mercoledì 5 giugno 2013

http://www.esercitodellaliberta.it/?p=155
Casi disperati
Le motivazioni della sentenza di condanna - UNICA NEL SUO CASO - contro Berlusconi per la pubblicazione delle intercettazioni di Fassino e Consorte ("abbiamo una banca !") indicano un concorso morale del Cavaliere nella pubblicazione in quanto lesiva della avversa parte politica.
Aspettiamo ora l'incriminazione e la condanna dei funzionari di partito, tempo per tempo "compagni segretari" del pci/pds/ds/pd per tutte le intercettazioni pubblicate ai danni di Berlusconi.

Le "vittime" non si considerano tali.
Ne' Ruby, nè i funzionari di Polizia che confermano, sotto giuramento, come Berlusconi avesse solo fatto una telefonata informativa, mentre Ruby ha confessato, ugualmente sotto giuramento, che si è inventata tutto, che non c'è stato sesso e che nascondeva (e poteva farlo eccome !) la sua minore età.
Insomma dichiarava più anni di quelli che aveva come facevamo noi per entrare al cinema e guardare i film vietati ai  minori di 14 anni o, un paio di anni dop, quelli vietati ai minori di 18 anni.
Però Berlusconi DEVE essere condannato.
A prescindere.

Il governo commissaria l'Ilva.
Praticamente un esproprio.
Ma chi pagherà la bonifica ambientale e i salari ?
Sì, perchè se io fossi il proprietario espropriato e senza più la possibilità di comandare, COL CAVOLO che sborserei ancora soldi.
Non vorrei che ci appioppassero una tassa per l'Ilva ...

Emma Bonino, immeritatamente ministro degli esteri, invece di preoccuparsi di riportare a casa i Marò sequestrati dagli indiani, si mette a fare la maestrina dalla penna rossa (e senza titoli) per bacchettare Erdogan e la Turchia.
Bocciata senza ripassare a settembre.

In parlamento pare emerga la volontà di approvare l'abominio dello ius soli.
Sarebbe la rottura del contratto sociale che lega i cittadini Italiani allo stato.

martedì 4 giugno 2013

No, l'Italia non è un Paese normale
LO)Gli elettori selezionano la classe dirigente (parlamentari, consiglieri regionali, provinciali, comunali) con il voto Si dice che il meccanismo (sistema delle leggi elettorali) per votare non va bene In epoche passate la legge elettorale era diversa dal porcellum (proporzionale, maggioritaria con quota proporzionale) e la classe dirigente era sempre votata dagli italiani. Gli elettori esprimo il voto sulla base dei loro orientamenti politici, con le loro opinioni sulla attività dei partiti e dei governi e sugli uomini che i partiti propongono e selezionano al loro interno. Le scelte degli elettori nascono da ciò che sanno, dalle informazioni che ricevono, dal grado di competenza sui fenomeni economici e sociali, dalle conoscenze e notizie che acquisiscono dai giornali, programmi radio e TV, libri, convegni, dibattiti, partecipazione alla vita politica e sociale del Paese.

E qui sta il bello. La pochezza e la ignoranza dei formatori degli elettori-cittadini, di quella sconfinata moltitudine di partigiani dipendenti dei mezzi di comunicazione di massa di proprietà di un ristretto oligopolio dovrebbero formare il cittadino-elettore. Formatori legati ai partiti ed agli uomini di potere delle cosiddette “istituzioni”, nominati attraverso il voto dal popolo sovrano, formato, informato, addestrato dai giornalisti di regime che dipendono dagli editori, gli stessi che detengono il potere economico e politico del Paese. L’oligopolio dei mezzi di comunicazione di massa appartiene sia al pubblico sia al privato, ma non fa differenza. In particolare la radio e la TV pubblica è governata dai partiti (chi più chi meno a seconda dei risultati elettorali), meglio dai capi dei partiti che nominano i loro vassalli, così come quella privata gestita da finti imprenditori eletti dal popolo o nominati da soggetti politici eletti sempre dagli elettori, che nominano i giornalisti secondo convenienza. E tutti i giornalisti assunti o nominati cadono dalle nuvole e si autodichiarano liberi ed indipendenti. Evviva la trasparenza.

Possono gli elettori essere consapevoli per compiere delle scelte politiche in parte rispondenti all’interesse del Paese? Ovviamente no, anche perché in un tale sistema le fazioni vecchie e nuove hanno buon gioco a demolire l’altra parte, lasciando la realtà sempre uguale a se stessa con la sola variante anagrafica. A chi muore si sostituisce un soggetto più giovane, ma della stessa materia politica del morto. Il risultato è palese a tutti: destra e sinistra, vecchi e giovani, occupati e disoccupati, ricchi e poveri sono sempre gli stessi La produzione comunicativa risulta uguale o spesso peggiore: “l’assenza dello Stato”, “ci hanno tolto il futuro”, “lasciamo lavorare i Magistrati”, “liberiamo Roma”, “aboliamo la legge elettorale”, “il conflitto di interessi”, “le puttane nelle stanze del potere”, “rivolto l’Italia come un calzino”, “una svolta, un cambiamento”, “resistere, resistere, resistere”, “dopo il rigore la crescita”, “abbattere le diseguaglianze”, “i giovani sono senza lavoro”, “è una scelta di responsabilità verso il Paese”, “potevano votare per Rodotà (non si capisce perché)”, “non si può fare un Governo con gente impresentabile”, “non sono persone serie”, “cantiamo bella ciao”, “i muri con le scritte, i tazebao del popolo”, “le giuste rivendicazioni dei centri sociali (luoghi di elaborazione culturale) contro le vetrine dei negozi”, “puntare sull’innovazione e la ricerca”, “le teste pensanti emigrano all’estero”, “più donne in Parlamento e nel Governo”, “partire dal territorio”.

La somatizzazione dell’idiozia genera uno scontro eterno tra accuse reciproche, tra personale politico di diversa estrazione alla ricerca di un primato per diffamatori, accusatori (medaglia d’oro Travaglio, di bronzo Scalzi) e patetici difensori della parte offesa ora di destra ora di sinistra. Basterebbe riflettere che il meglio (del peggio) del personale politico che affolla il video, dopo le elezioni politiche, è rappresentato per il sesso femminile dalla Carfagna e dalla Serracchiani, lettrici appassionate di Habermas, Dahrendorf, Aron, Galbraith, Keynes, Popper, incatenate al totem della pochezza nell’esporre il frutto del loro pensare politico, l’espressione rosa del nulla stellare. Mentre per il sesso maschile abbiamo due partecipanti al concorso per sommelier che svettano sugli altri: Civati e Renzi, l’onnipresente sindaco di Firenze che ci propina quelle ricette di buon senso della vecchia Zia (aridatece D’Alema e Veltroni). Quando non appare l’eroico Landini che se avesse la barba potremmo scambiarlo per Tolstoi.

Ma veniamo ai Maestri formatori della opinione pubblica, giornalisti pret a porter, docenti navigati che passano dal banale al sublime, ingessati nel rigore borghese del carattere sacramentale ed oggettivo della loro informazione. La corsa al primato è ricca di contendenti: Giannini, Floris, Santoro, Travaglio, Scalzi o scalzo de’ pensiero, l’Annunziata, Floris – 007 licenza di uccidere con un sorriso-, Formigli, Fazio, Valentini, la reginetta Beatrice Borromeo, Del Debbio. Mettono in scena una specie di dopo partita, un rivisitazione amplificata del processo del lunedì dove si parla, invece che di filosofia del calcio, di sesso a pagamento, di iscrizioni alle primarie, di mercato degli acquisti di deputati e senatori, di puttanieri ed uomini casti, di discontinuità e continuità. Si dice "è mancato un metodo di formazione e selezione della classe dirigente italiana". E vero? Chi avrebbe dovuto formare la classe dirigente italiana? Come? Si potrebbe anche sostenere che esistono personaggi all’altezza del compito, ma non vengono votati dagli elettori ed i partiti si guardano bene dal proporli.

Sembra che migliorare la conoscenza e il grado di giudizio degli elettori sia decisivo per ottenere scelte di classe dirigente migliori e di maggior qualità. Il risultato comporta di mettere sotto accusa gran parte dell’intero corpo dell’informazione, di porre una concorrenza tra i monopolisti di prima serata, tra i padroni delle trasmissioni di approfondimento politico, che non possono essere appannaggio di comici, cantanti, anziane ballerine (la Parietti), come pure di scontri personali e di facili ingiurie ed offese alla reputazione personale. Occorre una “svolta”, un “cambiamento”. Pensioniamo i vecchi tromboni dell’informazione con gente (giornalisti) nuova, anche con anagrafe alta. Si può fare.

lunedì 3 giugno 2013

Il dopo Berlusconi può iniziare con Berlusconi presente
Da tempo, ormai, Marcello Veneziani ridendo castigat mores.
Ne Il Giornale con la sua quasi quotidiana rubrica Cucù Marcello Veneziani ci indica problemi e la strada per risolverli (tranne quanto parla del Sud e del Nord).
Così ha affrontato, delineando la corretta posizione dell'Uomo di Destra, il tema della Famiglia, dell'omosessualità, dell'immigrazione, del lavoro, dell'euro e dei rapporti con la Germania (con o senza Merkel), dei Marò ancora sequestrati dagli indiani, della mancanza di un partito di Destra e di come (riunendo le varie anime sulle battaglie classiche della Destra) si possa ricostituire quella comunità umana, prima ancora che politica, che ha salvato e salvaguardato negli anni dell'arco costituzionale, la Libertà di Pensiero e di manifestare Idee difformi dal coro.
Qualche giorno fa ha espresso quel che in tanti pensiamo: che mosceria senza Silvio !
Ed è proprio così.
Se manca Berlusconi, non solo il Centro Destra arretra (lo avevamo già visto dopo il golpetto di stato che portò a Palazzo Chigi il maggiordomo della Merkel, oggi desaparecido) ma anche il dibattito politico langue e i giornali sono costretti a dare spazio agli urletti di Grillo o ai doroteismi del furbetto fiorentino.
Ancora peggio accade nel PdL quando, senza Silvio, alzano la testa i Galan e i Bondi, con le loro baggianate utili solo (e comincio ad avere il sospetto che sia proprio quello lo scopo) ad allontanare gli elettori di Destra dal partito.
Quale differenza con la arrembante campagna elettorale che ha impedito la vittoria della sinistra.
Quale differenza con i comizi di Roma, Bari e Brescia, quando Berlusconi ha compattato elettori, militanti e dirigenti dietro la sua figura riportando il PdL ad essere il primo partito nei sondaggi.
Personalmente sono convinto che se anche Berlusconi venisse ripetutamente condannato, se anche venisse incarcerato, se anche fosse costretto all'esilio per sfuggire alla persecuzione giudiziaria, otterrebbe ugualmente il consenso popolare, forse anche di più.
Ma Berlusconi a settembre compirà 77 anni e non possiamo aspettarci che le sue energie aumentino.
Il problema del Centro Destra, ma anche quello dell'Italia, è tutto qui.
Non esiste un Leader per il Centro Destra e non esiste una figura autorevole per l'Italia, dopo Berlusconi.
Ci sono tanti aspiranti, è vero, ma sono i soliti mediocri burocrati di partito che non sono in grado di avere una visione progettuale.
E lo vediamo con le iniziative di Letta.
Gli unici provvedimenti che scaldano gli animi sono quelli proposti da Berlusconi: via l'imu, niente aumento dell'iva, meno tasse per chi assume, presidenzialismo.
Poi ci sono le iniziative ideologiche e distruttive tipiche della sinistra come la concessione della cittadinanza e voto per gli immigrati (che ha trovato anche il sostegno del furbetto fiorentino) o il "matrimonio" tra omosessuali e poichè sul piano economico e istituzionale il governo ha fatto proprie le linee guida del Centro Destra (in totale assenza di realistiche alternative) è contro quei due provvedimenti che il PdL deve marcare la sua identità di partito, trainando tutto il Centro Destra a cominciare dai vari frammenti della Destra e da una Lega che prima ritroverà la guida di Bossi, meglio sarà.
Contro la deriva "politicamente corretta", ecco che si apre la possibilità di una grande battaglia identitaria che possa, anche in assenza di Berlusconi, marcare la differenza con la sinistra.
E' l'occasione per testare il "dopo Berlusconi" quando ancora il Cavaliere è ben presente sulla piazza ed è ancora la guida indiscutibile del Centro Destra.