La Riforma elettorale approvata: cambia tutto (o quasi). Ma cosa significa davvero quando andremo a votare?
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venerdì 11 settembre 2026
giovedì 3 settembre 2026
Il Consiglio Regionale del Veneto ha approvato la legge di iniziativa popolare (promossa dall'Associazione Luca Coscioni) sul suicidio medicalmente assistito con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astenuti. Un esito storico che rende il Veneto la prima Regione a guida centrodestra in Italia a dotarsi di questo provvedimento.
Ma al di là del tema etico, sul quale ognuno è libero di
avere la propria posizione, c'è un dato politico che non può essere ignorato.
LA MAGGIORANZA DI CENTRODESTRA SI È SPACCATA
Il voto ha evidenziato profonde fratture ideologiche e
strategiche sia nella maggioranza di centrodestra che nelle singole forze
politiche:
- Lega
e Sinistra insieme per il Sì: Sotto la spinta e l'aperta condivisione
di Luca Zaia e dell'ala legata alla sua linea, l'ampia maggioranza della
Lega e della lista Zaia Presidente ha unito i propri voti a quelli
di PD, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra e gruppi civici
d'opposizione. Per il Carroccio locale la scelta è stata rivendicata come
"un atto di libertà e di civiltà" basato sul rispetto delle
decisioni individuali nelle sofferenze estreme.
- La
posizione di Forza Italia e del gruppo misto: Mentre a livello
nazionale il partito di Tajani sostiene l'incompetenza delle Regioni sulla
materia, in aula si è registrato un quadro variegato: la maggior parte
della delegazione azzurra ha optato per l'astensione strategica,
affiancata da consiglieri "transfughi" o passati di recente tra
le fila di FI da altre liste (i cosiddetti "saltimbanchi" o
trasformisti dell'Aula), che in diversi casi hanno votato a favore in
aperto contropiede rispetto alle direttive nazionali.
- Fratelli
d'Italia e Futuro Nazionale al No convinto: FdI e la formazione di Futuro
Nazionale hanno votato in modo compatto contro il provvedimento. Per
l'ala conservatrice della coalizione, la vita non è un bene disponibile e
le istituzioni devono investire sul potenziamento delle cure palliative e
dell'assistenza, piuttosto che codificare percorsi di fine vita.
Le complicazioni attuative: QUESTA NON È UNA "LEGGE
NAZIONALE SUL FINE VITA"
Ed è forse questo l'aspetto che merita maggiore
attenzione.
L'attuazione pratica della legge veneta si scontra con una
serie di rigidità giuridiche e operative legate all'assenza di un quadro
nazionale:
- I
limiti di competenza legislativa: Una Regione può normare soltanto gli
aspetti organizzativi e procedurali del Servizio Sanitario
Regionale (tempi di risposta, istituzione dei comitati etici, reperibilità
dei farmaci). Non può invece intervenire sui profili di diritto penale
(art. 580 c.p. sull'istigazione o aiuto al suicidio) né definire la
nozione legale dei diritti della persona.
- L'effetto
"patchwork" sanitario: Senza una legge dello Stato,
l'accesso al suicidio assistito varia a seconda della regione di
residenza. Se il Veneto stabilisce tempi certi e percorsi trasparenti per
le verifiche sanitarie, nelle regioni limitrofe i pazienti rimangono
bloccati nelle pieghe delle burocrazie sanitarie e dei cavilli giudiziari.
- Il
rischio di ricorso del Governo: Trattandosi di materie eticamente
sensibili e al confine tra Sanità e Giustizia, la legge approvata rischia
un'impugnazione dinanzi alla Corte Costituzionale da parte del Governo centrale
per eccesso di competenza.
- L'obiezione
di coscienza e l'organizzazione clinica: Resta complessa la gestione
concreta nei reparti: il personale sanitario mantiene il pieno diritto
all'obiezione di coscienza, costringendo le Il voto sul fine vita: il
centrodestra veneto si spacca. E la Lega sceglie di votare con la sinistra
Un voto destinato a lasciare una
traccia politica importante
mercoledì 19 agosto 2026
Nessuno vuole più in casa propria i clandestini-
Appare evidente che, dopo la sbornia di buonismo ignorante e autolesionista, nessuno più voglia a casa propria i clandestini e neppure gli immigrati regolari che delinquono.Se consideriamo la Spagna, che ha regalato permessi di soggiorno con il retropensiero di vederli sciamare oltre i propri confini (a dimostrazione che il concetto di unione europea esiste solo nei termini di essere europei solo quando si incassa, scaricando sul prossimo gli oneri in una riedizione del vecchio detto di privatizzare i profitti e socializzare le perdite), la Germania che sta rispedendo a casa gli Afghani (e non mi sembra che a Kabul splendano democrazia e rispetto del prossimo) e prova a rimandare a casa nostra i clandestini sbarcati (o fatti sbarcare) in Italia, ma rifiutando di conteggiare i 22.513 clandestini scaricati in Italia dalle ong battenti bandiera tedesca, vediamo come la sospensione di Schengen con la Spagna da parte dell'Italia, ottimamente confermata dopo il 15 agosto, non sia che il minimo sindacale.
Mi piacerebbe il Governo facesse di più, ma mi rendo conto che con il fiato sul collo di Mattarella e dei magistrati cui non va bene neppure l'avallo europeo per i rimpatri e gli hub in Albania, la Meloni debba muoversi con cautela, per ottenere il pur minimo risultato con il massimo sforzo, nella convinzione che, con il tempo, sempre più Italiani si convincano della necessità di una azione decisa e definitiva per risolvere il problema e, quando avverrà, non ci saranno Mattarella nè magistrati che tengano.
Il dato, comunque, significativo è che anche nell'Europa del nord sta facendo breccia la linea Italiana che porterebbe gli stati dell'unione a reagire dopo anni passati a subire, quando non ad applaudire, all'invasione.
Ci si sta rendendo conto che l'invasione è un danno per tutti e vedo con piacere che alcune testate giornalistiche rilanciano il romanzo di Jean Raspail Il Campo dei Santi, la cui lettura è vivamente consigliata, considerando la preveggenza dimostrata dall'autore già nel 1973, ancor prima del famoso discorso, anche questo da rilanciare, del Cardinale Biffi sull'immigrazione del 2000
Il passo per cui, invece di cercare di liberarsi dei clandestini scaricandoli al proprio vicino europeo, li si rimandi, con una politica comune, nella loro nazione di provenienza o di partenza e, nel contempo, si chiudano le frontiere usando quella forza che, almeno sul piano difensivo dei confini, non si dovrebbe avere alcuna remora ad utilizzare.
lunedì 10 agosto 2026
Unione Europea? Meglio soli che male accompagnati! 🇮🇹🇪🇺 -
L'Unione Europea di oggi ha del tutto tradito l'idea originaria di un mercato comune basato sulla sovranità nazionale e sulla libera circolazione di merci e persone. Che cosa ne resta? Una burocrazia che ci penalizza continuamente su ogni fronte.Guardiamo i fatti:
Germania e Francia: Berlino spinge per rispedirci i clandestini arrivati negli anni passati e solo transitati in Italia, mentre la Francia di Macron continua a respingere e scaricare a forza i migranti oltre il nostro confine con la gendarmeria.
La Spagna di Sánchez: Sostiene e protegge le ONG battenti bandiera spagnola (come Open Arms) che scaricano gli sbarchi in Italia anziché nei loro porti, il tutto mentre la Spagna continua a essere un beneficiario netto dei fondi UE.
Il paradosso dei contributi: L'Italia è storicamente un contribuente netto (versa all'UE molto più di quanto riceve back), mentre finanziando il bilancio comunitario finiamo per pagare il conto anche a chi ci attacca politicizzando la gestione dei confini.
Le rigidità degli altri Paesi: Dai "falchi" del nord pronti a fare i maestrini sui nostri conti, fino a chi impone folli direttive "verdi" che generano solo costi per le nostre imprese, o chi punta a tagliare i fondi all'agricoltura italiana e del Sud Europa.
La qualità della vita di una Nazione si basa sulla produzione e sulla sovranità, non sull'innalzare artificialmente chi produce meno a spese altrui.
È ora di prenderne atto: questo modello di UE non funziona. Prima torneremo all'Europa dei Popoli e delle Nazioni, capace di difendere la sovranità, la civiltà e l'interesse dei propri cittadini, prima l'Italia tornerà a camminare a testa alta.