venerdì 8 agosto 2025

 

LE promesse non mantenute sull'autonomia in veneto?

Si pagheranno alle prossime Regionali…

Il referendum sull'autonomia del Veneto, tenutosi il 22 ottobre 2017, ha visto una larga maggioranza di voti favorevoli (circa il 98% dei votanti) con un'affluenza di circa il 57%. Tuttavia, nonostante il risultato plebiscitario, l'autonomia promessa non è mai stata effettivamente attuata. Le ragioni sono molteplici e complesse, e riguardano aspetti politici, costituzionali e istituzionali. Ecco una panoramica chiara delle principali cause:

 

📌 1. Il referendum era consultivo, non vincolante

  • Il referendum non aveva valore esecutivo, ma solo simbolico e politico.
  • Ha espresso la volontà dei cittadini, ma non ha obbligato lo Stato a concedere maggiore autonomia.

 

📌 2. Necessità di un accordo con lo Stato

  • Secondo l’art. 116, terzo comma, della Costituzione Italiana, una Regione può ottenere forme di autonomia differenziata, ma serve un’intesa tra lo Stato e la Regione, seguita da una legge approvata dal Parlamento a maggioranza assoluta.
  • Veneto e Lombardia hanno avviato trattative con lo Stato (con il governo Gentiloni prima, poi con Conte e successivi), ma non si è mai raggiunto un accordo definitivo.

 

📌 3. Ostacoli politici

  • I governi succedutisi dopo il referendum (Conte I, Conte II, Draghi, Meloni) hanno avuto priorità diverse o una composizione politica tale da rendere difficile portare avanti l’autonomia in modo condiviso.
  • Alcuni partiti, specialmente del Sud o a vocazione centralista, temono che un’autonomia differenziata aumenti le disuguaglianze tra Nord e Sud.

 

📌 4. Temi divisivi e tecnici complessi

  • L’autonomia richiesta dal Veneto riguardava 23 materie, incluse scuola, sanità, trasporti, ambiente, ecc.
  • Delegare queste competenze richiede una ridefinizione delle risorse, dei fondi e dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP), che è una questione molto complessa dal punto di vista tecnico e finanziario.

 

📌 5. Ritardi nella definizione dei LEP

  • I LEP (Livelli Essenziali delle Prestazioni) sono diritti minimi da garantire a tutti i cittadini italiani, indipendentemente dalla Regione di residenza.
  • Senza una definizione chiara dei LEP, non è possibile procedere con un'autonomia che rispetti l’uguaglianza tra territori.
  • Il governo Meloni ha avviato nuovamente il processo nel 2024-2025, ma i LEP sono ancora oggetto di discussione.

 

📌 6. Timori di “secessione mascherata”

  • Alcuni critici vedono l’autonomia differenziata come un modo per il Nord di trattenere più risorse fiscali, a discapito del Sud.
  • Questo ha creato una forte opposizione politica e culturale, rallentando o bloccando l’approvazione della legge.

 

In sintesi:

Non si riesce ad applicare l’autonomia del Veneto perché:

  • il referendum era solo consultivo;
  • serve un accordo formale e una legge costituzionalmente complessa;
  • ci sono forti resistenze politiche e tecniche;
  • mancano ancora le condizioni (come i LEP) per una riforma equa.

📊 Tabella sintetica

Aspetto

Stato attuale

 

Legge quadro

 

DDL 86/2024 approvato dal Senato.

Sentenza Corte Costituzionale

N. 192/2024: censura parti della legge; suggerisce criteri standard per finanziamenti.

Ricorsi regionali

Veneto li contesta; le opposizioni li promuovono.

Referendum

Inammissibile (gennaio 2025): non si voterà.

Trattativa in corso

Dialogo aperto per 9 materie non LEP; dossier pronti per le altre 14 materie.

Prossimi passaggi

Revisioni parlamentari della legge; definizione dei LEP; approvazione accordi regionali.

 

In sintesi

  • La legge sull’autonomia differenziata è formalmente in vigore, ma modificata e limitata dai rilievi della Corte Costituzionale.
  • Il referendum abrogativo non si farà.
  • Attualmente si negozia intesa su materie “non LEP”; quelle più delicate (es. sanità, scuola, ambiente, energia) dipendono dalla definizione dei LEP e da un accordo Stato‑Regioni.


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