Non credo alla buona fede degli ayatollah-
lunedì 15 giugno 2026
domenica 14 giugno 2026
L’ITALIA AGLI ITALIANI: SE DIFENDERE LA PATRIA DIVENTA UNA COLPA
A Cesena, nella "rossa" Emilia-Romagna, due
studenti dell’ultimo anno di liceo sono stati condannati a scrivere una tesina
"rieducativa" dal titolo "Gli africani siamo noi".
Siamo di fronte a un metodo che ricorda da vicino la rivoluzione
culturale maoista o le purghe sovietiche, figlio dello stesso filone
oscurantista che secoli fa si esprimeva con i tribunali dell'Inquisizione.
Oggi, i paladini del "politicamente corretto" e del cattocomunismo
esigono la sottomissione ideologica: chi non si allinea all'agenda
dell'immigrazione incontrollata — che sottrae risorse ai nostri cittadini per
destinarle a vitto, alloggio e cure per i clandestini — deve essere
"rieducato".
Proprio questi ragazzi, però, ci infondono speranza nel
futuro.
Con lucidità e coraggio, hanno risposto citando Carducci. Ma
la verità più profonda ci arriva da Alessandro Manzoni, che nei suoi versi ci
ricorda come l'Italia sia: "Una d'arme, di lingua, d'altare, di
memorie, di sangue e di cor".
Il Patriottismo non è roba da museo
L’Italia ha una storia, una cultura e una tradizione che
meritano di essere difese e valorizzate. Essere patriottici non significa
odiare qualcuno, ma amare ciò che siamo, ciò che abbiamo costruito nei secoli e
ciò che vogliamo trasmettere alle future generazioni.
Nessuna legge sulla cittadinanza facile, nessun tratto di
penna burocratico potrà mai rendere italiano chi non lo è nel sangue, nella
storia e nella cultura. Finché ci saranno giovani pronti a tenere accesa la
fiamma dell'identità, il futuro non sarà del tutto oscuro.
Mio nonno, che nella Prima Guerra Mondiale fece del suo “petto
una barriera” contro gli invasori e che nella Seconda si prodigò per la nostra
Nazione, oggi si sta rivoltando nella tomba a vedere in che modo viene svenduto
il nostro Paese.
Il futuro dell’Italia dipende anche dalla capacità di unire
identità e apertura, senza rinunciare a ciò che ci rende unici.
Perché amare il proprio Paese non è mai qualcosa di cui
vergognarsi.
Giù le mani dai nostri ragazzi, giù le mani dalla nostra
identità. L'Italia appartiene agli Italiani! 🛑👇
#ItaliaAgliItaliani #Patriottismo #Cesena #IdentitàNazionale
#Tradizione #LibertàDiPensiero
martedì 9 giugno 2026
I tre marmittoni
venerdì 5 giugno 2026
🔴 L’ILLUSIONE TRADITA: Perché il centrodestra in Veneto sta facendo una figura barbina sull'Autonomia
Nel 2017 il popolo veneto aveva risposto in massa: un
plebiscito storico, con oltre due milioni di cittadini (il 98% dei votanti)
uniti nel chiedere un Veneto autonomo. Quella stagione di speranze, guidata dal
centrodestra regionale con la bandiera di San Marco ben in vista, prometteva
una svolta epocale.
Oggi, però, dopo anni di slogan e dopo quasi quattro anni di
governo nazionale guidato dal centrodestra, la domanda è inevitabile: dov'è
finita l'autonomia promessa ai veneti?
Lo stesso centrodestra saldamente al Governo del Paese, lo
scenario si è trasformato in una clamorosa e imbarazzante frenata. La montagna
dell'autonomia differenziata ha partorito un topolino burocratico. Perché i
Veneti si sentono traditi?
La risposta sta in tre nodi politici e strutturali che la
coalizione non riesce (o non vuole) sciogliere.
1. Il "Freno a Mano" della Destra Nazionalista
Il primo cortocircuito è ideologico e di equilibri di potere
romani. La coalizione di centrodestra è a trazione Fratelli d'Italia, un
partito strutturalmente centralista e patriottico.
Per anni Lega e centrodestra hanno sostenuto che il vero
ostacolo fosse Roma, governata da maggioranze ostili. Ma dal 2022 Roma è
governata proprio da chi aveva promesso di realizzare quella riforma. Eppure il
risultato concreto è che il Veneto non ha ancora ottenuto quell'autonomia ampia
e sostanziale che era stata presentata come imminente.
- Il
baratto politico: Per concedere la legge quadro sull'autonomia (la
Legge Calderoli), la Lega ha dovuto cedere sul Premierato, la
riforma carissima a Giorgia Meloni che accentra i poteri a Roma.
- Il
risultato: L'autonomia è diventata una bandierina elettorale svuotata
di reale sostanza finanziaria, sacrificata sull'altare della tenuta del
governo nazionale.
2. La trappola insuperabile dei LEP (Livelli Essenziali
delle Prestazioni)
La vera beffa tecnica è stata l'introduzione dei LEP. La
legge prevede che nessuna materia strategica possa essere trasferita al Veneto
finché non verranno calcolati e finanziati i livelli minimi di servizio
per tutte le altre regioni italiane (per non creare sperequazioni).
- Il
blocco economico: Finanziare i LEP a livello nazionale richiede decine
di miliardi di euro che lo Stato italiano, stretto nella morsa del debito
pubblico e dei vincoli europei, semplicemente non ha.
- Senza
soldi per il Sud, non partono le competenze per il Veneto. Un vicolo cieco
perfetto per rimandare l'autonomia a tempo indeterminato.
3. La "Burocratizzazione" e la mannaia della
Consulta
I recenti pronunciamenti e i paletti della Corte
Costituzionale hanno ulteriormente smontato l'impianto della riforma. Quella
che doveva essere una devolution fluida e identitaria si è trasformata in un
"fascicolo amministrativo" fatto di lunghe e farraginose pre-intese
Stato-Regione (sulle materie non-LEP come la Protezione Civile o i rapporti internazionali)
che non cambiano la vita quotidiana dei cittadini.
📊 Il confronto: Dalle
promesse alla realtà
|
Cosa era stato promesso (2017) |
La realtà dei fatti (Oggi) |
|
9/10 dei tributi trattenuti sul territorio (il
residuo fiscale). |
Invarianza finanziaria: lo Stato non cede un euro
di tasse in più; il trasferimento avviene solo a parità di spesa storica. |
|
23 materie richieste in blocco (Sanità, Scuola,
Infrastrutture...). |
Trattative al ribasso su pochissime materie
"minori". Scuola e grandi asset restano blindati a Roma. |
|
Tempi rapidi: "Autonomia subito". |
Iter infinito, subsubdeleghe e veti incrociati dei
ministeri romani. |
⚠️
La ballata delle scuse: Per anni a Venezia ci è stato raccontato che
l'autonomia non arrivava "perché a Roma c'era il PD", o "perché
c'erano i Cinque Stelle", o "perché Draghi era un tecnico". Ora
che la filiera istituzionale è identica – stesso colore politico a Venezia e a
Palazzo Chigi – la narrazione è crollata. Non ci sono più alibi.
In conclusione
Dire che il centrodestra "non vuole" l'autonomia
sarebbe ingiusto nei confronti di chi, a livello locale, ci ha speso la
carriera. Ma la verità politica è un'altra: il centrodestra veneto si è
fatto commissariare da quello romano.
Hanno usato il consenso del referendum del 2017 come
carburante elettorale, ma una volta arrivati nella stanza dei bottoni hanno
preferito la stabilità della coalizione a Roma piuttosto che la dignità delle
richieste dei Veneti. Una figura barbina difficile da nascondere con i prossimi
comunicati stampa.
#PoliticaVeneta #Autonomia #Veneto #Lega #Centrodestra
#Referendum2017
mercoledì 3 giugno 2026
Nato vari anni dopo il referendum istituzionale, ho vissuto (benissimo) per gran parte della mia vita senza mai pormi il problema di quale forma istituzionale fosse la migliore. Cresciuto in regime repubblicano, ho dato a lungo per scontata questa scelta, ritenendola quasi marginale: in fondo, non avrebbe comunque cambiato il parlamentarismo su cui l'Italia si è sempre fondata fin dal 1861.
I dubbi hanno cominciato a farsi strada con l'arrivo di
Sandro Pertini. È lì che siamo passati dai "presidenti-notai"
— figure davvero super partes, che si facevano sentire quasi solo per i
telegrammi di congratulazioni o condoglianze — ai presidenti interventisti.
Uomini capaci di sfruttare ogni minima piega della
Costituzione del 1948 per interferire nella vita politica, alterando i rapporti
di forza usciti dalle urne (anche solo con la nomina strategica di qualche
senatore a vita per puntellare maggioranze traballanti).
Il ruolo dell'Arbitro (mancato)
La figura del Presidente della Repubblica avrebbe dovuto
rappresentare l'unità della Nazione: un arbitro e un garante. Il compito di
governare e fare le leggi spettava — e dovrebbe spettare — solo al Governo e al
Parlamento eletto dal Popolo.
Invece, al Quirinale si sono succeduti soggetti che:
- Avevano
avuto una parte attiva e divisiva nel dibattito politico.
- Portavano
il peso di gravi responsabilità economiche (come Ciampi e
l'inutile, dispendiosa difesa della parità della Lira nello SME, che ci
costò una percentuale altissima delle nostre riserve).
Il risultato? Uomini di parte che a malapena riuscivano a
mascherare la propria appartenenza o l'appoggio a una determinata fazione.
Il paradosso del 2 Giugno
Oggi, in questa giornata di "sbrodolamento"
retorico per l'anniversario del referendum istituzionale, non posso fare a meno
di riflettere. Certo, i problemi economici e di politica estera sono ben più
urgenti, ma il comportamento dei presidenti da Pertini in poi (con l'unica
eccezione di Cossiga, che meriterebbe un discorso a parte per la clamorosa
svolta tra la prima e la seconda metà del mandato) lascia l'amaro in bocca.
Non potendo avere una repubblica presidenziale (che
sarebbe la forma a me più congeniale), mi ritrovo a pensare che sarebbe meglio
avere un Re.
Sì, un Re a vita, con successione dinastica, piuttosto che
un presidente elettivo che:
- Interferisce
nella vita politica a favore della sua fazione.
- Si
offende se glielo si fa notare.
- Reclama
prerogative costituzionali che emergono sempre a senso unico.
- Pretende,
nonostante tutto, di rappresentarci tutti.
Un monarca non proviene dall'agone politico, non è stato
ministro in governi di parte e non avrebbe interessi di fazione
nell'approcciarsi a un governo, di qualunque colore esso sia.
È così che, presidente dopo presidente, uno diventa
monarchico.
Viva il RE.
venerdì 29 maggio 2026
IL CENTRODESTRA CHIEDA AI SUOI ELETTORI SE VOGLIONO
VANNACCI IN COALIZIONE. (O perdere…)
Si ha paura della concorrenza? Il Centrodestra chieda ai
suoi elettori se vogliono Vannacci e Futuro Nazionale in coalizione. La
risposta sarebbe un "SÌ" schiacciante-
Leggo troppi dubbi e "viaggi onirici" sulla
presenza a pieno titolo di Futuro Nazionale, il movimento del Generale
Vannacci, nel centrodestra. Per me è un SÌ al 100%.
Chi si oppone (magari solo per paura della concorrenza, che
invece fa bene e alza la qualità) dovrebbe fare una cosa semplice: chiedere
alla base e agli elettori.
Sono convinto che il 90% degli elettori di Fdi e Lega sia
favorevole, ma anche la grande maggioranza della base di Forza Italia la pensa
così. Perché gli elettori di FI sono un po' come quelli della vecchia DC: molto
più a destra dei loro dirigenti! Quando la DC si è sciolta, i
"capetti" sono finiti a sinistra, ma i voti veri sono andati a
Berlusconi e al centrodestra.
Mentre a sinistra imbarcano senza vergogna di tutto – dagli
estremisti pro-Pal a Conte, Fratoianni e Bonelli – noi dovremmo giocare con un
braccio legato dietro la schiena rinunciando alla nostra ala destra? Follia.
Ricordiamoci il 1996: per l'orgoglio di non volere la
Fiamma Tricolore in coalizione, i voti si dispersero, regalando la vittoria a
Prodi e D'Alema (quello delle bombe in Serbia e delle passeggiate con
Hezbollah). Cinque anni devastanti.
Non ripetiamo lo stesso errore. Meglio perdere un Calenda
che perdere le elezioni.
Cosa ne pensate? Favorevoli o contrari a Vannacci in
coalizione?
#Vannacci #Centrodestra #FuturoNazionale #Politica #Elezioni
giovedì 28 maggio 2026
Oggi vado controcorrente.
mercoledì 20 maggio 2026
🗳️ IL PARTITO DEGLI
"ETERNI NOMINATI": PERCHÉ FORZA ITALIA HA PAURA DELLE PREFERENZE?
È curioso che chi si autodefinisce "liberale" e
"garante della democrazia" sia poi il primo a tremare davanti
all'idea che i cittadini possano scegliere i propri rappresentanti. Parliamo di
Forza Italia e della solita, stucchevole resistenza alla reintroduzione
delle preferenze nella nuova legge elettorale.
Perché i vertici azzurri dicono ancora una volta NO alla
libertà di scelta degli elettori? La risposta è sotto gli occhi di tutti, ma è
bene metterla nero su bianco:
1. La protezione della "Casta Interna"
Senza preferenze, il Parlamento non è più lo specchio del
Paese, ma un condominio di nominati. I dirigenti attuali, molti dei
quali occupano poltrone da decenni senza aver mai preso un voto individuale sul
territorio, sanno che con le preferenze rischierebbero l'estinzione.
Preferiscono il "listino bloccato": una zona di comfort dove basta
essere fedeli al Capo o al cerchio magico per garantirsi lo scranno.
2. Il terrore del radicamento territoriale e delle
correnti:
Le preferenze costringono a stare tra la gente, a fare i
conti con i problemi reali, a conquistarsi la fiducia palmo a palmo. Per i
vertici romani di FI, è molto più comodo gestire il partito come una sala
d'attesa aziendale, dove le promozioni avvengono per cooptazione e non per
merito elettorale. Chi non ha consenso teme chi il consenso lo ha davvero.
Le preferenze misurano il peso specifico di ogni singolo
politico. Forza Italia, storicamente strutturata come un "partito di plastica"
o partito-azienda fortemente centralizzato, teme che il voto di preferenza
possa frammentare il partito in correnti locali incontrollabili dal centro,
togliendo potere alla segreteria romana.
3. Una leadership che non vuole essere discussa
Se un parlamentare viene eletto con migliaia di preferenze,
ha una forza propria. Ha autonomia. Può dire di no. Un parlamentare
"nominato", invece, è un soldatino che deve la sua carriera
esclusivamente alla firma di chi ha compilato le liste. Dire NO alle preferenze
significa voler mantenere un esercito di esecutori silenziosi, privi di
quel legame diretto con l'elettore che è la base di ogni democrazia sana.
Il paradosso: Chiedono il voto agli italiani in nome
della libertà, ma tolgono agli stessi italiani la libertà di decidere da chi
farsi rappresentare.
Forza Italia sta diventando il partito della
conservazione di se stessa. Finché la selezione della classe dirigente
avverrà nelle stanze chiuse e non nelle urne, non potranno mai definirsi un
partito moderno. È ora di smetterla di aver paura del voto dei cittadini.
Se siete convinti delle vostre idee e del valore dei vostri
dirigenti, perché non lasciate che siano gli italiani a sceglierli?
🗳️ IL PARADOSSO DI FORZA
ITALIA: SE I CITTADINI NON POSSONO SCEGLIERE, CHI RAPPRESENTATE DAVVERO?
lunedì 18 maggio 2026
L'immigrazione senza filtri minaccia Benessere e Sicurezza di tutti noi- Il fatto è noto.
Nella grassa e rossa Modena, cittadina storica dell'Emilia Romagna, con perenni maggioranze di sinistra, un marocchino con cittadinanza italiana (preferisco questa formulazione a quella buonista dei mezzi di informazione "Italiano di seconda generazione") si è lanciato con la sua automobile contro i passanti.Otto feriti e due persone con le gambe amputate.
Non c'è difesa dalle aggressioni di cani sciolti come quello di ieri.
Anche se si raddoppiassero le pattuglie di Carabinieri e Polizia, la scelta individuale di scagliarsi contro qualcuno o qualcosa è talmente imprevedibile da non consentire alcuna prevenzione.
L'unica prevenzione è eliminare alla radice il pericolo, anche se talvolta con l'acqua sporca verrebbe buttato via anche il bambino.
Modena, come Bologna e tutta l'Emilia Romagna corrotta da una mentalità politicamente corretta, buonista, di sinistra, ottusamente immigrazionista fino al midollo, è la dimostrazione di come, anche mettendosi in ginocchio davanti ai clandestini, anche conferendo loro la nostra cittadinanza, non si possa ridurre il pericolo senza rimpatriare chi è arrivato in massa negli anni scorsi.
Se vogliamo sopravvivere non possiamo fare altro che una dura azione di identificazione ed espulsione, revocando la cittadinanza imprudentemente concessa a chi delinque e mettendo filtri molto alti per eventuali ulteriori ingressi, che dovranno essere individuali e non di massa e di soggetti che, per mentalità cultura, religione, costumi, siano disponibili ad essere assimilati, non semplicemente integrati nè, tanto meno, che pretendano da parte nostra disponibilità all'inclusione.
Sono loro che devono adeguarsi al nostro stile di vita, non noi che dobbiamo convivere con il loro.
venerdì 8 maggio 2026
Sciatti fuori, vuoti dentro-
mercoledì 6 maggio 2026
La pace a tutti i costi è solo resa-
Nella contrapposizione tra il Presidente Trump e il Papa Prevost, io sto con Trump.So di essere in minoranza perchè, per motivi differenti, tanto a destra quanto a sinistra sono in tutto o in parte a sostegno del papa, ma è la linea di Trump che, a me, ispira maggiore fiducia e affidabilità nella difesa di quelli che sono gli interessi, sì, degli Americani ma anche, a cascata, i miei di Italiano, erede di una Civiltà Occidentale che ci ha dato più di ogni altra civiltà che sia fiorita sulla Terra.
Già dopo la seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti erano subentrati alle stanche nazioni europee nell'innalzare il vessillo della Civiltà, contro la barbarie che, inizialmente, aveva il colore rosso del comunismo.
Condotta in porto con successo parziale (perchè il comunismo è morto, ma i comunisti sono ancora vivi e infestano la Terra) la contrapposizione del dopoguerra, sono sempre gli Stati Uniti a guidare la resistenza ad un nuovo attacco all'Occidente che arriva dalla Cina e dall'Islam.
Se l'attacco cinese è subdolo, fondato come è su una sfida economica e tecnologica fondata sulla permanenza di un regime dispotico a Pechino, che sfrutta la quantità di mano d'opera disponibile per produrre beni a poco prezzo, imponendo peraltro condizioni di lavoro, retribuzioni e garanzie sulla qualità dei beni in oggettivo dumping nei confronti dei rigidi e alti livelli imposti alle aziende in Occidente, quello dell'Islam è la continuazione di reiterati tentativi che da quelle zone del mondo sono stati fatti per sottomettere l'Europa, cominciati ben prima dell'esistenza dell'Islam, con l'antica Persia.
Parlare di pace, in modo generico e senza porre paletti fondati sulla reciprocità dei comportamenti, significa aprire le porte delle nazioni occidentali all'Islam, senza vedere aperte le porte delle nazioni islamiche all'Occidente, ai nostri costumi, alle nostre fedi religiose, ai nostri Valori.
In sostanza assistiamo ad un Occidente che, tramite, purtroppo, una folta quinta colonna interna, vuole imporre l'accettazione delle feste, delle abitudini, dei costumi, della religione di milioni di immigrati di fede islamica cui incautamente si sono aperte le porte di casa nostra, senza veder riconosciuti altrettanti diritti a quelli di noi che volessero andare a vivere, anche solo per lavorare, nelle nazioni islamiche.
Ecco perchè considero una resa il parlare di pace, in modo avulso dalle specifiche realtà, dimenticando le persecuzioni cui vanno incontro in tanti stati a prevalente fede islamica i non islamici (non solo i cristiani), nella più totale mancanza di reciprocità.
Gravi colpe hanno tutti coloro che, più o meno in buona fede (e, notoriamente, si preferiscono quelli in malafede perchè, almeno ogni tanto, si riposano) che, dividendo all'interno l'Occidente, predicano per l'accoglienza e l'inclusione senza reciprocità di chi non vuole integrarsi, ma sottomettere.
E' in questo quadro che mi sento più e meglio rappresentato da Trump, probabilmente l'ultima opportunità per far tornare in carreggiata l'Occidente, che dal papa.
venerdì 1 maggio 2026
🗳️ CONGRESSO FORZA ITALIA VENETO: DEMOCRAZIA O MESSA IN SCENA?
A fine mese Forza Italia in Veneta va a congresso. Sulla carta, una buona notizia, un buon inizio. Ma grattando la superficie, emerge una realtà che lascia l'amaro in bocca a chi, come me, come noi, credeva in un movimento liberale e meritocratico.Ecco i fatti che non possiamo ignorare:
• Candidato Unico: Un congresso "blindato" dove non c’è alternativa. Il congresso dei voltagabbana.
• La "Carega" prima di tutto: Si vota chi è stato paracadutato da Roma, con l'unico obiettivo di salvare poltrone che vacillano.
• Assenza di Responsabilità: In una democrazia sana, chi colleziona fiaschi alle Regionali e alle Amministrative, quello della doppia cifra, fa un passo indietro. Qui no: qui ci si rielegge senza contraddittorio.
❓ Una domanda sorge spontanea:
Che senso ha mobilitare le persone, affittare sale e spendere soldi per un voto scontato? Se il risultato è già scritto nelle stanze romane, perché mettere in piedi questa messinscena?
Mi chiedo, con profonda amarezza: è ancora questa la mia Forza Italia? Quella che sognavamo era un’area di confronto, di idee e di coraggio. Quella che vediamo oggi sembra un movimento opportunista, buono per ogni stagione, dove il merito è sottomesso alla fedeltà verso il "capo" di turno.
Voi che ne pensate? Ha ancora senso partecipare a un voto che non sceglie nulla?
👇 Scrivetelo nei commenti. Il silenzio è complice.
#ForzaItalia #Veneto #Politica #Democrazia #CongressoFI #Riflessioni #VeriBerlusconiani
sabato 25 aprile 2026
La Cultura non ha confini: sto con la Biennale e il suo Direttore-
giovedì 16 aprile 2026
Se si votasse oggi, farei fatica a mettere quella croce.
🗳️
Fino a pochi giorni fa non avevo dubbi: sostenevo l'azione
del Governo, pur con la naturale divergenza e ribrezzo sul sostegno a Zelensky.
Ma gli ultimi sviluppi mi lasciano sbigottito. In pochi giorni, l'Esecutivo ha:
- Preso
le parti di Leone XIV come un Mattarella;
- Criticato
Trump come una Schlein;
- Sospeso
il memorandum con Israele come un Conte;
- Negato
i dragamine per lo stretto di Hormuz come un Bonelli o un Fratoianni.
Il segnale d'allarme definitivo? La solidarietà ricevuta
dalla Schlein. Se ciò che fa il Centrodestra piace a chi canta "Bella
Ciao", allora l'errore è del Governo.
Inseguire i sondaggi contro Trump per paura del
"sentire comune" è un errore strategico: quel 20% che apprezza Trump
è il cuore dell'elettorato di destra. Un elettorato che non accetta la
"resa della Civiltà" evocata dalle parole politiche del Papa,
giustamente richiamato dal Vicepresidente Vance.
La stampa e la sinistra vi fanno i complimenti?
Preoccupatevi. Il mio voto? Dipenderà da ciò che farete da oggi in poi. Se sia
un addio o un arrivederci, lo decideranno i fatti.
lunedì 13 aprile 2026
La sconfitta del Premier ungherese Viktor Orban, dopo sedici anni di governo ininterrotto, induce a qualche riflessione-
Affetti da provincialismo acuto e, soprattutto, da interesse personale ad accreditarsi una vittoria, i cattocomunisti, dalla Schlein a Conte, da Renzi al duo Bonelli Fratoianni e tutte le altre frattaglie del campo largo, gongolano cercando di mettere il cappello sulla vittoria di Magyar.Ma il partito di Magyar è iscritto al gruppo del PPE e sarebbe come se la Schlein e compagni gongolassero perchè in Italia la guida del Governo passasse da Salvini (al cui gruppo è iscritto Orban) a Tajani (dello stesso raggruppamento di Magyar), scomparendo i loro partiti dal parlamento.
Magyar poi, fino a due anni fa, ha ricoperto, per 14 anni, incarichi all'interno dell'amministrazione Orban e ne è uscito avvicinandosi all'unione europea.
Ma le elezioni in Ungheria mi fanno fare una ulteriore riflessione su quello che sembra essere un limite fisiologico nella durata di un governo, prima di dover passare la mano, probabilmente più per stanchezza e voglia di cambiare da parte degli elettori, che per un problema di gestione della cosa pubblica.
Sembra che tale limite possa essere collocato intorno ai quindici anni, anno più, anno meno.
Orban, come abbiamo visto, sedici anni di governo ininterrotto e non sappiamo se ci riproverà, magari riuscendoci, come ha fatto Benjamin Bibi Netanyahu che, due volte sconfitto, due volte si è ripreso la presidenza del governo di Israele, governando, dal 1996, per ora, per 19 anni su 30.
Sedici anni di governo in Germania anche per Kohl e la Merkel.
In Cile il Generale Augusto Pinochet governò dall'11 settembre 1973 all'11 marzo 1990, anche qui ricorrono i sedici anni.
Più difficile valutare l'impatto dove ci sono regole che eventualmente limitano i mandati come, ad esempio, negli Stati Uniti, dove, per evitare il ripetersi di presidenze come quella di Franklin Delano Roosevelt, eletto quattro volte, il suo successore Truman fece approvare un emendamento che limitava i mandati a due.
E l'Italia ?
Beh, il sistema italiano è funestato da una costituzione che non garantisce stabilità, nè continuità, per cui l'unico governo cui fare riferimento per una durata prolungata è quello di Benito Mussolini, dal 1922 al 1943.
Ed è interessante osservare che, superato ampiamente il limite dei 16 anni, dimostrando di avere un ampio consenso popolare, probabilmente sarebbe rimasto in carica ancora a lungo se, come scelse di fare il Caudillo Generalissimo Francisco Franco in Spagna, si fosse prudentemente tenuto fuori dalla guerra.
Per il futuro ... ai posteri l'ardua sentenza.
venerdì 10 aprile 2026
L'Occidente si svegli o continueranno a prenderci a schiaffi-
Si vince una guerra quando il nemico capitola con una resa senza condizioni.Ogni altra conclusione è un compromesso, non paritario, ma sempre un compromesso che non risolve mai definitivamente una questione.
E' quello che accade con l'Iran e accadrà in Ucraina.
Israele lo sa bene e quindi, d'accordo con Trump, ha, giustamente, escluso il Libano dall'accordo di tregua, perchè sa di dover rendere inoffensivi i terroristi di Hezbollah con le proprie forze, visto che l'esercito libanese non ha eseguito la sua parte della tregua di ottobre e neppure i caschi blu dell'onu hanno provveduto al loro compito, praticamente unico ed inutile da circa trenta anni, di disarmare i terroristi.
Ma lo sanno tutti che mantenere in Iran il regime degli ayatollah sarebbe una costante minaccia per i nostri commerci e la nostra sicurezza.
Eppure sembra che solo un ottantenne presidente degli Stati Uniti stia provando a disinnescare una minaccia che è rivolta più a noi europei che a loro americani.
In Italia, poi, i Cavalieri dell'Apocalisse, cioè coloro che prosperano sulla paura, la miseria, l'insicurezza, che sono l'humus sul quale coltivano il loro consenso vagheggiando miracolosi paradisi futuri, hanno decisamente preso le parti degli ayatollah.
Se guardiamo alla Storia, vediamo come le controversie internazionali, inframmezzate da guerra e pace, sono state una costante del cammino dell'Uomo, quindi non possiamo aspettarci la bacchetta magica e la realizzazione di quel mondo unito e pacificato che ci viene rappresentato non solo da presunti pacifisti, che, predicando solo in Occidente, sono tra i principali responsabili della politica rinunciataria quando non disfattista che prospera a casa nostra, ma anche dai romanzi e film di fantascienza che è, per l'appunto, solo e soltanto fantascienza.
Ma a me interessa l'oggi, la Sicurezza ed il Benessere che i nostri Padri ci hanno garantito e che noi, come spesso accade anche nelle migliori famiglie, stiamo disperdendo per pusillanimità, codardia, ignoranza, ignavia.
Se non ci ci sveglieremo, subito, intervenendo a difendere la via del petrolio, in prima persona, se continueremo a discutere del sesso degli angeli (oggi si chiama "diritto internazionale"), faremo la stessa, identica fine dei bizantini nel 1453.
E ce lo saremmo meritato (sia chiaro: non tutti, perchè quelli che oggi blaterano contro Trump si meritano al 100% di essere assoggettati ad una repubblica islamica, ma gli altri, no ma, purtroppo, i nostri destini sono indissolubilmente legati).
martedì 7 aprile 2026
Ne' razionamenti, nè tasse: si liberi e si protegga la via del petrolio-
Leggo che, accentuando un clima già reso ansioso da una cronaca faziosa e disfattista della guerra contro gli ayatollah, i pusillanimi ministri e commissari della vecchia e debole Europa si stanno ingegnando, parlando a voce alta invece di riflettere su quello che dicono, a trovare soluzioni: ma solo quelle sbagliate, non sia mai che l'unione europea ne azzecchi una anche solo per caso.Parlano di razionamento, senza considerare che porterebbe ad una riduzione non solo della produttività e dell'occupazione, ma anche della ricchezza globale delle nostre nazioni e si tradurrebbe tutto con un forte abbassamento del tenore di vita cui siamo abituati, come si ricorderà, tanto per avere una idea, dalle decisioni che furono assunte nel 2022 dal Fenomeno che, davanti alla decisione di non approvvigionarsi più dalla Russia credendo in tal modo di favorire la pace, rinunciando al condizionatore, non solo non ci fu (e non c'è, con l'unione europea che persevera stolidamente nell'errore) pace, ma oltre al condizionatore ci limitò anche il riscaldamento.
Cinque ministri, tra i quali, purtroppo, anche Giorgetti, hanno poi chiesto una tassazione straordinaria sui cosiddetti extraprofitti delle società energetiche che guadagnerebbero dall'aumento dei prezzi.
Ma, a parte il fatto che quelle società il petrolio lo comprano al prezzo di Mercato, non sono loro ad essere in guerra, ma registrano solamente l'andamento che è previsto dal rapporto domanda/offerta e se il prezzo aumenta, sono solo profitti, legittimi, che qualsiasi liberale non può che assoggettare ad una tassazione che non sia inventata al momento, perchè più conveniente per le avide e rapaci casse pubbliche, ma sia quella che viene applicata a tutte le imprese produttive nel momento in cui registrano utili.
Perchè sì, è vero, chi guadagna tanto può aiutare il prossimo, ma la beneficenza deve essere volontaria, non un prelievo forzoso.
Scartata purtroppo da tempo la soluzione naturale, che probabilmente non hanno neppure avuto il coraggio di prendere in esame, ma che i nostri Padri avrebbero perseguito subito, senza tante seghe mentali: garantire la libera e sicura circolazione nella via del petrolio, anche inviando le cannoniere a proteggere le navi commerciali e le flotte aeree a bombardare i siti degli aggressori.
L'unica soluzione degna di una Civiltà che non voglia sottomettersi alle prepotenze degli ayatollah.
E quando anche questa crisi finirà, ovviamente non per merito dell'unione europea, saranno pronti a sottomettersi al prossimo tirannello, in divisa, in tonaca o anche solo con un perizoma, che alzerà la voce, sicuro che nessuno ha più il fegato, da noi, di prenderlo a sberle.
Mandiamo la Marina a sbloccare la situazione...
venerdì 3 aprile 2026
Da Reagan a Trump: il punto di caduta è Sigonella-











