martedì 7 aprile 2026

 Ne' razionamenti, nè tasse: si liberi e si protegga la via del petrolio-

Leggo che, accentuando un clima già reso ansioso da una cronaca faziosa e disfattista della guerra contro gli ayatollah, i pusillanimi ministri e commissari della vecchia e debole Europa si stanno ingegnando, parlando a voce alta invece di riflettere su quello che dicono, a trovare soluzioni: ma solo quelle sbagliate, non sia mai che l'unione europea ne azzecchi una anche solo per caso.
Parlano di razionamento, senza considerare che porterebbe ad una riduzione non solo della produttività e dell'occupazione, ma anche della ricchezza globale delle nostre nazioni e si tradurrebbe tutto con un forte abbassamento del tenore di vita cui siamo abituati, come si ricorderà, tanto per avere una idea, dalle decisioni che furono assunte nel 2022 dal Fenomeno che, davanti alla decisione di non approvvigionarsi più dalla Russia credendo in tal modo di favorire la pace, rinunciando al condizionatore, non solo non ci fu (e non c'è, con l'unione europea che persevera stolidamente nell'errore) pace, ma oltre al condizionatore ci limitò anche il riscaldamento.
Cinque ministri, tra i quali, purtroppo, anche Giorgetti, hanno poi chiesto una tassazione straordinaria sui cosiddetti extraprofitti delle società energetiche che guadagnerebbero dall'aumento dei prezzi.
Ma, a parte il fatto che quelle società il petrolio lo comprano al prezzo di Mercato, non sono loro ad essere in guerra, ma registrano solamente l'andamento che è previsto dal rapporto domanda/offerta e se il prezzo aumenta, sono solo profitti, legittimi, che qualsiasi liberale non può che assoggettare ad una tassazione che non sia inventata al momento, perchè più conveniente per le avide e rapaci casse pubbliche, ma sia quella che viene applicata a tutte le imprese produttive nel momento in cui registrano utili.
Perchè sì, è vero, chi guadagna tanto può aiutare il prossimo, ma la beneficenza deve essere volontaria, non un prelievo forzoso.
Scartata purtroppo da tempo la soluzione naturale, che probabilmente non hanno neppure avuto il coraggio di prendere in esame, ma che i nostri Padri avrebbero perseguito subito, senza tante seghe mentali: garantire la libera e sicura circolazione nella via del petrolio, anche inviando le cannoniere a proteggere le navi commerciali e le flotte aeree a bombardare i siti degli aggressori.
L'unica soluzione degna di una Civiltà che non voglia sottomettersi alle prepotenze degli ayatollah.
E quando anche questa crisi finirà, ovviamente non per merito dell'unione europea, saranno pronti a sottomettersi al prossimo tirannello, in divisa, in tonaca o anche solo con un perizoma, che alzerà la voce, sicuro che nessuno ha più il fegato, da noi, di prenderlo a sberle.
Mandiamo la Marina a sbloccare la situazione...


venerdì 3 aprile 2026

 Da Reagan a Trump: il punto di caduta è Sigonella-

Trump ha ragione.
Lo scrivo subito, così chiarisco ogni dubbio sulla mia posizione — probabilmente minoritaria, sia in Italia sia nel Centrodestra. Ma spesso sono proprio le minoranze ad avere lo sguardo più lungo, perché meno condizionate da interessi immediati.
Oggi fare antiamericanismo in Italia è diventato quasi uno sport.
Lo fa una certa sinistra, che non ha mai perdonato agli Stati Uniti di aver impedito all’Europa occidentale di vivere la “splendida” stagione del blocco sovietico.
Ma lo fa anche una parte della destra, che ancora non ha digerito il ruolo americano nel 1943-45 e le conseguenze politiche che ne sono derivate.
Eppure Trump ha ragione.
E forse non è un caso che a cercare di risvegliare lo spirito dell’Occidente — non unito artificialmente, ma forte nelle sue singole nazioni — sia un ottantenne americano, che ricorda bene cosa fosse quello splendore oggi così appannato.
Uno che prova, giustamente, a scuoterci dal torpore e da quel buonismo paralizzante che impedisce decisioni rapide ed efficaci.
Trump ha ragione quando ci ricorda una verità semplice:
lo stretto di Hormuz è un interesse nostro, non loro.
Gli Stati Uniti hanno energia in abbondanza. Noi no.
Se quella rotta si chiude, il problema è europeo.
E quindi siamo noi che dobbiamo muoverci.
Così come siamo noi ad avere tutto l’interesse a non lasciare il Medio Oriente in mano al terrorismo.
E poi c’è Sigonella.
Negare anche solo un atterraggio — proprio lì, a Sigonella — ha un peso simbolico enorme.
Un nome che già richiama una pagina controversa, quando Bettino Craxi scelse di non consegnare terroristi palestinesi agli Stati Uniti.
Oggi quella scelta si ripresenta, sotto forme diverse.
E questo, da italiano, mi delude.
Ma da uomo di destra, mi preoccupa ancora di più.
Perché non si tratta più di criticare la sinistra — da cui certe posizioni me le aspetto.
Qui parliamo di un governo di destra.
E allora il problema diventa politico, serio.
Perché, se queste sono le premesse, la prossima volta scegliere chi votare sarà ancora una volta un esercizio amaro:
turarsi il naso e votare il male minore, nel tentativo di evitare quello che considero un male peggiore.

giovedì 2 aprile 2026

 La nostra razza destinata a soccombere?-

Italia fuori dal mondiale: sono passati gli stranieri
La sconfitta dell'Italia non sorprende.
Non possiamo vivere nei ricordi. Se le società, con slalom tra i paletti, "scoperte" di avi italiani, oriundi, cittadinanze facili, troppo facili, fanno giocare tutti stranieri, fino al Como che di italiano ha ormai solo i tifosi, come possiamo pensare che possano emergere dei giocatori validi tra cui poter scegliere come era in passato, nelle tante rivalità ?
E se persino le giovanili sono imbottite di stranieri, togliendo spazio ai giovani italiani unicamente perché gli stranieri costano poco, come si ricostruisce un movimento calcistico nazionale ?
Non credo che i 58 milioni di commissari tecnici che ci sono in Italia avrebbero convocato giocatori tanto diversi da quelli chiamati da Gattuso e, prima di lui, da Spalletti, perché non sono i migliori, sono gli unici.
Pensate solo ai portieri.
I nostri erano i migliori in assoluto.
Adesso metà serie A ha portieri stranieri.
E non serve chiedere le dimissioni di Gravina.
Possono dimettersi tutti, ma se non si tornerà a porre dei limiti alla presenza in campo, contemporanea, di più tre stranieri, non si ricostruirà mai nulla.
Ancora una volta, sembra destino, ma è così: l'unione europea fa solo danni.


domenica 29 marzo 2026

 Il mondo sopravvive benissimo allo sciopero dei giornalisti. Anzi, sembra quasi più rilassato. 🌍

Avete notato anche voi facce più sorridenti in giro? Forse perché, senza il bombardamento di "visioni apocalittiche" e opinioni personali travestite da notizie, si respira meglio.
Oggi la caccia all'audience spinge a caricare ogni fatto di significati millenaristici, dimenticando la funzione essenziale: fornire la notizia pura e semplice. Per i dettagli tecnici (la caldaia a Palermo o il fatto di cronaca a Bologna) ormai basta la rete capillare degli utenti, che informa senza troppi fronzoli.
C'è poi il paradosso della categoria: rivendicare autonomia assoluta dall'editore che paga lo stipendio, pretendendo però che sia lo Stato (cioè noi) a coprire le perdite di un prodotto che spesso non attrae più il pubblico. Se poi guardiamo alla protesta, emerge una contraddizione: si chiedono compensi sempre più alti, ma allo stesso tempo si rivendica indipendenza totale rispetto a chi paga.
Ma può funzionare così?
Il punto è semplice: ai giornalisti chiediamo di raccogliere i fatti. All'interpretarli secondo le nostre idee, ci pensiamo benissimo da soli. ✍️
Lo sciopero dei giornalisti ci ricorda una verità scomoda: se un prodotto non piace e non vende, non dovrebbe essere la collettività a tenerlo in vita.
Vi manca l’informazione "ufficiale" quando incrociano le braccia?
Mangiamoci una fetta di Colomba....