Oggi e domani, finalmente, si chiude questa ennesima stanca liturgia delle elezioni regionali in Veneto. Certo, il risultato è noto da mesi: il centrodestra stravince contro una sinistra anacronistica, scollegata dalla realtà e incapace di parlare al presente. Ma ciò che davvero balzerà agli occhi sarà il numero di chi non andrà a votare: un esercito crescente di cittadini stufi, delusi, disillusi. E non solo dalla sinistra, ma anche da un centrodestra ormai senza rotta, pieno di improvvisati, saltimbanchi che passano da un partito all’altro senza mai diventare qualcosa di più dei soliti “buoni a nulla”.
Domani pomeriggio sapremo chi entrerà in Consiglio: facce nuove o vecchie glorie riciclate, e soprattutto chi verrà trombato — finalmente. Qualcuno di questi “pezzi grossi” sparirà dalla scena, e non sarà certo un dramma collettivo. Anzi.Avremo anche modo di valutare i “fenomeni” alla guida dei partiti: non solo per i loro risultati personali, ma per ciò che hanno prodotto (o non prodotto) per l’intero schieramento. E lì, statene certi, non risparmieremo critiche né richieste di dimissioni, soprattutto per quelli che hanno passato mesi a farsi belli sui giornali con proclami e promesse da teatro di provincia.
Intanto, il carrozzone del Consiglio Regionale tornerà a muoversi come sempre: inutile, pesante, costoso. Diecimila, dodicimila euro al mese a testa per fare cosa, esattamente? Anni a parlarci dell’autonomia — un mantra, un’ossessione — e alla fine dov’è? Negli slogan, nei comizi, nei titoli dei giornali: non certo nella vita dei cittadini, che continuano a fare code interminabili per avere un servizio sanitario decente, con RSA al collasso e prestazioni che sembrano da terzo mondo.
A molti di loro, finalmente, diremo addio. E per quelli nuovi che arriveranno, che almeno sentano già suonare la campana: è il rintocco dell’avviso di sfratto, se non cambieranno qualcosa davvero.
#AlessioZanon #ForzaVeneto
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