mercoledì 14 ottobre 2015

L'Italia torna ad essere solo un'espressione geografica

L'Italia torna ad essere solo un'espressione geografica.
La deriva dello stato italiano in questi giorni sta trovando il suo apice con due provvedimenti che definire aberranti è dire poco.
Il riconoscimento legale delle unioni omosessuali, con i costi che ne conseguono per le esauste casse pubbliche e, ancor più, per le nostre tasche private dalle quali vengono estorti denari in continuazione con le tasse e l'introduzione del barbarico ius soli per regalare la cittadinanza a chi italiano non è e non sarà mai.
L'Italia torna ad essere quella mera espressione geografica di cui due secoli fa parlava il Principe Von Metternich, piegata e offesa da capricci elevati a diritti e da un meticciato che porta in nuce il genocidio della popolazione italica.
Uno stato così alla deriva non potrà mai risollevarsi senza una sferzata dalle dimensioni apocalittiche (e meritate).
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sabato 10 ottobre 2015

"Giorgia Meloni sindaco di Roma"

"Giorgia Meloni sindaco di Roma"
Dopo le dimissioni di Marino (sul quale è opportuno stendere un pietoso velo di silenzio come già fu con Fini, Monti e Letta e come sarà per Alfano e Verdini) si apre la ricerca di un sindaco per quella che, bene o male, è la Capitale d'Italia e anche Mundi.
Il fallimento delle giunte comuniste ha raggiunto il suo massimo (ma al peggio non c'è mai fine) con Marino, le cui vicende sono note e non meritano di essere ulteriormente ricordate.
Tre sono i blocchi che, oggi, possono contendersi Roma.
I cattocomunisti guidati da Renzi, alla ricerca dello specchietto per le allodole che sono gli elettori.
Sì, perchè se è vero che Marino se ne è andato, chi lo ha votato purtroppo c'è ancora e tornerà immancabilmente a votare il nome che sarà proposto dal "Partito".
Con l'aggiunta di qualche voto in più non di allodole ma di beccaccioni, se il nome sarà quello di un personaggio apparentemente indipendente e competente (ma in realtà totalmente funzionale e inquadrato nei poteri forti che dettano l'agenda a Renzi).
C'è, poi, Grillo.
In ascesa perchè riesce a proiettare l'immagine di una opposizione al bulletto fiorentino che, nei fatti, non c'è.
Il candidato grillino, chiunque sia, potrà tornare utile unicamente in caso di ballottaggio con quello cattocomunista, perchè è molto meglio un grillino che distrugga tutto, che un comunista che ripristini le clientele di partito.
Infine il Centro Destra.
Leggo con stupore che ci sarebbe qualcuno che vorrebbe proporre un tal Alfio Marchini, erede di una dinastia di "palazzinari" di sinistra.
Mi domando come uno, con la sua storia, possa essere proposto all'elettorato di Destra.
Soprattutto quando il Centro Destra può contare su una candidatura che rappresenterebbe perfettamente il sindaco ideale di Roma:
- coerente
- competente
- romana.
Giorgia Meloni.
Una persona che ha mantenuto le sue idee coerentemente dai giovani dell'Msi ad Alleanza Nazionale, al Pdl, a Fratelli d'Italia.
Competente di politica che ha masticato per tutta la vita, con un passato da militante attiva e un curriculum da vicepresidente della camera e ministro.
Come dice Salvini, una gran lavoratrice, sempre in attività per 16-18 ore al giorno, non una statuina da comparsata televisiva.
E, infine, cosa forse più importante di tutte, romana di Roma, che ama la sua città e sicuramente si impegnerebbe perchè possa risorgere dallo sprofondo in cui è stata spinta dalle giunte cattocomuniste.
Cosa sta a discutere il Centro Destra ?
Giorgia Meloni è il candidato più indicato, il sindaco migliore per Roma.

lunedì 5 ottobre 2015

Riforma senza fondamenta

Riforma senza fondamenta.
Salvo un miracolo che, se si verificasse, porterebbe ad un esaltante ribaltone e tumulto politico, il trinariciuto fiorentino farà approvare la sua modifica costituzionale ad usum delphini, così come tale è la nuova legge elettorale.
Spesso chi ha modificato l'impianto delle leggi costituzionali ed elettorali pensando di conseguirne un utile, è stato smentito.
Ricordo nel 1994 quando fu approvata la legge semimaggioritaria e i comunisti allora guidati da Ochetto pensavano di avere la vittoria in tasca (la "gioiosa macchina da guerra").
O anche nel 1987 quando i socialisti fecero cadere il governo De Mita pensando di raccogliere chissà quanti consensi e, invece, fu l'inizio della loro fine.
Così Renzi pensa di assicurarsi le prossime maggioranze elettorali con un'alchimia costituzionale e di legge elettorale.
Sarà compito nostro smentirlo.
Qui invece voglio evidenziare come le modifiche in corso di approvazione siano prive di fondamenta, perchè rappresentative di una minoranza degli Italiani e quindi destinate a non durare, a non essere di alcuna utilità per la nostra Patria.
All'apogeo del suo splendore (?) Renzi infatti ha ottenuto il 40% dei voti, su un 50% di votanti.
Ha cioè ottenuto il consenso di appena il 20% degli Italiani.
La maggioranza che sta conducendo in porto la modifica costituzionale si regge sui voti di trasformisti (alfaniani e verdiniani) che nel 2013 furono eletti, quindi votati, in una lista che indicava in Berlusconi il leader e si contrapponeva alla sinistra di Renzi (allora di Bersani) inalberando fieramente, da una barricata contrapposta, il vessillo della Libertà.
Si può quindi affermare che non esiste una maggioranza che condivida le modifiche che, quindi, sono soggette al variare delle maggioranze, mutate le quali potranno mutare le leggi, con un danno significativo alla coesione nazionale e alla stessa credibilità delle istituzioni.
Diversamente sarebbe stato se si fosse voluto veramente mettere mano alla legge fondamentale di uno stato ed alla legge elettorale, in modo rappresentativo e ricercando il consenso maggioritario, quindi solidificandone le basi, guardando al futuro e non al piccolo cabotaggio odierno.
L'unico sistema sarebbe stato l'elezione di una assemblea costituente, rigidamente con criteri proporzionali, che avrebbe fatto del compromesso un obbligo per creare una maggioranza che, in quanto assemblea proporzionale, sarebbe stata automaticamente maggioranza popolare.
Ovviamente con l'obbligo, a pena decadenza, per chi fosse stato eletto, di rispettare le scelte della lista nella quale era stato eletto, tagliando le unghie quindi ad ogni opportunismo, trasformismo e cambiamento di casacca, riducendo gli Alfano, i Verdini e i Bondi a semplici parlamentari (semprechè fossero stati eletti).
Renzi ha preferito l'oggi al domani, dimostrandosi così un piccolo "umarein" come dicono a Bologna, senza la capacità, la visione e il coraggio di uno statista, neppure con la "s" minuscola.
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giovedì 1 ottobre 2015

Renzi parla, parla, ma non a nome mio

Renzi parla, ma non a nome mio
Martedì il bulletto fiorentino catapultato senza un voto a Palazzo Chigi ed ivi puntellato dai saltimbanco eletti per fare esattamente l'opposto, ha parlato all'onu (minuscolo voluto).
Di tutto il suo sproloquio (con il quale ritengo abbia abbondantemente innaffiato, visto come parla, gli astanti delle prime file) resta solo il qualunquismo con il quale si è scagliato contro "i muri".
I muri, è vero non servono, ma solo se manca la volontà di contrastare l'invasione dei clandestini.
Se, viceversa, non esistessero le quinte colonne che, come fece De Klerk in Sud Africa, si adoperano per consegnare ad altri la nostra terra, i muri aiuterebbero a difendere i confini, perchè a supporto arriverebbero le Forze Armate, oggi trasformate, con la Marina Militare, in taxi gratuito per i clandestini e il blocco non solo sarebbe efficace verso l'esterno, ma consentirebbe di effettuare una bonifica all'interno.
Ma questo, uno come Renzi, non riuscirà mai a capirlo, quindi tocca a noi impegnarci, anche solo con il voto, per rimandarlo a Firenze.