LE promesse non mantenute sull'autonomia in veneto?
Si pagheranno alle prossime Regionali…
Il referendum sull'autonomia del Veneto, tenutosi il 22
ottobre 2017, ha visto una larga maggioranza di voti favorevoli (circa il 98%
dei votanti) con un'affluenza di circa il 57%. Tuttavia, nonostante il
risultato plebiscitario, l'autonomia promessa non è mai stata effettivamente
attuata. Le ragioni sono molteplici e complesse, e riguardano aspetti
politici, costituzionali e istituzionali. Ecco una panoramica chiara delle
principali cause:
📌 1. Il referendum era
consultivo, non vincolante
- Il
referendum non aveva valore esecutivo, ma solo simbolico e politico.
- Ha
espresso la volontà dei cittadini, ma non ha obbligato lo Stato a
concedere maggiore autonomia.
📌 2. Necessità di un
accordo con lo Stato
- Secondo
l’art. 116, terzo comma, della Costituzione Italiana, una Regione
può ottenere forme di autonomia differenziata, ma serve un’intesa tra
lo Stato e la Regione, seguita da una legge approvata dal Parlamento a
maggioranza assoluta.
- Veneto
e Lombardia hanno avviato trattative con lo Stato (con il governo Gentiloni
prima, poi con Conte e successivi), ma non si è mai raggiunto un
accordo definitivo.
📌 3. Ostacoli politici
- I
governi succedutisi dopo il referendum (Conte I, Conte II, Draghi, Meloni)
hanno avuto priorità diverse o una composizione politica tale da
rendere difficile portare avanti l’autonomia in modo condiviso.
- Alcuni
partiti, specialmente del Sud o a vocazione centralista, temono che
un’autonomia differenziata aumenti le disuguaglianze tra Nord e Sud.
📌 4. Temi divisivi e
tecnici complessi
- L’autonomia
richiesta dal Veneto riguardava 23 materie, incluse scuola, sanità,
trasporti, ambiente, ecc.
- Delegare
queste competenze richiede una ridefinizione delle risorse, dei fondi e
dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP), che è una questione
molto complessa dal punto di vista tecnico e finanziario.
📌 5. Ritardi nella
definizione dei LEP
- I LEP
(Livelli Essenziali delle Prestazioni) sono diritti minimi da
garantire a tutti i cittadini italiani, indipendentemente dalla Regione di
residenza.
- Senza
una definizione chiara dei LEP, non è possibile procedere con
un'autonomia che rispetti l’uguaglianza tra territori.
- Il
governo Meloni ha avviato nuovamente il processo nel 2024-2025, ma i LEP
sono ancora oggetto di discussione.
📌 6. Timori di
“secessione mascherata”
- Alcuni
critici vedono l’autonomia differenziata come un modo per il Nord di
trattenere più risorse fiscali, a discapito del Sud.
- Questo
ha creato una forte opposizione politica e culturale, rallentando o
bloccando l’approvazione della legge.
In sintesi:
Non si riesce ad applicare l’autonomia del Veneto perché:
- il
referendum era solo consultivo;
- serve
un accordo formale e una legge costituzionalmente complessa;
- ci
sono forti resistenze politiche e tecniche;
- mancano
ancora le condizioni (come i LEP) per una riforma equa.
📊 Tabella sintetica
|
Aspetto |
Stato
attuale |
|
Legge quadro |
DDL 86/2024 approvato dal Senato. |
|
Sentenza Corte Costituzionale |
N. 192/2024: censura parti della
legge; suggerisce criteri standard per finanziamenti. |
|
Ricorsi regionali |
Veneto li contesta; le opposizioni
li promuovono. |
|
Referendum |
Inammissibile (gennaio 2025): non
si voterà. |
|
Trattativa in corso |
Dialogo aperto per 9 materie non
LEP; dossier pronti per le altre 14 materie. |
|
Prossimi passaggi |
Revisioni parlamentari della
legge; definizione dei LEP; approvazione accordi regionali. |
✅ In sintesi
- La legge sull’autonomia
differenziata è formalmente in vigore, ma modificata e limitata
dai rilievi della Corte Costituzionale.
- Il referendum abrogativo non si
farà.
- Attualmente si negozia intesa
su materie “non LEP”; quelle più delicate (es. sanità, scuola, ambiente,
energia) dipendono dalla definizione dei LEP e da un accordo Stato‑Regioni.

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