mercoledì 3 giugno 2026

Nato vari anni dopo il referendum istituzionale, ho vissuto (benissimo) per gran parte della mia vita senza mai pormi il problema di quale forma istituzionale fosse la migliore. Cresciuto in regime repubblicano, ho dato a lungo per scontata questa scelta, ritenendola quasi marginale: in fondo, non avrebbe comunque cambiato il parlamentarismo su cui l'Italia si è sempre fondata fin dal 1861.

I dubbi hanno cominciato a farsi strada con l'arrivo di Sandro Pertini. È lì che siamo passati dai "presidenti-notai" — figure davvero super partes, che si facevano sentire quasi solo per i telegrammi di congratulazioni o condoglianze — ai presidenti interventisti.

Uomini capaci di sfruttare ogni minima piega della Costituzione del 1948 per interferire nella vita politica, alterando i rapporti di forza usciti dalle urne (anche solo con la nomina strategica di qualche senatore a vita per puntellare maggioranze traballanti).

Il ruolo dell'Arbitro (mancato)

La figura del Presidente della Repubblica avrebbe dovuto rappresentare l'unità della Nazione: un arbitro e un garante. Il compito di governare e fare le leggi spettava — e dovrebbe spettare — solo al Governo e al Parlamento eletto dal Popolo.

Invece, al Quirinale si sono succeduti soggetti che:

  • Avevano avuto una parte attiva e divisiva nel dibattito politico.
  • Portavano il peso di gravi responsabilità economiche (come Ciampi e l'inutile, dispendiosa difesa della parità della Lira nello SME, che ci costò una percentuale altissima delle nostre riserve).

Il risultato? Uomini di parte che a malapena riuscivano a mascherare la propria appartenenza o l'appoggio a una determinata fazione.

Il paradosso del 2 Giugno

Oggi, in questa giornata di "sbrodolamento" retorico per l'anniversario del referendum istituzionale, non posso fare a meno di riflettere. Certo, i problemi economici e di politica estera sono ben più urgenti, ma il comportamento dei presidenti da Pertini in poi (con l'unica eccezione di Cossiga, che meriterebbe un discorso a parte per la clamorosa svolta tra la prima e la seconda metà del mandato) lascia l'amaro in bocca.

Non potendo avere una repubblica presidenziale (che sarebbe la forma a me più congeniale), mi ritrovo a pensare che sarebbe meglio avere un Re.

Sì, un Re a vita, con successione dinastica, piuttosto che un presidente elettivo che:

  1. Interferisce nella vita politica a favore della sua fazione.
  2. Si offende se glielo si fa notare.
  3. Reclama prerogative costituzionali che emergono sempre a senso unico.
  4. Pretende, nonostante tutto, di rappresentarci tutti.

Un monarca non proviene dall'agone politico, non è stato ministro in governi di parte e non avrebbe interessi di fazione nell'approcciarsi a un governo, di qualunque colore esso sia.

È così che, presidente dopo presidente, uno diventa monarchico.

Viva il RE.




venerdì 29 maggio 2026

 

IL CENTRODESTRA CHIEDA AI SUOI ELETTORI SE VOGLIONO VANNACCI IN COALIZIONE. (O perdere…)

Si ha paura della concorrenza? Il Centrodestra chieda ai suoi elettori se vogliono Vannacci e Futuro Nazionale in coalizione. La risposta sarebbe un "SÌ" schiacciante-

Leggo troppi dubbi e "viaggi onirici" sulla presenza a pieno titolo di Futuro Nazionale, il movimento del Generale Vannacci, nel centrodestra. Per me è un SÌ al 100%.

Chi si oppone (magari solo per paura della concorrenza, che invece fa bene e alza la qualità) dovrebbe fare una cosa semplice: chiedere alla base e agli elettori.

Sono convinto che il 90% degli elettori di Fdi e Lega sia favorevole, ma anche la grande maggioranza della base di Forza Italia la pensa così. Perché gli elettori di FI sono un po' come quelli della vecchia DC: molto più a destra dei loro dirigenti! Quando la DC si è sciolta, i "capetti" sono finiti a sinistra, ma i voti veri sono andati a Berlusconi e al centrodestra.

Mentre a sinistra imbarcano senza vergogna di tutto – dagli estremisti pro-Pal a Conte, Fratoianni e Bonelli – noi dovremmo giocare con un braccio legato dietro la schiena rinunciando alla nostra ala destra? Follia.

Ricordiamoci il 1996: per l'orgoglio di non volere la Fiamma Tricolore in coalizione, i voti si dispersero, regalando la vittoria a Prodi e D'Alema (quello delle bombe in Serbia e delle passeggiate con Hezbollah). Cinque anni devastanti.

Non ripetiamo lo stesso errore. Meglio perdere un Calenda che perdere le elezioni.

Cosa ne pensate? Favorevoli o contrari a Vannacci in coalizione?

#Vannacci #Centrodestra #FuturoNazionale #Politica #Elezioni




giovedì 28 maggio 2026

 Oggi vado controcorrente.

🏎️⚡
Vorrei elogiare l'ingegno italico della Ferrari, dei suoi tecnici e degli ingegneri che hanno dato vita a una vettura di livello nettamente superiore, che definire “avanti” è riduttivo: la Ferrari "Luce".
Certo, non è il classico motore rombante che siamo abituati a sentire ruggire per le nostre strade, non è il classico urlo di Maranello che ti fa girare la testa al suo passaggio ma la "Luce" è un concentrato purissimo di tecnologia, innovazione e splendore visivo. È un'auto che molti denigrano — e spesso a criticarla sono proprio quelli che dalla Ferrari sono stati fatti fuori. È facile denigrare ciò che rompe gli schemi. Spesso lo fanno proprio quelli rimasti fuori dai giochi, o chi guarda al passato senza accettare che il futuro stia già bussando alla porta. Magari la società e i suoi azionisti saranno anche delle mezze cartucce, ma l'ingegno industriale e l'orgoglio di Maranello non si toccano!
Anche la Ferrari deve avere un'elettrica a listino per stare al passo coi tempi, e lo ha fatto ridefinendo le regole del gioco. Guardate che capolavoro di ingegneria c'è sotto la carrozzeria:
🛠️ Il cuore tecnologico della "Luce":
• Powertrain Elettrico d'Avanguardia: Motori elettrici a densità di potenza assiale che garantiscono un'accelerazione fulminea e una risposta immediata, senza far artisticamente rimpiangere il passato.
• Aerodinamica Attiva "Invisibile": Flussi d'aria canalizzati per azzerare la resistenza e massimizzare la deportanza, fusi perfettamente con un design che sembra scolpito dal vento.
• Sound Enhancement System: Un sistema acustico brevettato che non imita un V12, ma amplifica le frequenze naturali dei motori elettrici, regalando una colonna sonora futuristica e graffiante.
• Telaio in Carbonio di Derivazione F1: Leggerezza assoluta e rigidità torsionale ai vertici della categoria per mantenere l'inconfondibile dinamica di guida Ferrari.
• Batterie a Stato Solido (o ad altissima densità): Gestione termica predittiva derivata dal motorsport, per ricariche ultra-rapide e prestazioni costanti anche sotto stress in pista.
• Interfaccia Uomo-Macchina (HMI) di Nuova Generazione: Display a realtà aumentata sul parabrezza e controlli predittivi che leggono le intenzioni del pilota.
Questa non è solo un'auto elettrica. Questo è l'orgoglio italiano che traccia la strada del futuro. Giù il cappello di fronte all'ingegno di Maranello!



mercoledì 20 maggio 2026

 

🗳️ IL PARTITO DEGLI "ETERNI NOMINATI": PERCHÉ FORZA ITALIA HA PAURA DELLE PREFERENZE?

È curioso che chi si autodefinisce "liberale" e "garante della democrazia" sia poi il primo a tremare davanti all'idea che i cittadini possano scegliere i propri rappresentanti. Parliamo di Forza Italia e della solita, stucchevole resistenza alla reintroduzione delle preferenze nella nuova legge elettorale.

Perché i vertici azzurri dicono ancora una volta NO alla libertà di scelta degli elettori? La risposta è sotto gli occhi di tutti, ma è bene metterla nero su bianco:

1. La protezione della "Casta Interna"

Senza preferenze, il Parlamento non è più lo specchio del Paese, ma un condominio di nominati. I dirigenti attuali, molti dei quali occupano poltrone da decenni senza aver mai preso un voto individuale sul territorio, sanno che con le preferenze rischierebbero l'estinzione. Preferiscono il "listino bloccato": una zona di comfort dove basta essere fedeli al Capo o al cerchio magico per garantirsi lo scranno.

2. Il terrore del radicamento territoriale e delle correnti:

Le preferenze costringono a stare tra la gente, a fare i conti con i problemi reali, a conquistarsi la fiducia palmo a palmo. Per i vertici romani di FI, è molto più comodo gestire il partito come una sala d'attesa aziendale, dove le promozioni avvengono per cooptazione e non per merito elettorale. Chi non ha consenso teme chi il consenso lo ha davvero.

Le preferenze misurano il peso specifico di ogni singolo politico. Forza Italia, storicamente strutturata come un "partito di plastica" o partito-azienda fortemente centralizzato, teme che il voto di preferenza possa frammentare il partito in correnti locali incontrollabili dal centro, togliendo potere alla segreteria romana.

3. Una leadership che non vuole essere discussa

Se un parlamentare viene eletto con migliaia di preferenze, ha una forza propria. Ha autonomia. Può dire di no. Un parlamentare "nominato", invece, è un soldatino che deve la sua carriera esclusivamente alla firma di chi ha compilato le liste. Dire NO alle preferenze significa voler mantenere un esercito di esecutori silenziosi, privi di quel legame diretto con l'elettore che è la base di ogni democrazia sana.

Il paradosso: Chiedono il voto agli italiani in nome della libertà, ma tolgono agli stessi italiani la libertà di decidere da chi farsi rappresentare.

Forza Italia sta diventando il partito della conservazione di se stessa. Finché la selezione della classe dirigente avverrà nelle stanze chiuse e non nelle urne, non potranno mai definirsi un partito moderno. È ora di smetterla di aver paura del voto dei cittadini.

Se siete convinti delle vostre idee e del valore dei vostri dirigenti, perché non lasciate che siano gli italiani a sceglierli?

🗳️ IL PARADOSSO DI FORZA ITALIA: SE I CITTADINI NON POSSONO SCEGLIERE, CHI RAPPRESENTATE DAVVERO?