sabato 14 febbraio 2026

 Il ciclone Trump e il Green Deal: una riflessione personale-

In queste ore si parla molto dell’ordine esecutivo con cui il Presidente Trump ha archiviato le precedenti direttive sull’energia introdotte ai tempi di Barack Obama, ripristinando un approccio più orientato al libero mercato nel settore energetico.
Una scelta che segna una svolta: meno vincoli sulle emissioni di CO₂, stop a incentivi che — secondo questa visione — alteravano la concorrenza tra tecnologie, e un passo indietro rispetto a diversi accordi internazionali sul clima.
Personalmente, non mi hanno mai convinto le narrazioni che attribuiscono all’uomo la quasi totalità delle responsabilità del cambiamento climatico. Scienziati come Antonino Zichichi, Carlo Rubbia e Romano Prodi hanno più volte sottolineato quanto il fenomeno sia complesso e quanto incidano fattori naturali, a partire dall’attività solare.
Ho sempre avuto la sensazione che dietro il cosiddetto “Green Deal” si sia sviluppato anche un enorme interesse economico: nuovi mercati, nuove filiere, nuove rendite. E l’Europa, più di altri, sembra aver scelto di caricarsi sulle spalle costi enormi — pubblici e privati — mentre grandi economie come Cina, India, Russia e ora anche gli Stati Uniti seguono strade diverse.
La domanda che mi pongo è semplice:
possiamo permetterci di proseguire su una strada che pesa su imprese e famiglie, quando il nostro contributo globale è marginale?
Forse è il momento di rimettere al centro pragmatismo, competitività e realismo economico. L’ambiente va tutelato, certo. Ma senza ideologie, senza autoflagellazioni, senza politiche che rischiano di indebolire chi le adotta.
Osserviamo, analizziamo, discutiamo.
Il dibattito è aperto — ed è giusto che lo sia.

lunedì 9 febbraio 2026

 Le Olimpiadi dimostrano che l’Europa non è una Nazione-

Bellissima la cerimonia di apertura di Milano-Cortina 2026: stile, eleganza, identità Nazionale. Un netto contrasto, a mio avviso, con la deriva più spettacolare e discutibile vista a Parigi 2024.
Unico neo: l’assenza della Russia, dei suoi atleti e della sua bandiera. Perché lo sport dovrebbe restare sport. Gli atleti dovrebbero poter gareggiare sotto i colori della propria Nazione, senza che la politica (con la “p” minuscola) condizioni le competizioni. Ipocrisia pura di chi prima o poi bacerà il culo a Putin-
E a proposito di bandiere: mancava anche quella dell’Unione Europea.
E nessuno ne ha sentito la mancanza.
Questo dimostra una cosa semplice: l’Unione Europea non è una Nazione. È una costruzione politica e istituzionale, non un popolo unito da identità, storia e sentimento comune.
Immaginiamo per un attimo una squadra olimpica “europea”:
Con quali criteri verrebbe composta? In proporzione alla popolazione, come in un vero Stato? Oppure secondo logiche burocratiche simili a quelle delle istituzioni europee?
In modo paritario come la commissione dove una estone, stato da 1,4 milioni di abitanti, ha un commissario (e alla politica estera !) come Italia, Germania e Francia ?
Lo sport premia il merito.
Le Nazioni rappresentano popoli reali.
Se l’Europa non è una Nazione, forse dovrebbe tornare a essere ciò per cui era nata: un’unione economica di libero scambio tra Stati sovrani, nel rispetto delle identità e delle autonomie nazionali.

sabato 7 febbraio 2026

 Certi magistrati fanno campagna per il "SI" ... a loro insaputa-

L'immediata scarcerazione di tre manifestanti di Torino e la contemporanea insistenza nell'indagine sull'uso delle armi da parte della Polizia a Rogoredo (dove è stato neutralizzato un clandestino che aveva rubato un'arma ad una guardia giurata e con quella aveva sparato ad una Volante) sono gli ultimi episodi di un lunghissimo, sterminato elenco che ci dice perchè il 22 marzo sarà meglio votare "SI'" al referendum confermativo sulla giustizia.
Mi piace peraltro rilevare come il Governo non chini la testa, come fecero tanti altri prima, sin dall'epoca delle cosiddette "mani pulite", rinforzando le norme che diventano sempre più difficili da "interpretare" contro chi si e ci difende.
Così la prospettiva di rimuovere la foglia di fico dell' "atto dovuto" "per garantire la difesa" di chi usa legittimamente le armi per la difesa propria e altrui, così la normativa sul trattenimento in caserma per un massimo di 12 ore di chi è già stato protagonista di atti violenti e, quindi, conosciuto, lo si vuole controllare prima di manifestazioni di piazza.
Con la ciliegina della facoltà del pubblico ministero di rimetterlo subito in libertà, assumendosi in tal modo la totale responsabilità degli atti che potrebbe commettere.
Manca, purtroppo, la norma che preveda una cauzione da parte degli organizzatori di una manifestazione a copertura degli eventuali danni provocati dai manifestanti.
Ma non è mai troppo tardi per introdurla in modo che i danni causati dalla violenza di pochi siano pagati dalle stesse vittime di quella violenza.

venerdì 6 febbraio 2026

 Democrazia o rallentamenti istituzionali? Il peso dei "filtri" sul voto popolare.

L'Articolo 74 della Costituzione parla chiaro: il Presidente della Repubblica può chiedere una nuova deliberazione, ma se le Camere approvano nuovamente, la legge deve essere promulgata. Eppure, assistiamo sempre più spesso a un "esame preventivo" che sa di interferenza.

Oggi il tema è caldo: scudo penale per le Forze dell'Ordine, fermo preventivo per i facinorosi, cauzioni per chi manifesta e danneggia la cosa pubblica. Provvedimenti scelti dagli elettori, ma rallentati dai continui "colloqui" tra Governo e Quirinale.

Ecco perché questa prassi è problematica:

  • Distanza dagli elettori: Il Quirinale sembra muoversi su una linea politica distante da chi ha votato questo Centrodestra per avere più Sicurezza e Ordine.

  • Depotenziamento delle leggi: Questi "minuetti" istituzionali finiscono per annacquare i provvedimenti prima ancora che vedano la luce.

  • Anacronismo normativo: Ha senso bloccare lo sviluppo del Paese in nome di norme scritte 80 anni fa? Allora non esisteva nemmeno la TV in bianco e nero, oggi viviamo in un mondo che richiede risposte rapide e concrete.

La domanda è semplice: la radicalizzazione della lotta politica servirà finalmente a spazzare via questi ostacoli? L’Italia non può più permettersi rallentamenti. Gli italiani chiedono Sicurezza e Benessere, non cavilli procedurali.

Voi cosa ne pensate? È giusto che la firma del Quirinale diventi un filtro politico al programma di governo votato dai cittadini?

#Politica #Italia #Costituzione #Sicurezza #Governo #Mattarella #Democrazia