sabato 7 novembre 2026

 L'Occidente ha bisogno di una nuova Lepanto-

Leggo decine di interpretazioni sul voto di Midterm negli Stati Uniti, assieme a centinaia di consigli non richiesti, il più delle volte palesemente fraudolenti e provenienti da nemici giurati della Destra americana e internazionale.
E' la conseguenza dell'aver a disposizione, tutti, strumenti, per cui, tutti, ci trasformiamo in esperti tuttologi, quando, una volta, eravamo solo commissari tecnici della Nazionale.
La mia opinione è nota: la guerra non vinta con l'Iran perchè Trump non l'ha portata sino alle estreme conseguenze e (come già qualche settimana fa in Svezia) la concessione di cittadinanza e quindi diritto di voto a milioni di persone che, con la Civiltà occidentale, quindi con gli Stati Uniti, non hanno nulla a che spartire e non dovrebbero aver alcun diritto a mettere becco nelle decisioni amministrative e nel disporre di denari che non hanno contribuito a rendere disponibili.
Che la coscienza del rischio per l'economia degli Stati Uniti e quindi di tutto l'Occidente derivi dall'affidare le chiavi del potere a chi, letteralmente, è scappato da casa, lo si vede con la reazione della borsa.
Sono peraltro convinto che la reazione possa essere superata quando i Mercati si accorgeranno che, per almeno altri due anni, il pallino resta nelle mani di Trump che, dal canto suo, deve abbandonare gli atteggiamenti ondivaghi e percorrere una strada fino in fondo.
Ma la Destra deve darsi una mossa, senza tanti piagnistei, nella consapevolezza che se l'immigrazione, ormai, ha inquinato e modificato l'essenza stessa della democrazia di tutto l'Occidente, resta una potenziale maggioranza di chi questo Occidente ha costruito nei secoli e che è pur sempre erede di chi questi Valori ha saputo diffondere nel mondo.

venerdì 6 novembre 2026

 Terme in stallo?... quando la politica guarda allo specchio e i cittadini restano a guardare-

Si avvicina la stagione delle scelte amministrative per il futuro del nostro bacino termale, ma guardando alla scacchiera politica di Abano e Montegrotto sembra di assistere a un copione già scritto, logoro e slegato dai veri bisogni del territorio.

Da un lato c’è un centrodestra ( aponense che sanpietrino) cronicamente frammentato. Ostaggio di personalismi sterili, della logica del "chi è più puro" o del "chi è più bello", dove le antipatie personali e i piccoli orticelli contano più della visione d’insieme. Risultato? Ci si divide, ci si fa la guerra in casa e, come sempre, alla fine si regala la vittoria agli avversari su un piatto d'argento. Al momento “Manca” una leadership forte in grado di aggregare e non abbia paura di certo tessuto obsoleto del territorio, manca la capacità di fare sintesi e, soprattutto, manca il coraggio di mettere da parte gli ego.

Dall'altro lato troviamo un centrosinistra che governa da anni ma che, a conti fatti, fatica a imprimere una svolta di concretezza. Amministrazioni che galleggiano, forse per carenza di idee forti o per limiti oggettivi di alcuni rappresentanti, ma che continuano a vincere. E vincono — diciamoci la verità — non certo per meriti straordinari o per una straordinaria capacità amministrativa, ma unicamente per demerito e divisione degli avversari. Tanti piccoli rivali che non propongono, ma criticano e denigrano, cosa più facile ma che maschera la loro poca volontà.

#ForzaTerme




giovedì 5 novembre 2026

 A differenza di Tajani — che oggi prende le distanze e smentisce la sua simpatia per Trump dopo averlo a lungo lodato — io non cambio idea a seconda di come soffia il vento.

Rimango fermamente trumpiano. Certo, con la massima onestà bisogna ammettere che qualche scivolone o qualche cavolata in meno si poteva evitare. Ma la sostanza non cambia: piaccia o no ai soliti benpensanti, oggi Trump e Putin rappresentano gli unici veri baluardi a difesa dei valori e dell'identità dell'Occidente di fronte all'avanzata della consorteria islamica.

La coerenza prima di tutto

martedì 3 novembre 2026

 

Il grande inganno del Politicamente Corretto: quando le parole cambiano, ma le intenzioni no

Negli ultimi anni stiamo assistendo a una vera e propria eufemizzazione del linguaggio quotidiano. Termini, modi di dire e parole che per generazioni sono stati usati nel parlato comune senza alcuna malizia o intento discriminatorio sono diventati improvvisamente dei tabù.

Oggi basta pronunciare un’espressione usata per decenni per ritrovarsi additati come insensibili o retrogradi. Ma stiamo davvero migliorando la società o stiamo solo giocando a un grande gioco di finzione?

Esempi concreti: quando l'uso quotidiano diventa "eresia"

Basta guardare a cosa succede nella lingua di tutti i giorni per rendersi conto di questo cambio di rotta:

  • Da "Spazzino" o "Bidello" a "Operatore Ecologico" e "Collaboratore Scolastico": Termini storici che identificavano mestieri dignitosi e fondamentali sono stati sostituiti con circonlocuzioni burocratiche, come se la parola originale contenesse una vergogna implicita che in realtà non è mai esistita.
  • Da "Cieco" o "Sordo" a "Non vedente" o "Diversamente abile": Parole descrittive semplici sono diventate verbi proibiti. Si preferisce la negazione (non vedente) o il perifrasico morale (diversamente abile) al sostantivo diretto, trattando la disabilità come un segreto da nascondere dietro un velo di eufemismo.
  • L'effetto "Master/Slave" nella tecnologia e nei mestieri: Anche nel mondo del lavoro e del software, termini come master/slave (nel gergo informatico) o perfino masterclass vengono talvolta messi sotto accusa per ipotetici rinvii al passato, trasformando gerghi tecnici neutrali in presunti reati d'opinione.
  • La caccia all'aggettivo nei modi di dire: Frasi innocue o idiomatiche radicate nella cultura popolare vengono oggi sezionate alla ricerca di ipotetici pregiudizi inconsci, costringendo chi parla a un continuo "check" mentale prima di aprire bocca.
  • Negro, in Di colore
  • Diverso, in omossessuale e diversità di genere.

Ecc….

Le contraddizioni dell'eufemizzazione

Questa trasformazione del linguaggio mette in luce alcune profonde incongruenze:

  • Sostituire le parole non risolve i problemi: Cambiare un termine con un sinonimo percepito come più "morbido" non elimina la discriminazione né migliora la qualità della vita di chi la subisce. Una parola pulita non cancella i problemi reali.
  • Confusione tra forma e sostanza: L'attenzione si è spostata quasi interamente sulla forma (cosa diciamo) a scapito della sostanza (cosa facciamo e come ci comportiamo).
  • Il finto buonismo come facciata: Spesso l'inclusività verbale diventa una medaglia da esibire sui social o nelle comunicazioni pubbliche, consentendo di mostrare empatia a costo zero, senza compiere alcun reale sforzo di integrazione o rispetto.
  • Clima di autocensura: La paura costante di utilizzare il termine "sbagliato" blocca il dibattito genuino e crea un'atmosfera di diffidenza reciproca dove l'intenzione reale della persona passa in secondo piano.