Il Consiglio Regionale del Veneto ha approvato la legge di iniziativa popolare (promossa dall'Associazione Luca Coscioni) sul suicidio medicalmente assistito con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astenuti. Un esito storico che rende il Veneto la prima Regione a guida centrodestra in Italia a dotarsi di questo provvedimento.
Ma al di là del tema etico, sul quale ognuno è libero di
avere la propria posizione, c'è un dato politico che non può essere ignorato.
LA MAGGIORANZA DI CENTRODESTRA SI È SPACCATA
Il voto ha evidenziato profonde fratture ideologiche e
strategiche sia nella maggioranza di centrodestra che nelle singole forze
politiche:
- Lega
e Sinistra insieme per il Sì: Sotto la spinta e l'aperta condivisione
di Luca Zaia e dell'ala legata alla sua linea, l'ampia maggioranza della
Lega e della lista Zaia Presidente ha unito i propri voti a quelli
di PD, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra e gruppi civici
d'opposizione. Per il Carroccio locale la scelta è stata rivendicata come
"un atto di libertà e di civiltà" basato sul rispetto delle
decisioni individuali nelle sofferenze estreme.
- La
posizione di Forza Italia e del gruppo misto: Mentre a livello
nazionale il partito di Tajani sostiene l'incompetenza delle Regioni sulla
materia, in aula si è registrato un quadro variegato: la maggior parte
della delegazione azzurra ha optato per l'astensione strategica,
affiancata da consiglieri "transfughi" o passati di recente tra
le fila di FI da altre liste (i cosiddetti "saltimbanchi" o
trasformisti dell'Aula), che in diversi casi hanno votato a favore in
aperto contropiede rispetto alle direttive nazionali.
- Fratelli
d'Italia e Futuro Nazionale al No convinto: FdI e la formazione di Futuro
Nazionale hanno votato in modo compatto contro il provvedimento. Per
l'ala conservatrice della coalizione, la vita non è un bene disponibile e
le istituzioni devono investire sul potenziamento delle cure palliative e
dell'assistenza, piuttosto che codificare percorsi di fine vita.
Le complicazioni attuative: QUESTA NON È UNA "LEGGE
NAZIONALE SUL FINE VITA"
Ed è forse questo l'aspetto che merita maggiore
attenzione.
L'attuazione pratica della legge veneta si scontra con una
serie di rigidità giuridiche e operative legate all'assenza di un quadro
nazionale:
- I
limiti di competenza legislativa: Una Regione può normare soltanto gli
aspetti organizzativi e procedurali del Servizio Sanitario
Regionale (tempi di risposta, istituzione dei comitati etici, reperibilità
dei farmaci). Non può invece intervenire sui profili di diritto penale
(art. 580 c.p. sull'istigazione o aiuto al suicidio) né definire la
nozione legale dei diritti della persona.
- L'effetto
"patchwork" sanitario: Senza una legge dello Stato,
l'accesso al suicidio assistito varia a seconda della regione di
residenza. Se il Veneto stabilisce tempi certi e percorsi trasparenti per
le verifiche sanitarie, nelle regioni limitrofe i pazienti rimangono
bloccati nelle pieghe delle burocrazie sanitarie e dei cavilli giudiziari.
- Il
rischio di ricorso del Governo: Trattandosi di materie eticamente
sensibili e al confine tra Sanità e Giustizia, la legge approvata rischia
un'impugnazione dinanzi alla Corte Costituzionale da parte del Governo centrale
per eccesso di competenza.
- L'obiezione
di coscienza e l'organizzazione clinica: Resta complessa la gestione
concreta nei reparti: il personale sanitario mantiene il pieno diritto
all'obiezione di coscienza, costringendo le Il voto sul fine vita: il
centrodestra veneto si spacca. E la Lega sceglie di votare con la sinistra
Un voto destinato a lasciare una
traccia politica importante
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