domenica 29 marzo 2026

 Il mondo sopravvive benissimo allo sciopero dei giornalisti. Anzi, sembra quasi più rilassato. 🌍

Avete notato anche voi facce più sorridenti in giro? Forse perché, senza il bombardamento di "visioni apocalittiche" e opinioni personali travestite da notizie, si respira meglio.
Oggi la caccia all'audience spinge a caricare ogni fatto di significati millenaristici, dimenticando la funzione essenziale: fornire la notizia pura e semplice. Per i dettagli tecnici (la caldaia a Palermo o il fatto di cronaca a Bologna) ormai basta la rete capillare degli utenti, che informa senza troppi fronzoli.
C'è poi il paradosso della categoria: rivendicare autonomia assoluta dall'editore che paga lo stipendio, pretendendo però che sia lo Stato (cioè noi) a coprire le perdite di un prodotto che spesso non attrae più il pubblico. Se poi guardiamo alla protesta, emerge una contraddizione: si chiedono compensi sempre più alti, ma allo stesso tempo si rivendica indipendenza totale rispetto a chi paga.
Ma può funzionare così?
Il punto è semplice: ai giornalisti chiediamo di raccogliere i fatti. All'interpretarli secondo le nostre idee, ci pensiamo benissimo da soli. ✍️
Lo sciopero dei giornalisti ci ricorda una verità scomoda: se un prodotto non piace e non vende, non dovrebbe essere la collettività a tenerlo in vita.
Vi manca l’informazione "ufficiale" quando incrociano le braccia?
Mangiamoci una fetta di Colomba....

martedì 24 marzo 2026

 Ma davvero vogliamo far finta di niente? Qui non siamo più alla tragicommedia. Siamo al teatro dell’assurdo.

Dopo anni passati a riempirci la bocca con le battaglie di Silvio Berlusconi, riusciamo nell’impresa storica: farci bocciare la separazione delle carriere… dai nostri stessi elettori. Un capolavoro. Davvero.

Quasi il 18% di voti azzurri per il No. Ma di cosa stiamo parlando? O non abbiamo spiegato nulla, oppure – ed è peggio – non ci crede più nessuno, nemmeno a casa nostra. Avanti coi saltimbanco della malora, di gente che fa solo i Cazzi suoi e niente nei territori per la militanza ed i veri Forzisti.

E allora via con il solito circo: il capro espiatorio di turno diventa Giorgio Mulè. Che avrà pure fatto il fenomeno in tv, ma se sul territorio non si vede nessuno e dico nessuno o pochi valorosi, puoi anche vincere tutte le risse a Piazzapulita… e perdere il Paese reale.

Poi ci raccontano che è colpa degli alleati, di Via Arenula, degli “scivoloni”. Certo, comodo. Peccato che quando un partito spende soldi pubblici, mobilita la famiglia, che magari dovrebbe starsene zitta, si sbandiera una riforma come identitaria… e poi prende una sberla in casa propria, il problema è politico. E sta tutto dentro.

E arriviamo al punto che nessuno vuole dire ad alta voce: la guida di Antonio Tajani. Perché qui non è questione di galateo istituzionale o di standing internazionale. Qui manca la linea, manca il fuoco, manca l’anima.

E mi dispiace dirlo, ma la leadership di Antonio Tajani oggi non può più essere considerata intoccabile. Non perché servano processi sommari, ma perché servirebbe finalmente una guida politica forte, riconoscibile, capace di parlare alla nostra gente senza ambiguità.

 

Forza Italia era un’altra cosa. Era coraggio, era identità, era leadership. Oggi sembra un comitato che prende appunti mentre gli altri decidono.

E la cosa più amara? Che mentre noi litighiamo e cerchiamo alibi, il sogno berlusconiano viene archiviato… non dagli avversari, ma da noi stessi.

Altro che fuoco amico: qui ci stiamo bombardando da soli. E con una precisione che nemmeno i nostri avversari avevano mai avuto.

giovedì 19 marzo 2026

 SI' vota domenica e lunedì-

Come tanti, domenica andrò a votare (presto, come mia abitudine).
In questa campagna elettorale mi sono dovuto parzialmente ricredere.
Consideravo la Riforma Nordio un buffetto rispetto a quello che sarebbe necessario per riportare in carreggiata la giustizia italiana e non mi aspettavo la cagnara di ingiurie e falsità che hanno costellato la campagna di chi si oppone al SI'.
Pensavo che la giustizia in Italia potesse riappropriarsi della "G" maiuscola solo cambiando totalmente il personale che la amministra e sostituendolo con personale reclutato con un sistema profondamente diverso dal concorso per dipendenti pubblici.
Immaginavo un sistema che, già dal reclutamento, marcasse fortemente la separazione tra giudice e pubblica accusa e quello che mi piaceva (e piace) di più è quello americano, con il giudice scelto dal presidente/governatore e confermato a maggioranza qualificata dall'assemblea elettiva corrispondente alla sua giurisdizione e il procuratore eletto, per 4 anni negli Stati Uniti, sarebbe per 5 da noi, e che in quanto tale risponderebbe delle sue scelte al Popolo.
La Riforma Nordio non usa la ruspa, ma, evidentemente, fa paura al potere costituito delle correnti ideologiche dei magistrati, anche la semplice separazione, permanente, delle carriere, il sorteggio degli organi di autocontrollo e l'introduzione di una Corte Disciplinare che potrebbe persino sanzionare e far pagare (come capita a tutti i lavoratori) i magistrati che sbagliano.
Avrei votato SI' per la conferma anche se fosse stata la carezza che pensavo che fosse, perchè l'importante è cominciare a rinnovare, con il "benaltrismo" (ci vuol ben altro ... dovremmo occuparci di ben altro ... occorre ben altro ...) infatti si mantiene solo lo status quo.
Invece andrò a votare SI' più convinto e con una speranza in più che il cambiamento possa veramente essere vicino.


mercoledì 18 marzo 2026

 17 marzo 1861-

Il 17 marzo, si festeggia la Giornata forse meno considerata tra le date celebrative di qualche evento nazionale: la proclamazione dell'Unità d'Italia nel 1861.
Dopo la Seconda Guerra di Indipendenza del 1859, l'acquisizione della Lombardia e, a seguire, quella di ampie fette dello stato Vaticano, l'intero Granducato di Toscana e del Regno delle Due Sicilie, i Savoia poterono, grazie a Camillo Benso conte di Cavour, proclamare il Regno d'Italia e cingerne la Corona.
Ovunque il 17 marzo sarebbe la data simbolo della Nazione, Festa (unica) Nazionale come il 4 luglio negli Stati Uniti, anche se, come per gli Stati Uniti, avremmo dovuto attendere ancora anni e decenni di guerre per completare (quasi) l'Unità territoriale della nostra Patria.
In una Italia praticamente divisa in due da un baratro che si allarga ogni giorno, il 17 marzo potrebbe essere quella data unificatrice che ci manca e che possa essere nota anche all'estero come da noi sono noti il 4 e il 14 luglio.
Perchè, purtroppo o per fortuna, in Italia non abbiamo petrolio nè materie rare, ma non mancano le date in cui celebrare una qualche ricorrenza storica, ognuno celebrando la "sua" e questo perchè la Storia dell'Occidente ha avuto il suo fulcro qui, quando ancora gli Stati Uniti non esistevano e in Inghilterra, Francia e Germania correvano a nascondersi sotto terra ad ogni temporale.
Viva il Re! (18/03/1983)


lunedì 16 marzo 2026

 Ma i nostri Soldati devono calarsi sempre le braghe?-

I Popoli e le Nazioni occidentali sono davvero diventati così deboli da arrendersi senza combattere?
È possibile che debba essere un uomo di ottant’anni a richiamare l’Occidente alla sua antica determinazione, sollecitando un intervento deciso per difendere interessi che, in fondo, sono i nostri stessi interessi?
Le parole del Presidente Trump sembrano dirci proprio questo: gli Stati Uniti sono autosufficienti per petrolio e gas, mentre in Europa il blocco di Hormuz rischia di provocare penuria di energia, aumento dei prezzi, inflazione, calo delle borse e quindi dei risparmi. Il tutto aggravato da una campagna allarmistica che sembra avere più interesse a mettere in difficoltà governi come quello della Meloni che a descrivere la realtà dei fatti.
Esiste un solo modo per risolvere davvero la questione: non aumentare il debito pubblico con sconti, bonus, detrazioni o altri interventi tampone su un petrolio che comunque scarseggia, ma ripristinare il flusso delle materie prime di cui abbiamo bisogno.
Anche con la forza, se necessario.
Abbiamo le capacità militari e le conoscenze per farlo, anche se non sarebbe indolore. Uniti, potremmo non solo riaprire la via del petrolio, ma anche porre fine più rapidamente alla guerra, fino alla capitolazione del regime teocratico degli ayatollah.
Invece assistiamo a riunioni, discussioni e parole. Tante parole, ma poche decisioni, Mattarella, Ministri e Generali. E chi dovrebbe avere più interesse a risolvere il problema chiede piuttosto che i costi vengano distribuiti tra tutti i cittadini con agevolazioni di vario tipo, che però non risolvono il vero nodo: la mancanza della materia prima.
Purtroppo non riconosco più i Popoli e le Nazioni occidentali che avevo conosciuto nei libri di storia.
Prediche disfattiste e una profonda deriva dei costumi sembrano aver reso l’Occidente fragile, incapace di reagire persino agli schiaffi che riceve. E davanti alla nostra arrendevolezza, le provocazioni non fanno che aumentare.
Eppure l’Occidente ha già dimostrato, nella sua storia, di saper reagire quando è unito...

domenica 15 marzo 2026

 

⛽ STOP ALL’EMBARGO: L’ITALIA STA AFFOGANDO!
Continuare a insistere con l’embargo al petrolio russo non è una strategia, è un suicidio economico. È un danno irreparabile per le nostre imprese, per le famiglie e per l'intero sistema Paese.
Diciamocelo chiaramente: chi continua a battere questa strada dimostra di non capire una minchia di come giri il mondo reale!
Perché continuare a insistere con l’embargo sul petrolio russo rischia di diventare un danno irreparabile per l’Italia?
Le sanzioni nascono con l’obiettivo di colpire l’economia russa, ma nella pratica stanno colpendo soprattutto le economie europee, e in particolare quella italiana. Il nostro sistema produttivo, fatto di piccole e medie imprese energivore, paga energia più cara, competitività più bassa e margini sempre più ridotti. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: bollette alte, aziende in difficoltà e famiglie che fanno sempre più fatica ad arrivare a fine mese.
Continuare su questa strada senza una seria riflessione significa non voler vedere la realtà. L’Italia ha bisogno di pragmatismo, non di scelte ideologiche che finiscono per danneggiare proprio i cittadini che si dovrebbero tutelare.
Dispiace vedere che il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, si dimostri così orbo davanti alla realtà. Invece di continuare con il solito "piagnisteo" e l'allineamento cieco a decisioni che ci penalizzano, dovrebbe iniziare a fare il suo mestiere:
• Difendere gli interessi nazionali.
• Preoccuparsi concretamente delle difficoltà degli italiani.
• Agire per abbassare i costi dell'energia che stanno mettendo in ginocchio l'Italia.
Basta ideologie sulla pelle dei cittadini! È ora di mettere l'Italia e gli italiani al primo posto. 🛑



giovedì 12 marzo 2026


🎨 La Cultura non ha confini: perché sto con la Biennale-
Voglio spendere due parole sull'apertura del Direttore Pietrangelo Buttafuoco riguardo alla presenza di artisti russi alla Biennale di Venezia. Finalmente un segnale di coraggio e di vera libertà intellettuale! 👏 (Che Tosi se ne faccia una ragione...)
La Russia ha una tradizione culturale immensa: letteratura, musica, teatro, pittura. Generazioni di artisti che hanno segnato la storia della cultura mondiale. Pensare di cancellare tutto questo per ragioni politiche è un errore che impoverisce tutti.
Sono pienamente favorevole a questa iniziativa per diversi motivi:
• Una tradizione millenaria: La Russia ha regalato al mondo giganti della letteratura, della musica e dell’arte. Cancellare o ignorare questo patrimonio è un crimine contro la bellezza e l'intelligenza.
• A favore del Popolo: Sono da sempre vicino al popolo russo, una nazione che ha dato tanto alla storia culturale europea. Gli artisti sono ponti, non muri.
• L'arte è universale: La Biennale deve essere il luogo dell'incontro, non quello dell'esclusione politica.
La cultura non dovrebbe mai diventare un campo di battaglia. L’arte serve proprio a costruire ponti, a far dialogare i popoli, non a dividerli. Per questo trovo giusta e coraggiosa l’iniziativa di invitare artisti russi alla Biennale.
A chi critica ferocemente questa scelta dico solo una cosa: non avete capito nulla. Chi alza la voce solo per fare polemica o per seguire il "coro" del momento non comprende che l'arte deve restare libera da ogni censura. Gridare contro il dialogo serve solo a dare aria alla bocca, ma non costruisce nulla.
Orgoglioso di vedere Venezia tornare a essere il centro del mondo, quello vero, dove conta il talento e non il passaporto. 🇷🇺🇮🇹

martedì 10 marzo 2026

 Odi et amo-

Non so se elogiare o criticare il Governo per la posizione assunta in merito alla guerra contro gli ayatollah iraniani.
Di pancia mi piacerebbe che anche l'Italia facesse la sua parte per estirpare il Male rappresentato da quel regime teocratico islamista.
Sono anche convinto che un'azione coordinata e condivisa tra tutte le Nazioni Occidentali, ognuna delle quali può mettere a disposizione, poco o tanto, un valido contributo per accentuare la distruzione delle armi, dei depositi, dei rifornimenti, dei lanciamissili e droni, delle fabbriche che li costruiscono, ancora in mano agli ayartollah.
Accelerando, in tal modo, la fine dell'azione militare, anticipando il crollo del regime teocratico e, per conseguenza, facendo recuperare le borse mondiali e abbassando drasticamente i costi delle materie energetiche con una rapida riapertura delle vie di rifornimento.
Per me sarebbe la strada maestra, quindi sarei portato a criticare le esternazioni anche della Meloni (non parliamo poi di quelle di Crosetto ...) che sono oltremodo prudenti e, anzi, sin troppo neutrali, anche se spero che un fondo di sostanza ci sia ai complimenti di Trump al nostro Presidente del Consiglio, anche se non verremo mai a saperlo con certezza.

Se, però, mi guardo intorno, vedo che la solita metà, poco più, poco meno, degli Italiani, ma anche degli altri Popoli e Nazioni Occidentali, si schiera, con la bava alla bocca, contro l'azione di Usa e Israele, supportando oggettivamente gli ayatollah, quindi indebolendo ogni governo che volesse agire per contribuire ad una rapide fine della guerra.
Il problema è che, oggi, se metà opinione pubblica è istigata a contrastare un'azione militare, questa viene fortemente depotenziata, anche se il Governo in carica fosse solidamente compatto nel promuoverla.
Lo abbiamo visto con tante incompiute più recenti, come in Iraq e in Afghanistan.
Tutto sommato riconosco che, in merito all'azione contro gli ayatollah, la posizione del Governo Meloni è più equilibrata e soddisfacente di quella che tiene in relazione al conflitto in Ucraina, dove lo sbilanciamento verso Kiev è più evidente.
Quindi, per prendere a prestito da Catullo, odi et amo, critico ed elogio, ma non so decidermi su quale porta aprire.

lunedì 9 marzo 2026

 

🛑 ADESSO BASTA: IL PIENO È DIVENTATO UN LUSSO! 🛑

Ancora una volta a pagare il conto sono gli italiani.

Mentre il Governo resta a guardare, i prezzi di benzina e diesel continuano a salire senza freni. È un aumento sconsiderato che sta mettendo in ginocchio le famiglie e i lavoratori italiani. 🇮🇹⛽

Non è solo questione di mercato, è mancanza di controlli veri. È inaccettabile che, in un momento così difficile, ci siano i soliti "furbetti" e speculatori che ne approfittano per ingrassare le proprie tasche sulla pelle dei cittadini. 💸

  • Basta promesse elettorali dimenticate.
  • Basta scaricare tutto il peso della crisi su chi deve usare l'auto per andare a lavorare.
  • Vogliamo trasparenza e interventi immediati contro chi specula senza vergogna!

La cosa più grave è il silenzio e l’assenza di interventi concreti. Possibile che nessuno controlli davvero chi specula sui prezzi? Magistrati!!! siete sempre solerti contro il Governo e ora dormite?  Possibile che i soliti furbi possano approfittarsene mentre milioni di cittadini fanno sacrifici ogni giorno?

Siamo stanchi di fare sacrifici mentre altri brindano ai nostri rincari. Alla faccia di chi dice che va tutto bene... noi il conto lo paghiamo ogni giorno alla pompa! 😡

Voi cosa ne pensate? Avete notato prezzi folli dalle vostre parti? Scrivetelo nei commenti e facciamoci sentire! 👇

#CaroCarburanti #Benzina #Speculazione #Governo #BastaRincari #Italia #DirittiDeiCittadini




martedì 3 marzo 2026

 Con 47 anni di ritardo-

Credo che nessuno possa dubitare davvero di come la penso: l’attacco contro l’Iran arriva con 47 anni di ritardo.
E ciò che mi preoccupa di più è il comportamento di una certa parte politica, qui in Italia e in altre nazioni europee: quella che ha sbrodolato retorica a piene mani su “donna, vita e libertà”, intimando agli altri di “fare qualcosa”… ma quando Trump fa qualcosa, allora si strilla contro Trump invece che contro il regime degli ayatollah.
E nessuno ci spiega come si dovrebbe abbattere un regime sanguinario, ideologico e dogmatico, con un metodo alternativo a quello che il Presidente Trump ha deciso di usare.
Sono gli stessi che nel 2011 applaudirono il maramaldeggiare di Obama contro Gheddafi (già disinnescato da Berlusconi), provocando il disastro delle cosiddette “primavere arabe”.
Come tanti altri, non so come andrà questa guerra. Certo, spero con tutto il cuore che il popolo iraniano sappia riscattarsi, cogliendo un’opportunità storica per costruire una società proiettata nel Terzo Millennio e non ancorata a concetti medioevali.
Apprezzo la prudenza del Governo Italiano e la sua capacità di tacere, invece di aprire bocca solo per cambiare aria nella scatola cranica — come fa Macron, che sembra la caricatura contemporanea del personaggio cantato da Enzo Jannacci: “Vengo anch’io?”.
Ricordiamoci che la Francia diede riparo a Khomeini, dandogli la possibilità di costruire la sua tela malvagia che ha oppresso l’Iran per 47 anni.
Ancora una volta vediamo che i primi nemici dell’Occidente, della Libertà e della Pace spesso sono dentro di noi: quelli che dicono di volere la pace, ma finiscono per sostenere regimi tirannici — che sia Maduro in Venezuela o gli ayatollah in Iran.
Il merito — a mio avviso — di Trump è provare a scuotere l’Occidente, rispolverando la nostra missione civilizzatrice che, nella Storia, è passata anche attraverso interventi militari difficili e spesso dolorosi, ma talvolta imprescindibili.