martedì 4 agosto 2026

 All'abbordaggio ! -

Una nostra fregata ha abbordato una petroliera appartenente alla presunta flotta ombra russa, che ha la finalità di aggirare le sanzioni imposte dall'unione europea.
A parte la considerazione che siamo arrivati dopo Regno Unito e Francia, che non hanno subito alcuna ritorsione, ma che quello potrebbe essere considerato un atto di guerra e se la Russia ne avesse le capacità (che non ha, cosa che smentisce tutta la propaganda sulla minaccia russa che, comicamente, starebbe aspettando il riarmo dell'Europa per attaccarci quando, se fosse una minaccia reale, potrebbe farlo adesso che siamo disarmati e con Trump che guarderebbe da un'altra parte) potremmo essere legittimamente bersaglio di uno o più lanci di missili, l'abbordaggio lo vedo in chiave anti immigrazione.
Per quanto ridotta e per quanto aumentati esponenzialmente, nonostante i magistrati, i rimpatri dei clandestini, resta il fatto che continuano a provare ad arrivare.
E noi non siamo così fortunati da avere un lembo di terra attraverso il quale poter rimandare indietro i clandestini, a piedi e senza tanti costi (basta solo un po' di Guardia Civil) come alcuni dicono faccia la Spagna (ma altri dicono che i clandestini stiano già arrivando ad Algesiras, nella Spagna continentale).
Però, evidentemente, abbiamo le capacità di abbordare e dirottare le imbarcazioni sospette.
In Australia, dove da anni hanno stroncato il fenomeno, la locale marina militare abbordava le navi che trasportavano clandestini e le dirottava in isole disabitate, che venivano circondate dalla marina stessa.
L'idea degli hub fuori dal territorio nazionale è antica e se fosse una organizzazione utile al mondo e non solo ai suoi funzionari e dipendenti che percepiscono stipendi principeschi, avrebbe dovuto realizzarli l'ONU.
Oggi si svolgerà la riunione di urgenza dei ministri degli interni su proposta della Meloni.
Sospendere Schengen solo con la Spagna è un provvedimento momentaneo (come fu, ma quello tardivo a differenza della tempestività della Meloni, il blocco di arrivi dalla Cina quando uscirono i primi casi di covid).
La soluzione organica, in assenza dell'ONU, è una serie di accordi tra l'unione europea e gli stati africani che si affacciano sul Mediterraneo e che sono il punto di arrivo di tutti i clandestini in cerca di un passaggio, via terra o via mare, per sciamare a casa nostra, con la costruzione di hub di smistamento in cui portare tutti i clandestini che possono essere agganciati e abbordati, fuori dalle acque territoriali degli stati europei.
Una soluzione ragionevole che, se applicata con rigore, essendo ben pochi quelli che avrebbero il "diritto alla protezione", potrebbe sgonfiare in breve tempo il fenomeno, perchè lancerebbe il messaggio fortissimo che le porte dell'Europa, adesso, sono chiuse.



domenica 2 agosto 2026

 FINE VITA: LA VITA È SACRA, MA NESSUNO DEVE ESSERE CONDANNATO A SOFFRIRE-

Il dibattito sul fine vita in Veneto: dove sta il confine della dignità umana?
Negli ultimi giorni si sta tornando a parlare con insistenza della proposta di legge sul fine vita sostenuta in Veneto. Emergono forti perplessità e timori legittimi su dove questa strada possa condurci, paventando il rischio di una deriva verso una cultura dello scarto o della banalizzazione della vita.
La vita, per me, rimane sacra e va difesa fino alla fine. Non credo che la risposta alla sofferenza di una persona gravemente malata debba essere quella di considerare la morte come una soluzione.
Ma proprio perché considero sacra la vita, credo anche che nessun essere umano debba essere lasciato solo davanti al dolore, alla sofferenza insopportabile e alla perdita totale della propria dignità.
La mia posizione su un tema così intimo e profondo, tuttavia, si fonda su un principio chiaro: la vita è sacra e inalienabile.
Allo stesso tempo, però, ritengo che il malato abbia il diritto sacrosanto di non soffrire invano quando la malattia arriva a uno stadio irreversibile e il dolore diventa intollerabile.
Non si tratta di promuovere la morte con leggerezza o di sostituirsi al valore della vita, ma di affrontare una realtà concreta:
1. Accanimento e dolore: Nessuno dovrebbe essere costretto a vivere in condizioni di sofferenza atroce quando la medicina non può più guarire, ma solo prolungare un'agonia.
2. Standardizzare e dare certezze: Regolare i tempi di risposta delle strutture sanitarie e garantire percorsi chiari significa non lasciare le famiglie nella solitudine, nella burocrazia o nella disperazione.
3. Cure palliative e rispetto della persona: Accompagnare la sofferenza significa potenziare le cure palliative, ma anche rispettare la libertà di coscienza di fronte a casi limite stabiliti già dalla Corte Costituzionale.
E se davvero vogliamo una società civile, dobbiamo essere capaci di stare accanto a chi soffre anche quando non possiamo più guarirlo.
La vita va difesa.
La sofferenza va combattuta.
La dignità della persona va sempre messa al primo posto.
Per chi, come me, crede profondamente nella sacralità della vita, ascoltare le storie di lancinante dolore di chi soffre non significa tradire i propri valori, ma declinarli con compassione, empatia e dignità.
Tutelare la vita significa anche tutelarne la dignità nell'ora più difficile.



venerdì 31 luglio 2026

 IL RIARMO È NECESSARIO: SULLA DIFESA SERVE REALISMO, NON IDEOLOGIA-

Sulla questione del fondo "SAFE" mi sembra che il Centrodestra si stia incartando sul nulla.
La domanda a cui rispondere è una sola: oggi l’Italia è in grado di difendersi in caso di un attacco da parte di un nemico esterno (come ad esempio l'Iran)?
La risposta, purtroppo, è NO.
Abbiamo Forze Armate composte da ottimi professionisti, ma pensate per una guerra di tipo tradizionale. Se un esercito invasore provasse a occupare il nostro territorio a terra, probabilmente saremmo in grado di contenerlo — anche se reintrodurre la leva obbligatoria per creare una riserva strategica sarebbe quantomeno opportuno, visto che nelle guerre d'usura contano anche i numeri.
Ma i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente ci insegnano una realtà ben diversa: oggi le guerre si combattono prima di tutto con tecnologia, droni e missili.
Se venissimo attaccati con queste modalità, avremmo i sistemi per evitare distruzioni immani? Potremmo rispondere con adeguata efficacia?
La risposta è ancora una volta NO.
Per questo è fondamentale e corretto aumentare con gradualità la spesa per la Difesa, acquistando sia armi tradizionali sia tecnologie avanzate, difensive e offensive.
Ma con quali soldi?
Se i miliardi dell'UE tramite il SAFE sono prestiti condizionati a tassi variabili, allora ha ragione la Lega: lasciamoli dove sono, evitiamo di indebitarci solo per fare un favore a Bruxelles.
Se invece fossero contributi a fondo perduto (sullo stile PNRR), andrebbero presi subito.
L'alternativa vera e sostenibile esiste: emissione di titoli di Stato dedicati a lunga scadenza. È sempre debito pubblico, certo, ma con un grande vantaggio: gli interessi restano all'interno della Nazione, pagati a cittadini e imprese italiane che investono nella sicurezza del proprio Paese.
Accedere al fondo SAFE solo per fare un favore (costosissimo) all'Unione Europea non ha alcun senso. La priorità deve essere la vera difesa dell'Italia.



domenica 26 luglio 2026

 Meno analisi e previsioni, più azioni concrete-

I notiziari sono pieni delle analisi di questo o quel centro studi di organismi vari e delle organizzazioni sovranazionali, tutti concordi nell'alimentare ansia sul prezzo del petrolio.
In un Mercato Libero, se un prodotto scarseggia, il suo prezzo aumenta.
E' una regola semplicissima.
Invece di dire l'ovvio con conseguenze negative per lo stato d'animo delle persone che poi si riverbera nelle scelte economiche, perchè non ci dicono come fare per aumentare la disponibilità di un prodotto (il petrolio) di cui c'è abbondanza ?
Perchè non sanno cosa proporre oltre alla sterile e inconcludente aspirazione alla "pace" (magari, ma su quali basi ? ) e ad una generica indicazione sulle fonti alternative che, però non risolverebbero il problema perchè non sono sufficienti a coprire la richiesta nè, tantomeno, la potenza e il rendimento delle fonti fossili.
Tutti quelli che parlano, sanno però benissimo che il problema, il tappo, è il regime degli ayatollah con le sue metastasi Houthy, Hetzbollah e Hamas. vanno abbattuti!
Però si guardano bene dal sollecitare i governi occidentali a scendere dal pero e stringere una alleanza con gli stati del golfo, per affiancare Stati Uniti e Israele nell'eliminare in modo radicalmente definitivo il tappo iraniano.
Solo in tal modo il petrolio tornerebbe ad affluire in modo costante, abbondante e con un benefico effetto sui prezzi.
Ogni altra soluzione, manterrebbe sospesa sull'economia mondiale la spada di Damocle di un nuovo ricatto degli ayatollah, con un qualunque pretesto.

venerdì 24 luglio 2026

 Accise, prezzi, petrolio e dintorni: la solita commedia dei doppi pesi-

Siamo all'ennesimo "ballo di San Vito" sull'aumento dei carburanti-
Facciamo un breve ripasso:
Con il Governo Draghi, la benzina era schizzata stabilmente sopra i 2 euro al litro nonostante la riduzione temporanea delle accise. Eppure, nessuno osava fiatare o sollecitare il "Fenomeno".
Con il Governo attuale, il Mercato ha vissuto le sue naturali oscillazioni: petrolio e derivati hanno registrato puntualmente rialzi e ribassi.
La differenza? Tutta politica e mediatica.
Quando il prezzo sale, assistiamo all'immancabile agitazione isterica di una pletora di personaggi, associazioni e partiti che non aspettano altro che un pretesto per dare segnali di vita. Quando poi l'aumento rientra — perché così decreta il Mercato — cala puntualmente il silenzio.
Il risultato di questo meccanismo è perverso: all'osservatore distratto arrivano solo gli ululati dei rincari, dando l'illusione di un aumento perpetuo. Ma se fosse davvero così, oggi saremmo ben oltre i tre euro al litro, non sempre a cavallo dei due.
Quale sarebbe la strada maestra?
Abolire le accise, tutte e per sempre.
Ma una scelta del genere richiederebbe tagli di spesa drastici e coraggiosi. Bisognerebbe recidere i finanziamenti a fondo perduto:
Zero contributi a chi gestisce il business dei clandestini;
Stop ai fondi a pioggia per il cinema e i giornali;
Taglio a tutte le iniziative assistenziali che non portano alcun ritorno economico.
Una via oggi impraticabile, proprio perché una stampa schierata non ne spiegherebbe la bontà, ma scatenerebbe l'ennesima campagna di propaganda. E così ci troviamo costretti ad affrontare gli aumenti in attesa dei successivi cali, sapendo che le oscillazioni non dipendono dal nostro Governo, ma da un contesto internazionale incancrenito.
La vera geopolitica del prezzo del carburante
Se proprio vogliamo muovere una critica al Governo, è quella di non agire con maggior decisione sul piano internazionale al fianco di alleati chiave come Stati Uniti ed Israele per accelerare la fine dei conflitti.
Cosa si potrebbe fare?
Mettere a disposizione le nostre basi senza restrizioni geopolitiche.
Inviare risorse sul teatro di guerra per azzerare, insieme alle altre nazioni colpite, la minaccia Houthi nel Mar Rosso e garantire il regolare flusso del petrolio.
Lasciare liberi gli alleati di neutralizzare la minaccia iraniana.
Accelerare la fine delle ostilità farebbe crollare il costo dei carburanti alla radice, senza dover prosciugare il bilancio dello Stato con i tagli alle accise.
La domanda però sorge spontanea: se il Governo facesse una scelta così forte e pragmatica per abbassare i prezzi, chi oggi ulula per qualche centesimo in più alla pompa avrebbe il coraggio di sostenerla?



lunedì 13 luglio 2026

 E allora bombardiamo l'Iran, o adesso continueranno a fare le principesse sul pisello ?

Un quotidiano iraniano asservito al regime degli ayatollah, con scarsa fantasia e copiando, in peggio, iniziative del passato (ricordo il geniale mazzo di carte con le immagini dei criminali iracheni del regime di Saddam Hussein) ha pubblicato, con la tuta arancione dei terroristi detenuti nelle carceri di Guantanamo, le fotografie dei principali leader occidentali, additandoli come colpevoli di quella che loro definiscono l'assassinio del vecchio Khamenei il cui figlio, come nella dittatura nord coreana, ha preso il ruolo di comando.
Ci sono tutti, Merz, Macron, Starmer, oltre, ovviamente a Trump ed a Netanyahu e c'è anche la Meloni.
Una presenza che le rende più merito ed onore della partecipazione a qualsivoglia riunione parolaia dei "volonterosi", ma che, purtroppo, non corrisponde alla realtà.
La singolarità vuole che i rapporti personali con Trump si siano incrinati perchè Trump accusa la Meloni (e non solo lei) di non aver aiutato, con la concessione delle basi e la partecipazione attiva alla missione in Iran, gli Stati Uniti e l'Iran accusa la Meloni (e non solo lei) di essere complice di Trump nell'attacco.
Delle due, solo una è la verità e, purtroppo, ancora una volta, Trump dice la verità e gli ayatollah mentono.
A questo punto, dopo tutti i sofismi che hanno portato l'Italia (e non solo) a chiamarsi fuori dalla missione contro il regime degli ayatollah, davanti ad una esplicita minaccia contro il nostro Presidente del Consiglio (e non solo), davanti al ricatto economico che viene costantemente portato con la doccia scozzese sullo Stretto di Hormuz, davanti a tutto questo, la Meloni, Merz, Starmer (e chi lo sostituirà), Macron e tutti gli altri, continueranno a fare le principesse sul pisello, aggrappati, come sempre, alla schiena degli Americani, lasciando loro combattere le battaglie che sono prevalentemente nel nostro interesse ?



sabato 11 luglio 2026

 Come è prassi, il presidente della nazione che ospita i vertici dei capi di stato e di governo Nato, al termine dei lavori fa un omaggio personalizzato ai suoi colleghi.

La Nato è alleanza militare, si è parlato di guerra, di pace, di interventi, di riarmo, quindi la scelta di Erdogan di regalare una (bellissima) pistola a sei colpi, con i relativi proiettili, mi è sembrata spiritosa, ironica e azzeccata.
Credo che le regole per gli omaggi di stato impongano al nostro Presidente del Consiglio di conferire l'oggetto ricevuto al patrimonio di Palazzo Chigi, anche se la pistola è stata personalizzata con il nome della Meloni.
Posso anche immaginare che la Meloni non pratichi il tiro a segno e, forse, non ha mai impugnato una pistola, come milioni di Italiani che, da quando è stato abolito il servizio militare obbligatorio, non sanno cosa voglia dire impugnare un'arma, non si rendono conto della sua potenza e neppure del rumore che fa quando esplode il colpo (non parliamo poi dei colpi del cannone di un carro armato !).
E' un male, perchè a parte quelli che sono istituzionalmente preposti alla difesa interna ed esterna (Forze dell'Ordine e Forze Armate) a conoscere le armi sono solo quei pochi che le utilizzano legittimamente, magari solo per sport, e quei tanti che ne sono in possesso per delinquere, rendendo la stragrande maggioranza di noi inerme e impotente davanti ad un atto violento di rapina, aggressione o furto.
A maggior ragione abbiamo bisogno di sapere come difenderci ed avere a disposizione gli strumenti (armi) per farlo perchè non è pensabile che ci possa essere un Poliziotto dietro ogni angolo.
Alcuni capi di stato di governo hanno lasciato in Turchia la pistola, non, a quanto ne so, la Meloni che ha fatto benissimo a portarla in Italia.
Intanto perchè lasciandola in Turchia sarebbe stata un'offesa al padrone di casa che ha fatto un regalo, in secondo luogo perchè la pistola di Erdogan può anche avere un significato simbolico e quello che che mi piace attribuirgli (anche se non credo rientrerebbe nelle intenzioni di Erdogan) è che l'Occidente, la Nato, si sta svegliando e non è più disposta, non siamo più disposti, ad accettare soprusi, a cominciare da quelli degli ayatollah, il cui regime deve cominciare a contare le sue ultime ore.
Con il contributo di tutti.

venerdì 10 luglio 2026

 IL VERO PERICOLO PER L'EUROPA: PERCHÉ DOVREMMO TEMERE PIÙ KIEV CHE MOSCA] 🚨🇪🇺

Mentre i parrucconi di Bruxelles — purtroppo oggi con l'adesione anche di Giorgia Meloni, la cui politica estera su Ucraina e Iran rischia di costarle i voti decisivi per la rielezione — continuano a ripeterci la solita narrazione, la realtà dei fatti ci dice esattamente il contrario: le nazioni occidentali devono temere più l’Ucraina che la Russia.
Guardiamo in faccia la realtà, senza le fette di prosciutto ideologico sugli occhi.
A meno di impensabili svolte sul campo, la pace si farà concedendo alla Russia quello che ha conquistato. In cambio, all'Ucraina verrà concesso un rapido (e immotivato) ingresso nella UE. E allora cosa succederà? I burocrati europei continueranno a chiudere gli occhi davanti a comportamenti inaccettabili, proprio come stanno facendo ora?
I segnali ci sono già tutti:
🔹 Sabotaggi strategici: Dagli oleodotti e gasdotti diretti a nazioni UE e NATO fatti saltare in aria (colpendo Germania e Ungheria), mentre Zelensky veniva ricevuto con tutti gli onori da Erdogan in Turchia.
🔹 Attentati sul nostro suolo: Lo zampino di Kiev emerge sempre più chiaramente dietro azioni oscure in territorio europeo, non ultimo il recente attentato a Montecarlo.
🔹 Droni "fantasma": Sconfinamenti di droni ucraini inizialmente attribuiti ai russi per mera compiacenza mediatica.
🔹 Arroganza diplomatica: Una pretesa continua e arrogante di armi, finanziamenti e licenze, come se tutto fosse dovuto.
PROIETTIAMOCI A GUERRA FINITA. COSA CI ASPETTA? 🛑
Immaginate l'Ucraina dentro l'Unione Europea. Con cosa si siede al tavolo?
1️⃣ Un esercito immenso: Da 1 o 2 milioni di uomini interamente addestrati sul campo.
2️⃣ Un arsenale spaventoso: Costruito e finanziato con le NOSTRE armi, le NOSTRE licenze e i NOSTRE soldi.
Se erano arroganti quando avevano bisogno, come si comporteranno domani quando non avranno più bisogno di chiedere? Non saranno mai in grado di restituire i prestiti miliardari che gli abbiamo concesso. In compenso, avranno l'esercito più forte d'Europa.
Chi ci garantisce che non useranno questa enorme potenza militare per regolare vecchi conti in sospeso (magari con l'Ungheria) o per prestarsi a combattere guerre per conto terzi (ad esempio in Iran) che i pusillanimi parrucconi europei non vogliono combattere? E quanti altri fondi, aiuti e benefit pretenderanno ancora, dissanguando l'Europa molto più di quanto abbiano fatto in passato gli altri Stati indebitati?
Di fronte a questo scenario, io non ce li vedo i Macron, gli Starmer, i Merz, per non parlare degli evanescenti parolai come von der Leyen, Kallas e Costa, capaci di opporsi a Zelensky. Forse ci proverebbe la Meloni, ma non basterebbe.
Il vero dramma è che l'Italia, invece di spendere risorse per costruire un proprio esercito moderno, efficiente, letale e pronto a difendere i nostri confini, ha sperperato denaro pubblico per costruire e finanziare la superpotenza militare dell'Ucraina.
La prospettiva, lasciatemelo dire, non è affatto rassicurante. 👇

giovedì 9 luglio 2026

 

GIÙ LE MANI DAL VOTO DEI CITTADINI: A BRUXELLES C’È CHI HA PAURA DI PERDERE LA SEDIA! 🚨🇪🇺

Il Parlamento Europeo ha appena votato a maggioranza (414 sì, 224 no, 18 astenuti) per avviare un’indagine sul raggruppamento ESN (Europa delle Nazioni Sovrane) — di cui fa parte Futuro Nazionale di Vannacci — per verificare se le loro idee siano "compatibili" con i presunti valori dell'UE.

Parliamoci chiaro: questo non è un controllo di routine, questa è un'indagine sulle opinioni. È un tentativo di censura del libero pensiero e, soprattutto, una gravissima interferenza nelle scelte democratiche dei cittadini.

Ecco chi ha votato A FAVORE di questa indagine per imbavagliare la destra: PPE (inclusa Forza Italia) Socialisti & Democratici (S&D, incluso il PD) Renew Europe (Macron) I Verdi The Left (La Sinistra)

Hanno votato CONTRO, difendendo la democrazia, i Conservatori (ECR con Fratelli d'Italia) e i Patrioti per l'Europa (con la Lega).

IL DOPPIOPESCHISMO DI BRUXELLES Questa è la stessa identica "accozzaglia" che poco tempo fa ha votato CONTRO la revoca dell'immunità a Ilaria Salis, accusata in Ungheria di reati ben più gravi (tentato omicidio). Per la sinistra i reati fisici si proteggono, le opinioni contrarie si processano.

COS'È LA DEMOCRAZIA? La democrazia è semplice: se i cittadini non condividono le leggi imposte da una maggioranza, votano partiti sovrannazionali per cambiarle pacificamente e democraticamente. Impedire questo significa distruggere la base della convivenza civile.

A Bruxelles c'è il terrore puro di perdere le poltrone. Ma a furia di blindare le stanze del potere, l'Unione Europea sta prendendo la stessa identica strada dell'Unione Sovietica di Stalin.

Se si impedisce alle persone di manifestare pacificamente le proprie idee attraverso l'espressione del voto, cosa pensano che rimanga come sbocco? Cancellare la rappresentatività significa legittimare lo scontro.

La democrazia non è proprietà privata di Ursula von der Leyen e dei suoi sodali. Il voto dei cittadini non si tocca! 🗳️‼️

#Democrazia #LibertàDiPensiero #Sovranismo #NoCensura #AlessioZanon

martedì 7 luglio 2026

 Tanti assist per Vannacci -

Dai sondaggi appare evidente, ma sono sondaggi, come sia vero che la presenza di Futuro Nazionale abbia restituito speranza ai cattocomunisti.

Per quanto il Generale stia drenando voti anche tra gli indecisi, il pacchetto più consistente dei consensi arriva dai partiti del Centro Destra, indebolendo i due partiti di destra (Fratelli d'Italia e Lega) e, in misura minore, anche Forza Italia che si indebolisce da sola con l’ingresso di saltimbanco che i veri Forzisti non voteranno mai, che, però, in questo modo, perdendo meno degli altri, aumenta la sua capacità di interdizione e ostruzionismo verso una vera politica di centro destra.

Ma ad aiutare Vannacci non sono solo le naturali insoddisfazioni di chi avrebbe voluto meno prudenza e più ruspe per abbattere le norme e le incrostazioni del precedente regime cattocomunista, ma anche gli errori che fanno i dirigenti dei partiti di Centro Destra, il primo dei quali è mettere in dubbio (e, in alcuni casi, respingere con sdegno) l'inclusione di Futuro Nazionale nella Coalizione.

Una simile chiusura, dovesse persistere fino alle elezioni, mi indurrebbe a fare serie riflessioni su chi votare.

Del resto i cattocomunisti se ne guardano bene dal respingere l'alleanza con verdi e sinistra di due improbabili ministri come Fratoianni e Bonelli dei quali non si conosce nulla della loro attività professionale, mentre Vannacci è un Generale di successo.

E rifiutare il 6% (per ora) di FN è come voler evitare di compensare quel 6% di AVS che, per i cattocomunisti, è essenziale per poter restare gomito a gomito con il Centro Destra al quale, aggiungendo il 6% di Vannacci, arriderebbe sicuramente la conferma a Palazzo Chigi con la opportunità di eleggere un proprio candidato al Quirinale nel 2029 superando ogni veto e patentino antifascista dei cattocomunisti.

Perché gettare alle ortiche una simile opportunità ?

Ma un altro pesantissimo assist a Futuro Nazionale lo preparano quelli che propongono candidature a sindaci dei civici, gente che, se eletta, penserebbe di essere unta dal Signore e non risponderebbe alla Coalizione, accantonando i Valori del Centro Destra per inseguire qualcosa di indefinito pur di ricevere l'approvazione della intellighenzia cattocomunista che alligna tra i "professionisti dell'informazione".

Ci sono migliaia di militanti nei partiti di Centro Destra che, ogni giorno, mettono la loro faccia nel sostenere le idee comune, che hanno mostrato coerenza, restando fedeli negli anni buoni e in quelli di opposizione quando tutto sembrava remare contro di noi.

Perché anteporre loro un nome che, probabilmente, non porterebbe neppure un voto aggiuntivo se non il suo (semprechè non votasse disgiuntamente, per se stesso come sindaco e per il pd come lista !) rispetto a quelli dei partiti di Centro Destra ?

Perchè, se anche non fosse simpatico il Generale, spianare la strada a Futuro Nazionale, collezionando errori e scelte sbagliate ?

Al Governo non dobbiamo stare insieme a chi ci è simpatico, ma assieme a quelli con i quali possiamo formare una maggioranza che sostenga i provvedimenti più vicini ai Valori, agli Ideali e alla Identità della Destra.

 

lunedì 29 giugno 2026

 Disarmare i terroristi per pacificare il medio oriente-

I governi libanese ed israeliano, con la mediazione di quello degli Stati Uniti, hanno trovato un accordo di pacificazione e restituzione della sovranità territoriale al Libano.
La condizione, che peraltro è presente in ogni accordo in precedenza fallito e che è presente anche nell'accordo di tregua per Gaza, è il disarmo di Hetzbollah (e di Hamas a Gaza).
I due gruppi, finanziati e sostenuti dal regime degli ayatollah (che a loro volta firmano accordi per il libero transito ad Hormuz, li violano e strillano se gli Stati Uniti bombardano per punizione una loro base missilistica) rifiutano il disarmo.
A che titolo ?
Non rappresentano il governo libanese e sono anni che non vengono tenute libere elezioni a Gaza, territorio peraltro che dovrebbe appartenere all'Egitto e che è stato devoluto agli arabi musulmani della zona dopo la conquista israeliana del 1967 e il ritiro delle truppe dell'Idf.
Perchè Hetzbollah dovrebbe bloccare l'attuazione dell'accordo ?
Sarebbe come se, a suo tempo, le brigate rosse pretendessero di essere considerate interlocutrici del governo o, più adeguatamente, se a fronte degli accordi tra Italia e Austria sull'Alto Adige, i separatisti (che comunque avevano ragioni ben maggiori dei quelle dei terroristi arabi) avessero preteso di bloccarli con una sorta di diritto di veto.
Se Hetzbollah (e Hamas) non disarmano, allora le armi dovranno essere tolte loro con la forza, attraverso una collaborazione militare tra Israele e Libano per dare attuazione all'accordo sottoscritto. E allora vedrete come Israele fa presto a disarmarli....
Se poi si vogliono accelerare i tempi, le truppe onu. unifil o volonterose che siano, invece di farsi una vacanza al caldo, salvo lamentarsi se volano sulle loro teste delle bombe, collaborino per disarmare Hetzbollah, distruggere le loro basi e incarcerare i terroristi.
Solo così sarebbe avviata una pacificazione in Medio Oriente che, peraltro, richiederebbe anche la rimozione del regime degli ayatollah per completare l'opera.



lunedì 15 giugno 2026

 Non credo alla buona fede degli ayatollah-

Ieri il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha compiuto 80 anni. Buon Compleanno Donald!
Auguri a chi, come sintetizzò una volta Kissinger, porta ben cinque cappelli, essendo capo degli Stati Uniti, capo del governo degli Stati Uniti, capo delle Forze Armate degli Stati Uniti, capo del suo partito e capo dell'Occidente.
Ed è per quest'ultimo cappello che mi interessa.
Senza gli Stati Uniti e con la manifesta pusillanimità degli attuali governanti delle altre nazioni occidentali (con l'unica attenuante di vivere in un periodo in cui circa la metà degli Occidentali rema contro i propri stessi interessi, per un malinteso senso di espiazione di una colpa, quella di aver diffuso la Civiltà nel mondo, che in realtà è un merito di cui dovremmo oggi incassare i dividendi) l'Occidente sarebbe perso.
Lo dimostra l'assenza in una missione, quella contro gli ayatollah, tesa a rendere più sicuri tutti con l'annientamento di un regime dispotico e integralista e delle sue metastasi terroriste.
Mi sembra triste che si debba sperare in un ottantenne per veder garantito il nostro stesso benessere (leggi: rifornimenti energetici) per il quale i nostri governi non alzano un dito, preferendo farci stringere la cinghia, ridurre il riscaldamento d'inverno, il condizionatore d'estate e aumentando i costi dei rifornimenti.
Abbiamo perso lo spirito che ci fece grandi, come singole Nazioni e Popoli, perseguendo un disegno unitario che non ha capo, nè coda.
Per questo mi auguro che, pur comprendendo quanto potrebbe essere gratificante per il Presidente Trump firmare un accordo con gli ayatollah il giorno del suo ottantesimo compleanno, non vi sia una firma affrettata.
Soprattutto non vi siano firme "a distanza", senza la visione esatta dei testi, perchè il dubbio che mi sorge è che pur di parlare di "pace", i cosiddetti "mediatori", sottopongano testi che, con l'uso di determinate parole ambigue nelle traduzioni in lingue profondamente differenti, possano indurre in errore sui reali contenuti del testo.
E, comunque, condivido quanto ha dichiarato l'ex Segretario di Stato Mike Pompeo, per il quale, qualunque sia l'accordo, gli ayatollah non lo rispetteranno, perchè non ne hanno mai rispettato uno.
Salvare il regime degli ayatollah, non vale una candelina in più sulla torta di compleanno.



domenica 14 giugno 2026

L’ITALIA AGLI ITALIANI: SE DIFENDERE LA PATRIA DIVENTA UNA COLPA

A Cesena, nella "rossa" Emilia-Romagna, due studenti dell’ultimo anno di liceo sono stati condannati a scrivere una tesina "rieducativa" dal titolo "Gli africani siamo noi".

Siamo di fronte a un metodo che ricorda da vicino la rivoluzione culturale maoista o le purghe sovietiche, figlio dello stesso filone oscurantista che secoli fa si esprimeva con i tribunali dell'Inquisizione. Oggi, i paladini del "politicamente corretto" e del cattocomunismo esigono la sottomissione ideologica: chi non si allinea all'agenda dell'immigrazione incontrollata — che sottrae risorse ai nostri cittadini per destinarle a vitto, alloggio e cure per i clandestini — deve essere "rieducato".

Proprio questi ragazzi, però, ci infondono speranza nel futuro.

Con lucidità e coraggio, hanno risposto citando Carducci. Ma la verità più profonda ci arriva da Alessandro Manzoni, che nei suoi versi ci ricorda come l'Italia sia: "Una d'arme, di lingua, d'altare, di memorie, di sangue e di cor".

Il Patriottismo non è roba da museo

L’Italia ha una storia, una cultura e una tradizione che meritano di essere difese e valorizzate. Essere patriottici non significa odiare qualcuno, ma amare ciò che siamo, ciò che abbiamo costruito nei secoli e ciò che vogliamo trasmettere alle future generazioni.

Nessuna legge sulla cittadinanza facile, nessun tratto di penna burocratico potrà mai rendere italiano chi non lo è nel sangue, nella storia e nella cultura. Finché ci saranno giovani pronti a tenere accesa la fiamma dell'identità, il futuro non sarà del tutto oscuro.

Mio nonno, che nella Prima Guerra Mondiale fece del suo “petto una barriera” contro gli invasori e che nella Seconda si prodigò per la nostra Nazione, oggi si sta rivoltando nella tomba a vedere in che modo viene svenduto il nostro Paese.

Il futuro dell’Italia dipende anche dalla capacità di unire identità e apertura, senza rinunciare a ciò che ci rende unici.

Perché amare il proprio Paese non è mai qualcosa di cui vergognarsi.

Giù le mani dai nostri ragazzi, giù le mani dalla nostra identità. L'Italia appartiene agli Italiani! 🛑👇

#ItaliaAgliItaliani #Patriottismo #Cesena #IdentitàNazionale #Tradizione #LibertàDiPensiero




martedì 9 giugno 2026

 I tre marmittoni

Ieri, a Londra, tre traballanti capi di stato o di governo (Starmer, Mertz e Macron) hanno ricevuto con tutti gli onori lo scaduto presidente ucraino (sono due anni di prorogatio del suo mandato senza che si parli di elezioni).
Dopo lunghe (😒) e ponderate (😧) riflessioni (😂)hanno rilasciato un documento in cinque punti che, praticamente, intima alla Russia di smetterla di fare la prepotente perchè altrimenti ... ci arrabbiamo.
Ma, a differenza di Bud Spencer e Terence Hill che, quando si arrabbiavano, mollavano sganassoni epocali che facevano volare i cattivi da una stanza all'altra, i tre marmittoni, senza la copertura degli Stati Uniti impegnati su questioni più rilevanti come i dossier Cuba e Iran, devono limitarsi ad ululare alla Luna.
Molto bene Giorgia Meloni che, avendo dichiarato in tempi non sospetti che l'Italia mai avrebbe inviato i propri soldati sul terreno del conflitto, non ha partecipato a quella pantomima.
Se i tre marmittoni hanno tanta voglia di menar le mani, perchè non partecipano alla liberazione dello Stretto di Hormuz e alla cacciata degli ayatollah (unica soluzione, perchè qualunque accordo con simili integralisti è destinato a diventare carta straccia dopo un giorno, un mese o un anno): agendo tutti assieme si porrebbe fine molto prima al danno che quel regime porta alle nostre economia ed alla nostra sicurezza.



venerdì 5 giugno 2026

🔴 L’ILLUSIONE TRADITA: Perché il centrodestra in Veneto sta facendo una figura barbina sull'Autonomia

Nel 2017 il popolo veneto aveva risposto in massa: un plebiscito storico, con oltre due milioni di cittadini (il 98% dei votanti) uniti nel chiedere un Veneto autonomo. Quella stagione di speranze, guidata dal centrodestra regionale con la bandiera di San Marco ben in vista, prometteva una svolta epocale.

Oggi, però, dopo anni di slogan e dopo quasi quattro anni di governo nazionale guidato dal centrodestra, la domanda è inevitabile: dov'è finita l'autonomia promessa ai veneti?

Lo stesso centrodestra saldamente al Governo del Paese, lo scenario si è trasformato in una clamorosa e imbarazzante frenata. La montagna dell'autonomia differenziata ha partorito un topolino burocratico. Perché i Veneti si sentono traditi?

La risposta sta in tre nodi politici e strutturali che la coalizione non riesce (o non vuole) sciogliere.

1. Il "Freno a Mano" della Destra Nazionalista

Il primo cortocircuito è ideologico e di equilibri di potere romani. La coalizione di centrodestra è a trazione Fratelli d'Italia, un partito strutturalmente centralista e patriottico.

Per anni Lega e centrodestra hanno sostenuto che il vero ostacolo fosse Roma, governata da maggioranze ostili. Ma dal 2022 Roma è governata proprio da chi aveva promesso di realizzare quella riforma. Eppure il risultato concreto è che il Veneto non ha ancora ottenuto quell'autonomia ampia e sostanziale che era stata presentata come imminente.

  • Il baratto politico: Per concedere la legge quadro sull'autonomia (la Legge Calderoli), la Lega ha dovuto cedere sul Premierato, la riforma carissima a Giorgia Meloni che accentra i poteri a Roma.
  • Il risultato: L'autonomia è diventata una bandierina elettorale svuotata di reale sostanza finanziaria, sacrificata sull'altare della tenuta del governo nazionale.

2. La trappola insuperabile dei LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni)

La vera beffa tecnica è stata l'introduzione dei LEP. La legge prevede che nessuna materia strategica possa essere trasferita al Veneto finché non verranno calcolati e finanziati i livelli minimi di servizio per tutte le altre regioni italiane (per non creare sperequazioni).

  • Il blocco economico: Finanziare i LEP a livello nazionale richiede decine di miliardi di euro che lo Stato italiano, stretto nella morsa del debito pubblico e dei vincoli europei, semplicemente non ha.
  • Senza soldi per il Sud, non partono le competenze per il Veneto. Un vicolo cieco perfetto per rimandare l'autonomia a tempo indeterminato.

3. La "Burocratizzazione" e la mannaia della Consulta

I recenti pronunciamenti e i paletti della Corte Costituzionale hanno ulteriormente smontato l'impianto della riforma. Quella che doveva essere una devolution fluida e identitaria si è trasformata in un "fascicolo amministrativo" fatto di lunghe e farraginose pre-intese Stato-Regione (sulle materie non-LEP come la Protezione Civile o i rapporti internazionali) che non cambiano la vita quotidiana dei cittadini.

📊 Il confronto: Dalle promesse alla realtà

Cosa era stato promesso (2017)

La realtà dei fatti (Oggi)

9/10 dei tributi trattenuti sul territorio (il residuo fiscale).

Invarianza finanziaria: lo Stato non cede un euro di tasse in più; il trasferimento avviene solo a parità di spesa storica.

23 materie richieste in blocco (Sanità, Scuola, Infrastrutture...).

Trattative al ribasso su pochissime materie "minori". Scuola e grandi asset restano blindati a Roma.

Tempi rapidi: "Autonomia subito".

Iter infinito, subsubdeleghe e veti incrociati dei ministeri romani.

La ballata delle scuse: Per anni a Venezia ci è stato raccontato che l'autonomia non arrivava "perché a Roma c'era il PD", o "perché c'erano i Cinque Stelle", o "perché Draghi era un tecnico". Ora che la filiera istituzionale è identica – stesso colore politico a Venezia e a Palazzo Chigi – la narrazione è crollata. Non ci sono più alibi.

In conclusione

Dire che il centrodestra "non vuole" l'autonomia sarebbe ingiusto nei confronti di chi, a livello locale, ci ha speso la carriera. Ma la verità politica è un'altra: il centrodestra veneto si è fatto commissariare da quello romano.

Hanno usato il consenso del referendum del 2017 come carburante elettorale, ma una volta arrivati nella stanza dei bottoni hanno preferito la stabilità della coalizione a Roma piuttosto che la dignità delle richieste dei Veneti. Una figura barbina difficile da nascondere con i prossimi comunicati stampa.

#PoliticaVeneta #Autonomia #Veneto #Lega #Centrodestra #Referendum2017




 

mercoledì 3 giugno 2026

Nato vari anni dopo il referendum istituzionale, ho vissuto (benissimo) per gran parte della mia vita senza mai pormi il problema di quale forma istituzionale fosse la migliore. Cresciuto in regime repubblicano, ho dato a lungo per scontata questa scelta, ritenendola quasi marginale: in fondo, non avrebbe comunque cambiato il parlamentarismo su cui l'Italia si è sempre fondata fin dal 1861.

I dubbi hanno cominciato a farsi strada con l'arrivo di Sandro Pertini. È lì che siamo passati dai "presidenti-notai" — figure davvero super partes, che si facevano sentire quasi solo per i telegrammi di congratulazioni o condoglianze — ai presidenti interventisti.

Uomini capaci di sfruttare ogni minima piega della Costituzione del 1948 per interferire nella vita politica, alterando i rapporti di forza usciti dalle urne (anche solo con la nomina strategica di qualche senatore a vita per puntellare maggioranze traballanti).

Il ruolo dell'Arbitro (mancato)

La figura del Presidente della Repubblica avrebbe dovuto rappresentare l'unità della Nazione: un arbitro e un garante. Il compito di governare e fare le leggi spettava — e dovrebbe spettare — solo al Governo e al Parlamento eletto dal Popolo.

Invece, al Quirinale si sono succeduti soggetti che:

  • Avevano avuto una parte attiva e divisiva nel dibattito politico.
  • Portavano il peso di gravi responsabilità economiche (come Ciampi e l'inutile, dispendiosa difesa della parità della Lira nello SME, che ci costò una percentuale altissima delle nostre riserve).

Il risultato? Uomini di parte che a malapena riuscivano a mascherare la propria appartenenza o l'appoggio a una determinata fazione.

Il paradosso del 2 Giugno

Oggi, in questa giornata di "sbrodolamento" retorico per l'anniversario del referendum istituzionale, non posso fare a meno di riflettere. Certo, i problemi economici e di politica estera sono ben più urgenti, ma il comportamento dei presidenti da Pertini in poi (con l'unica eccezione di Cossiga, che meriterebbe un discorso a parte per la clamorosa svolta tra la prima e la seconda metà del mandato) lascia l'amaro in bocca.

Non potendo avere una repubblica presidenziale (che sarebbe la forma a me più congeniale), mi ritrovo a pensare che sarebbe meglio avere un Re.

Sì, un Re a vita, con successione dinastica, piuttosto che un presidente elettivo che:

  1. Interferisce nella vita politica a favore della sua fazione.
  2. Si offende se glielo si fa notare.
  3. Reclama prerogative costituzionali che emergono sempre a senso unico.
  4. Pretende, nonostante tutto, di rappresentarci tutti.

Un monarca non proviene dall'agone politico, non è stato ministro in governi di parte e non avrebbe interessi di fazione nell'approcciarsi a un governo, di qualunque colore esso sia.

È così che, presidente dopo presidente, uno diventa monarchico.

Viva il RE.




venerdì 29 maggio 2026

 

IL CENTRODESTRA CHIEDA AI SUOI ELETTORI SE VOGLIONO VANNACCI IN COALIZIONE. (O perdere…)

Si ha paura della concorrenza? Il Centrodestra chieda ai suoi elettori se vogliono Vannacci e Futuro Nazionale in coalizione. La risposta sarebbe un "SÌ" schiacciante-

Leggo troppi dubbi e "viaggi onirici" sulla presenza a pieno titolo di Futuro Nazionale, il movimento del Generale Vannacci, nel centrodestra. Per me è un SÌ al 100%.

Chi si oppone (magari solo per paura della concorrenza, che invece fa bene e alza la qualità) dovrebbe fare una cosa semplice: chiedere alla base e agli elettori.

Sono convinto che il 90% degli elettori di Fdi e Lega sia favorevole, ma anche la grande maggioranza della base di Forza Italia la pensa così. Perché gli elettori di FI sono un po' come quelli della vecchia DC: molto più a destra dei loro dirigenti! Quando la DC si è sciolta, i "capetti" sono finiti a sinistra, ma i voti veri sono andati a Berlusconi e al centrodestra.

Mentre a sinistra imbarcano senza vergogna di tutto – dagli estremisti pro-Pal a Conte, Fratoianni e Bonelli – noi dovremmo giocare con un braccio legato dietro la schiena rinunciando alla nostra ala destra? Follia.

Ricordiamoci il 1996: per l'orgoglio di non volere la Fiamma Tricolore in coalizione, i voti si dispersero, regalando la vittoria a Prodi e D'Alema (quello delle bombe in Serbia e delle passeggiate con Hezbollah). Cinque anni devastanti.

Non ripetiamo lo stesso errore. Meglio perdere un Calenda che perdere le elezioni.

Cosa ne pensate? Favorevoli o contrari a Vannacci in coalizione?

#Vannacci #Centrodestra #FuturoNazionale #Politica #Elezioni




giovedì 28 maggio 2026

 Oggi vado controcorrente.

🏎️⚡
Vorrei elogiare l'ingegno italico della Ferrari, dei suoi tecnici e degli ingegneri che hanno dato vita a una vettura di livello nettamente superiore, che definire “avanti” è riduttivo: la Ferrari "Luce".
Certo, non è il classico motore rombante che siamo abituati a sentire ruggire per le nostre strade, non è il classico urlo di Maranello che ti fa girare la testa al suo passaggio ma la "Luce" è un concentrato purissimo di tecnologia, innovazione e splendore visivo. È un'auto che molti denigrano — e spesso a criticarla sono proprio quelli che dalla Ferrari sono stati fatti fuori. È facile denigrare ciò che rompe gli schemi. Spesso lo fanno proprio quelli rimasti fuori dai giochi, o chi guarda al passato senza accettare che il futuro stia già bussando alla porta. Magari la società e i suoi azionisti saranno anche delle mezze cartucce, ma l'ingegno industriale e l'orgoglio di Maranello non si toccano!
Anche la Ferrari deve avere un'elettrica a listino per stare al passo coi tempi, e lo ha fatto ridefinendo le regole del gioco. Guardate che capolavoro di ingegneria c'è sotto la carrozzeria:
🛠️ Il cuore tecnologico della "Luce":
• Powertrain Elettrico d'Avanguardia: Motori elettrici a densità di potenza assiale che garantiscono un'accelerazione fulminea e una risposta immediata, senza far artisticamente rimpiangere il passato.
• Aerodinamica Attiva "Invisibile": Flussi d'aria canalizzati per azzerare la resistenza e massimizzare la deportanza, fusi perfettamente con un design che sembra scolpito dal vento.
• Sound Enhancement System: Un sistema acustico brevettato che non imita un V12, ma amplifica le frequenze naturali dei motori elettrici, regalando una colonna sonora futuristica e graffiante.
• Telaio in Carbonio di Derivazione F1: Leggerezza assoluta e rigidità torsionale ai vertici della categoria per mantenere l'inconfondibile dinamica di guida Ferrari.
• Batterie a Stato Solido (o ad altissima densità): Gestione termica predittiva derivata dal motorsport, per ricariche ultra-rapide e prestazioni costanti anche sotto stress in pista.
• Interfaccia Uomo-Macchina (HMI) di Nuova Generazione: Display a realtà aumentata sul parabrezza e controlli predittivi che leggono le intenzioni del pilota.
Questa non è solo un'auto elettrica. Questo è l'orgoglio italiano che traccia la strada del futuro. Giù il cappello di fronte all'ingegno di Maranello!



mercoledì 20 maggio 2026

 

🗳️ IL PARTITO DEGLI "ETERNI NOMINATI": PERCHÉ FORZA ITALIA HA PAURA DELLE PREFERENZE?

È curioso che chi si autodefinisce "liberale" e "garante della democrazia" sia poi il primo a tremare davanti all'idea che i cittadini possano scegliere i propri rappresentanti. Parliamo di Forza Italia e della solita, stucchevole resistenza alla reintroduzione delle preferenze nella nuova legge elettorale.

Perché i vertici azzurri dicono ancora una volta NO alla libertà di scelta degli elettori? La risposta è sotto gli occhi di tutti, ma è bene metterla nero su bianco:

1. La protezione della "Casta Interna"

Senza preferenze, il Parlamento non è più lo specchio del Paese, ma un condominio di nominati. I dirigenti attuali, molti dei quali occupano poltrone da decenni senza aver mai preso un voto individuale sul territorio, sanno che con le preferenze rischierebbero l'estinzione. Preferiscono il "listino bloccato": una zona di comfort dove basta essere fedeli al Capo o al cerchio magico per garantirsi lo scranno.

2. Il terrore del radicamento territoriale e delle correnti:

Le preferenze costringono a stare tra la gente, a fare i conti con i problemi reali, a conquistarsi la fiducia palmo a palmo. Per i vertici romani di FI, è molto più comodo gestire il partito come una sala d'attesa aziendale, dove le promozioni avvengono per cooptazione e non per merito elettorale. Chi non ha consenso teme chi il consenso lo ha davvero.

Le preferenze misurano il peso specifico di ogni singolo politico. Forza Italia, storicamente strutturata come un "partito di plastica" o partito-azienda fortemente centralizzato, teme che il voto di preferenza possa frammentare il partito in correnti locali incontrollabili dal centro, togliendo potere alla segreteria romana.

3. Una leadership che non vuole essere discussa

Se un parlamentare viene eletto con migliaia di preferenze, ha una forza propria. Ha autonomia. Può dire di no. Un parlamentare "nominato", invece, è un soldatino che deve la sua carriera esclusivamente alla firma di chi ha compilato le liste. Dire NO alle preferenze significa voler mantenere un esercito di esecutori silenziosi, privi di quel legame diretto con l'elettore che è la base di ogni democrazia sana.

Il paradosso: Chiedono il voto agli italiani in nome della libertà, ma tolgono agli stessi italiani la libertà di decidere da chi farsi rappresentare.

Forza Italia sta diventando il partito della conservazione di se stessa. Finché la selezione della classe dirigente avverrà nelle stanze chiuse e non nelle urne, non potranno mai definirsi un partito moderno. È ora di smetterla di aver paura del voto dei cittadini.

Se siete convinti delle vostre idee e del valore dei vostri dirigenti, perché non lasciate che siano gli italiani a sceglierli?

🗳️ IL PARADOSSO DI FORZA ITALIA: SE I CITTADINI NON POSSONO SCEGLIERE, CHI RAPPRESENTATE DAVVERO?

lunedì 18 maggio 2026

 L'immigrazione senza filtri minaccia Benessere e Sicurezza di tutti noi- Il fatto è noto.

Nella grassa e rossa Modena, cittadina storica dell'Emilia Romagna, con perenni maggioranze di sinistra, un marocchino con cittadinanza italiana (preferisco questa formulazione a quella buonista dei mezzi di informazione "Italiano di seconda generazione") si è lanciato con la sua automobile contro i passanti.
Otto feriti e due persone con le gambe amputate.
Non c'è difesa dalle aggressioni di cani sciolti come quello di ieri.
Anche se si raddoppiassero le pattuglie di Carabinieri e Polizia, la scelta individuale di scagliarsi contro qualcuno o qualcosa è talmente imprevedibile da non consentire alcuna prevenzione.
L'unica prevenzione è eliminare alla radice il pericolo, anche se talvolta con l'acqua sporca verrebbe buttato via anche il bambino.
Modena, come Bologna e tutta l'Emilia Romagna corrotta da una mentalità politicamente corretta, buonista, di sinistra, ottusamente immigrazionista fino al midollo, è la dimostrazione di come, anche mettendosi in ginocchio davanti ai clandestini, anche conferendo loro la nostra cittadinanza, non si possa ridurre il pericolo senza rimpatriare chi è arrivato in massa negli anni scorsi.
Se vogliamo sopravvivere non possiamo fare altro che una dura azione di identificazione ed espulsione, revocando la cittadinanza imprudentemente concessa a chi delinque e mettendo filtri molto alti per eventuali ulteriori ingressi, che dovranno essere individuali e non di massa e di soggetti che, per mentalità cultura, religione, costumi, siano disponibili ad essere assimilati, non semplicemente integrati nè, tanto meno, che pretendano da parte nostra disponibilità all'inclusione.
Sono loro che devono adeguarsi al nostro stile di vita, non noi che dobbiamo convivere con il loro.

venerdì 8 maggio 2026

 Sciatti fuori, vuoti dentro-

Da quando ho mollato la mia vita frenetica, ho più tempo per passeggiare, invece di correre frettolosamente per le strade del mondo.
Mi piace osservare, vetrine e passanti, cercare di capire in che mondo viviamo nei rapporti interpersonali.
Fare un raffronto con il come eravamo e che ricordo bene, come, ad esempio, il piacere di camminare con gli amici, chiacchierare, spintonarsi allegramente. fare battute se si incontravano delle ragazze, mentre adesso vedo giovani imbronciati, con la testa piegata sul telefono cellulare, non si parlano, non scherzano e, ma questo non è colpa loro, non fanno certo battute con le ragazze che incrociano, non solo perchè queste hanno lo sguardo perennemente incazzato e pronte a mordere, ma soprattutto perchè le leggi e i costumi di oggi farebbero gridare alle molestie e sarebbero guai (citofonare agli Alpini a Genova per maggiori spiegazioni).
Ma quello che mi colpisce di più è la sciatteria nel vestire, abbigliandosi con improbabili ... pantaloni (?) larghi, poco sotto al ginocchio, piercing, tascapane, il tutto in un aspetto dove tutto grida che non si conosce il corretto uso di acqua e sapone.
Le ragazze non sono da meno, anzi, penso che in questo piano inclinato abbiano raggiunto e superato i coetanei maschi, mentre tra gli adulti se molti dei miei "colleghi" maschi si sono lasciati andare, dismettendo giacca e cravatta (che peraltro, molti, ultimamente, non indossavano più), le donne mantengono un minimo di decoro, forse nella intuitiva percezione che se la guerra contro il tempo non si può vincere, almeno è possibile ingannarlo con la visione percepita, indossando con eleganza dei capi decorosi.
La mia impressione, che viene confermata quando per un qualche motivo ci si ferma a parlare con sconosciuti, magari al bar o all'edicola, è che all'aspetto sciatto esteriore corrisponda, in molti casi, anche un vuoto interiore che è ugualmente grave tanto negli adulti, quanto negli adolescenti.
Riempire quel vuoto, trovare la chiave per farlo, potrebbe essere la soluzione per una nuova stagione di rilancio della nostra Civiltà.
Se non ci si riuscirà, quel vuoto sarà riempito solo dall'odio e dai fanatismi politici e religiosi che speravamo di esserci lasciati alle spalle e rinchiusi nei libri di Storia.



mercoledì 6 maggio 2026

 La pace a tutti i costi è solo resa-

Nella contrapposizione tra il Presidente Trump e il Papa Prevost, io sto con Trump.
So di essere in minoranza perchè, per motivi differenti, tanto a destra quanto a sinistra sono in tutto o in parte a sostegno del papa, ma è la linea di Trump che, a me, ispira maggiore fiducia e affidabilità nella difesa di quelli che sono gli interessi, sì, degli Americani ma anche, a cascata, i miei di Italiano, erede di una Civiltà Occidentale che ci ha dato più di ogni altra civiltà che sia fiorita sulla Terra.
Già dopo la seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti erano subentrati alle stanche nazioni europee nell'innalzare il vessillo della Civiltà, contro la barbarie che, inizialmente, aveva il colore rosso del comunismo.
Condotta in porto con successo parziale (perchè il comunismo è morto, ma i comunisti sono ancora vivi e infestano la Terra) la contrapposizione del dopoguerra, sono sempre gli Stati Uniti a guidare la resistenza ad un nuovo attacco all'Occidente che arriva dalla Cina e dall'Islam.
Se l'attacco cinese è subdolo, fondato come è su una sfida economica e tecnologica fondata sulla permanenza di un regime dispotico a Pechino, che sfrutta la quantità di mano d'opera disponibile per produrre beni a poco prezzo, imponendo peraltro condizioni di lavoro, retribuzioni e garanzie sulla qualità dei beni in oggettivo dumping nei confronti dei rigidi e alti livelli imposti alle aziende in Occidente, quello dell'Islam è la continuazione di reiterati tentativi che da quelle zone del mondo sono stati fatti per sottomettere l'Europa, cominciati ben prima dell'esistenza dell'Islam, con l'antica Persia.
Parlare di pace, in modo generico e senza porre paletti fondati sulla reciprocità dei comportamenti, significa aprire le porte delle nazioni occidentali all'Islam, senza vedere aperte le porte delle nazioni islamiche all'Occidente, ai nostri costumi, alle nostre fedi religiose, ai nostri Valori.
In sostanza assistiamo ad un Occidente che, tramite, purtroppo, una folta quinta colonna interna, vuole imporre l'accettazione delle feste, delle abitudini, dei costumi, della religione di milioni di immigrati di fede islamica cui incautamente si sono aperte le porte di casa nostra, senza veder riconosciuti altrettanti diritti a quelli di noi che volessero andare a vivere, anche solo per lavorare, nelle nazioni islamiche.
Ecco perchè considero una resa il parlare di pace, in modo avulso dalle specifiche realtà, dimenticando le persecuzioni cui vanno incontro in tanti stati a prevalente fede islamica i non islamici (non solo i cristiani), nella più totale mancanza di reciprocità.
Gravi colpe hanno tutti coloro che, più o meno in buona fede (e, notoriamente, si preferiscono quelli in malafede perchè, almeno ogni tanto, si riposano) che, dividendo all'interno l'Occidente, predicano per l'accoglienza e l'inclusione senza reciprocità di chi non vuole integrarsi, ma sottomettere.
E' in questo quadro che mi sento più e meglio rappresentato da Trump, probabilmente l'ultima opportunità per far tornare in carreggiata l'Occidente, che dal papa.