domenica 26 ottobre 2025

 Vorrei ma non posso-

Mi fa quasi ridere — o forse piangere — la mania di chiamare “volenterosi” quel manipolo di nazioni che si riunisce per pontificare sul destino del mondo. Si riempiono la bocca di parole come pace, si avvolgono in bandiere arcobaleno e dichiarazioni di buone intenzioni, ma poi — con somma ipocrisia — spingono gli altri a combattere. Loro no, loro si limitano a soffiare sul fuoco, purché il fuoco bruci lontano da casa loro.
Sono i campioni del “vorrei ma non posso”: i condòmini dell’assemblea mondiale che, nascosti dietro la pianta ornamentale, istigano i vicini a urlare contro l’amministratore, salvo poi lamentarsi del rumore.
L’Unione Europea, poi, si è ormai specializzata nel coprirsi di ridicolo. Non bastavano anni di burocrazia inconcludente e decisioni a vuoto — no, servivano anche diciannove pacchetti di sanzioni alla Russia, partoriti da quella genialata di Draghi, che pareva convinto che bastasse un decreto per vincere una guerra.
Parlano di pace, sì. Ma ogni volta che aprono bocca, parte un’altra spedizione d’armi. È un po’ come organizzare una marcia per l’ambiente in SUV.
Eppure il primo passo verso la pace non è l’ennesimo pacchetto di sanzioni o l’ennesimo comunicato stampa in cui si irridono le proposte di chi, sul campo, sta avanzando. Il primo passo sarebbe avere il coraggio di revocare il mandato di cattura internazionale contro Putin e i suoi ministri, e subito dopo, cancellare tutte le sanzioni.
Solo allora si potrebbe dire: “Fermiamoci qui, sulla linea attuale, e parliamone davvero”.
Certo, anche Putin ci mette del suo per tenere vivo il conflitto: decisioni incomprensibili, scelte che puzzano di calcolo politico più che di strategia. Ma il punto resta lo stesso: nessuno vuole davvero fermarsi.
E poi arriva Trump, che — nel bene o nel male — almeno una proposta la mette sul tavolo: fermare le ostilità sulla linea del fronte e iniziare trattative vere, non i soliti teatrini diplomatici. Ha detto chiaro che l’Ucraina dovrà, volente o nolente, accettare delle perdite territoriali, ma in cambio riaprire scambi e rapporti, archiviare sanzioni e mandati.
Non sarà elegante, ma è realismo. E il realismo, oggi, manca come l’acqua nel deserto.
In fondo, questa guerra danneggia solo le economie della vecchia Europa — sia l’Ovest che la Russia. Gli unici a brindare sono gli Stati Uniti, che incassano miliardi vendendo armi pagate da noi. E intanto le solite “nazioni amiche” dell’Occidente, in realtà ostili da secoli, si arricchiscono alle nostre spalle: la Cina, che si proclamava alleata “incrollabile” della Russia, ora applica sanzioni a modo suo, quando le conviene. Non per ideologia, ma per profitto.
E noi? Noi, europei “volenterosi”, restiamo qui a imbastire convegni e conferenze, con il favore delle telecamere, a discutere del sesso degli angeli mentre Zelensky viene spinto a continuare una guerra che nessuno sa — o vuole — far finire.

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