Uno dei provvedimenti che Gentiloni si appunta all'occhiello è il cosiddetto "reddito di inclusione.
Si tratta di denaro proveniente dalle tasse degli Italiani (perchè non viene prelevato dai conti di Gentiloni o di Renzi !) e destinato a fornire una sussistenza a chi vive al di sotto del livello di povertà.
Si parla di 1,5-2 milioni di soggetti.
Come al solito vengono messi in luce gli aspetti (più assistenzialisti che solidaristici) e viene taciuto che si tratta di un altro fardello caricato sulle tasche degli Italiani senza una adeguata copertura.
Quello che non ho ancora capito e che non viene detto a chiare lettere è se questo reddito di inclusione riguarda solo gli Italiani per nazionalità, anche quelli per cittadinanza o, addirittura, gli immigrati che neppure hanno (per fortuna) la nostra cittadinanza.
Nel primo caso la scelta sarebbe comunque sbagliata, ma solo sotto un profilo economico, perchè non è con l'assistenzialismo che si risolverebbe il problema della povertà, bensì aiutando ad espandersi una economia che, per poterlo fare, deve essere più libera con
meno tasse,
meno burocrazia,
meno regole e
meno, anzi impedendo ogni invasione di campo nei magistrati nell'economia e nella politica.
In tal modo si libererebbero energie che riuscirebbero a dare impulso, grazie anche alla fantasia italiana, alla nostra crescita economica.
Ma ci può stare che, almeno in una fase iniziale, si aiutino con i soldi pubblici quelli che sono al di sotto del livello di povertà, perchè bisogna pensare agli Italiani veri.
Sbagliata anche sotto il profilo politico e sociale la scelta se si indirizzasse anche agli immigrati.
Sarebbe come incentivarli ad arrivare in Italia, loro Bengodi, dove quei coglioni di Italiani pagano le tasse per mantenerli.
Allora il reddito di inclusione diventerebbe una nuova arma nele mani della Spectre per eliminare dal gioco noi Italiani e sostituirci con soggetti maggiormente disponibili e manovrabili.
#Alloradicono.
Buona Pasqua.
sabato 15 aprile 2017
martedì 11 aprile 2017
Non siano i magistrati a fare le liste elettorali
A Genova un magistrato ha accolto il ricorso di chi era stato votato dai grillini come candidato sindaco, ma repentinamente silurato da Grillo, quale garante della "ortodossia" del movimento.
A me sembra la solita invasione di campo di un magistrato.
La scelta dei candidati dei partiti spetta ai partiti, in base alle loro regole interne.
Se Grillo è, come è, il garante del movimento, mettendoci la sua faccia, il suo nome, le sue risorse, le sue idee, è lui che può avallare o meno le candidature, non certo un magistrato.
Questo vale per la scelta dei candidati all'interno di qualsiasi partito, ma anche per la composizione delle liste elettorali e la permanenza degli eletti nei rispettivi incarichi.
Non esiste proprio che ci sia una "legge Severino" che possa far destituire qualcuno solo perchè condannato, a prescindere dal sostegno popolare che questi ha.
Infatti tale aberrazione è stata utilizzata solo per liquidare Berlusconi e fare un favore alla sinistra.
Esattamente come la decisione del giudice di Genova è un favore alla sinistra se i grillini non potranno candidare uno dei loro (ma che sia dei loro realmente e questo non può deciderlo un magistrato, ma solo Grillo, il garante).
E se finora la sinistra ha beneficiato di queste invasioni di campo della magistratura, ci pensi prima di fare spallucce e lasciare che le cose continuino così, perchè verrà un giorno in cui arriverà un magistrato che li colpirà, come hanno colpito gli altri.
Esattamente come l'uso improprio dei referendum, spesso utilizzati come clava dai comunisti nella prima e seconda repubblica e che hanno subito come una clava il 4 dicembre 2016.
Anche in FI non si cerchino i salvatori della patria per completare le liste...ma si guardi al proprio interno.
A me sembra la solita invasione di campo di un magistrato.
La scelta dei candidati dei partiti spetta ai partiti, in base alle loro regole interne.
Se Grillo è, come è, il garante del movimento, mettendoci la sua faccia, il suo nome, le sue risorse, le sue idee, è lui che può avallare o meno le candidature, non certo un magistrato.
Questo vale per la scelta dei candidati all'interno di qualsiasi partito, ma anche per la composizione delle liste elettorali e la permanenza degli eletti nei rispettivi incarichi.
Non esiste proprio che ci sia una "legge Severino" che possa far destituire qualcuno solo perchè condannato, a prescindere dal sostegno popolare che questi ha.
Infatti tale aberrazione è stata utilizzata solo per liquidare Berlusconi e fare un favore alla sinistra.
Esattamente come la decisione del giudice di Genova è un favore alla sinistra se i grillini non potranno candidare uno dei loro (ma che sia dei loro realmente e questo non può deciderlo un magistrato, ma solo Grillo, il garante).
E se finora la sinistra ha beneficiato di queste invasioni di campo della magistratura, ci pensi prima di fare spallucce e lasciare che le cose continuino così, perchè verrà un giorno in cui arriverà un magistrato che li colpirà, come hanno colpito gli altri.
Esattamente come l'uso improprio dei referendum, spesso utilizzati come clava dai comunisti nella prima e seconda repubblica e che hanno subito come una clava il 4 dicembre 2016.
Anche in FI non si cerchino i salvatori della patria per completare le liste...ma si guardi al proprio interno.
lunedì 10 aprile 2017
Difendersi per non soccombere
Ho letto che il questore di Milano ha dichiarato di non aver mai smesso di firmare dinieghi per il porto d'armi da quando è arrivato a Milano.
Ho colto (spero di sbagliarmi) un qualche compiacimento nell'affermazione, lo stesso che coglievo quando andavo in qualche ufficio pubblico e l'addetto mi rimandava indietro per qualche marginale (se mai ci fosse stata ...) imperfezione dell'atto che volevo depositare o dell'iscrizione che volevo fare.
Un compiacimento che, se fosse reale, sarebbe non solo ingiustificato ma rappresentativo di una arroganza statalista, da burocrate di stato, che vuole vietare (mi auguro con serie motivazioni) a cittadini onesti di combattere almeno ad armi pari con i delinquenti, visto che lo stato, pagato per farlo con le nostre tasse, non riesce a proteggerci.
Personalmente sono un fautore dell'introduzione del secondo emendamento della costituzione americana anche nel nostro ordinamento.
Portare armi è, per un cittadino di nazionalità italiana, un diritto naturale, legittimato dal solo fatto di essere messo in grado di poter difendere se stesso, i propri cari e i propri beni dalle aggressioni che oggi, sempre più spesso, arrivano da stranieri frettolosamente accolti in Italia e privi di qualsiasi controllo.
Essere armati significa poter anche difendere i più deboli aggrediti, sempre più spesso, nelle strade da bande di delinquenti che, quasi sempre, si scopre essere di immigrati.
Vietare senza una motivazione seria (e mi viene in mente solo una ragione sanitaria o un lungo pregresso curriculum di violenza certificato da condanne passate in giudicato) è un abuso, una prepotenza tipica degli stati assoluti di stampo europeo del diciottesimo e diciannovesimo secolo.
Preferisco, senza alcun dubbio, il giudice di Treviso che ha riconosciuto come lo stato non ci difenda e che, per tale ragione, ha dichiarato che avrebbe circolato armato.
Magari al questore di Milano farebbe bene una esperienza come quella del giudice trevigiano ... ma già, sicuramente il questore che nega il porto d'armi ai cittadini, lui può girare armato fino ai denti.
Ho colto (spero di sbagliarmi) un qualche compiacimento nell'affermazione, lo stesso che coglievo quando andavo in qualche ufficio pubblico e l'addetto mi rimandava indietro per qualche marginale (se mai ci fosse stata ...) imperfezione dell'atto che volevo depositare o dell'iscrizione che volevo fare.
Un compiacimento che, se fosse reale, sarebbe non solo ingiustificato ma rappresentativo di una arroganza statalista, da burocrate di stato, che vuole vietare (mi auguro con serie motivazioni) a cittadini onesti di combattere almeno ad armi pari con i delinquenti, visto che lo stato, pagato per farlo con le nostre tasse, non riesce a proteggerci.
Personalmente sono un fautore dell'introduzione del secondo emendamento della costituzione americana anche nel nostro ordinamento.
Portare armi è, per un cittadino di nazionalità italiana, un diritto naturale, legittimato dal solo fatto di essere messo in grado di poter difendere se stesso, i propri cari e i propri beni dalle aggressioni che oggi, sempre più spesso, arrivano da stranieri frettolosamente accolti in Italia e privi di qualsiasi controllo.
Essere armati significa poter anche difendere i più deboli aggrediti, sempre più spesso, nelle strade da bande di delinquenti che, quasi sempre, si scopre essere di immigrati.
Vietare senza una motivazione seria (e mi viene in mente solo una ragione sanitaria o un lungo pregresso curriculum di violenza certificato da condanne passate in giudicato) è un abuso, una prepotenza tipica degli stati assoluti di stampo europeo del diciottesimo e diciannovesimo secolo.
Preferisco, senza alcun dubbio, il giudice di Treviso che ha riconosciuto come lo stato non ci difenda e che, per tale ragione, ha dichiarato che avrebbe circolato armato.
Magari al questore di Milano farebbe bene una esperienza come quella del giudice trevigiano ... ma già, sicuramente il questore che nega il porto d'armi ai cittadini, lui può girare armato fino ai denti.
sabato 8 aprile 2017
Meno ideologia e più concretezza
Il bombardamento ordinato da Trump ci dice che gli Stati Uniti non sono più la tigre di carta che erano con Obama e questo è un bene.
Ma l'obiettivo è sbagliato.
E questo è un male.
Noi dobbiamo guardare al nostro interesse e il nostro interesse è articolato essenzialmente su tre punti che, nell'ordine di importanza sono:
1) bloccare l'invasione degli immigrati africani, asiatici e sud americani che trovano nelle vicende siriane una scusa per inglobarsi nel magmatico mondo dei cosiddetti "profughi" accampando il "diritto" a farsi accogliere e mantenere;
2) nello specifico evitare che la Siria possa diventare un santuario del terrorismo come fu l'Afghanistan;
3) riportare l'ordine pacificando la zona, anche forzatamente, manu militari, come facevano i Romani (la "pax romana" era fondata sull'annientamento di chi si ribellava).
La scelta di Obama di sostenere le ribellioni islamiste nei paesi arabi si è dimostrata altamente nociva, quindi, per quanto possa ripugnare, ha visto bene Putin nel sostenere Assad, nell'interesse di tutti noi.
Trump farebbe bene a riprendere il filo della sua campagna elettorale, accordandosi con Putin per riportare l'ordine in Siria, eliminando in modo concertato con la Russia tutte le sacche di ribellione e dando congiuntamente la caccia ai terroristi.
Questo consentirebbe di evitare che la Siria possa diventare una base dalla quale i terroristi possano organizzare attentati a casa nostra e toglierebbe anche ogni ragione per le immigrazioni di massa verso casa nostra.
Ci vuole, oggi, più concretezza e meno ideologia.
Il buonismo lasciamolo ai Gentiloni che, informato di seconda mano dell'attacco americano, ha dimostrato quanto poco conti l'Italia dei successori di Berlusconi.
Ma l'obiettivo è sbagliato.
E questo è un male.
Noi dobbiamo guardare al nostro interesse e il nostro interesse è articolato essenzialmente su tre punti che, nell'ordine di importanza sono:
1) bloccare l'invasione degli immigrati africani, asiatici e sud americani che trovano nelle vicende siriane una scusa per inglobarsi nel magmatico mondo dei cosiddetti "profughi" accampando il "diritto" a farsi accogliere e mantenere;
2) nello specifico evitare che la Siria possa diventare un santuario del terrorismo come fu l'Afghanistan;
3) riportare l'ordine pacificando la zona, anche forzatamente, manu militari, come facevano i Romani (la "pax romana" era fondata sull'annientamento di chi si ribellava).
La scelta di Obama di sostenere le ribellioni islamiste nei paesi arabi si è dimostrata altamente nociva, quindi, per quanto possa ripugnare, ha visto bene Putin nel sostenere Assad, nell'interesse di tutti noi.
Trump farebbe bene a riprendere il filo della sua campagna elettorale, accordandosi con Putin per riportare l'ordine in Siria, eliminando in modo concertato con la Russia tutte le sacche di ribellione e dando congiuntamente la caccia ai terroristi.
Questo consentirebbe di evitare che la Siria possa diventare una base dalla quale i terroristi possano organizzare attentati a casa nostra e toglierebbe anche ogni ragione per le immigrazioni di massa verso casa nostra.
Ci vuole, oggi, più concretezza e meno ideologia.
Il buonismo lasciamolo ai Gentiloni che, informato di seconda mano dell'attacco americano, ha dimostrato quanto poco conti l'Italia dei successori di Berlusconi.
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