come per gli Stati Uniti, avremmo dovuto attendere ancora anni e decenni di guerre per completare (quasi) l'Unità territoriale della nostra Patria.
In una Italia praticamente divisa in due da un baratro che si allarga ogni giorno, il 17 marzo potrebbe essere quella data unificatrice che ci manca e che possa essere nota anche all'estero come da noi sono noti il 4 e il 14 luglio.
Perchè, purtroppo o per fortuna, in Italia non abbiamo petrolio nè materie rare, ma non mancano le date in cui celebrare una qualche ricorrenza storica, ognuno celebrando la "sua" e questo perchè la Storia dell'Occidente ha avuto il suo fulcro qui, quando ancora gli Stati Uniti non esistevano e in Inghilterra, Francia e Germania correvano a nascondersi sotto terra ad ogni temporale.
Viva il Re! (18/03/1983)


lunedì 16 marzo 2026

 Ma i nostri Soldati devono calarsi sempre le braghe?-

I Popoli e le Nazioni occidentali sono davvero diventati così deboli da arrendersi senza combattere?
È possibile che debba essere un uomo di ottant’anni a richiamare l’Occidente alla sua antica determinazione, sollecitando un intervento deciso per difendere interessi che, in fondo, sono i nostri stessi interessi?
Le parole del Presidente Trump sembrano dirci proprio questo: gli Stati Uniti sono autosufficienti per petrolio e gas, mentre in Europa il blocco di Hormuz rischia di provocare penuria di energia, aumento dei prezzi, inflazione, calo delle borse e quindi dei risparmi. Il tutto aggravato da una campagna allarmistica che sembra avere più interesse a mettere in difficoltà governi come quello della Meloni che a descrivere la realtà dei fatti.
Esiste un solo modo per risolvere davvero la questione: non aumentare il debito pubblico con sconti, bonus, detrazioni o altri interventi tampone su un petrolio che comunque scarseggia, ma ripristinare il flusso delle materie prime di cui abbiamo bisogno.
Anche con la forza, se necessario.
Abbiamo le capacità militari e le conoscenze per farlo, anche se non sarebbe indolore. Uniti, potremmo non solo riaprire la via del petrolio, ma anche porre fine più rapidamente alla guerra, fino alla capitolazione del regime teocratico degli ayatollah.
Invece assistiamo a riunioni, discussioni e parole. Tante parole, ma poche decisioni, Mattarella, Ministri e Generali. E chi dovrebbe avere più interesse a risolvere il problema chiede piuttosto che i costi vengano distribuiti tra tutti i cittadini con agevolazioni di vario tipo, che però non risolvono il vero nodo: la mancanza della materia prima.
Purtroppo non riconosco più i Popoli e le Nazioni occidentali che avevo conosciuto nei libri di storia.
Prediche disfattiste e una profonda deriva dei costumi sembrano aver reso l’Occidente fragile, incapace di reagire persino agli schiaffi che riceve. E davanti alla nostra arrendevolezza, le provocazioni non fanno che aumentare.
Eppure l’Occidente ha già dimostrato, nella sua storia, di saper reagire quando è unito...

domenica 15 marzo 2026

 

⛽ STOP ALL’EMBARGO: L’ITALIA STA AFFOGANDO!
Continuare a insistere con l’embargo al petrolio russo non è una strategia, è un suicidio economico. È un danno irreparabile per le nostre imprese, per le famiglie e per l'intero sistema Paese.
Diciamocelo chiaramente: chi continua a battere questa strada dimostra di non capire una minchia di come giri il mondo reale!
Perché continuare a insistere con l’embargo sul petrolio russo rischia di diventare un danno irreparabile per l’Italia?
Le sanzioni nascono con l’obiettivo di colpire l’economia russa, ma nella pratica stanno colpendo soprattutto le economie europee, e in particolare quella italiana. Il nostro sistema produttivo, fatto di piccole e medie imprese energivore, paga energia più cara, competitività più bassa e margini sempre più ridotti. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: bollette alte, aziende in difficoltà e famiglie che fanno sempre più fatica ad arrivare a fine mese.
Continuare su questa strada senza una seria riflessione significa non voler vedere la realtà. L’Italia ha bisogno di pragmatismo, non di scelte ideologiche che finiscono per danneggiare proprio i cittadini che si dovrebbero tutelare.
Dispiace vedere che il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, si dimostri così orbo davanti alla realtà. Invece di continuare con il solito "piagnisteo" e l'allineamento cieco a decisioni che ci penalizzano, dovrebbe iniziare a fare il suo mestiere:
• Difendere gli interessi nazionali.
• Preoccuparsi concretamente delle difficoltà degli italiani.
• Agire per abbassare i costi dell'energia che stanno mettendo in ginocchio l'Italia.
Basta ideologie sulla pelle dei cittadini! È ora di mettere l'Italia e gli italiani al primo posto. 🛑