lunedì 15 giugno 2026

 Non credo alla buona fede degli ayatollah-

Ieri il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha compiuto 80 anni. Buon Compleanno Donald!
Auguri a chi, come sintetizzò una volta Kissinger, porta ben cinque cappelli, essendo capo degli Stati Uniti, capo del governo degli Stati Uniti, capo delle Forze Armate degli Stati Uniti, capo del suo partito e capo dell'Occidente.
Ed è per quest'ultimo cappello che mi interessa.
Senza gli Stati Uniti e con la manifesta pusillanimità degli attuali governanti delle altre nazioni occidentali (con l'unica attenuante di vivere in un periodo in cui circa la metà degli Occidentali rema contro i propri stessi interessi, per un malinteso senso di espiazione di una colpa, quella di aver diffuso la Civiltà nel mondo, che in realtà è un merito di cui dovremmo oggi incassare i dividendi) l'Occidente sarebbe perso.
Lo dimostra l'assenza in una missione, quella contro gli ayatollah, tesa a rendere più sicuri tutti con l'annientamento di un regime dispotico e integralista e delle sue metastasi terroriste.
Mi sembra triste che si debba sperare in un ottantenne per veder garantito il nostro stesso benessere (leggi: rifornimenti energetici) per il quale i nostri governi non alzano un dito, preferendo farci stringere la cinghia, ridurre il riscaldamento d'inverno, il condizionatore d'estate e aumentando i costi dei rifornimenti.
Abbiamo perso lo spirito che ci fece grandi, come singole Nazioni e Popoli, perseguendo un disegno unitario che non ha capo, nè coda.
Per questo mi auguro che, pur comprendendo quanto potrebbe essere gratificante per il Presidente Trump firmare un accordo con gli ayatollah il giorno del suo ottantesimo compleanno, non vi sia una firma affrettata.
Soprattutto non vi siano firme "a distanza", senza la visione esatta dei testi, perchè il dubbio che mi sorge è che pur di parlare di "pace", i cosiddetti "mediatori", sottopongano testi che, con l'uso di determinate parole ambigue nelle traduzioni in lingue profondamente differenti, possano indurre in errore sui reali contenuti del testo.
E, comunque, condivido quanto ha dichiarato l'ex Segretario di Stato Mike Pompeo, per il quale, qualunque sia l'accordo, gli ayatollah non lo rispetteranno, perchè non ne hanno mai rispettato uno.
Salvare il regime degli ayatollah, non vale una candelina in più sulla torta di compleanno.



domenica 14 giugno 2026

L’ITALIA AGLI ITALIANI: SE DIFENDERE LA PATRIA DIVENTA UNA COLPA

A Cesena, nella "rossa" Emilia-Romagna, due studenti dell’ultimo anno di liceo sono stati condannati a scrivere una tesina "rieducativa" dal titolo "Gli africani siamo noi".

Siamo di fronte a un metodo che ricorda da vicino la rivoluzione culturale maoista o le purghe sovietiche, figlio dello stesso filone oscurantista che secoli fa si esprimeva con i tribunali dell'Inquisizione. Oggi, i paladini del "politicamente corretto" e del cattocomunismo esigono la sottomissione ideologica: chi non si allinea all'agenda dell'immigrazione incontrollata — che sottrae risorse ai nostri cittadini per destinarle a vitto, alloggio e cure per i clandestini — deve essere "rieducato".

Proprio questi ragazzi, però, ci infondono speranza nel futuro.

Con lucidità e coraggio, hanno risposto citando Carducci. Ma la verità più profonda ci arriva da Alessandro Manzoni, che nei suoi versi ci ricorda come l'Italia sia: "Una d'arme, di lingua, d'altare, di memorie, di sangue e di cor".

Il Patriottismo non è roba da museo

L’Italia ha una storia, una cultura e una tradizione che meritano di essere difese e valorizzate. Essere patriottici non significa odiare qualcuno, ma amare ciò che siamo, ciò che abbiamo costruito nei secoli e ciò che vogliamo trasmettere alle future generazioni.

Nessuna legge sulla cittadinanza facile, nessun tratto di penna burocratico potrà mai rendere italiano chi non lo è nel sangue, nella storia e nella cultura. Finché ci saranno giovani pronti a tenere accesa la fiamma dell'identità, il futuro non sarà del tutto oscuro.

Mio nonno, che nella Prima Guerra Mondiale fece del suo “petto una barriera” contro gli invasori e che nella Seconda si prodigò per la nostra Nazione, oggi si sta rivoltando nella tomba a vedere in che modo viene svenduto il nostro Paese.

Il futuro dell’Italia dipende anche dalla capacità di unire identità e apertura, senza rinunciare a ciò che ci rende unici.

Perché amare il proprio Paese non è mai qualcosa di cui vergognarsi.

Giù le mani dai nostri ragazzi, giù le mani dalla nostra identità. L'Italia appartiene agli Italiani! 🛑👇

#ItaliaAgliItaliani #Patriottismo #Cesena #IdentitàNazionale #Tradizione #LibertàDiPensiero




martedì 9 giugno 2026

 I tre marmittoni

Ieri, a Londra, tre traballanti capi di stato o di governo (Starmer, Mertz e Macron) hanno ricevuto con tutti gli onori lo scaduto presidente ucraino (sono due anni di prorogatio del suo mandato senza che si parli di elezioni).
Dopo lunghe (😒) e ponderate (😧) riflessioni (😂)hanno rilasciato un documento in cinque punti che, praticamente, intima alla Russia di smetterla di fare la prepotente perchè altrimenti ... ci arrabbiamo.
Ma, a differenza di Bud Spencer e Terence Hill che, quando si arrabbiavano, mollavano sganassoni epocali che facevano volare i cattivi da una stanza all'altra, i tre marmittoni, senza la copertura degli Stati Uniti impegnati su questioni più rilevanti come i dossier Cuba e Iran, devono limitarsi ad ululare alla Luna.
Molto bene Giorgia Meloni che, avendo dichiarato in tempi non sospetti che l'Italia mai avrebbe inviato i propri soldati sul terreno del conflitto, non ha partecipato a quella pantomima.
Se i tre marmittoni hanno tanta voglia di menar le mani, perchè non partecipano alla liberazione dello Stretto di Hormuz e alla cacciata degli ayatollah (unica soluzione, perchè qualunque accordo con simili integralisti è destinato a diventare carta straccia dopo un giorno, un mese o un anno): agendo tutti assieme si porrebbe fine molto prima al danno che quel regime porta alle nostre economia ed alla nostra sicurezza.



venerdì 5 giugno 2026

🔴 L’ILLUSIONE TRADITA: Perché il centrodestra in Veneto sta facendo una figura barbina sull'Autonomia

Nel 2017 il popolo veneto aveva risposto in massa: un plebiscito storico, con oltre due milioni di cittadini (il 98% dei votanti) uniti nel chiedere un Veneto autonomo. Quella stagione di speranze, guidata dal centrodestra regionale con la bandiera di San Marco ben in vista, prometteva una svolta epocale.

Oggi, però, dopo anni di slogan e dopo quasi quattro anni di governo nazionale guidato dal centrodestra, la domanda è inevitabile: dov'è finita l'autonomia promessa ai veneti?

Lo stesso centrodestra saldamente al Governo del Paese, lo scenario si è trasformato in una clamorosa e imbarazzante frenata. La montagna dell'autonomia differenziata ha partorito un topolino burocratico. Perché i Veneti si sentono traditi?

La risposta sta in tre nodi politici e strutturali che la coalizione non riesce (o non vuole) sciogliere.

1. Il "Freno a Mano" della Destra Nazionalista

Il primo cortocircuito è ideologico e di equilibri di potere romani. La coalizione di centrodestra è a trazione Fratelli d'Italia, un partito strutturalmente centralista e patriottico.

Per anni Lega e centrodestra hanno sostenuto che il vero ostacolo fosse Roma, governata da maggioranze ostili. Ma dal 2022 Roma è governata proprio da chi aveva promesso di realizzare quella riforma. Eppure il risultato concreto è che il Veneto non ha ancora ottenuto quell'autonomia ampia e sostanziale che era stata presentata come imminente.

  • Il baratto politico: Per concedere la legge quadro sull'autonomia (la Legge Calderoli), la Lega ha dovuto cedere sul Premierato, la riforma carissima a Giorgia Meloni che accentra i poteri a Roma.
  • Il risultato: L'autonomia è diventata una bandierina elettorale svuotata di reale sostanza finanziaria, sacrificata sull'altare della tenuta del governo nazionale.

2. La trappola insuperabile dei LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni)

La vera beffa tecnica è stata l'introduzione dei LEP. La legge prevede che nessuna materia strategica possa essere trasferita al Veneto finché non verranno calcolati e finanziati i livelli minimi di servizio per tutte le altre regioni italiane (per non creare sperequazioni).

  • Il blocco economico: Finanziare i LEP a livello nazionale richiede decine di miliardi di euro che lo Stato italiano, stretto nella morsa del debito pubblico e dei vincoli europei, semplicemente non ha.
  • Senza soldi per il Sud, non partono le competenze per il Veneto. Un vicolo cieco perfetto per rimandare l'autonomia a tempo indeterminato.

3. La "Burocratizzazione" e la mannaia della Consulta

I recenti pronunciamenti e i paletti della Corte Costituzionale hanno ulteriormente smontato l'impianto della riforma. Quella che doveva essere una devolution fluida e identitaria si è trasformata in un "fascicolo amministrativo" fatto di lunghe e farraginose pre-intese Stato-Regione (sulle materie non-LEP come la Protezione Civile o i rapporti internazionali) che non cambiano la vita quotidiana dei cittadini.

📊 Il confronto: Dalle promesse alla realtà

Cosa era stato promesso (2017)

La realtà dei fatti (Oggi)

9/10 dei tributi trattenuti sul territorio (il residuo fiscale).

Invarianza finanziaria: lo Stato non cede un euro di tasse in più; il trasferimento avviene solo a parità di spesa storica.

23 materie richieste in blocco (Sanità, Scuola, Infrastrutture...).

Trattative al ribasso su pochissime materie "minori". Scuola e grandi asset restano blindati a Roma.

Tempi rapidi: "Autonomia subito".

Iter infinito, subsubdeleghe e veti incrociati dei ministeri romani.

La ballata delle scuse: Per anni a Venezia ci è stato raccontato che l'autonomia non arrivava "perché a Roma c'era il PD", o "perché c'erano i Cinque Stelle", o "perché Draghi era un tecnico". Ora che la filiera istituzionale è identica – stesso colore politico a Venezia e a Palazzo Chigi – la narrazione è crollata. Non ci sono più alibi.

In conclusione

Dire che il centrodestra "non vuole" l'autonomia sarebbe ingiusto nei confronti di chi, a livello locale, ci ha speso la carriera. Ma la verità politica è un'altra: il centrodestra veneto si è fatto commissariare da quello romano.

Hanno usato il consenso del referendum del 2017 come carburante elettorale, ma una volta arrivati nella stanza dei bottoni hanno preferito la stabilità della coalizione a Roma piuttosto che la dignità delle richieste dei Veneti. Una figura barbina difficile da nascondere con i prossimi comunicati stampa.

#PoliticaVeneta #Autonomia #Veneto #Lega #Centrodestra #Referendum2017




 

mercoledì 3 giugno 2026

Nato vari anni dopo il referendum istituzionale, ho vissuto (benissimo) per gran parte della mia vita senza mai pormi il problema di quale forma istituzionale fosse la migliore. Cresciuto in regime repubblicano, ho dato a lungo per scontata questa scelta, ritenendola quasi marginale: in fondo, non avrebbe comunque cambiato il parlamentarismo su cui l'Italia si è sempre fondata fin dal 1861.

I dubbi hanno cominciato a farsi strada con l'arrivo di Sandro Pertini. È lì che siamo passati dai "presidenti-notai" — figure davvero super partes, che si facevano sentire quasi solo per i telegrammi di congratulazioni o condoglianze — ai presidenti interventisti.

Uomini capaci di sfruttare ogni minima piega della Costituzione del 1948 per interferire nella vita politica, alterando i rapporti di forza usciti dalle urne (anche solo con la nomina strategica di qualche senatore a vita per puntellare maggioranze traballanti).

Il ruolo dell'Arbitro (mancato)

La figura del Presidente della Repubblica avrebbe dovuto rappresentare l'unità della Nazione: un arbitro e un garante. Il compito di governare e fare le leggi spettava — e dovrebbe spettare — solo al Governo e al Parlamento eletto dal Popolo.

Invece, al Quirinale si sono succeduti soggetti che:

  • Avevano avuto una parte attiva e divisiva nel dibattito politico.
  • Portavano il peso di gravi responsabilità economiche (come Ciampi e l'inutile, dispendiosa difesa della parità della Lira nello SME, che ci costò una percentuale altissima delle nostre riserve).

Il risultato? Uomini di parte che a malapena riuscivano a mascherare la propria appartenenza o l'appoggio a una determinata fazione.

Il paradosso del 2 Giugno

Oggi, in questa giornata di "sbrodolamento" retorico per l'anniversario del referendum istituzionale, non posso fare a meno di riflettere. Certo, i problemi economici e di politica estera sono ben più urgenti, ma il comportamento dei presidenti da Pertini in poi (con l'unica eccezione di Cossiga, che meriterebbe un discorso a parte per la clamorosa svolta tra la prima e la seconda metà del mandato) lascia l'amaro in bocca.

Non potendo avere una repubblica presidenziale (che sarebbe la forma a me più congeniale), mi ritrovo a pensare che sarebbe meglio avere un Re.

Sì, un Re a vita, con successione dinastica, piuttosto che un presidente elettivo che:

  1. Interferisce nella vita politica a favore della sua fazione.
  2. Si offende se glielo si fa notare.
  3. Reclama prerogative costituzionali che emergono sempre a senso unico.
  4. Pretende, nonostante tutto, di rappresentarci tutti.

Un monarca non proviene dall'agone politico, non è stato ministro in governi di parte e non avrebbe interessi di fazione nell'approcciarsi a un governo, di qualunque colore esso sia.

È così che, presidente dopo presidente, uno diventa monarchico.

Viva il RE.




venerdì 29 maggio 2026

 

IL CENTRODESTRA CHIEDA AI SUOI ELETTORI SE VOGLIONO VANNACCI IN COALIZIONE. (O perdere…)

Si ha paura della concorrenza? Il Centrodestra chieda ai suoi elettori se vogliono Vannacci e Futuro Nazionale in coalizione. La risposta sarebbe un "SÌ" schiacciante-

Leggo troppi dubbi e "viaggi onirici" sulla presenza a pieno titolo di Futuro Nazionale, il movimento del Generale Vannacci, nel centrodestra. Per me è un SÌ al 100%.

Chi si oppone (magari solo per paura della concorrenza, che invece fa bene e alza la qualità) dovrebbe fare una cosa semplice: chiedere alla base e agli elettori.

Sono convinto che il 90% degli elettori di Fdi e Lega sia favorevole, ma anche la grande maggioranza della base di Forza Italia la pensa così. Perché gli elettori di FI sono un po' come quelli della vecchia DC: molto più a destra dei loro dirigenti! Quando la DC si è sciolta, i "capetti" sono finiti a sinistra, ma i voti veri sono andati a Berlusconi e al centrodestra.

Mentre a sinistra imbarcano senza vergogna di tutto – dagli estremisti pro-Pal a Conte, Fratoianni e Bonelli – noi dovremmo giocare con un braccio legato dietro la schiena rinunciando alla nostra ala destra? Follia.

Ricordiamoci il 1996: per l'orgoglio di non volere la Fiamma Tricolore in coalizione, i voti si dispersero, regalando la vittoria a Prodi e D'Alema (quello delle bombe in Serbia e delle passeggiate con Hezbollah). Cinque anni devastanti.

Non ripetiamo lo stesso errore. Meglio perdere un Calenda che perdere le elezioni.

Cosa ne pensate? Favorevoli o contrari a Vannacci in coalizione?

#Vannacci #Centrodestra #FuturoNazionale #Politica #Elezioni




giovedì 28 maggio 2026

 Oggi vado controcorrente.

🏎️⚡
Vorrei elogiare l'ingegno italico della Ferrari, dei suoi tecnici e degli ingegneri che hanno dato vita a una vettura di livello nettamente superiore, che definire “avanti” è riduttivo: la Ferrari "Luce".
Certo, non è il classico motore rombante che siamo abituati a sentire ruggire per le nostre strade, non è il classico urlo di Maranello che ti fa girare la testa al suo passaggio ma la "Luce" è un concentrato purissimo di tecnologia, innovazione e splendore visivo. È un'auto che molti denigrano — e spesso a criticarla sono proprio quelli che dalla Ferrari sono stati fatti fuori. È facile denigrare ciò che rompe gli schemi. Spesso lo fanno proprio quelli rimasti fuori dai giochi, o chi guarda al passato senza accettare che il futuro stia già bussando alla porta. Magari la società e i suoi azionisti saranno anche delle mezze cartucce, ma l'ingegno industriale e l'orgoglio di Maranello non si toccano!
Anche la Ferrari deve avere un'elettrica a listino per stare al passo coi tempi, e lo ha fatto ridefinendo le regole del gioco. Guardate che capolavoro di ingegneria c'è sotto la carrozzeria:
🛠️ Il cuore tecnologico della "Luce":
• Powertrain Elettrico d'Avanguardia: Motori elettrici a densità di potenza assiale che garantiscono un'accelerazione fulminea e una risposta immediata, senza far artisticamente rimpiangere il passato.
• Aerodinamica Attiva "Invisibile": Flussi d'aria canalizzati per azzerare la resistenza e massimizzare la deportanza, fusi perfettamente con un design che sembra scolpito dal vento.
• Sound Enhancement System: Un sistema acustico brevettato che non imita un V12, ma amplifica le frequenze naturali dei motori elettrici, regalando una colonna sonora futuristica e graffiante.
• Telaio in Carbonio di Derivazione F1: Leggerezza assoluta e rigidità torsionale ai vertici della categoria per mantenere l'inconfondibile dinamica di guida Ferrari.
• Batterie a Stato Solido (o ad altissima densità): Gestione termica predittiva derivata dal motorsport, per ricariche ultra-rapide e prestazioni costanti anche sotto stress in pista.
• Interfaccia Uomo-Macchina (HMI) di Nuova Generazione: Display a realtà aumentata sul parabrezza e controlli predittivi che leggono le intenzioni del pilota.
Questa non è solo un'auto elettrica. Questo è l'orgoglio italiano che traccia la strada del futuro. Giù il cappello di fronte all'ingegno di Maranello!



mercoledì 20 maggio 2026

 

🗳️ IL PARTITO DEGLI "ETERNI NOMINATI": PERCHÉ FORZA ITALIA HA PAURA DELLE PREFERENZE?

È curioso che chi si autodefinisce "liberale" e "garante della democrazia" sia poi il primo a tremare davanti all'idea che i cittadini possano scegliere i propri rappresentanti. Parliamo di Forza Italia e della solita, stucchevole resistenza alla reintroduzione delle preferenze nella nuova legge elettorale.

Perché i vertici azzurri dicono ancora una volta NO alla libertà di scelta degli elettori? La risposta è sotto gli occhi di tutti, ma è bene metterla nero su bianco:

1. La protezione della "Casta Interna"

Senza preferenze, il Parlamento non è più lo specchio del Paese, ma un condominio di nominati. I dirigenti attuali, molti dei quali occupano poltrone da decenni senza aver mai preso un voto individuale sul territorio, sanno che con le preferenze rischierebbero l'estinzione. Preferiscono il "listino bloccato": una zona di comfort dove basta essere fedeli al Capo o al cerchio magico per garantirsi lo scranno.

2. Il terrore del radicamento territoriale e delle correnti:

Le preferenze costringono a stare tra la gente, a fare i conti con i problemi reali, a conquistarsi la fiducia palmo a palmo. Per i vertici romani di FI, è molto più comodo gestire il partito come una sala d'attesa aziendale, dove le promozioni avvengono per cooptazione e non per merito elettorale. Chi non ha consenso teme chi il consenso lo ha davvero.

Le preferenze misurano il peso specifico di ogni singolo politico. Forza Italia, storicamente strutturata come un "partito di plastica" o partito-azienda fortemente centralizzato, teme che il voto di preferenza possa frammentare il partito in correnti locali incontrollabili dal centro, togliendo potere alla segreteria romana.

3. Una leadership che non vuole essere discussa

Se un parlamentare viene eletto con migliaia di preferenze, ha una forza propria. Ha autonomia. Può dire di no. Un parlamentare "nominato", invece, è un soldatino che deve la sua carriera esclusivamente alla firma di chi ha compilato le liste. Dire NO alle preferenze significa voler mantenere un esercito di esecutori silenziosi, privi di quel legame diretto con l'elettore che è la base di ogni democrazia sana.

Il paradosso: Chiedono il voto agli italiani in nome della libertà, ma tolgono agli stessi italiani la libertà di decidere da chi farsi rappresentare.

Forza Italia sta diventando il partito della conservazione di se stessa. Finché la selezione della classe dirigente avverrà nelle stanze chiuse e non nelle urne, non potranno mai definirsi un partito moderno. È ora di smetterla di aver paura del voto dei cittadini.

Se siete convinti delle vostre idee e del valore dei vostri dirigenti, perché non lasciate che siano gli italiani a sceglierli?

🗳️ IL PARADOSSO DI FORZA ITALIA: SE I CITTADINI NON POSSONO SCEGLIERE, CHI RAPPRESENTATE DAVVERO?

lunedì 18 maggio 2026

 L'immigrazione senza filtri minaccia Benessere e Sicurezza di tutti noi- Il fatto è noto.

Nella grassa e rossa Modena, cittadina storica dell'Emilia Romagna, con perenni maggioranze di sinistra, un marocchino con cittadinanza italiana (preferisco questa formulazione a quella buonista dei mezzi di informazione "Italiano di seconda generazione") si è lanciato con la sua automobile contro i passanti.
Otto feriti e due persone con le gambe amputate.
Non c'è difesa dalle aggressioni di cani sciolti come quello di ieri.
Anche se si raddoppiassero le pattuglie di Carabinieri e Polizia, la scelta individuale di scagliarsi contro qualcuno o qualcosa è talmente imprevedibile da non consentire alcuna prevenzione.
L'unica prevenzione è eliminare alla radice il pericolo, anche se talvolta con l'acqua sporca verrebbe buttato via anche il bambino.
Modena, come Bologna e tutta l'Emilia Romagna corrotta da una mentalità politicamente corretta, buonista, di sinistra, ottusamente immigrazionista fino al midollo, è la dimostrazione di come, anche mettendosi in ginocchio davanti ai clandestini, anche conferendo loro la nostra cittadinanza, non si possa ridurre il pericolo senza rimpatriare chi è arrivato in massa negli anni scorsi.
Se vogliamo sopravvivere non possiamo fare altro che una dura azione di identificazione ed espulsione, revocando la cittadinanza imprudentemente concessa a chi delinque e mettendo filtri molto alti per eventuali ulteriori ingressi, che dovranno essere individuali e non di massa e di soggetti che, per mentalità cultura, religione, costumi, siano disponibili ad essere assimilati, non semplicemente integrati nè, tanto meno, che pretendano da parte nostra disponibilità all'inclusione.
Sono loro che devono adeguarsi al nostro stile di vita, non noi che dobbiamo convivere con il loro.

venerdì 8 maggio 2026

 Sciatti fuori, vuoti dentro-

Da quando ho mollato la mia vita frenetica, ho più tempo per passeggiare, invece di correre frettolosamente per le strade del mondo.
Mi piace osservare, vetrine e passanti, cercare di capire in che mondo viviamo nei rapporti interpersonali.
Fare un raffronto con il come eravamo e che ricordo bene, come, ad esempio, il piacere di camminare con gli amici, chiacchierare, spintonarsi allegramente. fare battute se si incontravano delle ragazze, mentre adesso vedo giovani imbronciati, con la testa piegata sul telefono cellulare, non si parlano, non scherzano e, ma questo non è colpa loro, non fanno certo battute con le ragazze che incrociano, non solo perchè queste hanno lo sguardo perennemente incazzato e pronte a mordere, ma soprattutto perchè le leggi e i costumi di oggi farebbero gridare alle molestie e sarebbero guai (citofonare agli Alpini a Genova per maggiori spiegazioni).
Ma quello che mi colpisce di più è la sciatteria nel vestire, abbigliandosi con improbabili ... pantaloni (?) larghi, poco sotto al ginocchio, piercing, tascapane, il tutto in un aspetto dove tutto grida che non si conosce il corretto uso di acqua e sapone.
Le ragazze non sono da meno, anzi, penso che in questo piano inclinato abbiano raggiunto e superato i coetanei maschi, mentre tra gli adulti se molti dei miei "colleghi" maschi si sono lasciati andare, dismettendo giacca e cravatta (che peraltro, molti, ultimamente, non indossavano più), le donne mantengono un minimo di decoro, forse nella intuitiva percezione che se la guerra contro il tempo non si può vincere, almeno è possibile ingannarlo con la visione percepita, indossando con eleganza dei capi decorosi.
La mia impressione, che viene confermata quando per un qualche motivo ci si ferma a parlare con sconosciuti, magari al bar o all'edicola, è che all'aspetto sciatto esteriore corrisponda, in molti casi, anche un vuoto interiore che è ugualmente grave tanto negli adulti, quanto negli adolescenti.
Riempire quel vuoto, trovare la chiave per farlo, potrebbe essere la soluzione per una nuova stagione di rilancio della nostra Civiltà.
Se non ci si riuscirà, quel vuoto sarà riempito solo dall'odio e dai fanatismi politici e religiosi che speravamo di esserci lasciati alle spalle e rinchiusi nei libri di Storia.



mercoledì 6 maggio 2026

 La pace a tutti i costi è solo resa-

Nella contrapposizione tra il Presidente Trump e il Papa Prevost, io sto con Trump.
So di essere in minoranza perchè, per motivi differenti, tanto a destra quanto a sinistra sono in tutto o in parte a sostegno del papa, ma è la linea di Trump che, a me, ispira maggiore fiducia e affidabilità nella difesa di quelli che sono gli interessi, sì, degli Americani ma anche, a cascata, i miei di Italiano, erede di una Civiltà Occidentale che ci ha dato più di ogni altra civiltà che sia fiorita sulla Terra.
Già dopo la seconda guerra mondiale, gli Stati Uniti erano subentrati alle stanche nazioni europee nell'innalzare il vessillo della Civiltà, contro la barbarie che, inizialmente, aveva il colore rosso del comunismo.
Condotta in porto con successo parziale (perchè il comunismo è morto, ma i comunisti sono ancora vivi e infestano la Terra) la contrapposizione del dopoguerra, sono sempre gli Stati Uniti a guidare la resistenza ad un nuovo attacco all'Occidente che arriva dalla Cina e dall'Islam.
Se l'attacco cinese è subdolo, fondato come è su una sfida economica e tecnologica fondata sulla permanenza di un regime dispotico a Pechino, che sfrutta la quantità di mano d'opera disponibile per produrre beni a poco prezzo, imponendo peraltro condizioni di lavoro, retribuzioni e garanzie sulla qualità dei beni in oggettivo dumping nei confronti dei rigidi e alti livelli imposti alle aziende in Occidente, quello dell'Islam è la continuazione di reiterati tentativi che da quelle zone del mondo sono stati fatti per sottomettere l'Europa, cominciati ben prima dell'esistenza dell'Islam, con l'antica Persia.
Parlare di pace, in modo generico e senza porre paletti fondati sulla reciprocità dei comportamenti, significa aprire le porte delle nazioni occidentali all'Islam, senza vedere aperte le porte delle nazioni islamiche all'Occidente, ai nostri costumi, alle nostre fedi religiose, ai nostri Valori.
In sostanza assistiamo ad un Occidente che, tramite, purtroppo, una folta quinta colonna interna, vuole imporre l'accettazione delle feste, delle abitudini, dei costumi, della religione di milioni di immigrati di fede islamica cui incautamente si sono aperte le porte di casa nostra, senza veder riconosciuti altrettanti diritti a quelli di noi che volessero andare a vivere, anche solo per lavorare, nelle nazioni islamiche.
Ecco perchè considero una resa il parlare di pace, in modo avulso dalle specifiche realtà, dimenticando le persecuzioni cui vanno incontro in tanti stati a prevalente fede islamica i non islamici (non solo i cristiani), nella più totale mancanza di reciprocità.
Gravi colpe hanno tutti coloro che, più o meno in buona fede (e, notoriamente, si preferiscono quelli in malafede perchè, almeno ogni tanto, si riposano) che, dividendo all'interno l'Occidente, predicano per l'accoglienza e l'inclusione senza reciprocità di chi non vuole integrarsi, ma sottomettere.
E' in questo quadro che mi sento più e meglio rappresentato da Trump, probabilmente l'ultima opportunità per far tornare in carreggiata l'Occidente, che dal papa.

venerdì 1 maggio 2026

 🗳️ CONGRESSO FORZA ITALIA VENETO: DEMOCRAZIA O MESSA IN SCENA?

A fine mese Forza Italia in Veneta va a congresso. Sulla carta, una buona notizia, un buon inizio. Ma grattando la superficie, emerge una realtà che lascia l'amaro in bocca a chi, come me, come noi, credeva in un movimento liberale e meritocratico.
Ecco i fatti che non possiamo ignorare:
Candidato Unico: Un congresso "blindato" dove non c’è alternativa. Il congresso dei voltagabbana.
La "Carega" prima di tutto: Si vota chi è stato paracadutato da Roma, con l'unico obiettivo di salvare poltrone che vacillano.
Assenza di Responsabilità: In una democrazia sana, chi colleziona fiaschi alle Regionali e alle Amministrative, quello della doppia cifra, fa un passo indietro. Qui no: qui ci si rielegge senza contraddittorio.
Una domanda sorge spontanea:
Che senso ha mobilitare le persone, affittare sale e spendere soldi per un voto scontato? Se il risultato è già scritto nelle stanze romane, perché mettere in piedi questa messinscena?
Mi chiedo, con profonda amarezza: è ancora questa la mia Forza Italia? Quella che sognavamo era un’area di confronto, di idee e di coraggio. Quella che vediamo oggi sembra un movimento opportunista, buono per ogni stagione, dove il merito è sottomesso alla fedeltà verso il "capo" di turno.
Voi che ne pensate? Ha ancora senso partecipare a un voto che non sceglie nulla?
👇 Scrivetelo nei commenti. Il silenzio è complice.
#ForzaItalia #Veneto #Politica #Democrazia #CongressoFI #Riflessioni #VeriBerlusconiani


sabato 25 aprile 2026

 La Cultura non ha confini: sto con la Biennale e il suo Direttore-

le scelte del Direttore Pietrangelo Buttafuoco all’apertura di artisti russi alla Biennale di Venezia ha dato un segnale di coraggio e di vera libertà intellettuale. Finalmente un segnale di coraggio.
La Russia ha una tradizione culturale immensa: letteratura, musica, teatro, pittura. Generazioni di artisti che hanno segnato la storia della cultura mondiale. Pensare di cancellare tutto questo per ragioni politiche è un errore che impoverisce tutti.
Sono pienamente favorevole a questa iniziativa per diversi motivi:
• Una tradizione millenaria: La Russia ha regalato al mondo giganti della letteratura, della musica e dell’arte. Cancellare o ignorare questo patrimonio è un crimine contro la bellezza e l'intelligenza.
• A favore del Popolo: Sono da sempre vicino al popolo russo, una nazione che ha dato tanto alla storia culturale europea. Gli artisti sono ponti, non muri.
• L'arte è universale: La Biennale deve essere il luogo dell'incontro, non quello dell'esclusione politica.
La cultura non dovrebbe mai diventare un campo di battaglia. L’arte serve proprio a costruire ponti, a far dialogare i popoli, non a dividerli. Per questo trovo giusta e coraggiosa l’iniziativa di invitare artisti russi alla Biennale.
A chi critica ferocemente questa scelta dico solo una cosa: non avete capito nulla. Chi alza la voce solo per fare polemica o per seguire il "coro" del momento non comprende che l'arte deve restare libera da ogni censura. Gridare contro il dialogo serve solo a dare aria alla bocca, ma non costruisce nulla.
Orgoglioso di vedere Venezia tornare a essere il centro del mondo, quello vero, dove conta il talento e non il passaporto.


giovedì 16 aprile 2026

 

Se si votasse oggi, farei fatica a mettere quella croce. 🗳

Fino a pochi giorni fa non avevo dubbi: sostenevo l'azione del Governo, pur con la naturale divergenza e ribrezzo sul sostegno a Zelensky. Ma gli ultimi sviluppi mi lasciano sbigottito. In pochi giorni, l'Esecutivo ha:

  • Preso le parti di Leone XIV come un Mattarella;
  • Criticato Trump come una Schlein;
  • Sospeso il memorandum con Israele come un Conte;
  • Negato i dragamine per lo stretto di Hormuz come un Bonelli o un Fratoianni.

Il segnale d'allarme definitivo? La solidarietà ricevuta dalla Schlein. Se ciò che fa il Centrodestra piace a chi canta "Bella Ciao", allora l'errore è del Governo.

Inseguire i sondaggi contro Trump per paura del "sentire comune" è un errore strategico: quel 20% che apprezza Trump è il cuore dell'elettorato di destra. Un elettorato che non accetta la "resa della Civiltà" evocata dalle parole politiche del Papa, giustamente richiamato dal Vicepresidente Vance.

La stampa e la sinistra vi fanno i complimenti? Preoccupatevi. Il mio voto? Dipenderà da ciò che farete da oggi in poi. Se sia un addio o un arrivederci, lo decideranno i fatti.

lunedì 13 aprile 2026

 La sconfitta del Premier ungherese Viktor Orban, dopo sedici anni di governo ininterrotto, induce a qualche riflessione-

Affetti da provincialismo acuto e, soprattutto, da interesse personale ad accreditarsi una vittoria, i cattocomunisti, dalla Schlein a Conte, da Renzi al duo Bonelli Fratoianni e tutte le altre frattaglie del campo largo, gongolano cercando di mettere il cappello sulla vittoria di Magyar.
Ma il partito di Magyar è iscritto al gruppo del PPE e sarebbe come se la Schlein e compagni gongolassero perchè in Italia la guida del Governo passasse da Salvini (al cui gruppo è iscritto Orban) a Tajani (dello stesso raggruppamento di Magyar), scomparendo i loro partiti dal parlamento.
Magyar poi, fino a due anni fa, ha ricoperto, per 14 anni, incarichi all'interno dell'amministrazione Orban e ne è uscito avvicinandosi all'unione europea.
Ma le elezioni in Ungheria mi fanno fare una ulteriore riflessione su quello che sembra essere un limite fisiologico nella durata di un governo, prima di dover passare la mano, probabilmente più per stanchezza e voglia di cambiare da parte degli elettori, che per un problema di gestione della cosa pubblica.
Sembra che tale limite possa essere collocato intorno ai quindici anni, anno più, anno meno.
Orban, come abbiamo visto, sedici anni di governo ininterrotto e non sappiamo se ci riproverà, magari riuscendoci, come ha fatto Benjamin Bibi Netanyahu che, due volte sconfitto, due volte si è ripreso la presidenza del governo di Israele, governando, dal 1996, per ora, per 19 anni su 30.
Sedici anni di governo in Germania anche per Kohl e la Merkel.
In Cile il Generale Augusto Pinochet governò dall'11 settembre 1973 all'11 marzo 1990, anche qui ricorrono i sedici anni.
Più difficile valutare l'impatto dove ci sono regole che eventualmente limitano i mandati come, ad esempio, negli Stati Uniti, dove, per evitare il ripetersi di presidenze come quella di Franklin Delano Roosevelt, eletto quattro volte, il suo successore Truman fece approvare un emendamento che limitava i mandati a due.
E l'Italia ?
Beh, il sistema italiano è funestato da una costituzione che non garantisce stabilità, nè continuità, per cui l'unico governo cui fare riferimento per una durata prolungata è quello di Benito Mussolini, dal 1922 al 1943.
Ed è interessante osservare che, superato ampiamente il limite dei 16 anni, dimostrando di avere un ampio consenso popolare, probabilmente sarebbe rimasto in carica ancora a lungo se, come scelse di fare il Caudillo Generalissimo Francisco Franco in Spagna, si fosse prudentemente tenuto fuori dalla guerra.
Per il futuro ... ai posteri l'ardua sentenza.

venerdì 10 aprile 2026

 L'Occidente si svegli o continueranno a prenderci a schiaffi-

Si vince una guerra quando il nemico capitola con una resa senza condizioni.
Ogni altra conclusione è un compromesso, non paritario, ma sempre un compromesso che non risolve mai definitivamente una questione.
E' quello che accade con l'Iran e accadrà in Ucraina.
Israele lo sa bene e quindi, d'accordo con Trump, ha, giustamente, escluso il Libano dall'accordo di tregua, perchè sa di dover rendere inoffensivi i terroristi di Hezbollah con le proprie forze, visto che l'esercito libanese non ha eseguito la sua parte della tregua di ottobre e neppure i caschi blu dell'onu hanno provveduto al loro compito, praticamente unico ed inutile da circa trenta anni, di disarmare i terroristi.
Ma lo sanno tutti che mantenere in Iran il regime degli ayatollah sarebbe una costante minaccia per i nostri commerci e la nostra sicurezza.
Eppure sembra che solo un ottantenne presidente degli Stati Uniti stia provando a disinnescare una minaccia che è rivolta più a noi europei che a loro americani.
In Italia, poi, i Cavalieri dell'Apocalisse, cioè coloro che prosperano sulla paura, la miseria, l'insicurezza, che sono l'humus sul quale coltivano il loro consenso vagheggiando miracolosi paradisi futuri, hanno decisamente preso le parti degli ayatollah.
Se guardiamo alla Storia, vediamo come le controversie internazionali, inframmezzate da guerra e pace, sono state una costante del cammino dell'Uomo, quindi non possiamo aspettarci la bacchetta magica e la realizzazione di quel mondo unito e pacificato che ci viene rappresentato non solo da presunti pacifisti, che, predicando solo in Occidente, sono tra i principali responsabili della politica rinunciataria quando non disfattista che prospera a casa nostra, ma anche dai romanzi e film di fantascienza che è, per l'appunto, solo e soltanto fantascienza.
Ma a me interessa l'oggi, la Sicurezza ed il Benessere che i nostri Padri ci hanno garantito e che noi, come spesso accade anche nelle migliori famiglie, stiamo disperdendo per pusillanimità, codardia, ignoranza, ignavia.
Se non ci ci sveglieremo, subito, intervenendo a difendere la via del petrolio, in prima persona, se continueremo a discutere del sesso degli angeli (oggi si chiama "diritto internazionale"), faremo la stessa, identica fine dei bizantini nel 1453.
E ce lo saremmo meritato (sia chiaro: non tutti, perchè quelli che oggi blaterano contro Trump si meritano al 100% di essere assoggettati ad una repubblica islamica, ma gli altri, no ma, purtroppo, i nostri destini sono indissolubilmente legati).


martedì 7 aprile 2026

 Ne' razionamenti, nè tasse: si liberi e si protegga la via del petrolio-

Leggo che, accentuando un clima già reso ansioso da una cronaca faziosa e disfattista della guerra contro gli ayatollah, i pusillanimi ministri e commissari della vecchia e debole Europa si stanno ingegnando, parlando a voce alta invece di riflettere su quello che dicono, a trovare soluzioni: ma solo quelle sbagliate, non sia mai che l'unione europea ne azzecchi una anche solo per caso.
Parlano di razionamento, senza considerare che porterebbe ad una riduzione non solo della produttività e dell'occupazione, ma anche della ricchezza globale delle nostre nazioni e si tradurrebbe tutto con un forte abbassamento del tenore di vita cui siamo abituati, come si ricorderà, tanto per avere una idea, dalle decisioni che furono assunte nel 2022 dal Fenomeno che, davanti alla decisione di non approvvigionarsi più dalla Russia credendo in tal modo di favorire la pace, rinunciando al condizionatore, non solo non ci fu (e non c'è, con l'unione europea che persevera stolidamente nell'errore) pace, ma oltre al condizionatore ci limitò anche il riscaldamento.
Cinque ministri, tra i quali, purtroppo, anche Giorgetti, hanno poi chiesto una tassazione straordinaria sui cosiddetti extraprofitti delle società energetiche che guadagnerebbero dall'aumento dei prezzi.
Ma, a parte il fatto che quelle società il petrolio lo comprano al prezzo di Mercato, non sono loro ad essere in guerra, ma registrano solamente l'andamento che è previsto dal rapporto domanda/offerta e se il prezzo aumenta, sono solo profitti, legittimi, che qualsiasi liberale non può che assoggettare ad una tassazione che non sia inventata al momento, perchè più conveniente per le avide e rapaci casse pubbliche, ma sia quella che viene applicata a tutte le imprese produttive nel momento in cui registrano utili.
Perchè sì, è vero, chi guadagna tanto può aiutare il prossimo, ma la beneficenza deve essere volontaria, non un prelievo forzoso.
Scartata purtroppo da tempo la soluzione naturale, che probabilmente non hanno neppure avuto il coraggio di prendere in esame, ma che i nostri Padri avrebbero perseguito subito, senza tante seghe mentali: garantire la libera e sicura circolazione nella via del petrolio, anche inviando le cannoniere a proteggere le navi commerciali e le flotte aeree a bombardare i siti degli aggressori.
L'unica soluzione degna di una Civiltà che non voglia sottomettersi alle prepotenze degli ayatollah.
E quando anche questa crisi finirà, ovviamente non per merito dell'unione europea, saranno pronti a sottomettersi al prossimo tirannello, in divisa, in tonaca o anche solo con un perizoma, che alzerà la voce, sicuro che nessuno ha più il fegato, da noi, di prenderlo a sberle.
Mandiamo la Marina a sbloccare la situazione...


venerdì 3 aprile 2026

 Da Reagan a Trump: il punto di caduta è Sigonella-

Trump ha ragione.
Lo scrivo subito, così chiarisco ogni dubbio sulla mia posizione — probabilmente minoritaria, sia in Italia sia nel Centrodestra. Ma spesso sono proprio le minoranze ad avere lo sguardo più lungo, perché meno condizionate da interessi immediati.
Oggi fare antiamericanismo in Italia è diventato quasi uno sport.
Lo fa una certa sinistra, che non ha mai perdonato agli Stati Uniti di aver impedito all’Europa occidentale di vivere la “splendida” stagione del blocco sovietico.
Ma lo fa anche una parte della destra, che ancora non ha digerito il ruolo americano nel 1943-45 e le conseguenze politiche che ne sono derivate.
Eppure Trump ha ragione.
E forse non è un caso che a cercare di risvegliare lo spirito dell’Occidente — non unito artificialmente, ma forte nelle sue singole nazioni — sia un ottantenne americano, che ricorda bene cosa fosse quello splendore oggi così appannato.
Uno che prova, giustamente, a scuoterci dal torpore e da quel buonismo paralizzante che impedisce decisioni rapide ed efficaci.
Trump ha ragione quando ci ricorda una verità semplice:
lo stretto di Hormuz è un interesse nostro, non loro.
Gli Stati Uniti hanno energia in abbondanza. Noi no.
Se quella rotta si chiude, il problema è europeo.
E quindi siamo noi che dobbiamo muoverci.
Così come siamo noi ad avere tutto l’interesse a non lasciare il Medio Oriente in mano al terrorismo.
E poi c’è Sigonella.
Negare anche solo un atterraggio — proprio lì, a Sigonella — ha un peso simbolico enorme.
Un nome che già richiama una pagina controversa, quando Bettino Craxi scelse di non consegnare terroristi palestinesi agli Stati Uniti.
Oggi quella scelta si ripresenta, sotto forme diverse.
E questo, da italiano, mi delude.
Ma da uomo di destra, mi preoccupa ancora di più.
Perché non si tratta più di criticare la sinistra — da cui certe posizioni me le aspetto.
Qui parliamo di un governo di destra.
E allora il problema diventa politico, serio.
Perché, se queste sono le premesse, la prossima volta scegliere chi votare sarà ancora una volta un esercizio amaro:
turarsi il naso e votare il male minore, nel tentativo di evitare quello che considero un male peggiore.