venerdì 1 maggio 2026

 🗳️ CONGRESSO FORZA ITALIA VENETO: DEMOCRAZIA O MESSA IN SCENA?

A fine mese Forza Italia in Veneta va a congresso. Sulla carta, una buona notizia, un buon inizio. Ma grattando la superficie, emerge una realtà che lascia l'amaro in bocca a chi, come me, come noi, credeva in un movimento liberale e meritocratico.
Ecco i fatti che non possiamo ignorare:
Candidato Unico: Un congresso "blindato" dove non c’è alternativa. Il congresso dei voltagabbana.
La "Carega" prima di tutto: Si vota chi è stato paracadutato da Roma, con l'unico obiettivo di salvare poltrone che vacillano.
Assenza di Responsabilità: In una democrazia sana, chi colleziona fiaschi alle Regionali e alle Amministrative, quello della doppia cifra, fa un passo indietro. Qui no: qui ci si rielegge senza contraddittorio.
Una domanda sorge spontanea:
Che senso ha mobilitare le persone, affittare sale e spendere soldi per un voto scontato? Se il risultato è già scritto nelle stanze romane, perché mettere in piedi questa messinscena?
Mi chiedo, con profonda amarezza: è ancora questa la mia Forza Italia? Quella che sognavamo era un’area di confronto, di idee e di coraggio. Quella che vediamo oggi sembra un movimento opportunista, buono per ogni stagione, dove il merito è sottomesso alla fedeltà verso il "capo" di turno.
Voi che ne pensate? Ha ancora senso partecipare a un voto che non sceglie nulla?
👇 Scrivetelo nei commenti. Il silenzio è complice.
#ForzaItalia #Veneto #Politica #Democrazia #CongressoFI #Riflessioni #VeriBerlusconiani


sabato 25 aprile 2026

 La Cultura non ha confini: sto con la Biennale e il suo Direttore-

le scelte del Direttore Pietrangelo Buttafuoco all’apertura di artisti russi alla Biennale di Venezia ha dato un segnale di coraggio e di vera libertà intellettuale. Finalmente un segnale di coraggio.
La Russia ha una tradizione culturale immensa: letteratura, musica, teatro, pittura. Generazioni di artisti che hanno segnato la storia della cultura mondiale. Pensare di cancellare tutto questo per ragioni politiche è un errore che impoverisce tutti.
Sono pienamente favorevole a questa iniziativa per diversi motivi:
• Una tradizione millenaria: La Russia ha regalato al mondo giganti della letteratura, della musica e dell’arte. Cancellare o ignorare questo patrimonio è un crimine contro la bellezza e l'intelligenza.
• A favore del Popolo: Sono da sempre vicino al popolo russo, una nazione che ha dato tanto alla storia culturale europea. Gli artisti sono ponti, non muri.
• L'arte è universale: La Biennale deve essere il luogo dell'incontro, non quello dell'esclusione politica.
La cultura non dovrebbe mai diventare un campo di battaglia. L’arte serve proprio a costruire ponti, a far dialogare i popoli, non a dividerli. Per questo trovo giusta e coraggiosa l’iniziativa di invitare artisti russi alla Biennale.
A chi critica ferocemente questa scelta dico solo una cosa: non avete capito nulla. Chi alza la voce solo per fare polemica o per seguire il "coro" del momento non comprende che l'arte deve restare libera da ogni censura. Gridare contro il dialogo serve solo a dare aria alla bocca, ma non costruisce nulla.
Orgoglioso di vedere Venezia tornare a essere il centro del mondo, quello vero, dove conta il talento e non il passaporto.


giovedì 16 aprile 2026

 

Se si votasse oggi, farei fatica a mettere quella croce. 🗳

Fino a pochi giorni fa non avevo dubbi: sostenevo l'azione del Governo, pur con la naturale divergenza e ribrezzo sul sostegno a Zelensky. Ma gli ultimi sviluppi mi lasciano sbigottito. In pochi giorni, l'Esecutivo ha:

  • Preso le parti di Leone XIV come un Mattarella;
  • Criticato Trump come una Schlein;
  • Sospeso il memorandum con Israele come un Conte;
  • Negato i dragamine per lo stretto di Hormuz come un Bonelli o un Fratoianni.

Il segnale d'allarme definitivo? La solidarietà ricevuta dalla Schlein. Se ciò che fa il Centrodestra piace a chi canta "Bella Ciao", allora l'errore è del Governo.

Inseguire i sondaggi contro Trump per paura del "sentire comune" è un errore strategico: quel 20% che apprezza Trump è il cuore dell'elettorato di destra. Un elettorato che non accetta la "resa della Civiltà" evocata dalle parole politiche del Papa, giustamente richiamato dal Vicepresidente Vance.

La stampa e la sinistra vi fanno i complimenti? Preoccupatevi. Il mio voto? Dipenderà da ciò che farete da oggi in poi. Se sia un addio o un arrivederci, lo decideranno i fatti.

lunedì 13 aprile 2026

 La sconfitta del Premier ungherese Viktor Orban, dopo sedici anni di governo ininterrotto, induce a qualche riflessione-

Affetti da provincialismo acuto e, soprattutto, da interesse personale ad accreditarsi una vittoria, i cattocomunisti, dalla Schlein a Conte, da Renzi al duo Bonelli Fratoianni e tutte le altre frattaglie del campo largo, gongolano cercando di mettere il cappello sulla vittoria di Magyar.
Ma il partito di Magyar è iscritto al gruppo del PPE e sarebbe come se la Schlein e compagni gongolassero perchè in Italia la guida del Governo passasse da Salvini (al cui gruppo è iscritto Orban) a Tajani (dello stesso raggruppamento di Magyar), scomparendo i loro partiti dal parlamento.
Magyar poi, fino a due anni fa, ha ricoperto, per 14 anni, incarichi all'interno dell'amministrazione Orban e ne è uscito avvicinandosi all'unione europea.
Ma le elezioni in Ungheria mi fanno fare una ulteriore riflessione su quello che sembra essere un limite fisiologico nella durata di un governo, prima di dover passare la mano, probabilmente più per stanchezza e voglia di cambiare da parte degli elettori, che per un problema di gestione della cosa pubblica.
Sembra che tale limite possa essere collocato intorno ai quindici anni, anno più, anno meno.
Orban, come abbiamo visto, sedici anni di governo ininterrotto e non sappiamo se ci riproverà, magari riuscendoci, come ha fatto Benjamin Bibi Netanyahu che, due volte sconfitto, due volte si è ripreso la presidenza del governo di Israele, governando, dal 1996, per ora, per 19 anni su 30.
Sedici anni di governo in Germania anche per Kohl e la Merkel.
In Cile il Generale Augusto Pinochet governò dall'11 settembre 1973 all'11 marzo 1990, anche qui ricorrono i sedici anni.
Più difficile valutare l'impatto dove ci sono regole che eventualmente limitano i mandati come, ad esempio, negli Stati Uniti, dove, per evitare il ripetersi di presidenze come quella di Franklin Delano Roosevelt, eletto quattro volte, il suo successore Truman fece approvare un emendamento che limitava i mandati a due.
E l'Italia ?
Beh, il sistema italiano è funestato da una costituzione che non garantisce stabilità, nè continuità, per cui l'unico governo cui fare riferimento per una durata prolungata è quello di Benito Mussolini, dal 1922 al 1943.
Ed è interessante osservare che, superato ampiamente il limite dei 16 anni, dimostrando di avere un ampio consenso popolare, probabilmente sarebbe rimasto in carica ancora a lungo se, come scelse di fare il Caudillo Generalissimo Francisco Franco in Spagna, si fosse prudentemente tenuto fuori dalla guerra.
Per il futuro ... ai posteri l'ardua sentenza.