venerdì 8 maggio 2026

 Sciatti fuori, vuoti dentro-

Da quando ho mollato la mia vita frenetica, ho più tempo per passeggiare, invece di correre frettolosamente per le strade del mondo.
Mi piace osservare, vetrine e passanti, cercare di capire in che mondo viviamo nei rapporti interpersonali.
Fare un raffronto con il come eravamo e che ricordo bene, come, ad esempio, il piacere di camminare con gli amici, chiacchierare, spintonarsi allegramente. fare battute se si incontravano delle ragazze, mentre adesso vedo giovani imbronciati, con la testa piegata sul telefono cellulare, non si parlano, non scherzano e, ma questo non è colpa loro, non fanno certo battute con le ragazze che incrociano, non solo perchè queste hanno lo sguardo perennemente incazzato e pronte a mordere, ma soprattutto perchè le leggi e i costumi di oggi farebbero gridare alle molestie e sarebbero guai (citofonare agli Alpini a Genova per maggiori spiegazioni).
Ma quello che mi colpisce di più è la sciatteria nel vestire, abbigliandosi con improbabili ... pantaloni (?) larghi, poco sotto al ginocchio, piercing, tascapane, il tutto in un aspetto dove tutto grida che non si conosce il corretto uso di acqua e sapone.
Le ragazze non sono da meno, anzi, penso che in questo piano inclinato abbiano raggiunto e superato i coetanei maschi, mentre tra gli adulti se molti dei miei "colleghi" maschi si sono lasciati andare, dismettendo giacca e cravatta (che peraltro, molti, ultimamente, non indossavano più), le donne mantengono un minimo di decoro, forse nella intuitiva percezione che se la guerra contro il tempo non si può vincere, almeno è possibile ingannarlo con la visione percepita, indossando con eleganza dei capi decorosi.
La mia impressione, che viene confermata quando per un qualche motivo ci si ferma a parlare con sconosciuti, magari al bar o all'edicola, è che all'aspetto sciatto esteriore corrisponda, in molti casi, anche un vuoto interiore che è ugualmente grave tanto negli adulti, quanto negli adolescenti.
Riempire quel vuoto, trovare la chiave per farlo, potrebbe essere la soluzione per una nuova stagione di rilancio della nostra Civiltà.
Se non ci si riuscirà, quel vuoto sarà riempito solo dall'odio e dai fanatismi politici e religiosi che speravamo di esserci lasciati alle spalle e rinchiusi nei libri di Storia.



mercoledì 6 maggio 2026

 La pace a tutti i costi è solo resa-

Nella contrapposizione tra il Presidente Trump e il Papa Prevost, io sto con Trump.
So di essere in minoranza perchè, per motivi differenti, tanto a destra quanto a sinistra sono in tutto o in parte a sostegno del papa, ma è la linea di Trump che, a me, ispira maggiore fiducia e affidabilità nella difesa di quelli che sono gli interessi, sì, degli Americani ma anche, a cascata, i miei di Italiano, erede di una Civiltà Occidentale che ci ha dato più di ogni altra civiltà che sia fiorita sulla Terra.
Già dopo la seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti erano subentrati alle stanche nazioni europee nell'innalzare il vessillo della Civiltà, contro la barbarie che, inizialmente, aveva il colore rosso del comunismo.
Condotta in porto con successo parziale (perchè il comunismo è morto, ma i comunisti sono ancora vivi e infestano la Terra) la contrapposizione del dopoguerra, sono sempre gli Stati Uniti a guidare la resistenza ad un nuovo attacco all'Occidente che arriva dalla Cina e dall'Islam.
Se l'attacco cinese è subdolo, fondato come è su una sfida economica e tecnologica fondata sulla permanenza di un regime dispotico a Pechino, che sfrutta la quantità di mano d'opera disponibile per produrre beni a poco prezzo, imponendo peraltro condizioni di lavoro, retribuzioni e garanzie sulla qualità dei beni in oggettivo dumping nei confronti dei rigidi e alti livelli imposti alle aziende in Occidente, quello dell'Islam è la continuazione di reiterati tentativi che da quelle zone del mondo sono stati fatti per sottomettere l'Europa, cominciati ben prima dell'esistenza dell'Islam, con l'antica Persia.
Parlare di pace, in modo generico e senza porre paletti fondati sulla reciprocità dei comportamenti, significa aprire le porte delle nazioni occidentali all'Islam, senza vedere aperte le porte delle nazioni islamiche all'Occidente, ai nostri costumi, alle nostre fedi religiose, ai nostri Valori.
In sostanza assistiamo ad un Occidente che, tramite, purtroppo, una folta quinta colonna interna, vuole imporre l'accettazione delle feste, delle abitudini, dei costumi, della religione di milioni di immigrati di fede islamica cui incautamente si sono aperte le porte di casa nostra, senza veder riconosciuti altrettanti diritti a quelli di noi che volessero andare a vivere, anche solo per lavorare, nelle nazioni islamiche.
Ecco perchè considero una resa il parlare di pace, in modo avulso dalle specifiche realtà, dimenticando le persecuzioni cui vanno incontro in tanti stati a prevalente fede islamica i non islamici (non solo i cristiani), nella più totale mancanza di reciprocità.
Gravi colpe hanno tutti coloro che, più o meno in buona fede (e, notoriamente, si preferiscono quelli in malafede perchè, almeno ogni tanto, si riposano) che, dividendo all'interno l'Occidente, predicano per l'accoglienza e l'inclusione senza reciprocità di chi non vuole integrarsi, ma sottomettere.
E' in questo quadro che mi sento più e meglio rappresentato da Trump, probabilmente l'ultima opportunità per far tornare in carreggiata l'Occidente, che dal papa.

venerdì 1 maggio 2026

 🗳️ CONGRESSO FORZA ITALIA VENETO: DEMOCRAZIA O MESSA IN SCENA?

A fine mese Forza Italia in Veneta va a congresso. Sulla carta, una buona notizia, un buon inizio. Ma grattando la superficie, emerge una realtà che lascia l'amaro in bocca a chi, come me, come noi, credeva in un movimento liberale e meritocratico.
Ecco i fatti che non possiamo ignorare:
Candidato Unico: Un congresso "blindato" dove non c’è alternativa. Il congresso dei voltagabbana.
La "Carega" prima di tutto: Si vota chi è stato paracadutato da Roma, con l'unico obiettivo di salvare poltrone che vacillano.
Assenza di Responsabilità: In una democrazia sana, chi colleziona fiaschi alle Regionali e alle Amministrative, quello della doppia cifra, fa un passo indietro. Qui no: qui ci si rielegge senza contraddittorio.
Una domanda sorge spontanea:
Che senso ha mobilitare le persone, affittare sale e spendere soldi per un voto scontato? Se il risultato è già scritto nelle stanze romane, perché mettere in piedi questa messinscena?
Mi chiedo, con profonda amarezza: è ancora questa la mia Forza Italia? Quella che sognavamo era un’area di confronto, di idee e di coraggio. Quella che vediamo oggi sembra un movimento opportunista, buono per ogni stagione, dove il merito è sottomesso alla fedeltà verso il "capo" di turno.
Voi che ne pensate? Ha ancora senso partecipare a un voto che non sceglie nulla?
👇 Scrivetelo nei commenti. Il silenzio è complice.
#ForzaItalia #Veneto #Politica #Democrazia #CongressoFI #Riflessioni #VeriBerlusconiani


sabato 25 aprile 2026

 La Cultura non ha confini: sto con la Biennale e il suo Direttore-

le scelte del Direttore Pietrangelo Buttafuoco all’apertura di artisti russi alla Biennale di Venezia ha dato un segnale di coraggio e di vera libertà intellettuale. Finalmente un segnale di coraggio.
La Russia ha una tradizione culturale immensa: letteratura, musica, teatro, pittura. Generazioni di artisti che hanno segnato la storia della cultura mondiale. Pensare di cancellare tutto questo per ragioni politiche è un errore che impoverisce tutti.
Sono pienamente favorevole a questa iniziativa per diversi motivi:
• Una tradizione millenaria: La Russia ha regalato al mondo giganti della letteratura, della musica e dell’arte. Cancellare o ignorare questo patrimonio è un crimine contro la bellezza e l'intelligenza.
• A favore del Popolo: Sono da sempre vicino al popolo russo, una nazione che ha dato tanto alla storia culturale europea. Gli artisti sono ponti, non muri.
• L'arte è universale: La Biennale deve essere il luogo dell'incontro, non quello dell'esclusione politica.
La cultura non dovrebbe mai diventare un campo di battaglia. L’arte serve proprio a costruire ponti, a far dialogare i popoli, non a dividerli. Per questo trovo giusta e coraggiosa l’iniziativa di invitare artisti russi alla Biennale.
A chi critica ferocemente questa scelta dico solo una cosa: non avete capito nulla. Chi alza la voce solo per fare polemica o per seguire il "coro" del momento non comprende che l'arte deve restare libera da ogni censura. Gridare contro il dialogo serve solo a dare aria alla bocca, ma non costruisce nulla.
Orgoglioso di vedere Venezia tornare a essere il centro del mondo, quello vero, dove conta il talento e non il passaporto.


giovedì 16 aprile 2026

 

Se si votasse oggi, farei fatica a mettere quella croce. 🗳

Fino a pochi giorni fa non avevo dubbi: sostenevo l'azione del Governo, pur con la naturale divergenza e ribrezzo sul sostegno a Zelensky. Ma gli ultimi sviluppi mi lasciano sbigottito. In pochi giorni, l'Esecutivo ha:

  • Preso le parti di Leone XIV come un Mattarella;
  • Criticato Trump come una Schlein;
  • Sospeso il memorandum con Israele come un Conte;
  • Negato i dragamine per lo stretto di Hormuz come un Bonelli o un Fratoianni.

Il segnale d'allarme definitivo? La solidarietà ricevuta dalla Schlein. Se ciò che fa il Centrodestra piace a chi canta "Bella Ciao", allora l'errore è del Governo.

Inseguire i sondaggi contro Trump per paura del "sentire comune" è un errore strategico: quel 20% che apprezza Trump è il cuore dell'elettorato di destra. Un elettorato che non accetta la "resa della Civiltà" evocata dalle parole politiche del Papa, giustamente richiamato dal Vicepresidente Vance.

La stampa e la sinistra vi fanno i complimenti? Preoccupatevi. Il mio voto? Dipenderà da ciò che farete da oggi in poi. Se sia un addio o un arrivederci, lo decideranno i fatti.

lunedì 13 aprile 2026

 La sconfitta del Premier ungherese Viktor Orban, dopo sedici anni di governo ininterrotto, induce a qualche riflessione-

Affetti da provincialismo acuto e, soprattutto, da interesse personale ad accreditarsi una vittoria, i cattocomunisti, dalla Schlein a Conte, da Renzi al duo Bonelli Fratoianni e tutte le altre frattaglie del campo largo, gongolano cercando di mettere il cappello sulla vittoria di Magyar.
Ma il partito di Magyar è iscritto al gruppo del PPE e sarebbe come se la Schlein e compagni gongolassero perchè in Italia la guida del Governo passasse da Salvini (al cui gruppo è iscritto Orban) a Tajani (dello stesso raggruppamento di Magyar), scomparendo i loro partiti dal parlamento.
Magyar poi, fino a due anni fa, ha ricoperto, per 14 anni, incarichi all'interno dell'amministrazione Orban e ne è uscito avvicinandosi all'unione europea.
Ma le elezioni in Ungheria mi fanno fare una ulteriore riflessione su quello che sembra essere un limite fisiologico nella durata di un governo, prima di dover passare la mano, probabilmente più per stanchezza e voglia di cambiare da parte degli elettori, che per un problema di gestione della cosa pubblica.
Sembra che tale limite possa essere collocato intorno ai quindici anni, anno più, anno meno.
Orban, come abbiamo visto, sedici anni di governo ininterrotto e non sappiamo se ci riproverà, magari riuscendoci, come ha fatto Benjamin Bibi Netanyahu che, due volte sconfitto, due volte si è ripreso la presidenza del governo di Israele, governando, dal 1996, per ora, per 19 anni su 30.
Sedici anni di governo in Germania anche per Kohl e la Merkel.
In Cile il Generale Augusto Pinochet governò dall'11 settembre 1973 all'11 marzo 1990, anche qui ricorrono i sedici anni.
Più difficile valutare l'impatto dove ci sono regole che eventualmente limitano i mandati come, ad esempio, negli Stati Uniti, dove, per evitare il ripetersi di presidenze come quella di Franklin Delano Roosevelt, eletto quattro volte, il suo successore Truman fece approvare un emendamento che limitava i mandati a due.
E l'Italia ?
Beh, il sistema italiano è funestato da una costituzione che non garantisce stabilità, nè continuità, per cui l'unico governo cui fare riferimento per una durata prolungata è quello di Benito Mussolini, dal 1922 al 1943.
Ed è interessante osservare che, superato ampiamente il limite dei 16 anni, dimostrando di avere un ampio consenso popolare, probabilmente sarebbe rimasto in carica ancora a lungo se, come scelse di fare il Caudillo Generalissimo Francisco Franco in Spagna, si fosse prudentemente tenuto fuori dalla guerra.
Per il futuro ... ai posteri l'ardua sentenza.

venerdì 10 aprile 2026

 L'Occidente si svegli o continueranno a prenderci a schiaffi-

Si vince una guerra quando il nemico capitola con una resa senza condizioni.
Ogni altra conclusione è un compromesso, non paritario, ma sempre un compromesso che non risolve mai definitivamente una questione.
E' quello che accade con l'Iran e accadrà in Ucraina.
Israele lo sa bene e quindi, d'accordo con Trump, ha, giustamente, escluso il Libano dall'accordo di tregua, perchè sa di dover rendere inoffensivi i terroristi di Hezbollah con le proprie forze, visto che l'esercito libanese non ha eseguito la sua parte della tregua di ottobre e neppure i caschi blu dell'onu hanno provveduto al loro compito, praticamente unico ed inutile da circa trenta anni, di disarmare i terroristi.
Ma lo sanno tutti che mantenere in Iran il regime degli ayatollah sarebbe una costante minaccia per i nostri commerci e la nostra sicurezza.
Eppure sembra che solo un ottantenne presidente degli Stati Uniti stia provando a disinnescare una minaccia che è rivolta più a noi europei che a loro americani.
In Italia, poi, i Cavalieri dell'Apocalisse, cioè coloro che prosperano sulla paura, la miseria, l'insicurezza, che sono l'humus sul quale coltivano il loro consenso vagheggiando miracolosi paradisi futuri, hanno decisamente preso le parti degli ayatollah.
Se guardiamo alla Storia, vediamo come le controversie internazionali, inframmezzate da guerra e pace, sono state una costante del cammino dell'Uomo, quindi non possiamo aspettarci la bacchetta magica e la realizzazione di quel mondo unito e pacificato che ci viene rappresentato non solo da presunti pacifisti, che, predicando solo in Occidente, sono tra i principali responsabili della politica rinunciataria quando non disfattista che prospera a casa nostra, ma anche dai romanzi e film di fantascienza che è, per l'appunto, solo e soltanto fantascienza.
Ma a me interessa l'oggi, la Sicurezza ed il Benessere che i nostri Padri ci hanno garantito e che noi, come spesso accade anche nelle migliori famiglie, stiamo disperdendo per pusillanimità, codardia, ignoranza, ignavia.
Se non ci ci sveglieremo, subito, intervenendo a difendere la via del petrolio, in prima persona, se continueremo a discutere del sesso degli angeli (oggi si chiama "diritto internazionale"), faremo la stessa, identica fine dei bizantini nel 1453.
E ce lo saremmo meritato (sia chiaro: non tutti, perchè quelli che oggi blaterano contro Trump si meritano al 100% di essere assoggettati ad una repubblica islamica, ma gli altri, no ma, purtroppo, i nostri destini sono indissolubilmente legati).


martedì 7 aprile 2026

 Ne' razionamenti, nè tasse: si liberi e si protegga la via del petrolio-

Leggo che, accentuando un clima già reso ansioso da una cronaca faziosa e disfattista della guerra contro gli ayatollah, i pusillanimi ministri e commissari della vecchia e debole Europa si stanno ingegnando, parlando a voce alta invece di riflettere su quello che dicono, a trovare soluzioni: ma solo quelle sbagliate, non sia mai che l'unione europea ne azzecchi una anche solo per caso.
Parlano di razionamento, senza considerare che porterebbe ad una riduzione non solo della produttività e dell'occupazione, ma anche della ricchezza globale delle nostre nazioni e si tradurrebbe tutto con un forte abbassamento del tenore di vita cui siamo abituati, come si ricorderà, tanto per avere una idea, dalle decisioni che furono assunte nel 2022 dal Fenomeno che, davanti alla decisione di non approvvigionarsi più dalla Russia credendo in tal modo di favorire la pace, rinunciando al condizionatore, non solo non ci fu (e non c'è, con l'unione europea che persevera stolidamente nell'errore) pace, ma oltre al condizionatore ci limitò anche il riscaldamento.
Cinque ministri, tra i quali, purtroppo, anche Giorgetti, hanno poi chiesto una tassazione straordinaria sui cosiddetti extraprofitti delle società energetiche che guadagnerebbero dall'aumento dei prezzi.
Ma, a parte il fatto che quelle società il petrolio lo comprano al prezzo di Mercato, non sono loro ad essere in guerra, ma registrano solamente l'andamento che è previsto dal rapporto domanda/offerta e se il prezzo aumenta, sono solo profitti, legittimi, che qualsiasi liberale non può che assoggettare ad una tassazione che non sia inventata al momento, perchè più conveniente per le avide e rapaci casse pubbliche, ma sia quella che viene applicata a tutte le imprese produttive nel momento in cui registrano utili.
Perchè sì, è vero, chi guadagna tanto può aiutare il prossimo, ma la beneficenza deve essere volontaria, non un prelievo forzoso.
Scartata purtroppo da tempo la soluzione naturale, che probabilmente non hanno neppure avuto il coraggio di prendere in esame, ma che i nostri Padri avrebbero perseguito subito, senza tante seghe mentali: garantire la libera e sicura circolazione nella via del petrolio, anche inviando le cannoniere a proteggere le navi commerciali e le flotte aeree a bombardare i siti degli aggressori.
L'unica soluzione degna di una Civiltà che non voglia sottomettersi alle prepotenze degli ayatollah.
E quando anche questa crisi finirà, ovviamente non per merito dell'unione europea, saranno pronti a sottomettersi al prossimo tirannello, in divisa, in tonaca o anche solo con un perizoma, che alzerà la voce, sicuro che nessuno ha più il fegato, da noi, di prenderlo a sberle.
Mandiamo la Marina a sbloccare la situazione...


venerdì 3 aprile 2026

 Da Reagan a Trump: il punto di caduta è Sigonella-

Trump ha ragione.
Lo scrivo subito, così chiarisco ogni dubbio sulla mia posizione — probabilmente minoritaria, sia in Italia sia nel Centrodestra. Ma spesso sono proprio le minoranze ad avere lo sguardo più lungo, perché meno condizionate da interessi immediati.
Oggi fare antiamericanismo in Italia è diventato quasi uno sport.
Lo fa una certa sinistra, che non ha mai perdonato agli Stati Uniti di aver impedito all’Europa occidentale di vivere la “splendida” stagione del blocco sovietico.
Ma lo fa anche una parte della destra, che ancora non ha digerito il ruolo americano nel 1943-45 e le conseguenze politiche che ne sono derivate.
Eppure Trump ha ragione.
E forse non è un caso che a cercare di risvegliare lo spirito dell’Occidente — non unito artificialmente, ma forte nelle sue singole nazioni — sia un ottantenne americano, che ricorda bene cosa fosse quello splendore oggi così appannato.
Uno che prova, giustamente, a scuoterci dal torpore e da quel buonismo paralizzante che impedisce decisioni rapide ed efficaci.
Trump ha ragione quando ci ricorda una verità semplice:
lo stretto di Hormuz è un interesse nostro, non loro.
Gli Stati Uniti hanno energia in abbondanza. Noi no.
Se quella rotta si chiude, il problema è europeo.
E quindi siamo noi che dobbiamo muoverci.
Così come siamo noi ad avere tutto l’interesse a non lasciare il Medio Oriente in mano al terrorismo.
E poi c’è Sigonella.
Negare anche solo un atterraggio — proprio lì, a Sigonella — ha un peso simbolico enorme.
Un nome che già richiama una pagina controversa, quando Bettino Craxi scelse di non consegnare terroristi palestinesi agli Stati Uniti.
Oggi quella scelta si ripresenta, sotto forme diverse.
E questo, da italiano, mi delude.
Ma da uomo di destra, mi preoccupa ancora di più.
Perché non si tratta più di criticare la sinistra — da cui certe posizioni me le aspetto.
Qui parliamo di un governo di destra.
E allora il problema diventa politico, serio.
Perché, se queste sono le premesse, la prossima volta scegliere chi votare sarà ancora una volta un esercizio amaro:
turarsi il naso e votare il male minore, nel tentativo di evitare quello che considero un male peggiore.

giovedì 2 aprile 2026

 La nostra razza destinata a soccombere?-

Italia fuori dal mondiale: sono passati gli stranieri
La sconfitta dell'Italia non sorprende.
Non possiamo vivere nei ricordi. Se le società, con slalom tra i paletti, "scoperte" di avi italiani, oriundi, cittadinanze facili, troppo facili, fanno giocare tutti stranieri, fino al Como che di italiano ha ormai solo i tifosi, come possiamo pensare che possano emergere dei giocatori validi tra cui poter scegliere come era in passato, nelle tante rivalità ?
E se persino le giovanili sono imbottite di stranieri, togliendo spazio ai giovani italiani unicamente perché gli stranieri costano poco, come si ricostruisce un movimento calcistico nazionale ?
Non credo che i 58 milioni di commissari tecnici che ci sono in Italia avrebbero convocato giocatori tanto diversi da quelli chiamati da Gattuso e, prima di lui, da Spalletti, perché non sono i migliori, sono gli unici.
Pensate solo ai portieri.
I nostri erano i migliori in assoluto.
Adesso metà serie A ha portieri stranieri.
E non serve chiedere le dimissioni di Gravina.
Possono dimettersi tutti, ma se non si tornerà a porre dei limiti alla presenza in campo, contemporanea, di più tre stranieri, non si ricostruirà mai nulla.
Ancora una volta, sembra destino, ma è così: l'unione europea fa solo danni.


domenica 29 marzo 2026

 Il mondo sopravvive benissimo allo sciopero dei giornalisti. Anzi, sembra quasi più rilassato. 🌍

Avete notato anche voi facce più sorridenti in giro? Forse perché, senza il bombardamento di "visioni apocalittiche" e opinioni personali travestite da notizie, si respira meglio.
Oggi la caccia all'audience spinge a caricare ogni fatto di significati millenaristici, dimenticando la funzione essenziale: fornire la notizia pura e semplice. Per i dettagli tecnici (la caldaia a Palermo o il fatto di cronaca a Bologna) ormai basta la rete capillare degli utenti, che informa senza troppi fronzoli.
C'è poi il paradosso della categoria: rivendicare autonomia assoluta dall'editore che paga lo stipendio, pretendendo però che sia lo Stato (cioè noi) a coprire le perdite di un prodotto che spesso non attrae più il pubblico. Se poi guardiamo alla protesta, emerge una contraddizione: si chiedono compensi sempre più alti, ma allo stesso tempo si rivendica indipendenza totale rispetto a chi paga.
Ma può funzionare così?
Il punto è semplice: ai giornalisti chiediamo di raccogliere i fatti. All'interpretarli secondo le nostre idee, ci pensiamo benissimo da soli. ✍️
Lo sciopero dei giornalisti ci ricorda una verità scomoda: se un prodotto non piace e non vende, non dovrebbe essere la collettività a tenerlo in vita.
Vi manca l’informazione "ufficiale" quando incrociano le braccia?
Mangiamoci una fetta di Colomba....

martedì 24 marzo 2026

 Ma davvero vogliamo far finta di niente? Qui non siamo più alla tragicommedia. Siamo al teatro dell’assurdo.

Dopo anni passati a riempirci la bocca con le battaglie di Silvio Berlusconi, riusciamo nell’impresa storica: farci bocciare la separazione delle carriere… dai nostri stessi elettori. Un capolavoro. Davvero.

Quasi il 18% di voti azzurri per il No. Ma di cosa stiamo parlando? O non abbiamo spiegato nulla, oppure – ed è peggio – non ci crede più nessuno, nemmeno a casa nostra. Avanti coi saltimbanco della malora, di gente che fa solo i Cazzi suoi e niente nei territori per la militanza ed i veri Forzisti.

E allora via con il solito circo: il capro espiatorio di turno diventa Giorgio Mulè. Che avrà pure fatto il fenomeno in tv, ma se sul territorio non si vede nessuno e dico nessuno o pochi valorosi, puoi anche vincere tutte le risse a Piazzapulita… e perdere il Paese reale.

Poi ci raccontano che è colpa degli alleati, di Via Arenula, degli “scivoloni”. Certo, comodo. Peccato che quando un partito spende soldi pubblici, mobilita la famiglia, che magari dovrebbe starsene zitta, si sbandiera una riforma come identitaria… e poi prende una sberla in casa propria, il problema è politico. E sta tutto dentro.

E arriviamo al punto che nessuno vuole dire ad alta voce: la guida di Antonio Tajani. Perché qui non è questione di galateo istituzionale o di standing internazionale. Qui manca la linea, manca il fuoco, manca l’anima.

E mi dispiace dirlo, ma la leadership di Antonio Tajani oggi non può più essere considerata intoccabile. Non perché servano processi sommari, ma perché servirebbe finalmente una guida politica forte, riconoscibile, capace di parlare alla nostra gente senza ambiguità.

 

Forza Italia era un’altra cosa. Era coraggio, era identità, era leadership. Oggi sembra un comitato che prende appunti mentre gli altri decidono.

E la cosa più amara? Che mentre noi litighiamo e cerchiamo alibi, il sogno berlusconiano viene archiviato… non dagli avversari, ma da noi stessi.

Altro che fuoco amico: qui ci stiamo bombardando da soli. E con una precisione che nemmeno i nostri avversari avevano mai avuto.

giovedì 19 marzo 2026

 SI' vota domenica e lunedì-

Come tanti, domenica andrò a votare (presto, come mia abitudine).
In questa campagna elettorale mi sono dovuto parzialmente ricredere.
Consideravo la Riforma Nordio un buffetto rispetto a quello che sarebbe necessario per riportare in carreggiata la giustizia italiana e non mi aspettavo la cagnara di ingiurie e falsità che hanno costellato la campagna di chi si oppone al SI'.
Pensavo che la giustizia in Italia potesse riappropriarsi della "G" maiuscola solo cambiando totalmente il personale che la amministra e sostituendolo con personale reclutato con un sistema profondamente diverso dal concorso per dipendenti pubblici.
Immaginavo un sistema che, già dal reclutamento, marcasse fortemente la separazione tra giudice e pubblica accusa e quello che mi piaceva (e piace) di più è quello americano, con il giudice scelto dal presidente/governatore e confermato a maggioranza qualificata dall'assemblea elettiva corrispondente alla sua giurisdizione e il procuratore eletto, per 4 anni negli Stati Uniti, sarebbe per 5 da noi, e che in quanto tale risponderebbe delle sue scelte al Popolo.
La Riforma Nordio non usa la ruspa, ma, evidentemente, fa paura al potere costituito delle correnti ideologiche dei magistrati, anche la semplice separazione, permanente, delle carriere, il sorteggio degli organi di autocontrollo e l'introduzione di una Corte Disciplinare che potrebbe persino sanzionare e far pagare (come capita a tutti i lavoratori) i magistrati che sbagliano.
Avrei votato SI' per la conferma anche se fosse stata la carezza che pensavo che fosse, perchè l'importante è cominciare a rinnovare, con il "benaltrismo" (ci vuol ben altro ... dovremmo occuparci di ben altro ... occorre ben altro ...) infatti si mantiene solo lo status quo.
Invece andrò a votare SI' più convinto e con una speranza in più che il cambiamento possa veramente essere vicino.


mercoledì 18 marzo 2026

 17 marzo 1861-

Il 17 marzo, si festeggia la Giornata forse meno considerata tra le date celebrative di qualche evento nazionale: la proclamazione dell'Unità d'Italia nel 1861.
Dopo la Seconda Guerra di Indipendenza del 1859, l'acquisizione della Lombardia e, a seguire, quella di ampie fette dello stato Vaticano, l'intero Granducato di Toscana e del Regno delle Due Sicilie, i Savoia poterono, grazie a Camillo Benso conte di Cavour, proclamare il Regno d'Italia e cingerne la Corona.
Ovunque il 17 marzo sarebbe la data simbolo della Nazione, Festa (unica) Nazionale come il 4 luglio negli Stati Uniti, anche se, come per gli Stati Uniti, avremmo dovuto attendere ancora anni e decenni di guerre per completare (quasi) l'Unità territoriale della nostra Patria.
In una Italia praticamente divisa in due da un baratro che si allarga ogni giorno, il 17 marzo potrebbe essere quella data unificatrice che ci manca e che possa essere nota anche all'estero come da noi sono noti il 4 e il 14 luglio.
Perchè, purtroppo o per fortuna, in Italia non abbiamo petrolio nè materie rare, ma non mancano le date in cui celebrare una qualche ricorrenza storica, ognuno celebrando la "sua" e questo perchè la Storia dell'Occidente ha avuto il suo fulcro qui, quando ancora gli Stati Uniti non esistevano e in Inghilterra, Francia e Germania correvano a nascondersi sotto terra ad ogni temporale.
Viva il Re! (18/03/1983)


lunedì 16 marzo 2026

 Ma i nostri Soldati devono calarsi sempre le braghe?-

I Popoli e le Nazioni occidentali sono davvero diventati così deboli da arrendersi senza combattere?
È possibile che debba essere un uomo di ottant’anni a richiamare l’Occidente alla sua antica determinazione, sollecitando un intervento deciso per difendere interessi che, in fondo, sono i nostri stessi interessi?
Le parole del Presidente Trump sembrano dirci proprio questo: gli Stati Uniti sono autosufficienti per petrolio e gas, mentre in Europa il blocco di Hormuz rischia di provocare penuria di energia, aumento dei prezzi, inflazione, calo delle borse e quindi dei risparmi. Il tutto aggravato da una campagna allarmistica che sembra avere più interesse a mettere in difficoltà governi come quello della Meloni che a descrivere la realtà dei fatti.
Esiste un solo modo per risolvere davvero la questione: non aumentare il debito pubblico con sconti, bonus, detrazioni o altri interventi tampone su un petrolio che comunque scarseggia, ma ripristinare il flusso delle materie prime di cui abbiamo bisogno.
Anche con la forza, se necessario.
Abbiamo le capacità militari e le conoscenze per farlo, anche se non sarebbe indolore. Uniti, potremmo non solo riaprire la via del petrolio, ma anche porre fine più rapidamente alla guerra, fino alla capitolazione del regime teocratico degli ayatollah.
Invece assistiamo a riunioni, discussioni e parole. Tante parole, ma poche decisioni, Mattarella, Ministri e Generali. E chi dovrebbe avere più interesse a risolvere il problema chiede piuttosto che i costi vengano distribuiti tra tutti i cittadini con agevolazioni di vario tipo, che però non risolvono il vero nodo: la mancanza della materia prima.
Purtroppo non riconosco più i Popoli e le Nazioni occidentali che avevo conosciuto nei libri di storia.
Prediche disfattiste e una profonda deriva dei costumi sembrano aver reso l’Occidente fragile, incapace di reagire persino agli schiaffi che riceve. E davanti alla nostra arrendevolezza, le provocazioni non fanno che aumentare.
Eppure l’Occidente ha già dimostrato, nella sua storia, di saper reagire quando è unito...

domenica 15 marzo 2026

 

⛽ STOP ALL’EMBARGO: L’ITALIA STA AFFOGANDO!
Continuare a insistere con l’embargo al petrolio russo non è una strategia, è un suicidio economico. È un danno irreparabile per le nostre imprese, per le famiglie e per l'intero sistema Paese.
Diciamocelo chiaramente: chi continua a battere questa strada dimostra di non capire una minchia di come giri il mondo reale!
Perché continuare a insistere con l’embargo sul petrolio russo rischia di diventare un danno irreparabile per l’Italia?
Le sanzioni nascono con l’obiettivo di colpire l’economia russa, ma nella pratica stanno colpendo soprattutto le economie europee, e in particolare quella italiana. Il nostro sistema produttivo, fatto di piccole e medie imprese energivore, paga energia più cara, competitività più bassa e margini sempre più ridotti. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: bollette alte, aziende in difficoltà e famiglie che fanno sempre più fatica ad arrivare a fine mese.
Continuare su questa strada senza una seria riflessione significa non voler vedere la realtà. L’Italia ha bisogno di pragmatismo, non di scelte ideologiche che finiscono per danneggiare proprio i cittadini che si dovrebbero tutelare.
Dispiace vedere che il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, si dimostri così orbo davanti alla realtà. Invece di continuare con il solito "piagnisteo" e l'allineamento cieco a decisioni che ci penalizzano, dovrebbe iniziare a fare il suo mestiere:
• Difendere gli interessi nazionali.
• Preoccuparsi concretamente delle difficoltà degli italiani.
• Agire per abbassare i costi dell'energia che stanno mettendo in ginocchio l'Italia.
Basta ideologie sulla pelle dei cittadini! È ora di mettere l'Italia e gli italiani al primo posto. 🛑



giovedì 12 marzo 2026


🎨 La Cultura non ha confini: perché sto con la Biennale-
Voglio spendere due parole sull'apertura del Direttore Pietrangelo Buttafuoco riguardo alla presenza di artisti russi alla Biennale di Venezia. Finalmente un segnale di coraggio e di vera libertà intellettuale! 👏 (Che Tosi se ne faccia una ragione...)
La Russia ha una tradizione culturale immensa: letteratura, musica, teatro, pittura. Generazioni di artisti che hanno segnato la storia della cultura mondiale. Pensare di cancellare tutto questo per ragioni politiche è un errore che impoverisce tutti.
Sono pienamente favorevole a questa iniziativa per diversi motivi:
• Una tradizione millenaria: La Russia ha regalato al mondo giganti della letteratura, della musica e dell’arte. Cancellare o ignorare questo patrimonio è un crimine contro la bellezza e l'intelligenza.
• A favore del Popolo: Sono da sempre vicino al popolo russo, una nazione che ha dato tanto alla storia culturale europea. Gli artisti sono ponti, non muri.
• L'arte è universale: La Biennale deve essere il luogo dell'incontro, non quello dell'esclusione politica.
La cultura non dovrebbe mai diventare un campo di battaglia. L’arte serve proprio a costruire ponti, a far dialogare i popoli, non a dividerli. Per questo trovo giusta e coraggiosa l’iniziativa di invitare artisti russi alla Biennale.
A chi critica ferocemente questa scelta dico solo una cosa: non avete capito nulla. Chi alza la voce solo per fare polemica o per seguire il "coro" del momento non comprende che l'arte deve restare libera da ogni censura. Gridare contro il dialogo serve solo a dare aria alla bocca, ma non costruisce nulla.
Orgoglioso di vedere Venezia tornare a essere il centro del mondo, quello vero, dove conta il talento e non il passaporto. 🇷🇺🇮🇹