martedì 29 settembre 2026

 Tutti contenti in Calabria?-

Il grande elefante nella stanza di cui nessuno vuole parlare nelle stanze dei partiti ha un nome chiaro: il 22,34% di affluenza.Mentre nei comitati elettorali ci si affanna a rivendicare "vittorie schiaccianti" o "ottime tenute percentuali", la realtà matematica delle suppletive a Reggio Calabria è che quasi 8 elettori su 10 hanno scelto di restare a casa. Più del 77% della popolazione del collegio ha opposto un rifiuto silenzioso ma devastante alla classe politica locale. La mappa del distacco: quando il voto diventa un’eccezione. Se si analizzano i numeri reali nei singoli comuni, l'illusione della partecipazione crolla definitivamente: Sotto la soglia minima: In centri simbolo della Locride e dell'area grecanica come Platì (4,35%), Mammola (4,72%) e San Luca (7,15%), le urne sono rimaste letteralmente deserte. I grandi centri al minimo storico: Anche nei comuni con maggiore densità abitativa la disaffezione è totale: Siderno (16,30%), Locri (20,92%), Villa San Giovanni (22,10%) e la stessa Reggio Calabria (28,52%). Il crollo rispetto al passato: Rispetto alla precedente consultazione politica nel medesimo ambito (già caratterizzata da una partecipazione ridotta al 49,40%), la partecipazione si è dimezzata, registrando un calo netto di oltre 27 punti percentuali. Perché la politica finge di non vedere?Il trionfalismo della politica di fronte a questi numeri svela un corto circuito democratico preoccupante:Autoreferenzialità e apparati: AI partiti attuali non serve più mobilitare la maggioranza del paese reale. Baste muovere le sole truppe camellate, i fedelissimi e le reti di clientela per conquistare un seggio parlamentare.Il rifiuto dei "dinosauri": L'astensione di massa in Calabria non è pigrizia o disinteresse civico; è una precisa protesta passiva. Un elettorato stanco delle solite dinamiche di potere, dei soliti nomi paracadutati o riciclati e di promesse elettorali puntualmente disattese.La crisi della rappresentanza: Rappresentare un territorio quando a votare è solo un quinto degli aventi diritto trasforma il mandato elettivo in un puro formalismo contabile, del tutto privo di legittimazione popolare diffusa. Gongolare sui dati percentuali ottenuti sul totale dei voti validi ignorando l'abisso dell'astensione significa rifiutarsi di guardare la realtà: la democrazia sul territorio non sta soffrendo, si sta spegnendo per inedia. Ho sempre combattutto i dinosauri...al punto di esserlo pure io-

domenica 27 settembre 2026

🔥 PERCHÉ IL SILENZIO SULLE TRIVELLE IN VENETO ED IN ITALIA È PURA IPOCRISIA 🔥

Siamo di fronte a una situazione economica ed energetica inaccettabile, con famiglie e imprese soffocate dal carovita e dalle bollette. Eppure, continua il solito "teatrino" ideologico di chi dice NO a prescindere.

Parlare delle trivellazioni e dell'estrazione di gas nei giacimenti del Veneto (e in tutto il territorio nazionale) non è una colpa: è un dovere verso il Paese!

E mentre in Croazia vanno alla grande con la trivellazione, noi facciamo proclami.

Ecco la verità che molti fingono di non vedere:

 

👉 La realtà sulla subsidenza: Chi invoca la paura della subsidenza in Veneto spesso dimentica che oggi esistono tecnologie all'avanguardia, monitoraggi satellitari continui ed estrazioni offshore o in sicurezza a profondità che non hanno nulla a che vedere con gli errori del passato. Usare lo spauracchio del territorio che si abbassa per bloccare tutto è pura propaganda, smentita dalla scienza moderna.

👉 L'ipocrisia ambientalista: Farsi paladini dell'ecologia a parole è facile, ma importare il gas da paesi lontani — spesso trasportato con navi e navi che inquinano il doppio — non salva il pianeta, sposta solo il problema da un'altra parte e ci fa pagare il triplo. 👉 Il populismo sulla pelle delle famiglie: Chi continua a bloccare la ricerca e l'estrazione del nostro gas lascia i cittadini, le famiglie e i lavoratori ad arrangiarsi, preferendo la propaganda politica al benessere reale delle persone. 👉 Indipendenza ed sovranità energetica: Utilizzare e cercare le nostre risorse energetiche significa abbassare i costi della bolletta, creare posti di lavoro locali e smettere di dipendere dai ricatti economici esteri.

È ora di finire con le favole ideologiche e guardare alla realtà della situazione.

SÌ alle trivelle, SÌ all'energia italiana, SÌ al futuro delle nostre famiglie! 💪⚡

#Energia #Veneto #Trivelle #AutonomiaEnergetica #StopIpocrisia #Sviluppo #Italia



 

lunedì 21 settembre 2026

Gli Houthi devono essere disinnescati subito! -
Leggo con indignazione la rinunciataria dichiarazione di Tajani dopo che un attacco Houthi ha danneggiato un nostro caccia, a terra, presso l'aeroporto di Riad. Reazione immediata!
Mi aspetterei da un governo italiano, non che cercasse l'accordo con quella banda di terroristi dicendo "non siamo in guerra con gli Houthi", perchè se ci chiudono la via del petrolio che acquistiamo in Medio Oriente, è un atto di guerra e di guerra contro di noi, che legittimerebbe un pesante intervento a difesa dei nostri Interessi Nazionali.
E agli Houthi che confermano di non essere in guerra con noi (ma ci vogliono chiudere la via del petrolio) che si domandano cosa ci fanno i nostri caccia a Riad, rispondesse che sono affari nostri e dell'Arabia Saudita.
Se abbiamo dei caccia a Riad è perchè siamo autorizzati dal governo di Riad.
E più non dimandare.
Fino a quando tollereremo che quella marmaglia ci detti condizioni e danneggi la nostra economia, facendo salire i prezzi del petrolio e dei carburanti ?
Non sarebbe ora di reagire, possibilmente di concerto con Stati Uniti, Israele e le altre nazioni europee interessate al regolare flusso di petrolio, per azzerare la minaccia Houthi come già Israele ha fatto con Hamas ed Hetzbollah e, mi auguro, gli Stati Uniti riescano ancora a fare con gli ayatollah ?
Tajani, Tajani...sarà che gli Houthi hanno le gonne lunghe?

sabato 19 settembre 2026

 

NON È MAI TROPPO TARDI-

Il Ministro Crosetto non ha la mia fiducia. Non ne condivido il "matrimonio" con Zelensky, l'ostilità alla Russia, l'avversione a Vannacci, né il divieto agli Stati Uniti di utilizzare le basi in Italia per le missioni contro gli ayatollah. Da ultimo, ho provato totale repulsione per il suo panegirico della Bonino.

Ma se dice — e spero faccia — qualcosa di utile, ha la mia totale approvazione e il mio sostegno. Sarebbe ora che facessimo i nostri interessi!

Così, massimo supporto se mette la faccia per dire che, indipendentemente da quello che deciderà la burocrazia dell'Unione Europea, la nostra Marina Militare garantirà la navigazione nel Mar Rosso alle navi commerciali italiane.

Non è mai troppo tardi per capire che l'unica vera politica per disinnescare i continui aumenti dei costi dell'energia e dei carburanti — che di questo passo ci affosseranno — è annientare gli ayatollah e i loro alleati: Houthi, Hezbollah e Hamas.

Non siamo ancora giunti al punto di affiancare Stati Uniti e Israele in un'azione concertata per porre fine alla guerra alle nostre condizioni, ma decidere scorte militari unilaterali alle nostre navi (sia pur solo nel Mar Rosso e non ancora a Hormuz) è un primo, significativo passo.

Anche perché suppongo che il "Napoleone fallito" di Parigi non vorrà essere da meno e potrebbe rilanciare con ulteriori iniziative di intervento, risvegliando magari la vecchia e sonnacchiosa Europa.

Mi auguro solo che non si sia trattato di un isolato momento di lucidità del nostro Ministro e che alle parole seguano i fatti. Confido che abbia capito anche lui — come già Renzi dopo la stoccata della Meloni sull'abolizione del bollo auto — la differenza abissale che c'è tra l'annunciare e il fare.

giovedì 17 settembre 2026

 

I quotidiani, oggi, pubblicano simulazioni, in base agli ultimi sondaggi, su come andrebbero le elezioni con la nuova legge elettorale (se sarà approvata dalla Camera nello stesso testo del Senato).Con Futuro Nazionale a pieno titolo nel Centro Destra, si vince a mani basse, senza si perde senza speranza. E' qualcosa che tutti noi Elettori di Centro Destra avevamo compreso da tempo, infatti leggo su X quasi costantemente di inviti per un Centro Destra unito, a parte qualche "duro e puro", sia tra i sostenitori di FdI, Lega e FI che tra quelli di FN, che vorrebbe andare alla onorevole sconfitta (ma forse si tratta solo di infiltrati che fingono di essere di una parte per dare consigli fraudolenti). Aggiungo anche che il Centro Destra integrato con Futuro Nazionale a pieno e legittimo titolo di partner, vincerebbe con qualsiasi legge elettorale, anche se è in malafede chi critica questa legge, sapendo che è comunque migliore di quella esistente con la quale si andrebbe al voto se alla Camera tornassero i franchi tiratori (del resto anche avere "solo" il 43% di eletti con le preferenze è, ictu oculi, meglio che avere il 100% di eletti per nomina in liste bloccate!).Inoltre la sinistra saprebbe di non avere alcuna speranza e questo la stimolerebbe ad evitare le ambiguità di una unità fittizia, mentre se il Centro Destra escludesse Vannacci (o questo si escludesse volontariamente) la sinistra sarebbe incentivata a passar sopra alle differenze, creando i presupposti per una vittoria solo parlamentare e un caos nelle successive scelte governative, sulle quali troverebbero coesione solo in tema di tasse (per pagare le paturnie di ogni singolo componente la composita maggioranza) e di deriva etica e morale. A mio avviso lo sanno anche la Meloni, Salvini, Tajani e Vannacci, dai quali mi aspetto una intelligente azione per dare soddisfazione al loro Elettorato che merita di veder continuare anche per il prossimo quinquennio l'esperienza di governo della Meloni. Per parte nostra non possiamo che esercitare una "moral suasion", scrivendo commenti e indirizzando lettere ai suddetti leaders, perchè evitino di impuntarsi su quelle "questioni di principio", dannose anche nei piccoli condomini di provincia, figuriamoci per governare una grande Nazione come l'Italia.

IL CENTRODESTRA CHIEDA AI SUOI ELETTORI SE VOGLIONO VANNACCI IN COALIZIONE. (O perdere…)

mercoledì 16 settembre 2026

 Riforma elettorale: ennesima occasione persa.

Ieri il Senato ha dato il via libera alla nuova legge elettorale, lo "Stabilicum". Tra le novità si parla di proporzionale, premio di maggioranza al 42% e tre preferenze sulla scheda... ma c'è un "dettaglio" che rovina tutto: il capolista bloccato.
E qui casca l'asino. IO AVREI FATTO UNA COSA MOLTO SEMPLICE: PREFERENZE VERE E SBARRAMENTO AL 7%
Sarei stato per le preferenze piene, senza scorciatoie. Il meccanismo del capolista bloccato serve solo a blindare i soliti "cocchi di Roma", ovvero i nominati dai vertici di partito che hanno il posto garantito.
In un partito che viaggia tra il 3% e il 7%, sapete cosa succede in concreto? Che il "nominato" in cima alla lista viene eletto grazie ai voti presi dal 2° e dal 3° candidato sulla scheda, i quali lavorano sul territorio, tirano la carretta... e poi rimangono a casa. È la solita politica delle rendite di posizione.
E parliamo delle soglie di sbarramento: io l'avrei fissata al 7%. Serve rispetto per gli elettori, ma serve anche governabilità. Uno sbarramento serio spazzerebbe via una volta per tutte le "palle al piede", cioè quei micro-partiti nati unicamente per curare interessi personali, fare ricatti politici e garantire poltrone, senza mai rappresentare un vero progetto per il Paese.
La politica deve tornare in mano ai cittadini e a chi prende i voti sul territorio, non alle segreterie romane e ai mercanteggi con le miniliste. i parlamentari devono essere scelti dagli elettori, non nominati dai partiti.
E se un partito vuole avere rappresentanza in Parlamento, deve dimostrare di avere un consenso elettorale sufficientemente largo.
Meno "cocchi di Roma", più persone che devono conquistarsi davvero i voti sul territorio

venerdì 11 settembre 2026

 La Riforma elettorale approvata: cambia tutto (o quasi). Ma cosa significa davvero quando andremo a votare?

🤔🗳️
La legge elettorale introduce un modello ibrido basato su capolista bloccati, i soliti miracolati, e preferenze per gli altri candidati.
Facciamo chiarezza su regole del gioco, preferenze e dinamiche politiche, con un focus sul contesto in Veneto.
📌 1. COSA CAMBIA CON IL CAPOLISTA BLOCCATO E LE PREFERENZE?
La novità principale è un sistema misto:
PREMIO DI MAGGIORANZA
La lista o coalizione che arriva prima può ottenere 70 seggi aggiuntivi alla Camera e 35 al Senato, ma solo se raggiunge almeno il 42% dei voti validi in entrambe le Camere.
Se nessuno raggiunge il 42%, oppure se Camera e Senato danno risultati diversi, il premio non scatta e si procede con la distribuzione proporzionale dei seggi.
• Il Capolista è bloccato: Il primo nome presente in lista viene blindato dal partito ed entra automaticamente se la lista ottiene seggi in quella circoscrizione. Su quel nome gli elettori non incidono.
• Preferenze dal 2° nome in poi: L'elettore può esprimere le proprie preferenze (fino a tre con alternanza di genere) esclusivamente per i candidati posizionati dal secondo posto in giù.
I candidati possono essere scelti dagli elettori
➡️ si possono esprimere fino a 3 preferenze
➡️ le preferenze devono rispettare l'alternanza di genere; in caso contrario la seconda e la terza preferenza vengono annullate nell'ordine previsto dalla legge.
🎯 2. COSA SERVE ORA AD UN CANDIDATO PER FARSI ELEGGERE?
La strategia di campagna elettorale si sdoppia:
• Per il Capolista: Serve "solo" la blindatura politica da parte della segreteria del partito. Deve fare campagna per il simbolo e trascinare la lista, ma la sua elezione dipende primariamente dal risultato complessivo del partito.
• Per tutti gli altri candidati: Serve una macchina da preferenze territorio per territorio. Non basta più finire in lista: per scavalcare gli altri e agguantare un seggio residuo, i candidati dal 2° posto in poi dovranno fare una caccia spietata al voto nominale sul campo. li mi viene da ridere...
🦁 3. FORZA ITALIA IN VENETO: COME NE ESCE?
Il Veneto resta una roccaforte storica del centrodestra, ma il peso dei singoli partiti e la nuova legge definiscono scenari ben precisi:
In percentuale:
• Forza Italia si attesta su una media regionale attorno al 5% - 6% nei consensi regionali/politici locali.
• Il partito beneficia della visibilità nazionale, ma si trova a competere in un territorio ad altissima densità elettorale per la Lega e Fratelli d'Italia.
La conta degli eletti:
• Con percentuali monocifra (5-6%), Forza Italia scatta con sicurezza nei collegi più grandi (es. Padova, Verona, Treviso, Vicenza), ma fatica a distribuire seggi sulle province minori.
• Effetto legge elettorale: Il seggio sicuro andrà quasi sempre al capolista bloccato deciso a Roma. Chi corre dietro di lui dovrà raccogliere numeri altissimi di preferenze solo per sperare che scatti un secondo seggio nella stessa provincia.
In sintesi: per Forza Italia la nuova legge garantisce la blindatura dei vertici del partito (eletti come capolista), ma rende la competizione interna tra i candidati d'area un vero e proprio "tutti contro tutti" per i residui. Sono pronto a sfidare tutti a voti.
💡 LA MIA CONCLUSIONE
La nuova legge restituisce agli elettori una possibilità di scelta che con le liste completamente bloccate non c'era.
Ma non restituisce una scelta totale.
Per questo, alle prossime politiche potrebbe diventare molto importante non soltanto quanto prende Forza Italia, ma soprattutto chi sarà candidato, in quale posizione e in quale territorio.
E in Veneto questo potrebbe rendere la competizione interna a Forza Italia particolarmente interessante. E la fuga in altri lidi a flotte...
💬 Voi cosa ne pensate? Preferite poter scegliere tutti i candidati con la preferenza secca o ritenete utile il blocco del capolista? Parliamone nei commenti!

giovedì 3 settembre 2026

 Il Consiglio Regionale del Veneto ha approvato la legge di iniziativa popolare (promossa dall'Associazione Luca Coscioni) sul suicidio medicalmente assistito con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astenuti. Un esito storico che rende il Veneto la prima Regione a guida centrodestra in Italia a dotarsi di questo provvedimento.

Ma al di là del tema etico, sul quale ognuno è libero di avere la propria posizione, c'è un dato politico che non può essere ignorato.

LA MAGGIORANZA DI CENTRODESTRA SI È SPACCATA

 

Il voto ha evidenziato profonde fratture ideologiche e strategiche sia nella maggioranza di centrodestra che nelle singole forze politiche:

  • Lega e Sinistra insieme per il Sì: Sotto la spinta e l'aperta condivisione di Luca Zaia e dell'ala legata alla sua linea, l'ampia maggioranza della Lega e della lista Zaia Presidente ha unito i propri voti a quelli di PD, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra e gruppi civici d'opposizione. Per il Carroccio locale la scelta è stata rivendicata come "un atto di libertà e di civiltà" basato sul rispetto delle decisioni individuali nelle sofferenze estreme.
  • La posizione di Forza Italia e del gruppo misto: Mentre a livello nazionale il partito di Tajani sostiene l'incompetenza delle Regioni sulla materia, in aula si è registrato un quadro variegato: la maggior parte della delegazione azzurra ha optato per l'astensione strategica, affiancata da consiglieri "transfughi" o passati di recente tra le fila di FI da altre liste (i cosiddetti "saltimbanchi" o trasformisti dell'Aula), che in diversi casi hanno votato a favore in aperto contropiede rispetto alle direttive nazionali.
  • Fratelli d'Italia e Futuro Nazionale al No convinto: FdI e la formazione di Futuro Nazionale hanno votato in modo compatto contro il provvedimento. Per l'ala conservatrice della coalizione, la vita non è un bene disponibile e le istituzioni devono investire sul potenziamento delle cure palliative e dell'assistenza, piuttosto che codificare percorsi di fine vita.

Le complicazioni attuative: QUESTA NON È UNA "LEGGE NAZIONALE SUL FINE VITA"

Ed è forse questo l'aspetto che merita maggiore attenzione.

 

L'attuazione pratica della legge veneta si scontra con una serie di rigidità giuridiche e operative legate all'assenza di un quadro nazionale:

  • I limiti di competenza legislativa: Una Regione può normare soltanto gli aspetti organizzativi e procedurali del Servizio Sanitario Regionale (tempi di risposta, istituzione dei comitati etici, reperibilità dei farmaci). Non può invece intervenire sui profili di diritto penale (art. 580 c.p. sull'istigazione o aiuto al suicidio) né definire la nozione legale dei diritti della persona.
  • L'effetto "patchwork" sanitario: Senza una legge dello Stato, l'accesso al suicidio assistito varia a seconda della regione di residenza. Se il Veneto stabilisce tempi certi e percorsi trasparenti per le verifiche sanitarie, nelle regioni limitrofe i pazienti rimangono bloccati nelle pieghe delle burocrazie sanitarie e dei cavilli giudiziari.
  • Il rischio di ricorso del Governo: Trattandosi di materie eticamente sensibili e al confine tra Sanità e Giustizia, la legge approvata rischia un'impugnazione dinanzi alla Corte Costituzionale da parte del Governo centrale per eccesso di competenza.
  • L'obiezione di coscienza e l'organizzazione clinica: Resta complessa la gestione concreta nei reparti: il personale sanitario mantiene il pieno diritto all'obiezione di coscienza, costringendo le Il voto sul fine vita: il centrodestra veneto si spacca. E la Lega sceglie di votare con la sinistra

Un voto destinato a lasciare una traccia politica importante