domenica 2 agosto 2026

 FINE VITA: LA VITA È SACRA, MA NESSUNO DEVE ESSERE CONDANNATO A SOFFRIRE-

Il dibattito sul fine vita in Veneto: dove sta il confine della dignità umana?
Negli ultimi giorni si sta tornando a parlare con insistenza della proposta di legge sul fine vita sostenuta in Veneto. Emergono forti perplessità e timori legittimi su dove questa strada possa condurci, paventando il rischio di una deriva verso una cultura dello scarto o della banalizzazione della vita.
La vita, per me, rimane sacra e va difesa fino alla fine. Non credo che la risposta alla sofferenza di una persona gravemente malata debba essere quella di considerare la morte come una soluzione.
Ma proprio perché considero sacra la vita, credo anche che nessun essere umano debba essere lasciato solo davanti al dolore, alla sofferenza insopportabile e alla perdita totale della propria dignità.
La mia posizione su un tema così intimo e profondo, tuttavia, si fonda su un principio chiaro: la vita è sacra e inalienabile.
Allo stesso tempo, però, ritengo che il malato abbia il diritto sacrosanto di non soffrire invano quando la malattia arriva a uno stadio irreversibile e il dolore diventa intollerabile.
Non si tratta di promuovere la morte con leggerezza o di sostituirsi al valore della vita, ma di affrontare una realtà concreta:
1. Accanimento e dolore: Nessuno dovrebbe essere costretto a vivere in condizioni di sofferenza atroce quando la medicina non può più guarire, ma solo prolungare un'agonia.
2. Standardizzare e dare certezze: Regolare i tempi di risposta delle strutture sanitarie e garantire percorsi chiari significa non lasciare le famiglie nella solitudine, nella burocrazia o nella disperazione.
3. Cure palliative e rispetto della persona: Accompagnare la sofferenza significa potenziare le cure palliative, ma anche rispettare la libertà di coscienza di fronte a casi limite stabiliti già dalla Corte Costituzionale.
E se davvero vogliamo una società civile, dobbiamo essere capaci di stare accanto a chi soffre anche quando non possiamo più guarirlo.
La vita va difesa.
La sofferenza va combattuta.
La dignità della persona va sempre messa al primo posto.
Per chi, come me, crede profondamente nella sacralità della vita, ascoltare le storie di lancinante dolore di chi soffre non significa tradire i propri valori, ma declinarli con compassione, empatia e dignità.
Tutelare la vita significa anche tutelarne la dignità nell'ora più difficile.



venerdì 31 luglio 2026

 IL RIARMO È NECESSARIO: SULLA DIFESA SERVE REALISMO, NON IDEOLOGIA-

Sulla questione del fondo "SAFE" mi sembra che il Centrodestra si stia incartando sul nulla.
La domanda a cui rispondere è una sola: oggi l’Italia è in grado di difendersi in caso di un attacco da parte di un nemico esterno (come ad esempio l'Iran)?
La risposta, purtroppo, è NO.
Abbiamo Forze Armate composte da ottimi professionisti, ma pensate per una guerra di tipo tradizionale. Se un esercito invasore provasse a occupare il nostro territorio a terra, probabilmente saremmo in grado di contenerlo — anche se reintrodurre la leva obbligatoria per creare una riserva strategica sarebbe quantomeno opportuno, visto che nelle guerre d'usura contano anche i numeri.
Ma i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente ci insegnano una realtà ben diversa: oggi le guerre si combattono prima di tutto con tecnologia, droni e missili.
Se venissimo attaccati con queste modalità, avremmo i sistemi per evitare distruzioni immani? Potremmo rispondere con adeguata efficacia?
La risposta è ancora una volta NO.
Per questo è fondamentale e corretto aumentare con gradualità la spesa per la Difesa, acquistando sia armi tradizionali sia tecnologie avanzate, difensive e offensive.
Ma con quali soldi?
Se i miliardi dell'UE tramite il SAFE sono prestiti condizionati a tassi variabili, allora ha ragione la Lega: lasciamoli dove sono, evitiamo di indebitarci solo per fare un favore a Bruxelles.
Se invece fossero contributi a fondo perduto (sullo stile PNRR), andrebbero presi subito.
L'alternativa vera e sostenibile esiste: emissione di titoli di Stato dedicati a lunga scadenza. È sempre debito pubblico, certo, ma con un grande vantaggio: gli interessi restano all'interno della Nazione, pagati a cittadini e imprese italiane che investono nella sicurezza del proprio Paese.
Accedere al fondo SAFE solo per fare un favore (costosissimo) all'Unione Europea non ha alcun senso. La priorità deve essere la vera difesa dell'Italia.



domenica 26 luglio 2026

 Meno analisi e previsioni, più azioni concrete-

I notiziari sono pieni delle analisi di questo o quel centro studi di organismi vari e delle organizzazioni sovranazionali, tutti concordi nell'alimentare ansia sul prezzo del petrolio.
In un Mercato Libero, se un prodotto scarseggia, il suo prezzo aumenta.
E' una regola semplicissima.
Invece di dire l'ovvio con conseguenze negative per lo stato d'animo delle persone che poi si riverbera nelle scelte economiche, perchè non ci dicono come fare per aumentare la disponibilità di un prodotto (il petrolio) di cui c'è abbondanza ?
Perchè non sanno cosa proporre oltre alla sterile e inconcludente aspirazione alla "pace" (magari, ma su quali basi ? ) e ad una generica indicazione sulle fonti alternative che, però non risolverebbero il problema perchè non sono sufficienti a coprire la richiesta nè, tantomeno, la potenza e il rendimento delle fonti fossili.
Tutti quelli che parlano, sanno però benissimo che il problema, il tappo, è il regime degli ayatollah con le sue metastasi Houthy, Hetzbollah e Hamas. vanno abbattuti!
Però si guardano bene dal sollecitare i governi occidentali a scendere dal pero e stringere una alleanza con gli stati del golfo, per affiancare Stati Uniti e Israele nell'eliminare in modo radicalmente definitivo il tappo iraniano.
Solo in tal modo il petrolio tornerebbe ad affluire in modo costante, abbondante e con un benefico effetto sui prezzi.
Ogni altra soluzione, manterrebbe sospesa sull'economia mondiale la spada di Damocle di un nuovo ricatto degli ayatollah, con un qualunque pretesto.

venerdì 24 luglio 2026

 Accise, prezzi, petrolio e dintorni: la solita commedia dei doppi pesi-

Siamo all'ennesimo "ballo di San Vito" sull'aumento dei carburanti-
Facciamo un breve ripasso:
Con il Governo Draghi, la benzina era schizzata stabilmente sopra i 2 euro al litro nonostante la riduzione temporanea delle accise. Eppure, nessuno osava fiatare o sollecitare il "Fenomeno".
Con il Governo attuale, il Mercato ha vissuto le sue naturali oscillazioni: petrolio e derivati hanno registrato puntualmente rialzi e ribassi.
La differenza? Tutta politica e mediatica.
Quando il prezzo sale, assistiamo all'immancabile agitazione isterica di una pletora di personaggi, associazioni e partiti che non aspettano altro che un pretesto per dare segnali di vita. Quando poi l'aumento rientra — perché così decreta il Mercato — cala puntualmente il silenzio.
Il risultato di questo meccanismo è perverso: all'osservatore distratto arrivano solo gli ululati dei rincari, dando l'illusione di un aumento perpetuo. Ma se fosse davvero così, oggi saremmo ben oltre i tre euro al litro, non sempre a cavallo dei due.
Quale sarebbe la strada maestra?
Abolire le accise, tutte e per sempre.
Ma una scelta del genere richiederebbe tagli di spesa drastici e coraggiosi. Bisognerebbe recidere i finanziamenti a fondo perduto:
Zero contributi a chi gestisce il business dei clandestini;
Stop ai fondi a pioggia per il cinema e i giornali;
Taglio a tutte le iniziative assistenziali che non portano alcun ritorno economico.
Una via oggi impraticabile, proprio perché una stampa schierata non ne spiegherebbe la bontà, ma scatenerebbe l'ennesima campagna di propaganda. E così ci troviamo costretti ad affrontare gli aumenti in attesa dei successivi cali, sapendo che le oscillazioni non dipendono dal nostro Governo, ma da un contesto internazionale incancrenito.
La vera geopolitica del prezzo del carburante
Se proprio vogliamo muovere una critica al Governo, è quella di non agire con maggior decisione sul piano internazionale al fianco di alleati chiave come Stati Uniti ed Israele per accelerare la fine dei conflitti.
Cosa si potrebbe fare?
Mettere a disposizione le nostre basi senza restrizioni geopolitiche.
Inviare risorse sul teatro di guerra per azzerare, insieme alle altre nazioni colpite, la minaccia Houthi nel Mar Rosso e garantire il regolare flusso del petrolio.
Lasciare liberi gli alleati di neutralizzare la minaccia iraniana.
Accelerare la fine delle ostilità farebbe crollare il costo dei carburanti alla radice, senza dover prosciugare il bilancio dello Stato con i tagli alle accise.
La domanda però sorge spontanea: se il Governo facesse una scelta così forte e pragmatica per abbassare i prezzi, chi oggi ulula per qualche centesimo in più alla pompa avrebbe il coraggio di sostenerla?