I tre marmittoni
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martedì 9 giugno 2026
venerdì 5 giugno 2026
🔴 L’ILLUSIONE TRADITA: Perché il centrodestra in Veneto sta facendo una figura barbina sull'Autonomia
Nel 2017 il popolo veneto aveva risposto in massa: un
plebiscito storico, con oltre due milioni di cittadini (il 98% dei votanti)
uniti nel chiedere un Veneto autonomo. Quella stagione di speranze, guidata dal
centrodestra regionale con la bandiera di San Marco ben in vista, prometteva
una svolta epocale.
Oggi, però, dopo anni di slogan e dopo quasi quattro anni di
governo nazionale guidato dal centrodestra, la domanda è inevitabile: dov'è
finita l'autonomia promessa ai veneti?
Lo stesso centrodestra saldamente al Governo del Paese, lo
scenario si è trasformato in una clamorosa e imbarazzante frenata. La montagna
dell'autonomia differenziata ha partorito un topolino burocratico. Perché i
Veneti si sentono traditi?
La risposta sta in tre nodi politici e strutturali che la
coalizione non riesce (o non vuole) sciogliere.
1. Il "Freno a Mano" della Destra Nazionalista
Il primo cortocircuito è ideologico e di equilibri di potere
romani. La coalizione di centrodestra è a trazione Fratelli d'Italia, un
partito strutturalmente centralista e patriottico.
Per anni Lega e centrodestra hanno sostenuto che il vero
ostacolo fosse Roma, governata da maggioranze ostili. Ma dal 2022 Roma è
governata proprio da chi aveva promesso di realizzare quella riforma. Eppure il
risultato concreto è che il Veneto non ha ancora ottenuto quell'autonomia ampia
e sostanziale che era stata presentata come imminente.
- Il
baratto politico: Per concedere la legge quadro sull'autonomia (la
Legge Calderoli), la Lega ha dovuto cedere sul Premierato, la
riforma carissima a Giorgia Meloni che accentra i poteri a Roma.
- Il
risultato: L'autonomia è diventata una bandierina elettorale svuotata
di reale sostanza finanziaria, sacrificata sull'altare della tenuta del
governo nazionale.
2. La trappola insuperabile dei LEP (Livelli Essenziali
delle Prestazioni)
La vera beffa tecnica è stata l'introduzione dei LEP. La
legge prevede che nessuna materia strategica possa essere trasferita al Veneto
finché non verranno calcolati e finanziati i livelli minimi di servizio
per tutte le altre regioni italiane (per non creare sperequazioni).
- Il
blocco economico: Finanziare i LEP a livello nazionale richiede decine
di miliardi di euro che lo Stato italiano, stretto nella morsa del debito
pubblico e dei vincoli europei, semplicemente non ha.
- Senza
soldi per il Sud, non partono le competenze per il Veneto. Un vicolo cieco
perfetto per rimandare l'autonomia a tempo indeterminato.
3. La "Burocratizzazione" e la mannaia della
Consulta
I recenti pronunciamenti e i paletti della Corte
Costituzionale hanno ulteriormente smontato l'impianto della riforma. Quella
che doveva essere una devolution fluida e identitaria si è trasformata in un
"fascicolo amministrativo" fatto di lunghe e farraginose pre-intese
Stato-Regione (sulle materie non-LEP come la Protezione Civile o i rapporti internazionali)
che non cambiano la vita quotidiana dei cittadini.
📊 Il confronto: Dalle
promesse alla realtà
|
Cosa era stato promesso (2017) |
La realtà dei fatti (Oggi) |
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9/10 dei tributi trattenuti sul territorio (il
residuo fiscale). |
Invarianza finanziaria: lo Stato non cede un euro
di tasse in più; il trasferimento avviene solo a parità di spesa storica. |
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23 materie richieste in blocco (Sanità, Scuola,
Infrastrutture...). |
Trattative al ribasso su pochissime materie
"minori". Scuola e grandi asset restano blindati a Roma. |
|
Tempi rapidi: "Autonomia subito". |
Iter infinito, subsubdeleghe e veti incrociati dei
ministeri romani. |
⚠️
La ballata delle scuse: Per anni a Venezia ci è stato raccontato che
l'autonomia non arrivava "perché a Roma c'era il PD", o "perché
c'erano i Cinque Stelle", o "perché Draghi era un tecnico". Ora
che la filiera istituzionale è identica – stesso colore politico a Venezia e a
Palazzo Chigi – la narrazione è crollata. Non ci sono più alibi.
In conclusione
Dire che il centrodestra "non vuole" l'autonomia
sarebbe ingiusto nei confronti di chi, a livello locale, ci ha speso la
carriera. Ma la verità politica è un'altra: il centrodestra veneto si è
fatto commissariare da quello romano.
Hanno usato il consenso del referendum del 2017 come
carburante elettorale, ma una volta arrivati nella stanza dei bottoni hanno
preferito la stabilità della coalizione a Roma piuttosto che la dignità delle
richieste dei Veneti. Una figura barbina difficile da nascondere con i prossimi
comunicati stampa.
#PoliticaVeneta #Autonomia #Veneto #Lega #Centrodestra
#Referendum2017
mercoledì 3 giugno 2026
Nato vari anni dopo il referendum istituzionale, ho vissuto (benissimo) per gran parte della mia vita senza mai pormi il problema di quale forma istituzionale fosse la migliore. Cresciuto in regime repubblicano, ho dato a lungo per scontata questa scelta, ritenendola quasi marginale: in fondo, non avrebbe comunque cambiato il parlamentarismo su cui l'Italia si è sempre fondata fin dal 1861.
I dubbi hanno cominciato a farsi strada con l'arrivo di
Sandro Pertini. È lì che siamo passati dai "presidenti-notai"
— figure davvero super partes, che si facevano sentire quasi solo per i
telegrammi di congratulazioni o condoglianze — ai presidenti interventisti.
Uomini capaci di sfruttare ogni minima piega della
Costituzione del 1948 per interferire nella vita politica, alterando i rapporti
di forza usciti dalle urne (anche solo con la nomina strategica di qualche
senatore a vita per puntellare maggioranze traballanti).
Il ruolo dell'Arbitro (mancato)
La figura del Presidente della Repubblica avrebbe dovuto
rappresentare l'unità della Nazione: un arbitro e un garante. Il compito di
governare e fare le leggi spettava — e dovrebbe spettare — solo al Governo e al
Parlamento eletto dal Popolo.
Invece, al Quirinale si sono succeduti soggetti che:
- Avevano
avuto una parte attiva e divisiva nel dibattito politico.
- Portavano
il peso di gravi responsabilità economiche (come Ciampi e
l'inutile, dispendiosa difesa della parità della Lira nello SME, che ci
costò una percentuale altissima delle nostre riserve).
Il risultato? Uomini di parte che a malapena riuscivano a
mascherare la propria appartenenza o l'appoggio a una determinata fazione.
Il paradosso del 2 Giugno
Oggi, in questa giornata di "sbrodolamento"
retorico per l'anniversario del referendum istituzionale, non posso fare a meno
di riflettere. Certo, i problemi economici e di politica estera sono ben più
urgenti, ma il comportamento dei presidenti da Pertini in poi (con l'unica
eccezione di Cossiga, che meriterebbe un discorso a parte per la clamorosa
svolta tra la prima e la seconda metà del mandato) lascia l'amaro in bocca.
Non potendo avere una repubblica presidenziale (che
sarebbe la forma a me più congeniale), mi ritrovo a pensare che sarebbe meglio
avere un Re.
Sì, un Re a vita, con successione dinastica, piuttosto che
un presidente elettivo che:
- Interferisce
nella vita politica a favore della sua fazione.
- Si
offende se glielo si fa notare.
- Reclama
prerogative costituzionali che emergono sempre a senso unico.
- Pretende,
nonostante tutto, di rappresentarci tutti.
Un monarca non proviene dall'agone politico, non è stato
ministro in governi di parte e non avrebbe interessi di fazione
nell'approcciarsi a un governo, di qualunque colore esso sia.
È così che, presidente dopo presidente, uno diventa
monarchico.
Viva il RE.
venerdì 29 maggio 2026
IL CENTRODESTRA CHIEDA AI SUOI ELETTORI SE VOGLIONO
VANNACCI IN COALIZIONE. (O perdere…)
Si ha paura della concorrenza? Il Centrodestra chieda ai
suoi elettori se vogliono Vannacci e Futuro Nazionale in coalizione. La
risposta sarebbe un "SÌ" schiacciante-
Leggo troppi dubbi e "viaggi onirici" sulla
presenza a pieno titolo di Futuro Nazionale, il movimento del Generale
Vannacci, nel centrodestra. Per me è un SÌ al 100%.
Chi si oppone (magari solo per paura della concorrenza, che
invece fa bene e alza la qualità) dovrebbe fare una cosa semplice: chiedere
alla base e agli elettori.
Sono convinto che il 90% degli elettori di Fdi e Lega sia
favorevole, ma anche la grande maggioranza della base di Forza Italia la pensa
così. Perché gli elettori di FI sono un po' come quelli della vecchia DC: molto
più a destra dei loro dirigenti! Quando la DC si è sciolta, i
"capetti" sono finiti a sinistra, ma i voti veri sono andati a
Berlusconi e al centrodestra.
Mentre a sinistra imbarcano senza vergogna di tutto – dagli
estremisti pro-Pal a Conte, Fratoianni e Bonelli – noi dovremmo giocare con un
braccio legato dietro la schiena rinunciando alla nostra ala destra? Follia.
Ricordiamoci il 1996: per l'orgoglio di non volere la
Fiamma Tricolore in coalizione, i voti si dispersero, regalando la vittoria a
Prodi e D'Alema (quello delle bombe in Serbia e delle passeggiate con
Hezbollah). Cinque anni devastanti.
Non ripetiamo lo stesso errore. Meglio perdere un Calenda
che perdere le elezioni.
Cosa ne pensate? Favorevoli o contrari a Vannacci in
coalizione?
#Vannacci #Centrodestra #FuturoNazionale #Politica #Elezioni



