Da Reagan a Trump: il punto di caduta è Sigonella-
Trump ha ragione.
Lo scrivo subito, così chiarisco ogni dubbio sulla mia posizione — probabilmente minoritaria, sia in Italia sia nel Centrodestra. Ma spesso sono proprio le minoranze ad avere lo sguardo più lungo, perché meno condizionate da interessi immediati.
Oggi fare antiamericanismo in Italia è diventato quasi uno sport.
Lo fa una certa sinistra, che non ha mai perdonato agli Stati Uniti di aver impedito all’Europa occidentale di vivere la “splendida” stagione del blocco sovietico.
Ma lo fa anche una parte della destra, che ancora non ha digerito il ruolo americano nel 1943-45 e le conseguenze politiche che ne sono derivate.
Eppure Trump ha ragione.
E forse non è un caso che a cercare di risvegliare lo spirito dell’Occidente — non unito artificialmente, ma forte nelle sue singole nazioni — sia un ottantenne americano, che ricorda bene cosa fosse quello splendore oggi così appannato.
Uno che prova, giustamente, a scuoterci dal torpore e da quel buonismo paralizzante che impedisce decisioni rapide ed efficaci.
Trump ha ragione quando ci ricorda una verità semplice:
lo stretto di Hormuz è un interesse nostro, non loro.
Gli Stati Uniti hanno energia in abbondanza. Noi no.
Se quella rotta si chiude, il problema è europeo.
E quindi siamo noi che dobbiamo muoverci.
Così come siamo noi ad avere tutto l’interesse a non lasciare il Medio Oriente in mano al terrorismo.
E poi c’è Sigonella.
Negare anche solo un atterraggio — proprio lì, a Sigonella — ha un peso simbolico enorme.
Un nome che già richiama una pagina controversa, quando Bettino Craxi scelse di non consegnare terroristi palestinesi agli Stati Uniti.
Oggi quella scelta si ripresenta, sotto forme diverse.
E questo, da italiano, mi delude.
Ma da uomo di destra, mi preoccupa ancora di più.
Perché non si tratta più di criticare la sinistra — da cui certe posizioni me le aspetto.
Qui parliamo di un governo di destra.
E allora il problema diventa politico, serio.
Perché, se queste sono le premesse, la prossima volta scegliere chi votare sarà ancora una volta un esercizio amaro:
turarsi il naso e votare il male minore, nel tentativo di evitare quello che considero un male peggiore.
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