martedì 24 marzo 2026

 Ma davvero vogliamo far finta di niente? Qui non siamo più alla tragicommedia. Siamo al teatro dell’assurdo.

Dopo anni passati a riempirci la bocca con le battaglie di Silvio Berlusconi, riusciamo nell’impresa storica: farci bocciare la separazione delle carriere… dai nostri stessi elettori. Un capolavoro. Davvero.

Quasi il 18% di voti azzurri per il No. Ma di cosa stiamo parlando? O non abbiamo spiegato nulla, oppure – ed è peggio – non ci crede più nessuno, nemmeno a casa nostra. Avanti coi saltimbanco della malora, di gente che fa solo i Cazzi suoi e niente nei territori per la militanza ed i veri Forzisti.

E allora via con il solito circo: il capro espiatorio di turno diventa Giorgio Mulè. Che avrà pure fatto il fenomeno in tv, ma se sul territorio non si vede nessuno e dico nessuno o pochi valorosi, puoi anche vincere tutte le risse a Piazzapulita… e perdere il Paese reale.

Poi ci raccontano che è colpa degli alleati, di Via Arenula, degli “scivoloni”. Certo, comodo. Peccato che quando un partito spende soldi pubblici, mobilita la famiglia, che magari dovrebbe starsene zitta, si sbandiera una riforma come identitaria… e poi prende una sberla in casa propria, il problema è politico. E sta tutto dentro.

E arriviamo al punto che nessuno vuole dire ad alta voce: la guida di Antonio Tajani. Perché qui non è questione di galateo istituzionale o di standing internazionale. Qui manca la linea, manca il fuoco, manca l’anima.

E mi dispiace dirlo, ma la leadership di Antonio Tajani oggi non può più essere considerata intoccabile. Non perché servano processi sommari, ma perché servirebbe finalmente una guida politica forte, riconoscibile, capace di parlare alla nostra gente senza ambiguità.

 

Forza Italia era un’altra cosa. Era coraggio, era identità, era leadership. Oggi sembra un comitato che prende appunti mentre gli altri decidono.

E la cosa più amara? Che mentre noi litighiamo e cerchiamo alibi, il sogno berlusconiano viene archiviato… non dagli avversari, ma da noi stessi.

Altro che fuoco amico: qui ci stiamo bombardando da soli. E con una precisione che nemmeno i nostri avversari avevano mai avuto.

giovedì 19 marzo 2026

 SI' vota domenica e lunedì-

Come tanti, domenica andrò a votare (presto, come mia abitudine).
In questa campagna elettorale mi sono dovuto parzialmente ricredere.
Consideravo la Riforma Nordio un buffetto rispetto a quello che sarebbe necessario per riportare in carreggiata la giustizia italiana e non mi aspettavo la cagnara di ingiurie e falsità che hanno costellato la campagna di chi si oppone al SI'.
Pensavo che la giustizia in Italia potesse riappropriarsi della "G" maiuscola solo cambiando totalmente il personale che la amministra e sostituendolo con personale reclutato con un sistema profondamente diverso dal concorso per dipendenti pubblici.
Immaginavo un sistema che, già dal reclutamento, marcasse fortemente la separazione tra giudice e pubblica accusa e quello che mi piaceva (e piace) di più è quello americano, con il giudice scelto dal presidente/governatore e confermato a maggioranza qualificata dall'assemblea elettiva corrispondente alla sua giurisdizione e il procuratore eletto, per 4 anni negli Stati Uniti, sarebbe per 5 da noi, e che in quanto tale risponderebbe delle sue scelte al Popolo.
La Riforma Nordio non usa la ruspa, ma, evidentemente, fa paura al potere costituito delle correnti ideologiche dei magistrati, anche la semplice separazione, permanente, delle carriere, il sorteggio degli organi di autocontrollo e l'introduzione di una Corte Disciplinare che potrebbe persino sanzionare e far pagare (come capita a tutti i lavoratori) i magistrati che sbagliano.
Avrei votato SI' per la conferma anche se fosse stata la carezza che pensavo che fosse, perchè l'importante è cominciare a rinnovare, con il "benaltrismo" (ci vuol ben altro ... dovremmo occuparci di ben altro ... occorre ben altro ...) infatti si mantiene solo lo status quo.
Invece andrò a votare SI' più convinto e con una speranza in più che il cambiamento possa veramente essere vicino.


mercoledì 18 marzo 2026

 17 marzo 1861-

Il 17 marzo, si festeggia la Giornata forse meno considerata tra le date celebrative di qualche evento nazionale: la proclamazione dell'Unità d'Italia nel 1861.
Dopo la Seconda Guerra di Indipendenza del 1859, l'acquisizione della Lombardia e, a seguire, quella di ampie fette dello stato Vaticano, l'intero Granducato di Toscana e del Regno delle Due Sicilie, i Savoia poterono, grazie a Camillo Benso conte di Cavour, proclamare il Regno d'Italia e cingerne la Corona.
Ovunque il 17 marzo sarebbe la data simbolo della Nazione, Festa (unica) Nazionale come il 4 luglio negli Stati Uniti, anche se, come per gli Stati Uniti, avremmo dovuto attendere ancora anni e decenni di guerre per completare (quasi) l'Unità territoriale della nostra Patria.
In una Italia praticamente divisa in due da un baratro che si allarga ogni giorno, il 17 marzo potrebbe essere quella data unificatrice che ci manca e che possa essere nota anche all'estero come da noi sono noti il 4 e il 14 luglio.
Perchè, purtroppo o per fortuna, in Italia non abbiamo petrolio nè materie rare, ma non mancano le date in cui celebrare una qualche ricorrenza storica, ognuno celebrando la "sua" e questo perchè la Storia dell'Occidente ha avuto il suo fulcro qui, quando ancora gli Stati Uniti non esistevano e in Inghilterra, Francia e Germania correvano a nascondersi sotto terra ad ogni temporale.
Viva il Re! (18/03/1983)


lunedì 16 marzo 2026

 Ma i nostri Soldati devono calarsi sempre le braghe?-

I Popoli e le Nazioni occidentali sono davvero diventati così deboli da arrendersi senza combattere?
È possibile che debba essere un uomo di ottant’anni a richiamare l’Occidente alla sua antica determinazione, sollecitando un intervento deciso per difendere interessi che, in fondo, sono i nostri stessi interessi?
Le parole del Presidente Trump sembrano dirci proprio questo: gli Stati Uniti sono autosufficienti per petrolio e gas, mentre in Europa il blocco di Hormuz rischia di provocare penuria di energia, aumento dei prezzi, inflazione, calo delle borse e quindi dei risparmi. Il tutto aggravato da una campagna allarmistica che sembra avere più interesse a mettere in difficoltà governi come quello della Meloni che a descrivere la realtà dei fatti.
Esiste un solo modo per risolvere davvero la questione: non aumentare il debito pubblico con sconti, bonus, detrazioni o altri interventi tampone su un petrolio che comunque scarseggia, ma ripristinare il flusso delle materie prime di cui abbiamo bisogno.
Anche con la forza, se necessario.
Abbiamo le capacità militari e le conoscenze per farlo, anche se non sarebbe indolore. Uniti, potremmo non solo riaprire la via del petrolio, ma anche porre fine più rapidamente alla guerra, fino alla capitolazione del regime teocratico degli ayatollah.
Invece assistiamo a riunioni, discussioni e parole. Tante parole, ma poche decisioni, Mattarella, Ministri e Generali. E chi dovrebbe avere più interesse a risolvere il problema chiede piuttosto che i costi vengano distribuiti tra tutti i cittadini con agevolazioni di vario tipo, che però non risolvono il vero nodo: la mancanza della materia prima.
Purtroppo non riconosco più i Popoli e le Nazioni occidentali che avevo conosciuto nei libri di storia.
Prediche disfattiste e una profonda deriva dei costumi sembrano aver reso l’Occidente fragile, incapace di reagire persino agli schiaffi che riceve. E davanti alla nostra arrendevolezza, le provocazioni non fanno che aumentare.
Eppure l’Occidente ha già dimostrato, nella sua storia, di saper reagire quando è unito...

domenica 15 marzo 2026

 

⛽ STOP ALL’EMBARGO: L’ITALIA STA AFFOGANDO!
Continuare a insistere con l’embargo al petrolio russo non è una strategia, è un suicidio economico. È un danno irreparabile per le nostre imprese, per le famiglie e per l'intero sistema Paese.
Diciamocelo chiaramente: chi continua a battere questa strada dimostra di non capire una minchia di come giri il mondo reale!
Perché continuare a insistere con l’embargo sul petrolio russo rischia di diventare un danno irreparabile per l’Italia?
Le sanzioni nascono con l’obiettivo di colpire l’economia russa, ma nella pratica stanno colpendo soprattutto le economie europee, e in particolare quella italiana. Il nostro sistema produttivo, fatto di piccole e medie imprese energivore, paga energia più cara, competitività più bassa e margini sempre più ridotti. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: bollette alte, aziende in difficoltà e famiglie che fanno sempre più fatica ad arrivare a fine mese.
Continuare su questa strada senza una seria riflessione significa non voler vedere la realtà. L’Italia ha bisogno di pragmatismo, non di scelte ideologiche che finiscono per danneggiare proprio i cittadini che si dovrebbero tutelare.
Dispiace vedere che il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, si dimostri così orbo davanti alla realtà. Invece di continuare con il solito "piagnisteo" e l'allineamento cieco a decisioni che ci penalizzano, dovrebbe iniziare a fare il suo mestiere:
• Difendere gli interessi nazionali.
• Preoccuparsi concretamente delle difficoltà degli italiani.
• Agire per abbassare i costi dell'energia che stanno mettendo in ginocchio l'Italia.
Basta ideologie sulla pelle dei cittadini! È ora di mettere l'Italia e gli italiani al primo posto. 🛑



giovedì 12 marzo 2026


🎨 La Cultura non ha confini: perché sto con la Biennale-
Voglio spendere due parole sull'apertura del Direttore Pietrangelo Buttafuoco riguardo alla presenza di artisti russi alla Biennale di Venezia. Finalmente un segnale di coraggio e di vera libertà intellettuale! 👏 (Che Tosi se ne faccia una ragione...)
La Russia ha una tradizione culturale immensa: letteratura, musica, teatro, pittura. Generazioni di artisti che hanno segnato la storia della cultura mondiale. Pensare di cancellare tutto questo per ragioni politiche è un errore che impoverisce tutti.
Sono pienamente favorevole a questa iniziativa per diversi motivi:
• Una tradizione millenaria: La Russia ha regalato al mondo giganti della letteratura, della musica e dell’arte. Cancellare o ignorare questo patrimonio è un crimine contro la bellezza e l'intelligenza.
• A favore del Popolo: Sono da sempre vicino al popolo russo, una nazione che ha dato tanto alla storia culturale europea. Gli artisti sono ponti, non muri.
• L'arte è universale: La Biennale deve essere il luogo dell'incontro, non quello dell'esclusione politica.
La cultura non dovrebbe mai diventare un campo di battaglia. L’arte serve proprio a costruire ponti, a far dialogare i popoli, non a dividerli. Per questo trovo giusta e coraggiosa l’iniziativa di invitare artisti russi alla Biennale.
A chi critica ferocemente questa scelta dico solo una cosa: non avete capito nulla. Chi alza la voce solo per fare polemica o per seguire il "coro" del momento non comprende che l'arte deve restare libera da ogni censura. Gridare contro il dialogo serve solo a dare aria alla bocca, ma non costruisce nulla.
Orgoglioso di vedere Venezia tornare a essere il centro del mondo, quello vero, dove conta il talento e non il passaporto. 🇷🇺🇮🇹

martedì 10 marzo 2026

 Odi et amo-

Non so se elogiare o criticare il Governo per la posizione assunta in merito alla guerra contro gli ayatollah iraniani.
Di pancia mi piacerebbe che anche l'Italia facesse la sua parte per estirpare il Male rappresentato da quel regime teocratico islamista.
Sono anche convinto che un'azione coordinata e condivisa tra tutte le Nazioni Occidentali, ognuna delle quali può mettere a disposizione, poco o tanto, un valido contributo per accentuare la distruzione delle armi, dei depositi, dei rifornimenti, dei lanciamissili e droni, delle fabbriche che li costruiscono, ancora in mano agli ayartollah.
Accelerando, in tal modo, la fine dell'azione militare, anticipando il crollo del regime teocratico e, per conseguenza, facendo recuperare le borse mondiali e abbassando drasticamente i costi delle materie energetiche con una rapida riapertura delle vie di rifornimento.
Per me sarebbe la strada maestra, quindi sarei portato a criticare le esternazioni anche della Meloni (non parliamo poi di quelle di Crosetto ...) che sono oltremodo prudenti e, anzi, sin troppo neutrali, anche se spero che un fondo di sostanza ci sia ai complimenti di Trump al nostro Presidente del Consiglio, anche se non verremo mai a saperlo con certezza.

Se, però, mi guardo intorno, vedo che la solita metà, poco più, poco meno, degli Italiani, ma anche degli altri Popoli e Nazioni Occidentali, si schiera, con la bava alla bocca, contro l'azione di Usa e Israele, supportando oggettivamente gli ayatollah, quindi indebolendo ogni governo che volesse agire per contribuire ad una rapide fine della guerra.
Il problema è che, oggi, se metà opinione pubblica è istigata a contrastare un'azione militare, questa viene fortemente depotenziata, anche se il Governo in carica fosse solidamente compatto nel promuoverla.
Lo abbiamo visto con tante incompiute più recenti, come in Iraq e in Afghanistan.
Tutto sommato riconosco che, in merito all'azione contro gli ayatollah, la posizione del Governo Meloni è più equilibrata e soddisfacente di quella che tiene in relazione al conflitto in Ucraina, dove lo sbilanciamento verso Kiev è più evidente.
Quindi, per prendere a prestito da Catullo, odi et amo, critico ed elogio, ma non so decidermi su quale porta aprire.

lunedì 9 marzo 2026

 

🛑 ADESSO BASTA: IL PIENO È DIVENTATO UN LUSSO! 🛑

Ancora una volta a pagare il conto sono gli italiani.

Mentre il Governo resta a guardare, i prezzi di benzina e diesel continuano a salire senza freni. È un aumento sconsiderato che sta mettendo in ginocchio le famiglie e i lavoratori italiani. 🇮🇹⛽

Non è solo questione di mercato, è mancanza di controlli veri. È inaccettabile che, in un momento così difficile, ci siano i soliti "furbetti" e speculatori che ne approfittano per ingrassare le proprie tasche sulla pelle dei cittadini. 💸

  • Basta promesse elettorali dimenticate.
  • Basta scaricare tutto il peso della crisi su chi deve usare l'auto per andare a lavorare.
  • Vogliamo trasparenza e interventi immediati contro chi specula senza vergogna!

La cosa più grave è il silenzio e l’assenza di interventi concreti. Possibile che nessuno controlli davvero chi specula sui prezzi? Magistrati!!! siete sempre solerti contro il Governo e ora dormite?  Possibile che i soliti furbi possano approfittarsene mentre milioni di cittadini fanno sacrifici ogni giorno?

Siamo stanchi di fare sacrifici mentre altri brindano ai nostri rincari. Alla faccia di chi dice che va tutto bene... noi il conto lo paghiamo ogni giorno alla pompa! 😡

Voi cosa ne pensate? Avete notato prezzi folli dalle vostre parti? Scrivetelo nei commenti e facciamoci sentire! 👇

#CaroCarburanti #Benzina #Speculazione #Governo #BastaRincari #Italia #DirittiDeiCittadini




martedì 3 marzo 2026

 Con 47 anni di ritardo-

Credo che nessuno possa dubitare davvero di come la penso: l’attacco contro l’Iran arriva con 47 anni di ritardo.
E ciò che mi preoccupa di più è il comportamento di una certa parte politica, qui in Italia e in altre nazioni europee: quella che ha sbrodolato retorica a piene mani su “donna, vita e libertà”, intimando agli altri di “fare qualcosa”… ma quando Trump fa qualcosa, allora si strilla contro Trump invece che contro il regime degli ayatollah.
E nessuno ci spiega come si dovrebbe abbattere un regime sanguinario, ideologico e dogmatico, con un metodo alternativo a quello che il Presidente Trump ha deciso di usare.
Sono gli stessi che nel 2011 applaudirono il maramaldeggiare di Obama contro Gheddafi (già disinnescato da Berlusconi), provocando il disastro delle cosiddette “primavere arabe”.
Come tanti altri, non so come andrà questa guerra. Certo, spero con tutto il cuore che il popolo iraniano sappia riscattarsi, cogliendo un’opportunità storica per costruire una società proiettata nel Terzo Millennio e non ancorata a concetti medioevali.
Apprezzo la prudenza del Governo Italiano e la sua capacità di tacere, invece di aprire bocca solo per cambiare aria nella scatola cranica — come fa Macron, che sembra la caricatura contemporanea del personaggio cantato da Enzo Jannacci: “Vengo anch’io?”.
Ricordiamoci che la Francia diede riparo a Khomeini, dandogli la possibilità di costruire la sua tela malvagia che ha oppresso l’Iran per 47 anni.
Ancora una volta vediamo che i primi nemici dell’Occidente, della Libertà e della Pace spesso sono dentro di noi: quelli che dicono di volere la pace, ma finiscono per sostenere regimi tirannici — che sia Maduro in Venezuela o gli ayatollah in Iran.
Il merito — a mio avviso — di Trump è provare a scuotere l’Occidente, rispolverando la nostra missione civilizzatrice che, nella Storia, è passata anche attraverso interventi militari difficili e spesso dolorosi, ma talvolta imprescindibili.

mercoledì 25 febbraio 2026

 Una rondine non fa primavera-

I falsi ben pensanti, nel tentativo di indebolire i temi oggetto del referendum, stanno richiamando il caso del poliziotto – presuntamente infedele – di Rogoredo.
Tuttavia, a fronte di un elenco molto ampio di appartenenti alle Forze dell’Ordine – Polizia e Carabinieri – e di cittadini che hanno reagito ad azioni criminali, non risultano condotte penalmente rilevanti che non rientrino, al più, in ipotesi discutibili di “eccesso” di legittima difesa, di adempimento del dovere o di uso legittimo delle armi.
Siamo dunque in presenza di decine di casi in cui servitori dello Stato sono stati sottoposti a procedimenti giudiziari spesso lunghi e gravosi, a fronte di un singolo episodio – ancora da accertare in via definitiva – di presunta infedeltà.
Ciò dimostra che le Forze dell’Ordine operano ordinariamente nell’interesse della sicurezza e del benessere collettivo e che, qualora emergano reali responsabilità individuali, gli strumenti di controllo e le garanzie dell’ordinamento sono in grado di intervenire con tempestività.
Diversamente, nell’ordine giudiziario si è dovuto attendere lo scandalo Palamara per assistere all’irrogazione di sanzioni che molti hanno ritenuto marginali e che, secondo diverse analisi, non hanno inciso in modo sostanziale sugli assetti successivi.
Il caso di Rogoredo, isolato ed eccezionale – sempre che venga accertata una responsabilità oltre ogni ragionevole dubbio – non può dunque essere assunto a pretesto per contestare il “Sì” al referendum, che rappresenta una scelta di equilibrio e buon senso.
Allo stesso modo, non dovrebbe costituire motivo per rinunciare all’istituzione di uno scudo penale a tutela delle Forze dell’Ordine, così da consentire loro di operare con serenità nell’interesse della sicurezza pubblica, senza il timore di essere trasformati in imputati o indagati per un presunto “eccesso” nell’adempimento del dovere.
Sempre con le Forze dell'Ordine!!

martedì 24 febbraio 2026

 Olimpiadi Milano Cortina 2026: il trionfo dell'Italia del SI'-

Terminate con una cerimonia di chiusura all'Arena di Verona, ambiente che ne ha moltiplicato la suggestione, i bilanci sono tutti positivi.
La ragione delle Olimpiadi è lo sport, la disciplina agonistica e l'Italia ha polverizzato il record di medaglie, assai datato: Lillehammer 1994, passando l'asticella che dovrà essere l'obiettivo fra quattro anni, da 20 a 30, in ben dieci discipline differenti, con 10 medaglie d'oro.
Ma non meno importanti sono stati i successi di contorno.
Dalle due cerimonie, di apertura e chiusura, che hanno impartito una lezione di eleganza, stile e cultura alle devastanti e devianti cerimonie di Parigi 2024, al bilancio finanziario che ha fatto delle Olimpiadi anche un traino turistico ed economico.
Una organizzazione perfetta, difficilmente superabile, che si è dimostrata pronta a immediati interventi in caso di incidenti agli atleti, assistiti e curati al meglio come dimostra il pubblico riconoscimento di Lindsey Vonn.
Strutture adeguate, capienti e funzionali, oltre ad alloggi degli atleti che, accantonate le pruderie ecologiste di Parigi 2024, hanno offerto stanze confortevoli adatte al riposo di chi deve dare il massimo in pista e che, nel caso di Milano, dal prossimo anno diventeranno un grande studentato, con 1700 posti, a prezzi contenuti.
Non a caso il comitato olimpico ha conferito all'Italia, in persona di Mattarella e della Meloni, la sua più alta onorificenza, l'Ordine Olimpico in oro e non dimentichiamo che ai ministri Abodi, Giorgetti e Salvini è stata conferita la seconda onorificenza, l'Ordine Olimpico in argento.
E' la vittoria, completa, dell'Italia del SI', degli Italiani che fanno, che non scappano dalle responsabilità, che si proiettano nel futuro, che guardano al progresso, che hanno fiducia nelle proprie capacità.
E' la disfatta dei malpancisti, dei malmostosi, dei no a tutto: no tav, no tap, no Olimpiadi, no riforme, il cui scopo nella vita è sfruttare il lavoro altrui senza mai portare un contributo positivo.
Si parla di candidatura per Roma nel 2040: il successo dell'Italia del SI' e i risultati che si portano sul tavolo saranno la carta più importante perchè le altre nazioni del comitato olimpico possano considerare con favore tale candidatura.

mercoledì 18 febbraio 2026

 Le opposizioni si uniscono solo contro l'Interesse Nazionale-

Giovedì ci sarà la prima riunione effettiva del Consiglio di Pace e l'Italia è invitata come osservatore, non potendo aderire perchè gli Azzeccagarbugli, sempre anti Italiani, brandiscono una riga di un articolo della costituzione scritta 80 anni fa, dopo aver perso una guerra e quando eravamo ancora sotto occupazione delle truppe straniere, interpretandola in modo rigido e tafazziano.
Quella riga dice che noi possiamo rinunciare a pezzi della nostra Sovranità in ambito di organizzazioni internazionali che siano costituite su base di parità.
E il Consiglio è una (geniale) invenzione di Trump che, preso atto della dannosità dell'onu, cerca di trovare altre strade per garantire quei principi che l'onu non è in grado di garantire.
L'invito all'Italia è un onore e un riconoscimento e se fosse arrivato con Renzi o Calenda presidenti del consiglio, quelli, invece di una sprezzante risoluzione contraria, avrebbero gonfiato il petto come tacchini a Natale.
Al momento in cui scrivo non so chi, tra i nostri ministri, andrà alla riunione, ma credo che se ci saranno capi di stato e di governo, non potrà esimersi la Meloni in persona.
Il Consiglio di Pace può essere un abbozzo di quel che sarà il nuovo ordine mondiale, perchè un nuovo ordine mondiale ci sarà ed è nell'Interesse Nazionale esserci, partecipare, in prima persona e non delegando una improbabile struttura che fa capo a politici di secondo piano come la Von der Leyen e la Kallas o a capi di stato e di governo in crisi di consenso al loro stesso interno come Macron, Starmer e lo stesso Merz.

lunedì 16 febbraio 2026

  L’approccio positivo di chi voterà SI’-

Ringrazio il signor Gratteri per il contributo offerto al dibattito sul SI’. Il confronto è sempre utile, soprattutto quando si parla di giustizia.
In Calabria quando lui era Procuratore, negli ultimi dieci anni, lo Stato ha pagato 26 milioni di euro per ingiuste detenzioni. Un dato che impone una riflessione seria: la giustizia deve essere credibile, equilibrata, realmente al servizio dei cittadini.
Il voto di oggi non è solo una scelta tecnica. È una scelta di visione.
Chi vota NO sceglie di lasciare le cose come stanno.
Chi vota SI’, invece, sa che la riforma Nordio è solo il primo passo. Non la soluzione definitiva, ma l’inizio di un percorso necessario per restituire agli italiani una Giustizia con la “G” maiuscola.
Votare SI’ significa credere nel cambiamento.
Significa non rassegnarsi a un sistema che troppo spesso ha mostrato limiti, squilibri e storture evidenti.
Significa:
superare il sistema delle correnti ideologiche attraverso il sorteggio,
garantire reale parità tra accusa e difesa,
eliminare rapporti privilegiati tra chi giudica e una delle parti,
introdurre una vera responsabilità per chi sbaglia, come accade per qualsiasi altro lavoratore.
Votare SI’ significa credere nel merito, nella produttività, nella responsabilità.
Significa pensare in grande per la nostra Nazione, senza paura del futuro.
Noi scegliamo di guardare avanti.
Sappiamo che il cambiamento richiede tempo, determinazione e coraggio. Ma ogni percorso inizia con un primo passo.
Il SI’ è quel passo.
Per una giustizia più giusta.
Per uno Stato più equilibrato.
Per un’Italia che abbia fiducia nel proprio futuro.
#IoVotoSI #Giustizia #Riforma #Futuro #Responsabilità


domenica 15 febbraio 2026

 Non abbiamo bisogno dell'unione europea-

Mentre gli obsoleti Merz e Macron straparlavano a Monaco davanti a Rubio, salvo, in privato, cercare di accreditarsi come l'interlocutore europeo, millantando di "guidare" la "crante potenza" dell'unione, Giorgia Meloni presiedeva un vertice italo africano ad Addis Abeba.
Il duo francotedesco cantava a Monaco, la Meloni agiva in Etiopia.
Il ruolo che sta assumendo l'Italia è ben lontano da quel vassallaggio proprio della visione di Prodi, Letta e Draghi, per "stare dietro" a Germania e Francia.
Il fallimento, dovuto a supponenza, ignoranza ed arroganza, della Francia, ormai cacciata persino dalle sue ex colonie, fa da contrappunto alla espansione dell'influenza Italiana che, oltre ad essere gradita nelle nostre ex colonie, attrae anche stati che, diversamente, sarebbero cadute preda dei cinesi.
Il ruolo paritario che l'Italia è riuscita a proiettare nei propri interlocutori africani, ci dice che non abbiamo bisogno di essere parte di quella Babele che è l'unione e, tanto meno, di cedere ulteriore Sovranità ad quell'ente sovranazionale privo di Storia perchè nato da un tratto di penna su un pezzo di carta, di Cultura comune, di Valori condivisi.
Possiamo agire e dovremmo agire come Nazione, ne abbiamo le capacità, la cultura, la preparazione, le conoscenze, le strutture.
Non dobbiamo "stare dietro" a nessuno, ma solo proporre le nostre idee e valorizzare le nostre capacità.
L'unione europea sarebbe solo un freno, un tappo alla genialità Italiana.
Diverso il discorso di uno spazio economico di libertà negli scambi, nelle merci, nel lavoro.
Sarebbe la realizzazione di un principio liberale che porterebbe solo benefici e non dovrebbe essere circoscritto alle sole nazioni europee, ma esteso ad, almeno, tutto il Mondo Occidentale, includendo in tale definizione anche l'Australia, il Giappone, la Nuova Zelanda, la Corea del Sud, Formosa e altre nazioni che si richiamano ad una economia di Mercato.
Dazi, invece, giustamente, nei confronti delle merci, del lavoro, proveniente da quelle nazioni che operano in un sostanziale dumping, comprimendo i diritti dei lavoratori e non curandosi dell'aspetto sanitario e della nocività dei prodotti, unicamente per poterli produrre a costi più bassi.
E per avere uno spazio comune economico, non dobbiamo rinunciare ad un briciolo della nostra Sovranità.

sabato 14 febbraio 2026

 Il ciclone Trump e il Green Deal: una riflessione personale-

In queste ore si parla molto dell’ordine esecutivo con cui il Presidente Trump ha archiviato le precedenti direttive sull’energia introdotte ai tempi di Barack Obama, ripristinando un approccio più orientato al libero mercato nel settore energetico.
Una scelta che segna una svolta: meno vincoli sulle emissioni di CO₂, stop a incentivi che — secondo questa visione — alteravano la concorrenza tra tecnologie, e un passo indietro rispetto a diversi accordi internazionali sul clima.
Personalmente, non mi hanno mai convinto le narrazioni che attribuiscono all’uomo la quasi totalità delle responsabilità del cambiamento climatico. Scienziati come Antonino Zichichi, Carlo Rubbia e Romano Prodi hanno più volte sottolineato quanto il fenomeno sia complesso e quanto incidano fattori naturali, a partire dall’attività solare.
Ho sempre avuto la sensazione che dietro il cosiddetto “Green Deal” si sia sviluppato anche un enorme interesse economico: nuovi mercati, nuove filiere, nuove rendite. E l’Europa, più di altri, sembra aver scelto di caricarsi sulle spalle costi enormi — pubblici e privati — mentre grandi economie come Cina, India, Russia e ora anche gli Stati Uniti seguono strade diverse.
La domanda che mi pongo è semplice:
possiamo permetterci di proseguire su una strada che pesa su imprese e famiglie, quando il nostro contributo globale è marginale?
Forse è il momento di rimettere al centro pragmatismo, competitività e realismo economico. L’ambiente va tutelato, certo. Ma senza ideologie, senza autoflagellazioni, senza politiche che rischiano di indebolire chi le adotta.
Osserviamo, analizziamo, discutiamo.
Il dibattito è aperto — ed è giusto che lo sia.

lunedì 9 febbraio 2026

 Le Olimpiadi dimostrano che l’Europa non è una Nazione-

Bellissima la cerimonia di apertura di Milano-Cortina 2026: stile, eleganza, identità Nazionale. Un netto contrasto, a mio avviso, con la deriva più spettacolare e discutibile vista a Parigi 2024.
Unico neo: l’assenza della Russia, dei suoi atleti e della sua bandiera. Perché lo sport dovrebbe restare sport. Gli atleti dovrebbero poter gareggiare sotto i colori della propria Nazione, senza che la politica (con la “p” minuscola) condizioni le competizioni. Ipocrisia pura di chi prima o poi bacerà il culo a Putin-
E a proposito di bandiere: mancava anche quella dell’Unione Europea.
E nessuno ne ha sentito la mancanza.
Questo dimostra una cosa semplice: l’Unione Europea non è una Nazione. È una costruzione politica e istituzionale, non un popolo unito da identità, storia e sentimento comune.
Immaginiamo per un attimo una squadra olimpica “europea”:
Con quali criteri verrebbe composta? In proporzione alla popolazione, come in un vero Stato? Oppure secondo logiche burocratiche simili a quelle delle istituzioni europee?
In modo paritario come la commissione dove una estone, stato da 1,4 milioni di abitanti, ha un commissario (e alla politica estera !) come Italia, Germania e Francia ?
Lo sport premia il merito.
Le Nazioni rappresentano popoli reali.
Se l’Europa non è una Nazione, forse dovrebbe tornare a essere ciò per cui era nata: un’unione economica di libero scambio tra Stati sovrani, nel rispetto delle identità e delle autonomie nazionali.

sabato 7 febbraio 2026

 Certi magistrati fanno campagna per il "SI" ... a loro insaputa-

L'immediata scarcerazione di tre manifestanti di Torino e la contemporanea insistenza nell'indagine sull'uso delle armi da parte della Polizia a Rogoredo (dove è stato neutralizzato un clandestino che aveva rubato un'arma ad una guardia giurata e con quella aveva sparato ad una Volante) sono gli ultimi episodi di un lunghissimo, sterminato elenco che ci dice perchè il 22 marzo sarà meglio votare "SI'" al referendum confermativo sulla giustizia.
Mi piace peraltro rilevare come il Governo non chini la testa, come fecero tanti altri prima, sin dall'epoca delle cosiddette "mani pulite", rinforzando le norme che diventano sempre più difficili da "interpretare" contro chi si e ci difende.
Così la prospettiva di rimuovere la foglia di fico dell' "atto dovuto" "per garantire la difesa" di chi usa legittimamente le armi per la difesa propria e altrui, così la normativa sul trattenimento in caserma per un massimo di 12 ore di chi è già stato protagonista di atti violenti e, quindi, conosciuto, lo si vuole controllare prima di manifestazioni di piazza.
Con la ciliegina della facoltà del pubblico ministero di rimetterlo subito in libertà, assumendosi in tal modo la totale responsabilità degli atti che potrebbe commettere.
Manca, purtroppo, la norma che preveda una cauzione da parte degli organizzatori di una manifestazione a copertura degli eventuali danni provocati dai manifestanti.
Ma non è mai troppo tardi per introdurla in modo che i danni causati dalla violenza di pochi siano pagati dalle stesse vittime di quella violenza.

venerdì 6 febbraio 2026

 Democrazia o rallentamenti istituzionali? Il peso dei "filtri" sul voto popolare.

L'Articolo 74 della Costituzione parla chiaro: il Presidente della Repubblica può chiedere una nuova deliberazione, ma se le Camere approvano nuovamente, la legge deve essere promulgata. Eppure, assistiamo sempre più spesso a un "esame preventivo" che sa di interferenza.

Oggi il tema è caldo: scudo penale per le Forze dell'Ordine, fermo preventivo per i facinorosi, cauzioni per chi manifesta e danneggia la cosa pubblica. Provvedimenti scelti dagli elettori, ma rallentati dai continui "colloqui" tra Governo e Quirinale.

Ecco perché questa prassi è problematica:

  • Distanza dagli elettori: Il Quirinale sembra muoversi su una linea politica distante da chi ha votato questo Centrodestra per avere più Sicurezza e Ordine.

  • Depotenziamento delle leggi: Questi "minuetti" istituzionali finiscono per annacquare i provvedimenti prima ancora che vedano la luce.

  • Anacronismo normativo: Ha senso bloccare lo sviluppo del Paese in nome di norme scritte 80 anni fa? Allora non esisteva nemmeno la TV in bianco e nero, oggi viviamo in un mondo che richiede risposte rapide e concrete.

La domanda è semplice: la radicalizzazione della lotta politica servirà finalmente a spazzare via questi ostacoli? L’Italia non può più permettersi rallentamenti. Gli italiani chiedono Sicurezza e Benessere, non cavilli procedurali.

Voi cosa ne pensate? È giusto che la firma del Quirinale diventi un filtro politico al programma di governo votato dai cittadini?

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