venerdì 3 aprile 2026

 Da Reagan a Trump: il punto di caduta è Sigonella-

Trump ha ragione.
Lo scrivo subito, così chiarisco ogni dubbio sulla mia posizione — probabilmente minoritaria, sia in Italia sia nel Centrodestra. Ma spesso sono proprio le minoranze ad avere lo sguardo più lungo, perché meno condizionate da interessi immediati.
Oggi fare antiamericanismo in Italia è diventato quasi uno sport.
Lo fa una certa sinistra, che non ha mai perdonato agli Stati Uniti di aver impedito all’Europa occidentale di vivere la “splendida” stagione del blocco sovietico.
Ma lo fa anche una parte della destra, che ancora non ha digerito il ruolo americano nel 1943-45 e le conseguenze politiche che ne sono derivate.
Eppure Trump ha ragione.
E forse non è un caso che a cercare di risvegliare lo spirito dell’Occidente — non unito artificialmente, ma forte nelle sue singole nazioni — sia un ottantenne americano, che ricorda bene cosa fosse quello splendore oggi così appannato.
Uno che prova, giustamente, a scuoterci dal torpore e da quel buonismo paralizzante che impedisce decisioni rapide ed efficaci.
Trump ha ragione quando ci ricorda una verità semplice:
lo stretto di Hormuz è un interesse nostro, non loro.
Gli Stati Uniti hanno energia in abbondanza. Noi no.
Se quella rotta si chiude, il problema è europeo.
E quindi siamo noi che dobbiamo muoverci.
Così come siamo noi ad avere tutto l’interesse a non lasciare il Medio Oriente in mano al terrorismo.
E poi c’è Sigonella.
Negare anche solo un atterraggio — proprio lì, a Sigonella — ha un peso simbolico enorme.
Un nome che già richiama una pagina controversa, quando Bettino Craxi scelse di non consegnare terroristi palestinesi agli Stati Uniti.
Oggi quella scelta si ripresenta, sotto forme diverse.
E questo, da italiano, mi delude.
Ma da uomo di destra, mi preoccupa ancora di più.
Perché non si tratta più di criticare la sinistra — da cui certe posizioni me le aspetto.
Qui parliamo di un governo di destra.
E allora il problema diventa politico, serio.
Perché, se queste sono le premesse, la prossima volta scegliere chi votare sarà ancora una volta un esercizio amaro:
turarsi il naso e votare il male minore, nel tentativo di evitare quello che considero un male peggiore.

giovedì 2 aprile 2026

 La nostra razza destinata a soccombere?-

Italia fuori dal mondiale: sono passati gli stranieri
La sconfitta dell'Italia non sorprende.
Non possiamo vivere nei ricordi. Se le società, con slalom tra i paletti, "scoperte" di avi italiani, oriundi, cittadinanze facili, troppo facili, fanno giocare tutti stranieri, fino al Como che di italiano ha ormai solo i tifosi, come possiamo pensare che possano emergere dei giocatori validi tra cui poter scegliere come era in passato, nelle tante rivalità ?
E se persino le giovanili sono imbottite di stranieri, togliendo spazio ai giovani italiani unicamente perché gli stranieri costano poco, come si ricostruisce un movimento calcistico nazionale ?
Non credo che i 58 milioni di commissari tecnici che ci sono in Italia avrebbero convocato giocatori tanto diversi da quelli chiamati da Gattuso e, prima di lui, da Spalletti, perché non sono i migliori, sono gli unici.
Pensate solo ai portieri.
I nostri erano i migliori in assoluto.
Adesso metà serie A ha portieri stranieri.
E non serve chiedere le dimissioni di Gravina.
Possono dimettersi tutti, ma se non si tornerà a porre dei limiti alla presenza in campo, contemporanea, di più tre stranieri, non si ricostruirà mai nulla.
Ancora una volta, sembra destino, ma è così: l'unione europea fa solo danni.


domenica 29 marzo 2026

 Il mondo sopravvive benissimo allo sciopero dei giornalisti. Anzi, sembra quasi più rilassato. 🌍

Avete notato anche voi facce più sorridenti in giro? Forse perché, senza il bombardamento di "visioni apocalittiche" e opinioni personali travestite da notizie, si respira meglio.
Oggi la caccia all'audience spinge a caricare ogni fatto di significati millenaristici, dimenticando la funzione essenziale: fornire la notizia pura e semplice. Per i dettagli tecnici (la caldaia a Palermo o il fatto di cronaca a Bologna) ormai basta la rete capillare degli utenti, che informa senza troppi fronzoli.
C'è poi il paradosso della categoria: rivendicare autonomia assoluta dall'editore che paga lo stipendio, pretendendo però che sia lo Stato (cioè noi) a coprire le perdite di un prodotto che spesso non attrae più il pubblico. Se poi guardiamo alla protesta, emerge una contraddizione: si chiedono compensi sempre più alti, ma allo stesso tempo si rivendica indipendenza totale rispetto a chi paga.
Ma può funzionare così?
Il punto è semplice: ai giornalisti chiediamo di raccogliere i fatti. All'interpretarli secondo le nostre idee, ci pensiamo benissimo da soli. ✍️
Lo sciopero dei giornalisti ci ricorda una verità scomoda: se un prodotto non piace e non vende, non dovrebbe essere la collettività a tenerlo in vita.
Vi manca l’informazione "ufficiale" quando incrociano le braccia?
Mangiamoci una fetta di Colomba....

martedì 24 marzo 2026

 Ma davvero vogliamo far finta di niente? Qui non siamo più alla tragicommedia. Siamo al teatro dell’assurdo.

Dopo anni passati a riempirci la bocca con le battaglie di Silvio Berlusconi, riusciamo nell’impresa storica: farci bocciare la separazione delle carriere… dai nostri stessi elettori. Un capolavoro. Davvero.

Quasi il 18% di voti azzurri per il No. Ma di cosa stiamo parlando? O non abbiamo spiegato nulla, oppure – ed è peggio – non ci crede più nessuno, nemmeno a casa nostra. Avanti coi saltimbanco della malora, di gente che fa solo i Cazzi suoi e niente nei territori per la militanza ed i veri Forzisti.

E allora via con il solito circo: il capro espiatorio di turno diventa Giorgio Mulè. Che avrà pure fatto il fenomeno in tv, ma se sul territorio non si vede nessuno e dico nessuno o pochi valorosi, puoi anche vincere tutte le risse a Piazzapulita… e perdere il Paese reale.

Poi ci raccontano che è colpa degli alleati, di Via Arenula, degli “scivoloni”. Certo, comodo. Peccato che quando un partito spende soldi pubblici, mobilita la famiglia, che magari dovrebbe starsene zitta, si sbandiera una riforma come identitaria… e poi prende una sberla in casa propria, il problema è politico. E sta tutto dentro.

E arriviamo al punto che nessuno vuole dire ad alta voce: la guida di Antonio Tajani. Perché qui non è questione di galateo istituzionale o di standing internazionale. Qui manca la linea, manca il fuoco, manca l’anima.

E mi dispiace dirlo, ma la leadership di Antonio Tajani oggi non può più essere considerata intoccabile. Non perché servano processi sommari, ma perché servirebbe finalmente una guida politica forte, riconoscibile, capace di parlare alla nostra gente senza ambiguità.

 

Forza Italia era un’altra cosa. Era coraggio, era identità, era leadership. Oggi sembra un comitato che prende appunti mentre gli altri decidono.

E la cosa più amara? Che mentre noi litighiamo e cerchiamo alibi, il sogno berlusconiano viene archiviato… non dagli avversari, ma da noi stessi.

Altro che fuoco amico: qui ci stiamo bombardando da soli. E con una precisione che nemmeno i nostri avversari avevano mai avuto.