giovedì 3 settembre 2026

 Il Consiglio Regionale del Veneto ha approvato la legge di iniziativa popolare (promossa dall'Associazione Luca Coscioni) sul suicidio medicalmente assistito con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astenuti. Un esito storico che rende il Veneto la prima Regione a guida centrodestra in Italia a dotarsi di questo provvedimento.

Ma al di là del tema etico, sul quale ognuno è libero di avere la propria posizione, c'è un dato politico che non può essere ignorato.

LA MAGGIORANZA DI CENTRODESTRA SI È SPACCATA

 

Il voto ha evidenziato profonde fratture ideologiche e strategiche sia nella maggioranza di centrodestra che nelle singole forze politiche:

  • Lega e Sinistra insieme per il Sì: Sotto la spinta e l'aperta condivisione di Luca Zaia e dell'ala legata alla sua linea, l'ampia maggioranza della Lega e della lista Zaia Presidente ha unito i propri voti a quelli di PD, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra e gruppi civici d'opposizione. Per il Carroccio locale la scelta è stata rivendicata come "un atto di libertà e di civiltà" basato sul rispetto delle decisioni individuali nelle sofferenze estreme.
  • La posizione di Forza Italia e del gruppo misto: Mentre a livello nazionale il partito di Tajani sostiene l'incompetenza delle Regioni sulla materia, in aula si è registrato un quadro variegato: la maggior parte della delegazione azzurra ha optato per l'astensione strategica, affiancata da consiglieri "transfughi" o passati di recente tra le fila di FI da altre liste (i cosiddetti "saltimbanchi" o trasformisti dell'Aula), che in diversi casi hanno votato a favore in aperto contropiede rispetto alle direttive nazionali.
  • Fratelli d'Italia e Futuro Nazionale al No convinto: FdI e la formazione di Futuro Nazionale hanno votato in modo compatto contro il provvedimento. Per l'ala conservatrice della coalizione, la vita non è un bene disponibile e le istituzioni devono investire sul potenziamento delle cure palliative e dell'assistenza, piuttosto che codificare percorsi di fine vita.

Le complicazioni attuative: QUESTA NON È UNA "LEGGE NAZIONALE SUL FINE VITA"

Ed è forse questo l'aspetto che merita maggiore attenzione.

 

L'attuazione pratica della legge veneta si scontra con una serie di rigidità giuridiche e operative legate all'assenza di un quadro nazionale:

  • I limiti di competenza legislativa: Una Regione può normare soltanto gli aspetti organizzativi e procedurali del Servizio Sanitario Regionale (tempi di risposta, istituzione dei comitati etici, reperibilità dei farmaci). Non può invece intervenire sui profili di diritto penale (art. 580 c.p. sull'istigazione o aiuto al suicidio) né definire la nozione legale dei diritti della persona.
  • L'effetto "patchwork" sanitario: Senza una legge dello Stato, l'accesso al suicidio assistito varia a seconda della regione di residenza. Se il Veneto stabilisce tempi certi e percorsi trasparenti per le verifiche sanitarie, nelle regioni limitrofe i pazienti rimangono bloccati nelle pieghe delle burocrazie sanitarie e dei cavilli giudiziari.
  • Il rischio di ricorso del Governo: Trattandosi di materie eticamente sensibili e al confine tra Sanità e Giustizia, la legge approvata rischia un'impugnazione dinanzi alla Corte Costituzionale da parte del Governo centrale per eccesso di competenza.
  • L'obiezione di coscienza e l'organizzazione clinica: Resta complessa la gestione concreta nei reparti: il personale sanitario mantiene il pieno diritto all'obiezione di coscienza, costringendo le Il voto sul fine vita: il centrodestra veneto si spacca. E la Lega sceglie di votare con la sinistra

Un voto destinato a lasciare una traccia politica importante

mercoledì 19 agosto 2026

 Nessuno vuole più in casa propria i clandestini-

Appare evidente che, dopo la sbornia di buonismo ignorante e autolesionista, nessuno più voglia a casa propria i clandestini e neppure gli immigrati regolari che delinquono.
Se consideriamo la Spagna, che ha regalato permessi di soggiorno con il retropensiero di vederli sciamare oltre i propri confini (a dimostrazione che il concetto di unione europea esiste solo nei termini di essere europei solo quando si incassa, scaricando sul prossimo gli oneri in una riedizione del vecchio detto di privatizzare i profitti e socializzare le perdite), la Germania che sta rispedendo a casa gli Afghani (e non mi sembra che a Kabul splendano democrazia e rispetto del prossimo) e prova a rimandare a casa nostra i clandestini sbarcati (o fatti sbarcare) in Italia, ma rifiutando di conteggiare i 22.513 clandestini scaricati in Italia dalle ong battenti bandiera tedesca, vediamo come la sospensione di Schengen con la Spagna da parte dell'Italia, ottimamente confermata dopo il 15 agosto, non sia che il minimo sindacale.
Mi piacerebbe il Governo facesse di più, ma mi rendo conto che con il fiato sul collo di Mattarella e dei magistrati cui non va bene neppure l'avallo europeo per i rimpatri e gli hub in Albania, la Meloni debba muoversi con cautela, per ottenere il pur minimo risultato con il massimo sforzo, nella convinzione che, con il tempo, sempre più Italiani si convincano della necessità di una azione decisa e definitiva per risolvere il problema e, quando avverrà, non ci saranno Mattarella nè magistrati che tengano.
Il dato, comunque, significativo è che anche nell'Europa del nord sta facendo breccia la linea Italiana che porterebbe gli stati dell'unione a reagire dopo anni passati a subire, quando non ad applaudire, all'invasione.
Ci si sta rendendo conto che l'invasione è un danno per tutti e vedo con piacere che alcune testate giornalistiche rilanciano il romanzo di Jean Raspail Il Campo dei Santi, la cui lettura è vivamente consigliata, considerando la preveggenza dimostrata dall'autore già nel 1973, ancor prima del famoso discorso, anche questo da rilanciare, del Cardinale Biffi sull'immigrazione del 2000

Il passo per cui, invece di cercare di liberarsi dei clandestini scaricandoli al proprio vicino europeo, li si rimandi, con una politica comune, nella loro nazione di provenienza o di partenza e, nel contempo, si chiudano le frontiere usando quella forza che, almeno sul piano difensivo dei confini, non si dovrebbe avere alcuna remora ad utilizzare.

lunedì 10 agosto 2026

 Unione Europea? Meglio soli che male accompagnati! 🇮🇹🇪🇺 -

L'Unione Europea di oggi ha del tutto tradito l'idea originaria di un mercato comune basato sulla sovranità nazionale e sulla libera circolazione di merci e persone. Che cosa ne resta? Una burocrazia che ci penalizza continuamente su ogni fronte.
Guardiamo i fatti:
Germania e Francia: Berlino spinge per rispedirci i clandestini arrivati negli anni passati e solo transitati in Italia, mentre la Francia di Macron continua a respingere e scaricare a forza i migranti oltre il nostro confine con la gendarmeria.
La Spagna di Sánchez: Sostiene e protegge le ONG battenti bandiera spagnola (come Open Arms) che scaricano gli sbarchi in Italia anziché nei loro porti, il tutto mentre la Spagna continua a essere un beneficiario netto dei fondi UE.
Il paradosso dei contributi: L'Italia è storicamente un contribuente netto (versa all'UE molto più di quanto riceve back), mentre finanziando il bilancio comunitario finiamo per pagare il conto anche a chi ci attacca politicizzando la gestione dei confini.
Le rigidità degli altri Paesi: Dai "falchi" del nord pronti a fare i maestrini sui nostri conti, fino a chi impone folli direttive "verdi" che generano solo costi per le nostre imprese, o chi punta a tagliare i fondi all'agricoltura italiana e del Sud Europa.
La qualità della vita di una Nazione si basa sulla produzione e sulla sovranità, non sull'innalzare artificialmente chi produce meno a spese altrui.
È ora di prenderne atto: questo modello di UE non funziona. Prima torneremo all'Europa dei Popoli e delle Nazioni, capace di difendere la sovranità, la civiltà e l'interesse dei propri cittadini, prima l'Italia tornerà a camminare a testa alta.

domenica 9 agosto 2026

 LA MELONI SARÀ PER SANCHEZ QUEL CHE LA THATCHER FU PER GALTIERI? -

Come tutti i leader politici in grave difficoltà e privi delle capacità necessarie, Sanchez — sommerso da crisi di consenso, inchieste e condanne che sfiorano la sua famiglia e il suo partito — tenta la solita vecchia strategia: indicare al popolo un nemico esterno per distogliere l'attenzione dai propri scandali.
Non è il primo nella Storia e non sarà l'ultimo. Ma questa tattica non ha mai portato bene. 💡
1974 - Grecia: Il colonnello Papadopoulos cercò di spostare l'attenzione dei greci occupando Cipro. Risultato? L'intervento della Turchia, la perdita di un terzo dell'isola e la caduta della giunta militare, finita sotto processo e in carcere.
1982 - Argentina: Il Generale Galtieri, per distrarre gli argentini da miseria e violenze, mandò le sue truppe a occupare le Isole Falkland. Trovò sulla sua strada Margaret Thatcher, che si riprese le isole manu militari, provocando il crollo del regime e il ritorno della democrazia.
Oggi Sanchez ha gli stessi identici problemi di credibilità e corruzione. La Meloni sarà per lui ciò che la Thatcher è stata per Galtieri.
La Storia, del resto, ci ricorda come la Spagna si contendesse l'Italia con la Francia depredandola, spesso con la complicità di "signorotti" e poteri locali che, pur di non avere un'Italia unita, preferivano spalancare le porte alle truppe straniere.
Oggi assistiamo al medesimo spettacolo con i cattocomunisti di casa nostra: da Schlein a Conte, tutti pronti a schierarsi con lo "straniero" Sanchez solo per odio ideologico. Dimenticano che il Benessere e la Sicurezza della nostra Nazione non hanno colore politico: o siamo tutti al sicuro, o siamo tutti in pericolo.
Ma di quale "Europa unita" parliamo se i nostri presunti "alleati" dovrebbero essere i Sanchez o i Macron?
Se stare in Europa significa doversi guardare costantemente le spalle da personaggi del genere, meglio fare da soli. In Italia abbiamo tutto e di meglio rispetto a Francia e Spagna. Come recita la saggezza millenaria del nostro Popolo: meglio soli che male accompagnati. 🇮🇹