giovedì 25 settembre 2025

 E a chi non ci sta… peste lo colga!-

Enrico Cuccia, presidente e nume tutelare di Mediobanca quando l’istituto era il vero burattinaio dell’economia italiana, diceva che le azioni si pesano e non si contano.
Un principio che, in questi giorni, sembra trovare conferma anche nella politica internazionale, osservando l’Assemblea dell’ONU.
Centoquanta Stati hanno riconosciuto un’entità inesistente, ma i riflettori restano puntati su Donald Trump, Presidente degli Stati Uniti. Senza Washington, infatti, ogni riconoscimento rischierebbe di restare un esercizio diplomatico sterile, utile solo nei minuetti delle ambasciate.
Di più: Trump, con un intervento di oltre un’ora – senza che il segretario generale Guterres, debole con i forti e arrogante con chi appare isolato come Netanyahu, osasse interromperlo dopo i quindici minuti previsti – ha tracciato con chiarezza la strada per liberarsi dalle catene ideologiche del “woke”, dell’LGBT e del BLM. Una rotta, secondo lui, necessaria per restituire all’Occidente il ruolo di guida nei progressi sociali, economici e culturali.
Il discorso di Trump, che condivido in toto salvo l’elogio a Zelensky, ha messo a nudo i mali di un Occidente stupidamente ripiegato su se stesso.
Immigrazione: che confonde identità e tradizioni di una civiltà unica, la quale, proprio per le sue caratteristiche oggi rinnegate nel nome di un’improbabile “inclusione”, ha dato al mondo più di qualsiasi altra.
Clima: la grande truffa del cambiamento climatico, che fa pagare solo l’Occidente. Stati pronti a sacrificarsi sull’altare di una ridicola transizione ecologica rinunciano alle fonti energetiche più efficaci ed economiche, contraendo le proprie economie e impoverendo i cittadini.
Guerre: che l’ONU, da sempre incapace di prevenirle o fermarle, non sa gestire. Un’organizzazione ridotta a stipendificio per burocrati e palcoscenico per la retorica di comparse, come dimostrerà ancora l’assemblea 2025. Diverso il ruolo che possono avere singoli Stati, come gli USA, quando decidono di mettere in campo tutta la loro forza.
Unione Europea: un’altra macchina burocratica “più dannosa che inutile”, che sa solo imporre obblighi e tasse, soffocando economie e popoli senza mai incidere davvero.
Un discorso, dunque, che è anche un programma: per chi vuole esserci, per chi vuole tornare grande. Per un Occidente che, come invocava Oriana Fallaci, deve svegliarsi dal torpore, dalla rassegnazione, dalla sudditanza verso minoranze che mirano a distruggere le fondamenta di una grande civiltà.
E a chi non ci sta… peste lo colga!

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