lunedì 29 settembre 2025

 A pensare male…

E niente, improvvisamente spunta la psicosi dei droni: avvistati ovunque, più degli UFO ai tempi d’oro degli anni Sessanta e Settanta.
Solo che questa volta il pubblico è quello del Nord Europa, dove non vedono l’ora di giocare a Risiko coi russi. Ovviamente però a patto che in prima linea ci vadano i Marines di Trump: loro, al massimo, il coraggio lo esprimono via comunicato stampa.
Poi c’è l’omino in tuta mimetica di Kiev — scaduto da due anni come uno yogurt dimenticato in frigo — che continua a blaterare. Stavolta dice che il prossimo bersaglio sarà l’Italia. Ma certo: i droni russi dovrebbero farsi un bel tour europeo, sorvolando Polonia, Austria, Slovacchia e compagnia bella (tutti paesi NATO), i quali, ovviamente, farebbero finta di niente. Certo, come no. Versione per boccaloni.
E qui torna utile il caro vecchio Andreotti con la sua massima immortale: “A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.”
E allora uno comincia a chiedersi: ma i danesi che denunciano sorvoli di droni — addirittura in formazione, roba che nemmeno le Frecce Tricolori — sopra la loro base militare più importante, e poi con il sorriso da finti tonti ammettono: “Eh, però non li abbiamo abbattuti”… cosa dovremmo pensare?
Va bene che un drone costa mille euro e il missile per buttarlo giù ne costa un milione, ma almeno UNO, giusto per curiosità scientifica, potevate abbatterlo. Così, per studiarlo e magari capire da dove viene.
Non serve lo scudo spaziale alla israeliana: un piccolo investimento di logica basterebbe.
O forse — e qui il sospetto cresce — lo sanno già benissimo. Solo che è molto più comodo gridare, ancora una volta, al lupo. Anzi, all’orso russo.

giovedì 25 settembre 2025

 E a chi non ci sta… peste lo colga!-

Enrico Cuccia, presidente e nume tutelare di Mediobanca quando l’istituto era il vero burattinaio dell’economia italiana, diceva che le azioni si pesano e non si contano.
Un principio che, in questi giorni, sembra trovare conferma anche nella politica internazionale, osservando l’Assemblea dell’ONU.
Centoquanta Stati hanno riconosciuto un’entità inesistente, ma i riflettori restano puntati su Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti. Senza Washington, infatti, ogni riconoscimento rischierebbe di restare un esercizio diplomatico sterile, utile solo nei minuetti delle ambasciate.
Di più: Trump, con un intervento di oltre un’ora – senza che il segretario generale Guterres, debole con i forti e arrogante con chi appare isolato come Netanyahu, osasse interromperlo dopo i quindici minuti previsti – ha tracciato con chiarezza la strada per liberarsi dalle catene ideologiche del “woke”, dell’LGBT e del BLM. Una rotta, secondo lui, necessaria per restituire all’Occidente il ruolo di guida nei progressi sociali, economici e culturali.
Il discorso di Trump, che condivido in toto salvo l’elogio a Zelensky, ha messo a nudo i mali di un Occidente stupidamente ripiegato su se stesso.
Immigrazione: che confonde identità e tradizioni di una civiltà unica, la quale, proprio per le sue caratteristiche oggi rinnegate nel nome di un’improbabile “inclusione”, ha dato al mondo più di qualsiasi altra.
Clima: la grande truffa del cambiamento climatico, che fa pagare solo l’Occidente. Stati pronti a sacrificarsi sull’altare di una ridicola transizione ecologica rinunciano alle fonti energetiche più efficaci ed economiche, contraendo le proprie economie e impoverendo i cittadini.
Guerre: che l’ONU, da sempre incapace di prevenirle o fermarle, non sa gestire. Un’organizzazione ridotta a stipendificio per burocrati e palcoscenico per la retorica di comparse, come dimostrerà ancora l’assemblea 2025. Diverso il ruolo che possono avere singoli Stati, come gli USA, quando decidono di mettere in campo tutta la loro forza.
Unione Europea: un’altra macchina burocratica “più dannosa che inutile”, che sa solo imporre obblighi e tasse, soffocando economie e popoli senza mai incidere davvero.
Un discorso, dunque, che è anche un programma: per chi vuole esserci, per chi vuole tornare grande. Per un Occidente che, come invocava Oriana Fallaci, deve svegliarsi dal torpore, dalla rassegnazione, dalla sudditanza verso minoranze che mirano a distruggere le fondamenta di una grande civiltà.
E a chi non ci sta… peste lo colga!

mercoledì 17 settembre 2025

 Crosetto ha ragione, ma perché dirlo a tutto il mondo ? -

Il Ministro della Difesa Crosetto mi piaceva nel 2013 (e anche prima quando fu costretto alle dimissioni per divergenze con Berlusconi) perché ebbe il coraggio di fondar e un nuovo soggetto politico senza alcun paracadute elettorale. Mi piace meno, anzi poco niente, da quando è ministro perché ha assunto un atteggiamento oltranzista nei confronti della Russia e di Israele, sposando le tesi unioniste, ma anche quando ha ragione si fa prendere troppo dalla voglia di parlare e di strafare.
L'ultima dichiarazione che non condivido, non per il contenuto, ma perché è stata resa pubblica, riguarda la intrinseca incapacità delle nostre Forze Armate di sostenere un attacco, addirittura da parte di chiunque. Probabilmente è vero., tacci tu che ne sei a capo- Non ho idea di quanto moderni siano i nostri armamenti, ma sicuramente abbiamo pochi effettivi, poco magazzino essendoci svenati per Zalenski, non abbiamo più riservisti che abbiano almeno una infarinatura della disciplina necessaria ad un esercito, le nostre truppe migliori sono sprecate in missioni internazionali nelle quali, alla fine, diventano solo scudi per terroristi come Hezbollah e ostacoli alla azione di chi, gli Israeliani, potrebbe eliminare definitivamente quella minaccia terroristica (e Crosetto vorrebbe addirittura continuarla anche da soli). Ma perché annunciare la nostra debolezza a tutto il mondo? Ci fosse ancora Gheddafi rischieremmo una invasione dei libici come ritorsione al periodo coloniale. Del resto se il ministro della Difesa in persona dice (a ragione) che non siamo in grado di difenderci da nessuno e che dopo venti anni di trascuratezza non bastano due anni di ricostruzione del nostro apparato, chiunque potrebbe farsi ingolosire e pensare di papparsi l'Italia. E noi chi manderemmo a combattere? Quelli del gay pride? i bamboccioni delle bande minorili? Le femministe, tutte, non una di meno? Ci difenderemmo sparando le incomprensibili parole della Schlein nella convinzione che il nemico ne sia travolto e fugga disordinatamente o facendo ascoltare agli invasori i discorsi di Bonelli e Fratoianni, di Conte e di Renzi finché non chiederanno la resa incondizionata? E' vero, c'è da ricostruire delle Forze Armate ben armate, efficienti e con organici adeguati alle necessità, quindi c'è da spendere e c'è da ripristinare la leva obbligatoria di almeno un anno di vero addestramento, con richiami periodici e una riserva inquadrata in una Guardia Nazionale che possa essere mobilitata in poche ore. C'è quindi da lavorare, in silenzio, senza proclami, magari utilizzando le ingenti somme che vengono sprecate a sostegno di Zalenski per le nostre Forze Armate. Capisco che, con le sue dichiarazioni, Crosetto cerchi di agevolare la ingente (e necessaria!) spesa che dovremo affrontare per le nostre Forze Armate. Ma non si dice, mai, che siamo nella m****.

venerdì 5 settembre 2025

 Rivoluzionari da operetta-

L’ultima trovata della Schlein, che ormai sembra raschiare il fondo del barile delle facezie da assemblea liceale, è chiedere la protezione del Governo Italiano – quindi della nostra Marina Militare – per barche che vanno volontariamente a sbattere contro il blocco navale israeliano.
E non basta: da più parti leggo che la richiesta di protezione sarebbe persino “diplomatica”, a beneficio di quattro parlamentari partiti all’avventura per raccattare qualche briciola di notorietà. Ribelli sì, ma solo col paracadute ben piegato dallo Stato che fingono di disprezzare.
La Meloni, per fortuna, pare aver dichiarato che i connazionali riceveranno l’assistenza minima necessaria, ma niente Marina Militare mobilitata. E meno male. Perché se uno decide di mettersi nei guai con entusiasmo e spirito d’incoscienza, andando a stuzzicare un governo straniero in piena zona di guerra, perché mai dobbiamo bruciare crediti diplomatici e risorse per andarlo a ripescare? Così, al ritorno, potrà gonfiare il petto come un tacchino da sagra e farsi incoronare “eroe” dal suo piccolo pubblico plaudente?
L’eroe, se mai, sarebbe quello che accetta le conseguenze fino in fondo: incarcerazione, processo, condanna. Come ha minacciato un ministro israeliano: terrorista? Bene, che si faccia ogni giorno di pena, senza piagnistei e senza chiedere al governo “nemico” di tirarli fuori dal pantano in cui si sono cacciati.
Questi paladini della morale mi ricordano i campioni del ridicolo ai tempi della leva obbligatoria: a parole patrioti integerrimi, pronti a servire la Patria; nei fatti, genitori sguinzagliati a cercare esenzioni per soprannumero, allergie inventate o malanni improvvisi. Tutti eroi… purché in pantofole.
Ai quattro parlamentari, dunque, un consiglio: smettetela con le pose da Macron all’amatriciana. Se volete la gloria della guerra, andateci pure. Ma lasciate a casa il salvagente dello Stato che criticate ogni giorno, salvo poi aggrapparvici con gratitudine quando vi toglie dai guai. Che almeno, questa volta, abbiate il coraggio di non farvi riportare indietro in braccio da chi tanto vi è indigesto.

lunedì 1 settembre 2025

La vera minaccia ha gli occhi a mandorla

Tra le tante verità storiche tramandate e, col tempo, arricchite da abbellimenti o invenzioni, vi è quella legata alla conquista di Costantinopoli da parte dei Turchi nel 1453: data che segna la fine dell’Impero Romano d’Oriente, ormai romano solo di nome.
Si narra che, durante l’assedio finale, i vertici politici e religiosi dell’Impero, invece di cercare soluzioni concrete per rompere l’assedio e salvare la città (e le loro vite), si perdessero in discussioni teologiche e filosofiche prive di utilità pratica.

Da qui l’origine dell’espressione “discutere sul sesso degli angeli”, che rimanda a dibattiti oziosi, lontani dalla realtà e dai problemi urgenti.

Le nuove dispute dell’Occidente

Oggi, in Occidente, ci troviamo in situazioni simili.
Si parla di un ennesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia per la guerra in Ucraina, mentre in parallelo alcuni governi fomentano l’odio contro Israele, accusandolo di genocidio e invocando sanzioni ed embarghi. Si dimentica però che Israele combatte da decenni contro organizzazioni terroristiche che compiono attentati, dirottamenti, stragi. sta facendo pulizia dei terroristi (non solo Hamas, ma ha anche decapitato gli Houthy che lanciano missili contro le navi occidentali nel Mar Rosso e quasi liquidato le partite Hetzbollah, aiutando l'indipendenza del Libano e Iran, aiutando il mondo intero) straparlando di genocidio, di sanzioni, di embarghi, dimenticando che Israele è la vittima di una banda di terroristi che da 80 anni dirottano, fanno attentati, omicidi e stragi.

L’avanzata dei Brics

Mentre l’Occidente si divide in dispute ideologiche, altri Paesi si organizzano.
Le nazioni riunite nel gruppo Brics, oggi allargato e riunito a Shanghai, si muovono in modo apertamente ostile. Tra di esse vi sono stati che un tempo guardavano a noi come modello e che ora, a causa degli errori diplomatici occidentali, hanno trovato rifugio nell’abbraccio cinese.

Russia e India, pur avendo poco in comune con Cina, Cuba o Corea del Nord, siedono al tavolo di Shanghai. Questo perché l’Occidente ha negato loro quel rispetto che invece riserva a mode ideologiche interne, indebolendo ulteriormente sé stesso.

Cosa dovrebbe fare l’Occidente

Un esempio viene dall’Italia: se il governo Conte aveva aperto alla Via della Seta, l’esecutivo Meloni ha fatto marcia indietro, seppur tardivamente. Ma serve di più.
Occorre introdurre dazi mirati contro i prodotti cinesi realizzati in condizioni di lavoro e sicurezza inesistenti, che creano una concorrenza sleale verso le nostre economie.

È necessario abbandonare politiche ideologiche come l’ambientalismo radicale, che aumentano i costi e che i Brics non applicano, senza vantaggi reali.

I nostri governi devono capire che il vero pericolo per la libertà e la stabilità dell’Occidente non viene da Mosca – che storicamente guarda a noi – ma da Pechino.