giovedì 16 aprile 2026

 

Se si votasse oggi, farei fatica a mettere quella croce. 🗳

Fino a pochi giorni fa non avevo dubbi: sostenevo l'azione del Governo, pur con la naturale divergenza e ribrezzo sul sostegno a Zelensky. Ma gli ultimi sviluppi mi lasciano sbigottito. In pochi giorni, l'Esecutivo ha:

  • Preso le parti di Leone XIV come un Mattarella;
  • Criticato Trump come una Schlein;
  • Sospeso il memorandum con Israele come un Conte;
  • Negato i dragamine per lo stretto di Hormuz come un Bonelli o un Fratoianni.

Il segnale d'allarme definitivo? La solidarietà ricevuta dalla Schlein. Se ciò che fa il Centrodestra piace a chi canta "Bella Ciao", allora l'errore è del Governo.

Inseguire i sondaggi contro Trump per paura del "sentire comune" è un errore strategico: quel 20% che apprezza Trump è il cuore dell'elettorato di destra. Un elettorato che non accetta la "resa della Civiltà" evocata dalle parole politiche del Papa, giustamente richiamato dal Vicepresidente Vance.

La stampa e la sinistra vi fanno i complimenti? Preoccupatevi. Il mio voto? Dipenderà da ciò che farete da oggi in poi. Se sia un addio o un arrivederci, lo decideranno i fatti.

lunedì 13 aprile 2026

 La sconfitta del Premier ungherese Viktor Orban, dopo sedici anni di governo ininterrotto, induce a qualche riflessione-

Affetti da provincialismo acuto e, soprattutto, da interesse personale ad accreditarsi una vittoria, i cattocomunisti, dalla Schlein a Conte, da Renzi al duo Bonelli Fratoianni e tutte le altre frattaglie del campo largo, gongolano cercando di mettere il cappello sulla vittoria di Magyar.
Ma il partito di Magyar è iscritto al gruppo del PPE e sarebbe come se la Schlein e compagni gongolassero perchè in Italia la guida del Governo passasse da Salvini (al cui gruppo è iscritto Orban) a Tajani (dello stesso raggruppamento di Magyar), scomparendo i loro partiti dal parlamento.
Magyar poi, fino a due anni fa, ha ricoperto, per 14 anni, incarichi all'interno dell'amministrazione Orban e ne è uscito avvicinandosi all'unione europea.
Ma le elezioni in Ungheria mi fanno fare una ulteriore riflessione su quello che sembra essere un limite fisiologico nella durata di un governo, prima di dover passare la mano, probabilmente più per stanchezza e voglia di cambiare da parte degli elettori, che per un problema di gestione della cosa pubblica.
Sembra che tale limite possa essere collocato intorno ai quindici anni, anno più, anno meno.
Orban, come abbiamo visto, sedici anni di governo ininterrotto e non sappiamo se ci riproverà, magari riuscendoci, come ha fatto Benjamin Bibi Netanyahu che, due volte sconfitto, due volte si è ripreso la presidenza del governo di Israele, governando, dal 1996, per ora, per 19 anni su 30.
Sedici anni di governo in Germania anche per Kohl e la Merkel.
In Cile il Generale Augusto Pinochet governò dall'11 settembre 1973 all'11 marzo 1990, anche qui ricorrono i sedici anni.
Più difficile valutare l'impatto dove ci sono regole che eventualmente limitano i mandati come, ad esempio, negli Stati Uniti, dove, per evitare il ripetersi di presidenze come quella di Franklin Delano Roosevelt, eletto quattro volte, il suo successore Truman fece approvare un emendamento che limitava i mandati a due.
E l'Italia ?
Beh, il sistema italiano è funestato da una costituzione che non garantisce stabilità, nè continuità, per cui l'unico governo cui fare riferimento per una durata prolungata è quello di Benito Mussolini, dal 1922 al 1943.
Ed è interessante osservare che, superato ampiamente il limite dei 16 anni, dimostrando di avere un ampio consenso popolare, probabilmente sarebbe rimasto in carica ancora a lungo se, come scelse di fare il Caudillo Generalissimo Francisco Franco in Spagna, si fosse prudentemente tenuto fuori dalla guerra.
Per il futuro ... ai posteri l'ardua sentenza.

venerdì 10 aprile 2026

 L'Occidente si svegli o continueranno a prenderci a schiaffi-

Si vince una guerra quando il nemico capitola con una resa senza condizioni.
Ogni altra conclusione è un compromesso, non paritario, ma sempre un compromesso che non risolve mai definitivamente una questione.
E' quello che accade con l'Iran e accadrà in Ucraina.
Israele lo sa bene e quindi, d'accordo con Trump, ha, giustamente, escluso il Libano dall'accordo di tregua, perchè sa di dover rendere inoffensivi i terroristi di Hezbollah con le proprie forze, visto che l'esercito libanese non ha eseguito la sua parte della tregua di ottobre e neppure i caschi blu dell'onu hanno provveduto al loro compito, praticamente unico ed inutile da circa trenta anni, di disarmare i terroristi.
Ma lo sanno tutti che mantenere in Iran il regime degli ayatollah sarebbe una costante minaccia per i nostri commerci e la nostra sicurezza.
Eppure sembra che solo un ottantenne presidente degli Stati Uniti stia provando a disinnescare una minaccia che è rivolta più a noi europei che a loro americani.
In Italia, poi, i Cavalieri dell'Apocalisse, cioè coloro che prosperano sulla paura, la miseria, l'insicurezza, che sono l'humus sul quale coltivano il loro consenso vagheggiando miracolosi paradisi futuri, hanno decisamente preso le parti degli ayatollah.
Se guardiamo alla Storia, vediamo come le controversie internazionali, inframmezzate da guerra e pace, sono state una costante del cammino dell'Uomo, quindi non possiamo aspettarci la bacchetta magica e la realizzazione di quel mondo unito e pacificato che ci viene rappresentato non solo da presunti pacifisti, che, predicando solo in Occidente, sono tra i principali responsabili della politica rinunciataria quando non disfattista che prospera a casa nostra, ma anche dai romanzi e film di fantascienza che è, per l'appunto, solo e soltanto fantascienza.
Ma a me interessa l'oggi, la Sicurezza ed il Benessere che i nostri Padri ci hanno garantito e che noi, come spesso accade anche nelle migliori famiglie, stiamo disperdendo per pusillanimità, codardia, ignoranza, ignavia.
Se non ci ci sveglieremo, subito, intervenendo a difendere la via del petrolio, in prima persona, se continueremo a discutere del sesso degli angeli (oggi si chiama "diritto internazionale"), faremo la stessa, identica fine dei bizantini nel 1453.
E ce lo saremmo meritato (sia chiaro: non tutti, perchè quelli che oggi blaterano contro Trump si meritano al 100% di essere assoggettati ad una repubblica islamica, ma gli altri, no ma, purtroppo, i nostri destini sono indissolubilmente legati).


martedì 7 aprile 2026

 Ne' razionamenti, nè tasse: si liberi e si protegga la via del petrolio-

Leggo che, accentuando un clima già reso ansioso da una cronaca faziosa e disfattista della guerra contro gli ayatollah, i pusillanimi ministri e commissari della vecchia e debole Europa si stanno ingegnando, parlando a voce alta invece di riflettere su quello che dicono, a trovare soluzioni: ma solo quelle sbagliate, non sia mai che l'unione europea ne azzecchi una anche solo per caso.
Parlano di razionamento, senza considerare che porterebbe ad una riduzione non solo della produttività e dell'occupazione, ma anche della ricchezza globale delle nostre nazioni e si tradurrebbe tutto con un forte abbassamento del tenore di vita cui siamo abituati, come si ricorderà, tanto per avere una idea, dalle decisioni che furono assunte nel 2022 dal Fenomeno che, davanti alla decisione di non approvvigionarsi più dalla Russia credendo in tal modo di favorire la pace, rinunciando al condizionatore, non solo non ci fu (e non c'è, con l'unione europea che persevera stolidamente nell'errore) pace, ma oltre al condizionatore ci limitò anche il riscaldamento.
Cinque ministri, tra i quali, purtroppo, anche Giorgetti, hanno poi chiesto una tassazione straordinaria sui cosiddetti extraprofitti delle società energetiche che guadagnerebbero dall'aumento dei prezzi.
Ma, a parte il fatto che quelle società il petrolio lo comprano al prezzo di Mercato, non sono loro ad essere in guerra, ma registrano solamente l'andamento che è previsto dal rapporto domanda/offerta e se il prezzo aumenta, sono solo profitti, legittimi, che qualsiasi liberale non può che assoggettare ad una tassazione che non sia inventata al momento, perchè più conveniente per le avide e rapaci casse pubbliche, ma sia quella che viene applicata a tutte le imprese produttive nel momento in cui registrano utili.
Perchè sì, è vero, chi guadagna tanto può aiutare il prossimo, ma la beneficenza deve essere volontaria, non un prelievo forzoso.
Scartata purtroppo da tempo la soluzione naturale, che probabilmente non hanno neppure avuto il coraggio di prendere in esame, ma che i nostri Padri avrebbero perseguito subito, senza tante seghe mentali: garantire la libera e sicura circolazione nella via del petrolio, anche inviando le cannoniere a proteggere le navi commerciali e le flotte aeree a bombardare i siti degli aggressori.
L'unica soluzione degna di una Civiltà che non voglia sottomettersi alle prepotenze degli ayatollah.
E quando anche questa crisi finirà, ovviamente non per merito dell'unione europea, saranno pronti a sottomettersi al prossimo tirannello, in divisa, in tonaca o anche solo con un perizoma, che alzerà la voce, sicuro che nessuno ha più il fegato, da noi, di prenderlo a sberle.
Mandiamo la Marina a sbloccare la situazione...