sabato 6 dicembre 2014

Ridurre la corruzione si può

Ieri ero ad una trasmissione televisiva e nel dibattito ho litigato con uno del PD sulla Corruzione. Ho detto semplicemente che:
Se chiudessimo i rubinetti che alimentano la spesa pubblica (spesso utile solo a pochi) ridurremmo, anzi probabilmente cancelleremmo le occasioni che "fanno l'uomo ladro".
Se tutti i rapporti (anche nell'istruzione e nella sanità) fossero regolati con contratti privati, il conflitto degli opposti interessi, impedirebbe le degenerazioni tipiche dei sistemi in cui circolano ingenti quantità di denaro pubblico come finanziamenti, contributi, rottamazioni, assunzioni clientelari.
In parole povere, se lo stato si limitasse ai suoi compiti essenziali (Ordine Pubblico, difesa dei Confini, amministrazione della Giustizia, rappresentanza e tutela degli Interessi Nazionali con gli altri stati) occorrerebbero meno tasse, avremmo tutti più soldi in tasca e ci sarebbero meno mazzette da distribuire.
Non si cancellerebbe la corruzione, perchè quella c'è e ci sarà sempre, ma lo stato sarebbe anche più credibile come terzo garante e super partes e, forse, si eviterebbe, per una indagine, di danneggiare società, produzione, opere (in Lazio sono stati bloccati tutti gli appalti !) proiettando una immagine negativa dell'Italia per vicende che accadono in tutto il mondo.
Concludo ricordando che nel 2012 il comune di Reggio Calabria fu commissariato per vicende molto simili a quelle che oggi trovano le prime pagine sul comune di Roma.
Ma il comune era amministrato dal Centro Destra, quindi lo scioglimento sembrava un dovere improrogabile ...

venerdì 5 dicembre 2014

Il continuo "Fumo negli occhi" di Renzi

"Facite ammuina" era l'ordine impartito nella Regia Marina Borbonica quando, a notabili e nobili in visita, si voleva dare l'impressione che sulla nave tutti si facessero in quattro nel lavoro.
Facite ammuina sembra la circolare impartita da Renzi che, poi, è il primo a metterla in pratica.
Trottolino (poco amoroso) salta in continuazione da una trasmissione ad un'altra, da una inaugurazione ad un convegno, da una riunione ad un summit di capi di stato e di governo.
Negli spostamenti cinguetta senza requie (peccato che ormai i cacciatori siano confinati nelle riserve ...).
E annuncia riforme su riforme, senza che vedano mai la luce.
Prendiamo il Giobat.
Rullo di tamburo et voilà eccolo approvato con la centesima o millesima fiducia in nove mesi (cosa che se l'avesse fatto il Cav le piazze si sarebbero riempite di costituzionalisti bercianti al grido di "attentato alla costituzione, abbattete il Tiranno !").
Ma perchè possa avere uno straccio di applicabilità occorrono i decreti del governo da emanare entro sei mesi ... campa cavallo !
Prendiamo le province.
Rullo di tamburi et voilà, tutte abolite.
Peccato che si continuino a pagare i dipendenti e che, anzi, ci costino più di prima.
Non importa, facite ammuina.
Adesso si dimezzano le regioni, da venti a undici.
Rullo di tamburi et voilà apparire la cartina della nuova suddivisione.
Ma, che succede, mettono assieme le mele con le pere (tipo Emilia Romagna e Toscana con una spruzzatina del pesarese ) ?.
Nessun problema.
Tanto è solo fumo.
Domani verrà lanciata sul tavolo un'altra riforma da approvare e quelle precedenti (e mai realizzate) finiranno nel dimenticatoio.

martedì 2 dicembre 2014

"Amarcord" e analogie

Nel 1992-1994 il pci divenuto pds era retto da un giovane rampante che si era fatto le ossa, venendo anche fermato dalla polizia cecoslovacca.
Si chiamava Achille Ochetto e la sua "gioiosa macchina da guerra" sembrava potesse sbaragliare i resti della "diga" anticomunista e conquistare il potere.
A lui si opponeva una nascente e locale Lega, ma, soprattutto, un rinnovato MSI-DN guidato dal delfino di Giorgio Almirante, Gianfranco Fini che ottenne il massimo risultato possibile costringendo al ballottaggio per sindaco di Roma Rutelli, come fece a Napoli Alessandra Mussolini con Bassolino.
La dc era ormai defunta e gestita dal suo becchino designato, Mino Martinazzoli.
Sembrava che le elezioni del 1994 dovessero seguire un copione scritto e imparato a memoria: vittoria della "gioiosa macchina da guerra" e opposizione appannaggio di due minoranze che mai sarebbero divenute maggioranze: Lega e MSI.
Poi scese in campo Silvio Berlusconi.
Oggi abbiamo il pci/pds/ds/pd retto da un giovane e rampante gattopardo che sotto la sua "rottamazione", intende ripristinare la vecchia politica delle tasse e delle elargizioni clientelari.
L'opposizione sembra allo sbando con la vecchia "diga" Forza Italia ai minimi termini , mentre viene azzannata da un lato dagli urletti di un Grillo assatanato e dall'altra da una Lega che, sposando le idee della vecchia Destra missina, sta ricostruendo una base omogenea e identitaria, rinunciando al localismo.
Le prossime elezioni sono scritte perchè la "gioiosa macchina da guerra" di Renzi questa volta disporrà anche di un sistema elettorale che il presuntuoso del Granducato scrive e modifica in base alle sue convenienze ed agli esiti dei sondaggi.
Non sono tra quelli che ritengono che la Storia si ripeta sempre uguale, ma neppure che non possa accadere.
Allora cosa impedisce ad un nuovo Berlusconi di deludere la nomenklatura renziana come il vecchio Silvio fece con quella di Ochetto ?
Sognare non costa nulla....

lunedì 1 dicembre 2014

Il grande imbroglio di Renzi

Le elezioni regionali in Emilia Romagna (quelle in Calabria sono diverse per le modalità di scelta degli elettori locali) ci hanno confortato perché gli elettori di Centro Destra (pur pochi in quella regione) non hanno abboccato alla mistificante campagna tendente a presentare il parolaio del Granducato come l’erede di Berlusconi o, comunque, come l’alfiere di idee di Centro Destra.
I voti persi dai comunisti ci dicono che non solo Renzi si è alienato l’estrema sinistra del suo partito, ma non ha convinto chi del comunismo è sempre stato fiero nemico.
D’altra parte il successo della Lega Nord ci consente di affermare che l’emorragia del nostro elettorato verso lidi vanamente protestatari (Grillo) o verso l’astensione, si è fermata, ma ancora non è stata recuperata la fiducia nelle formazioni politiche che si presentano sotto l’ombrello del Centro Destra.
In sostanza possiamo dire che l’Emilia Romagna si è svegliata meno moderata e più radicale nelle scelte.
Questo non impedisce alla stampa per ora ancora impegnata nell’azione di puntello al presuntuoso fiorentino, di continuare a vendere il suo prodotto come una scelta moderata e innovatrice.
Il pericolo che qualcuno abbocchi nelle file del Centro Destra esiste, anche se è marginale per la maggior coscienza individualista (croce e delizia, forza e debolezza della Destra) che permea il nostro elettorato, rispetto alla concezione da gregge della sinistra.
Soprattutto questo potrebbe accadere in un quadro dove la cgil, cui l’Uomo di Destra è fortemente ostile, attacca e sciopera contro Renzi, obbligandoci a non aderire ad una manifestazione che, per l’obiettivo di abbattere il putto toscano, ci troverebbe diversamente ben disposti.
Ma il fatto che i Vendola, i D’alema, i Bersani, i Fassina, cioè l’anima più arretrata della sinistra (ancora e sempre tutta comunista) complottino ai danni di Renzi, ci istiga ad una maggiore comprensione verso il presidente del consiglio.
Sarebbe uno sbaglio, un errore che pagheremmo carissimo.
Renzi applica solo la teoria di Lenin di cercare il consenso anche con l’inganno, sostenuto in questo caso dai giornalisti pagati dagli industriali che hanno interesse ad ottenere dal governo rottamazioni, agevolazioni, legislazioni di favore, ma non attua una sola politica che possa essere considerata di Destra o anche solo di Centro Destra.
Facile dimostrarlo con la questione delle tasse, che Renzi ha aumentato sui risparmi, sui fondi pensioni, su quelli professionali e che non ha minimamente ridotto sulle case e sui redditi lasciando l’opera di macelleria sociali agli enti locali.
Facile ancora dimostrarlo sulla legislazione apparentemente “a costo zero”, come la politica immigratoria che vede Renzi sostenere lo ius soli, la cittadinanza e il voto per gli immigrati, l’operazione mare nostrum come farebbe un qualsiasi governo comunista.
Altrettanto si può dire della politica di assecondare i capricci omosessuali invece di agire per difendere le fondamenta morali di una Nazione civile come noi pensiamo ancora di essere.
L’adesione poi all’europa, al partito socialista europeo è la dimostrazione che Renzi non ha nulla in contrario ad un internazionalismo marxista che, dopo la caduta del comunismo sovietico, ha trovato nella dittatura di Bruxelles il suo idolo d’oro.
Ma, potrebbe dire qualcuno, il job act, ma la riforma elettorale e costituzionale …
La presunta riforma costituzionale si riduce, in sostanza, nell’espropriare i cittadini dalla possibilità di eleggere il senato e le province.
Un atteggiamento tipico dei regimi comunisti che meno chiamavano al voto il Popolo meglio si puntellavano.
La riforma elettorale, ugualmente, viene sistematicamente modificata in base ai sondaggi per cercare di farla uscire tale non da rappresentare la volontà popolare, ma per consentire a Renzi di vincere senza sorprese, come nella pubblicità "ti piace vincere facile"
Da qui i premi, gli sbarramenti (ben cinque !) che si alzano e si abbassano a seconda delle convenienze del momento, un comportamento tipicamente comunista.
Quanto al job act , tanto rumore per nulla.
L’art. 18 resta, lo statuto dei lavoratori (una legge vecchia e stravecchia che risale al 20 maggio 1970 ma che fu elaborata nei cinque anni precedenti, quindi vecchia come mentalità, come impostazione, come struttura, studiata per un mondo che, da tempo, non esiste più) resta, come restano tutte le clientele che sopravvivono alla fine del significato della loro esistenza.
E anche questo è tipico della mentalità comunista, quello di perpetuare il proprio potere (basti guardare alle coop o al cambiamento del nome del partito, sempre quello) cambiando solo l'immagine.
Il pericolo, quindi, è quando sento amici di una vita che dicono “ma Renzi ha esautorato i comunisti”.
Non è vero.
Renzi, come già fece Stalin con Trostky o Breznev con Kruscev, ha sostituito la sua alla vecchia nomenklatura del partito, riuscendo a dare l’immagine di un partito rinnovato ma, in realtà, tutti i suoi provvedimenti e le sue scelte, sono in linea con il comunismo di sempre, con le sole priorità cambiate perché i tempi sono mutati.
Bene, quindi, che Renzi non abbia sfondato la diffidenza ragionata e fondata dell’elettorato del Centro Destra, ma adesso tocca a tutte le anime del entro Destra, soprattutto, al Padre Nobile Silvio Berlusconi, recuperare il consenso di chi si è ritirato nell’astensionismo.
E lo si può fare solo imboccando con decisione e tutti assieme la strada che ha indicato l'elettorato premiando la lega: impegno sul territorio, nei salotti televisivi, nelle votazioni in parlamento, per quei Valori di sempre del Centro Destra:

no alle tasse

no all’immigrazione per garantire l’Italia agli Italiani e agli Italiani Benessere e Sicurezza

no ad assecondare i capricci omosessuali

no all’euro e all’unione sovietica europea.