Una rondine non fa primavera-
I falsi ben pensanti, nel tentativo di indebolire i temi oggetto del referendum, stanno richiamando il caso del poliziotto – presuntamente infedele – di Rogoredo.Tuttavia, a fronte di un elenco molto ampio di appartenenti alle Forze dell’Ordine – Polizia e Carabinieri – e di cittadini che hanno reagito ad azioni criminali, non risultano condotte penalmente rilevanti che non rientrino, al più, in ipotesi discutibili di “eccesso” di legittima difesa, di adempimento del dovere o di uso legittimo delle armi.
Siamo dunque in presenza di decine di casi in cui servitori dello Stato sono stati sottoposti a procedimenti giudiziari spesso lunghi e gravosi, a fronte di un singolo episodio – ancora da accertare in via definitiva – di presunta infedeltà.
Ciò dimostra che le Forze dell’Ordine operano ordinariamente nell’interesse della sicurezza e del benessere collettivo e che, qualora emergano reali responsabilità individuali, gli strumenti di controllo e le garanzie dell’ordinamento sono in grado di intervenire con tempestività.
Diversamente, nell’ordine giudiziario si è dovuto attendere lo scandalo Palamara per assistere all’irrogazione di sanzioni che molti hanno ritenuto marginali e che, secondo diverse analisi, non hanno inciso in modo sostanziale sugli assetti successivi.
Il caso di Rogoredo, isolato ed eccezionale – sempre che venga accertata una responsabilità oltre ogni ragionevole dubbio – non può dunque essere assunto a pretesto per contestare il “Sì” al referendum, che rappresenta una scelta di equilibrio e buon senso.
Allo stesso modo, non dovrebbe costituire motivo per rinunciare all’istituzione di uno scudo penale a tutela delle Forze dell’Ordine, così da consentire loro di operare con serenità nell’interesse della sicurezza pubblica, senza il timore di essere trasformati in imputati o indagati per un presunto “eccesso” nell’adempimento del dovere.
Sempre con le Forze dell'Ordine!!
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