giovedì 30 ottobre 2025
domenica 26 ottobre 2025
Vorrei ma non posso-
Mi fa quasi ridere — o forse piangere — la mania di chiamare “volenterosi” quel manipolo di nazioni che si riunisce per pontificare sul destino del mondo. Si riempiono la bocca di parole come pace, si avvolgono in bandiere arcobaleno e dichiarazioni di buone intenzioni, ma poi — con somma ipocrisia — spingono gli altri a combattere. Loro no, loro si limitano a soffiare sul fuoco, purché il fuoco bruci lontano da casa loro.Sono i campioni del “vorrei ma non posso”: i condòmini dell’assemblea mondiale che, nascosti dietro la pianta ornamentale, istigano i vicini a urlare contro l’amministratore, salvo poi lamentarsi del rumore.
L’Unione Europea, poi, si è ormai specializzata nel coprirsi di ridicolo. Non bastavano anni di burocrazia inconcludente e decisioni a vuoto — no, servivano anche diciannove pacchetti di sanzioni alla Russia, partoriti da quella genialata di Draghi, che pareva convinto che bastasse un decreto per vincere una guerra.
Parlano di pace, sì. Ma ogni volta che aprono bocca, parte un’altra spedizione d’armi. È un po’ come organizzare una marcia per l’ambiente in SUV.
Eppure il primo passo verso la pace non è l’ennesimo pacchetto di sanzioni o l’ennesimo comunicato stampa in cui si irridono le proposte di chi, sul campo, sta avanzando. Il primo passo sarebbe avere il coraggio di revocare il mandato di cattura internazionale contro Putin e i suoi ministri, e subito dopo, cancellare tutte le sanzioni.
Solo allora si potrebbe dire: “Fermiamoci qui, sulla linea attuale, e parliamone davvero”.
Certo, anche Putin ci mette del suo per tenere vivo il conflitto: decisioni incomprensibili, scelte che puzzano di calcolo politico più che di strategia. Ma il punto resta lo stesso: nessuno vuole davvero fermarsi.
E poi arriva Trump, che — nel bene o nel male — almeno una proposta la mette sul tavolo: fermare le ostilità sulla linea del fronte e iniziare trattative vere, non i soliti teatrini diplomatici. Ha detto chiaro che l’Ucraina dovrà, volente o nolente, accettare delle perdite territoriali, ma in cambio riaprire scambi e rapporti, archiviare sanzioni e mandati.
Non sarà elegante, ma è realismo. E il realismo, oggi, manca come l’acqua nel deserto.
In fondo, questa guerra danneggia solo le economie della vecchia Europa — sia l’Ovest che la Russia. Gli unici a brindare sono gli Stati Uniti, che incassano miliardi vendendo armi pagate da noi. E intanto le solite “nazioni amiche” dell’Occidente, in realtà ostili da secoli, si arricchiscono alle nostre spalle: la Cina, che si proclamava alleata “incrollabile” della Russia, ora applica sanzioni a modo suo, quando le conviene. Non per ideologia, ma per profitto.
E noi? Noi, europei “volenterosi”, restiamo qui a imbastire convegni e conferenze, con il favore delle telecamere, a discutere del sesso degli angeli mentre Zelensky viene spinto a continuare una guerra che nessuno sa — o vuole — far finire.
giovedì 23 ottobre 2025
Più tagli alla spesa, meno tasse-
mercoledì 22 ottobre 2025
Sto col Generale Vannacci-
domenica 19 ottobre 2025
L'Italia del buon Governo promossa in serie A-
La notizia del giorno non è, come vorrebbero farci credere i "professionisti dell'informazione", la bomba che ha fatto esplodere due automobili di un conduttore televisivo ( al quale va tutta la mia solidarietà) e neppure l'acclarata crassa ignoranza del segretario della cgil che tra congiuntivi che neanche Fantozzi e l'incapacità di usare i vocaboli appropriati, rappresenta una Croce Rossa contro la quale sparare sarebbe maramaldeggiare. Ne quella della pochezza della segretaria del PD-No, la notizia, la vera notizia che interessa tutti gli Italiani, anche quelli che non la conoscono, è la promozione che una agenzia di rating (la DBRS Morningstar) ha certificato dell'Italia, passandola dalla tripla B alla A.
Tale promozione segue analoghe prese di posizioni, in termini di innalzamento del rating o di miglioramento delle previsioni (outlook), delle altre grandi agenzie di rating che tanto male ci hanno fatto in passato.
Conan Doyle faceva dire alla sua creatura Sherlock Holmes che una coincidenza è solo una coincidenza, due coincidenze sono un indizio e tre coincidenze sono una prova.
E le coincidenze stanno diventando tante, se ci aggiungiamo anche la stabilizzazione dello spread intorno agli 80 punti e vedremo che effetto farà sulla imminente, nuova emissione (dal 20 al 24 ottobre) dei BTP Valore settennali.
Un passo lento, ma inesorabile che ricorda quello degli Alpini, in marcia verso un obiettivo mentre consolidano il terreno nel frattempo conquistato.
E se nel 2026 potremo vedere ulteriormente ridotto l'impatto fiscale sulle nostre finanze, lo si deve anche a questa prudenza che consente al Governo di consolidare, passo dopo passo, i miglioramenti conseguiti.
Certo, ci sono sempre delle questioni che individualmente non piacciono ma il quadro complessivo si fa, di giorno in giorno, più roseo, nonostante i disperati tentativi delle opposizioni e delle loro emanazioni di ogni genere, prendendo a pretesto ieri Gaza, oggi il sempiterno antifascismo, domani la flatulenza di un pinco palla qualunque, perché ogni alibi è buono per criticare un governo che fa quello che i suoi predecessori non sono stati in grado di realizzare.
Le agenzie di rating arrivano sempre dopo, ma proprio perché arrivano dopo la loro certificazione ha un valore di stabilità di un giudizio formulato sulla base di un andamento e non di un momentaneo picco positivo (o negativo).
Resta il fatto che la promozione in serie rappresenta un beneficio per l'Italia e, singolarmente, per tutti gli Italiani, anche per coloro che credono di non esserne coinvolti.
lunedì 13 ottobre 2025
Il primo passo verso la stabilizzazione di quella polveriera che, da che io ricordi, non ha mai smesso di generare tensioni e danni — diretti e indiretti — è finalmente stato compiuto.
Diretti, perché non possiamo dimenticare i dirottamenti, gli attentati, gli omicidi e le stragi perpetrate dai palestinesi anche sul nostro suolo, né l’ospitalità e l’addestramento offerti ai terroristi delle Brigate Rosse, della RAF e dell’IRA.
Indiretti, perché le conseguenze economiche e sociali — basti pensare alle devastazioni e agli scioperi cattocomunisti, anche di questi giorni — hanno inciso profondamente anche su di noi.
Questo primo passo è arrivato grazie a due attori sul campo, riluttanti ma messi in riga da un Trump in piena forma, deciso e assertivo. Netanyahu ha rinunciato a vincere la guerra: ora dovrà vincere la pace, seguendo i punti del “protocollo Trump” e affrontando le prossime elezioni con il peso e la responsabilità di guidare Israele verso una nuova fase.
Hamas, per parte sua, si è salvata per il rotto della cuffia: i vertici che guidavano l’organizzazione il 7 ottobre 2023 sono stati eliminati, e quelli rimasti — dirigenti di quarta e quinta fila — devono ora, facendo buon viso a cattivo gioco, tentare anche loro di vincere la pace.
Non sarebbe la prima volta che un gruppo armato si trasforma in forza politica. Accadde all’IRA dopo l’Accordo del Venerdì Santo del 1998: deposero le armi e intrapresero la via civile della competizione elettorale, fino a diventare oggi una componente rilevante — e spesso determinante — nel panorama politico dell’Irlanda del Nord e del Sud.
Ma vincere la pace è assai più difficile che vincere la guerra. In guerra si distrugge; nella pace si costruisce. E costruire è sempre più lungo e complesso che distruggere — come ben sappiamo noi italiani, se pensiamo a quanto poco sia bastato ai cattocomunisti per compromettere finanze, tradizioni e cultura, e quanto sia invece lungo il percorso di risanamento intrapreso dal Governo.
Nessuno può prevedere come si svilupperà questo processo di pace, ma è lecito augurarsi che siano in pochi a voler mettere le mani — o il cappello — sulla ricostruzione di quella terra martoriata.
È già un segnale incoraggiante sapere che, a Sharm, non è stata invitata l’Unione Europea nel suo insieme, ma che l’Europa sia rappresentata dalle sue nazioni storicamente, politicamente e culturalmente più autorevoli: Italia, Regno Unito, Germania e Francia.
Se il processo saprà proseguire con continuità, nessuno può dirlo. Ma possiamo sperare che, stavolta, entrambe le parti imparino — ciascuna nel proprio ambito — a vincere la pace.
mercoledì 8 ottobre 2025
Quando si compileranno le liste elettorali di Forza Italia, è fondamentale valutare con attenzione ciò che certi candidati hanno realmente fatto sul territorio: quanto si sono fatti vedere, quanto hanno partecipato alla vita dei militanti e se sono stati presenti in maniera costante, non solo con sporadiche apparizioni a cene o sagre. Bisogna considerare se si tratta di Forzisti della prima ora o di lunga militanza, oppure se provengono da altri partiti, se sono “traditori di ritorno” o semplici opportunisti.
mercoledì 1 ottobre 2025
La questione della flottiglia verso Gaza e la legittimità delle acque territoriali israeliane-
Negli ultimi anni si è più volte discusso delle cosiddette “flottiglie” dirette verso Gaza, con l’obiettivo dichiarato di rompere il blocco navale imposto da Israele. È importante chiarire alcuni punti di diritto internazionale e di sicurezza per comprendere perché queste iniziative non possano essere considerate azioni innocue.Innanzitutto, le acque territoriali di fronte alla Striscia di Gaza rientrano sotto il controllo israeliano in virtù di una risoluzione delle Nazioni Unite, che riconosce a Israele il diritto e il dovere di monitorare e gestire tali zone marittime. Questo controllo ha una ragione precisa: prevenire il traffico di armi e materiali destinati a Hamas, organizzazione classificata come terroristica da Stati Uniti, Unione Europea e molti altri Paesi.
L’ingresso non autorizzato di imbarcazioni in queste acque costituisce dunque una violazione della sovranità e della sicurezza di Israele. In simili circostanze, il diritto internazionale marittimo e le risoluzioni ONU conferiscono allo Stato ebraico la facoltà di intervenire, anche con l’uso della forza, per fermare e ispezionare le navi sospette.
È essenziale ricordare che Hamas non rappresenta un normale attore politico, ma un gruppo armato responsabile di atti terroristici e di lanci di razzi contro civili israeliani. Chiunque cerchi di sostenerlo o di aggirare i controlli, anche indirettamente, si rende di fatto complice delle sue azioni.
Il principio che guida il blocco navale non è quindi un arbitrario atto di oppressione, ma una misura di autodifesa e di tutela della popolazione israeliana. Parlare di “flottiglie umanitarie” senza tener conto di questo contesto significa ignorare le implicazioni concrete per la sicurezza e la legalità internazionale.
