Con 47 anni di ritardo-
Credo che nessuno possa dubitare davvero di come la penso: l’attacco contro l’Iran arriva con 47 anni di ritardo.E ciò che mi preoccupa di più è il comportamento di una certa parte politica, qui in Italia e in altre nazioni europee: quella che ha sbrodolato retorica a piene mani su “donna, vita e libertà”, intimando agli altri di “fare qualcosa”… ma quando Trump fa qualcosa, allora si strilla contro Trump invece che contro il regime degli ayatollah.
E nessuno ci spiega come si dovrebbe abbattere un regime sanguinario, ideologico e dogmatico, con un metodo alternativo a quello che il Presidente Trump ha deciso di usare.
Sono gli stessi che nel 2011 applaudirono il maramaldeggiare di Obama contro Gheddafi (già disinnescato da Berlusconi), provocando il disastro delle cosiddette “primavere arabe”.
Come tanti altri, non so come andrà questa guerra. Certo, spero con tutto il cuore che il popolo iraniano sappia riscattarsi, cogliendo un’opportunità storica per costruire una società proiettata nel Terzo Millennio e non ancorata a concetti medioevali.
Apprezzo la prudenza del Governo Italiano e la sua capacità di tacere, invece di aprire bocca solo per cambiare aria nella scatola cranica — come fa Macron, che sembra la caricatura contemporanea del personaggio cantato da Enzo Jannacci: “Vengo anch’io?”.
Ricordiamoci che la Francia diede riparo a Khomeini, dandogli la possibilità di costruire la sua tela malvagia che ha oppresso l’Iran per 47 anni.
Ancora una volta vediamo che i primi nemici dell’Occidente, della Libertà e della Pace spesso sono dentro di noi: quelli che dicono di volere la pace, ma finiscono per sostenere regimi tirannici — che sia Maduro in Venezuela o gli ayatollah in Iran.
Il merito — a mio avviso — di Trump è provare a scuotere l’Occidente, rispolverando la nostra missione civilizzatrice che, nella Storia, è passata anche attraverso interventi militari difficili e spesso dolorosi, ma talvolta imprescindibili.