🔴 L’ILLUSIONE TRADITA: Perché il centrodestra in Veneto sta facendo una figura barbina sull'Autonomia
Nel 2017 il popolo veneto aveva risposto in massa: un
plebiscito storico, con oltre due milioni di cittadini (il 98% dei votanti)
uniti nel chiedere un Veneto autonomo. Quella stagione di speranze, guidata dal
centrodestra regionale con la bandiera di San Marco ben in vista, prometteva
una svolta epocale.
Oggi, però, dopo anni di slogan e dopo quasi quattro anni di
governo nazionale guidato dal centrodestra, la domanda è inevitabile: dov'è
finita l'autonomia promessa ai veneti?
Lo stesso centrodestra saldamente al Governo del Paese, lo
scenario si è trasformato in una clamorosa e imbarazzante frenata. La montagna
dell'autonomia differenziata ha partorito un topolino burocratico. Perché i
Veneti si sentono traditi?
La risposta sta in tre nodi politici e strutturali che la
coalizione non riesce (o non vuole) sciogliere.
1. Il "Freno a Mano" della Destra Nazionalista
Il primo cortocircuito è ideologico e di equilibri di potere
romani. La coalizione di centrodestra è a trazione Fratelli d'Italia, un
partito strutturalmente centralista e patriottico.
Per anni Lega e centrodestra hanno sostenuto che il vero
ostacolo fosse Roma, governata da maggioranze ostili. Ma dal 2022 Roma è
governata proprio da chi aveva promesso di realizzare quella riforma. Eppure il
risultato concreto è che il Veneto non ha ancora ottenuto quell'autonomia ampia
e sostanziale che era stata presentata come imminente.
- Il
baratto politico: Per concedere la legge quadro sull'autonomia (la
Legge Calderoli), la Lega ha dovuto cedere sul Premierato, la
riforma carissima a Giorgia Meloni che accentra i poteri a Roma.
- Il
risultato: L'autonomia è diventata una bandierina elettorale svuotata
di reale sostanza finanziaria, sacrificata sull'altare della tenuta del
governo nazionale.
2. La trappola insuperabile dei LEP (Livelli Essenziali
delle Prestazioni)
La vera beffa tecnica è stata l'introduzione dei LEP. La
legge prevede che nessuna materia strategica possa essere trasferita al Veneto
finché non verranno calcolati e finanziati i livelli minimi di servizio
per tutte le altre regioni italiane (per non creare sperequazioni).
- Il
blocco economico: Finanziare i LEP a livello nazionale richiede decine
di miliardi di euro che lo Stato italiano, stretto nella morsa del debito
pubblico e dei vincoli europei, semplicemente non ha.
- Senza
soldi per il Sud, non partono le competenze per il Veneto. Un vicolo cieco
perfetto per rimandare l'autonomia a tempo indeterminato.
3. La "Burocratizzazione" e la mannaia della
Consulta
I recenti pronunciamenti e i paletti della Corte
Costituzionale hanno ulteriormente smontato l'impianto della riforma. Quella
che doveva essere una devolution fluida e identitaria si è trasformata in un
"fascicolo amministrativo" fatto di lunghe e farraginose pre-intese
Stato-Regione (sulle materie non-LEP come la Protezione Civile o i rapporti internazionali)
che non cambiano la vita quotidiana dei cittadini.
📊 Il confronto: Dalle
promesse alla realtÃ
|
Cosa era stato promesso (2017) |
La realtà dei fatti (Oggi) |
|
9/10 dei tributi trattenuti sul territorio (il
residuo fiscale). |
Invarianza finanziaria: lo Stato non cede un euro
di tasse in più; il trasferimento avviene solo a parità di spesa storica. |
|
23 materie richieste in blocco (Sanità , Scuola,
Infrastrutture...). |
Trattative al ribasso su pochissime materie
"minori". Scuola e grandi asset restano blindati a Roma. |
|
Tempi rapidi: "Autonomia subito". |
Iter infinito, subsubdeleghe e veti incrociati dei
ministeri romani. |
⚠️
La ballata delle scuse: Per anni a Venezia ci è stato raccontato che
l'autonomia non arrivava "perché a Roma c'era il PD", o "perché
c'erano i Cinque Stelle", o "perché Draghi era un tecnico". Ora
che la filiera istituzionale è identica – stesso colore politico a Venezia e a
Palazzo Chigi – la narrazione è crollata. Non ci sono più alibi.
In conclusione
Dire che il centrodestra "non vuole" l'autonomia
sarebbe ingiusto nei confronti di chi, a livello locale, ci ha speso la
carriera. Ma la verità politica è un'altra: il centrodestra veneto si è
fatto commissariare da quello romano.
Hanno usato il consenso del referendum del 2017 come
carburante elettorale, ma una volta arrivati nella stanza dei bottoni hanno
preferito la stabilità della coalizione a Roma piuttosto che la dignità delle
richieste dei Veneti. Una figura barbina difficile da nascondere con i prossimi
comunicati stampa.
#PoliticaVeneta #Autonomia #Veneto #Lega #Centrodestra
#Referendum2017

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