martedì 3 marzo 2026

 Con 47 anni di ritardo-

Credo che nessuno possa dubitare davvero di come la penso: l’attacco contro l’Iran arriva con 47 anni di ritardo.
E ciò che mi preoccupa di più è il comportamento di una certa parte politica, qui in Italia e in altre nazioni europee: quella che ha sbrodolato retorica a piene mani su “donna, vita e libertà”, intimando agli altri di “fare qualcosa”… ma quando Trump fa qualcosa, allora si strilla contro Trump invece che contro il regime degli ayatollah.
E nessuno ci spiega come si dovrebbe abbattere un regime sanguinario, ideologico e dogmatico, con un metodo alternativo a quello che il Presidente Trump ha deciso di usare.
Sono gli stessi che nel 2011 applaudirono il maramaldeggiare di Obama contro Gheddafi (già disinnescato da Berlusconi), provocando il disastro delle cosiddette “primavere arabe”.
Come tanti altri, non so come andrà questa guerra. Certo, spero con tutto il cuore che il popolo iraniano sappia riscattarsi, cogliendo un’opportunità storica per costruire una società proiettata nel Terzo Millennio e non ancorata a concetti medioevali.
Apprezzo la prudenza del Governo Italiano e la sua capacità di tacere, invece di aprire bocca solo per cambiare aria nella scatola cranica — come fa Macron, che sembra la caricatura contemporanea del personaggio cantato da Enzo Jannacci: “Vengo anch’io?”.
Ricordiamoci che la Francia diede riparo a Khomeini, dandogli la possibilità di costruire la sua tela malvagia che ha oppresso l’Iran per 47 anni.
Ancora una volta vediamo che i primi nemici dell’Occidente, della Libertà e della Pace spesso sono dentro di noi: quelli che dicono di volere la pace, ma finiscono per sostenere regimi tirannici — che sia Maduro in Venezuela o gli ayatollah in Iran.
Il merito — a mio avviso — di Trump è provare a scuotere l’Occidente, rispolverando la nostra missione civilizzatrice che, nella Storia, è passata anche attraverso interventi militari difficili e spesso dolorosi, ma talvolta imprescindibili.

mercoledì 25 febbraio 2026

 Una rondine non fa primavera-

I falsi ben pensanti, nel tentativo di indebolire i temi oggetto del referendum, stanno richiamando il caso del poliziotto – presuntamente infedele – di Rogoredo.
Tuttavia, a fronte di un elenco molto ampio di appartenenti alle Forze dell’Ordine – Polizia e Carabinieri – e di cittadini che hanno reagito ad azioni criminali, non risultano condotte penalmente rilevanti che non rientrino, al più, in ipotesi discutibili di “eccesso” di legittima difesa, di adempimento del dovere o di uso legittimo delle armi.
Siamo dunque in presenza di decine di casi in cui servitori dello Stato sono stati sottoposti a procedimenti giudiziari spesso lunghi e gravosi, a fronte di un singolo episodio – ancora da accertare in via definitiva – di presunta infedeltà.
Ciò dimostra che le Forze dell’Ordine operano ordinariamente nell’interesse della sicurezza e del benessere collettivo e che, qualora emergano reali responsabilità individuali, gli strumenti di controllo e le garanzie dell’ordinamento sono in grado di intervenire con tempestività.
Diversamente, nell’ordine giudiziario si è dovuto attendere lo scandalo Palamara per assistere all’irrogazione di sanzioni che molti hanno ritenuto marginali e che, secondo diverse analisi, non hanno inciso in modo sostanziale sugli assetti successivi.
Il caso di Rogoredo, isolato ed eccezionale – sempre che venga accertata una responsabilità oltre ogni ragionevole dubbio – non può dunque essere assunto a pretesto per contestare il “Sì” al referendum, che rappresenta una scelta di equilibrio e buon senso.
Allo stesso modo, non dovrebbe costituire motivo per rinunciare all’istituzione di uno scudo penale a tutela delle Forze dell’Ordine, così da consentire loro di operare con serenità nell’interesse della sicurezza pubblica, senza il timore di essere trasformati in imputati o indagati per un presunto “eccesso” nell’adempimento del dovere.
Sempre con le Forze dell'Ordine!!

martedì 24 febbraio 2026

 Olimpiadi Milano Cortina 2026: il trionfo dell'Italia del SI'-

Terminate con una cerimonia di chiusura all'Arena di Verona, ambiente che ne ha moltiplicato la suggestione, i bilanci sono tutti positivi.
La ragione delle Olimpiadi è lo sport, la disciplina agonistica e l'Italia ha polverizzato il record di medaglie, assai datato: Lillehammer 1994, passando l'asticella che dovrà essere l'obiettivo fra quattro anni, da 20 a 30, in ben dieci discipline differenti, con 10 medaglie d'oro.
Ma non meno importanti sono stati i successi di contorno.
Dalle due cerimonie, di apertura e chiusura, che hanno impartito una lezione di eleganza, stile e cultura alle devastanti e devianti cerimonie di Parigi 2024, al bilancio finanziario che ha fatto delle Olimpiadi anche un traino turistico ed economico.
Una organizzazione perfetta, difficilmente superabile, che si è dimostrata pronta a immediati interventi in caso di incidenti agli atleti, assistiti e curati al meglio come dimostra il pubblico riconoscimento di Lindsey Vonn.
Strutture adeguate, capienti e funzionali, oltre ad alloggi degli atleti che, accantonate le pruderie ecologiste di Parigi 2024, hanno offerto stanze confortevoli adatte al riposo di chi deve dare il massimo in pista e che, nel caso di Milano, dal prossimo anno diventeranno un grande studentato, con 1700 posti, a prezzi contenuti.
Non a caso il comitato olimpico ha conferito all'Italia, in persona di Mattarella e della Meloni, la sua più alta onorificenza, l'Ordine Olimpico in oro e non dimentichiamo che ai ministri Abodi, Giorgetti e Salvini è stata conferita la seconda onorificenza, l'Ordine Olimpico in argento.
E' la vittoria, completa, dell'Italia del SI', degli Italiani che fanno, che non scappano dalle responsabilità, che si proiettano nel futuro, che guardano al progresso, che hanno fiducia nelle proprie capacità.
E' la disfatta dei malpancisti, dei malmostosi, dei no a tutto: no tav, no tap, no Olimpiadi, no riforme, il cui scopo nella vita è sfruttare il lavoro altrui senza mai portare un contributo positivo.
Si parla di candidatura per Roma nel 2040: il successo dell'Italia del SI' e i risultati che si portano sul tavolo saranno la carta più importante perchè le altre nazioni del comitato olimpico possano considerare con favore tale candidatura.

mercoledì 18 febbraio 2026

 Le opposizioni si uniscono solo contro l'Interesse Nazionale-

Giovedì ci sarà la prima riunione effettiva del Consiglio di Pace e l'Italia è invitata come osservatore, non potendo aderire perchè gli Azzeccagarbugli, sempre anti Italiani, brandiscono una riga di un articolo della costituzione scritta 80 anni fa, dopo aver perso una guerra e quando eravamo ancora sotto occupazione delle truppe straniere, interpretandola in modo rigido e tafazziano.
Quella riga dice che noi possiamo rinunciare a pezzi della nostra Sovranità in ambito di organizzazioni internazionali che siano costituite su base di parità.
E il Consiglio è una (geniale) invenzione di Trump che, preso atto della dannosità dell'onu, cerca di trovare altre strade per garantire quei principi che l'onu non è in grado di garantire.
L'invito all'Italia è un onore e un riconoscimento e se fosse arrivato con Renzi o Calenda presidenti del consiglio, quelli, invece di una sprezzante risoluzione contraria, avrebbero gonfiato il petto come tacchini a Natale.
Al momento in cui scrivo non so chi, tra i nostri ministri, andrà alla riunione, ma credo che se ci saranno capi di stato e di governo, non potrà esimersi la Meloni in persona.
Il Consiglio di Pace può essere un abbozzo di quel che sarà il nuovo ordine mondiale, perchè un nuovo ordine mondiale ci sarà ed è nell'Interesse Nazionale esserci, partecipare, in prima persona e non delegando una improbabile struttura che fa capo a politici di secondo piano come la Von der Leyen e la Kallas o a capi di stato e di governo in crisi di consenso al loro stesso interno come Macron, Starmer e lo stesso Merz.