martedì 29 luglio 2025

 Ancora fiele per Macron-

È di ieri sera la comunicazione dell’avvenuto accordo tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti in materia di dazi.
La questione è talmente complessa — e riguarda la pressoché totalità della gamma merceologica, ognuna con le sue specificità — che, anche disponendo del testo completo con i termini esatti dell’accordo, sarebbe impossibile esprimere una valutazione che non sia di carattere generale.
E, come spesso accade, le valutazioni di carattere generale fanno prevalere l’aspetto politico su quello tecnico, il quale potrebbe vedere, ad esempio, i produttori di tondini lamentarsi e quelli di parmigiano brindare.
Sul piano politico, l’accordo è un fatto positivo: i 27 Paesi dell’Unione e gli Stati Uniti appartengono alla stessa famiglia occidentale, soprattutto in un contesto in cui il nemico, per entrambi, si chiama Cina.
Chiudere — peraltro in soli sei mesi, dal 20 gennaio, giorno in cui Donald Trump è entrato alla Casa Bianca — una vertenza di tale portata, mi sembra un buon auspicio per il futuro.
Nel merito, è vero che Trump appare come il "padrone" che ha fatto "saltare" la Von der Leyen a suo piacimento, ed è altrettanto vero che leader come Macron e Sánchez — capofila dei "talebani" del bazooka contro gli USA — si ritrovano ora a incassare l’ennesima sconfitta, ad abbozzare e a ingoiare il fiele dell’accordo.
Ma, se consideriamo il punto di partenza, come già ricordato in passato, non si tratta di un regalo agli Stati Uniti, bensì di un riequilibrio rispetto a un rapporto commerciale squilibrato da tempo, iniziato ben prima dei dazi: con imposizioni fiscali, regole restrittive, esclusioni di categorie merceologiche motivate con l’ambientalismo, frutto della bulimica produzione legislativa dell’Unione Europea.
Personalmente, sono favorevole a un Mercato libero da ogni imposizione e tassazione, in cui "vince" il prodotto che, per qualità e prezzo, viene premiato dai cittadini che lo acquistano.
Ovviamente, per i prodotti (che provengono essenzialmente dalla Cina e da altri mercati orientali) il cui costo è alterato da sfruttamento dei lavoratori, inosservanza delle norme sanitarie e di sicurezza sul lavoro, o da sussidi statali volti ad abbattere i prezzi, allora sì, devono essere applicati dazi per riequilibrare i costi.
Non ho ancora sentito le lamentele che mi aspetto dai produttori dei vari settori (a parte quelle dei cattocomunisti, che oltre a produrre solo chiacchiere e non beni o servizi, danno comunque la colpa alla Meloni — per un accordo definito dalla Von der Leyen — dopo averle intimato di non interferire nelle trattative europee).
Ma è quasi un “atto dovuto”: tentare di ottenere, dall’Unione o dall’Italia, un "aiutino", con la scusa del rimborso per maggiori costi o altre agevolazioni.
Mi aspetto quindi una lunga lista di richieste per ottenere benefici, rottamazioni, bonus e ogni altro vantaggio — tutto a debito della collettività. E spero che il Governo sappia dire qualche "no".
L’accordo potrebbe anche rivelarsi benefico in prospettiva: il riequilibrio imposto da Trump e le sue critiche alle manie ambientaliste sulle cosiddette rinnovabili e pale eoliche potrebbero dare impulso a chi sostiene la necessità di ridurre i costi e abbattere le barriere ideologiche del mercato interno.
Barriere finalizzate a imporre un cambiamento nel modello di sviluppo e nello stile di vita dei cittadini, che però non rispecchia il sentimento dei Popoli e delle Nazioni europee e si traduce solo in costi.
Intanto, nel momento in cui scrivo — oggi prima del solito, perché piove e ci sono 18 gradi — la Borsa guadagna l’1%, ha superato i 41mila punti e lo spread è sceso a 86.
Forse la pioggia è alimentata dalle lacrime della Schlein e dei suoi sette nani che le fanno la e da corte, perché la Meloni, lungi dall’affossare l’Italia come vaticinavano tre anni fa, la sta risanando.
E a essere isolati, oggi, nell’Unione Europea, non è il nostro Presidente, ma i loro amichetti.

domenica 27 luglio 2025

Riflessioni sotto l’ombrellone...
Uno Stato mai esistito-
Lo "Stato di Palestina" è una costruzione politica recente: non è mai esistito nella storia. Esiste, sì, una regione geografica, la Palestina, che nei secoli ha visto susseguirsi dominazioni diverse: popoli pre-romani, Romani (prima quelli veri, poi i Bizantini), Crociati, Ottomani, Inglesi. In quella terra vivevano principalmente popolazioni semite, fra cui gli ebrei erano storicamente prevalenti, ma mai fu creato uno Stato chiamato Palestina.
Il progetto del dopoguerra
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la comunità internazionale decise di costituire uno Stato ebraico, Israele, e parallelamente uno Stato arabo. Israele nacque, ma lo Stato arabo no, non per colpa degli ebrei (che ancora non avevano costituito Israele), bensì a causa dell’ostilità dei Paesi arabi confinanti, che rifiutarono il progetto e istigarono la popolazione araba locale a fuggire o a prendere le armi.
Nel frattempo, Gaza fu annessa all’Egitto e la Cisgiordania alla Giordania. Invece di creare uno Stato arabo, si preferì tentare di distruggere Israele. Le guerre che seguirono, dal 1948 in poi, consolidarono l’esistenza di Israele, che fu infine riconosciuto (obtorto collo) dagli Stati arabi vicini.
Palestinesi e manipolazione
La popolazione araba locale, che rifiutò la cittadinanza israeliana (anche se esistono oggi cittadini arabi israeliani, con partiti e rappresentanti alla Knesset), fu strumentalizzata dai leader arabi. Questo ha alimentato un bacino di instabilità da cui sono emersi terroristi responsabili di dirottamenti, attentati e stragi per oltre settant’anni.
Alla fine, la popolazione araba venne cacciata dalla Giordania, riversandosi in Cisgiordania e a Gaza. In Libano e Siria creò instabilità, esportando violenza e terrorismo. A Gaza, territorio egiziano poi occupato da Israele, la popolazione scelse Hamas attraverso regolari elezioni, staccandosi da Al-Fatah in Cisgiordania.
Al-Fatah, fondata da Arafat, è passata dal terrorismo al tentativo di presentarsi come una leadership nazionale. Ma la cosiddetta "Autorità Nazionale Palestinese" non controlla realmente un territorio in modo sovrano. Tuttavia, molti (in primis l’ONU) continuano a fingere che si tratti di uno Stato.
La finzione dello “Stato palestinese”
Parlare oggi di “Stato palestinese” è una finzione politica. Uno Stato, per esistere, deve avere:
un territorio definito;
controllo civile e amministrativo;
forze dell’ordine e difesa regolare.
Nessuna di queste condizioni si verifica né a Gaza né in Cisgiordania. Lo Stato arabo non nacque per colpa dell’ostilità araba originaria, e oggi sopravvive nella retorica anti-israeliana dell’Iran e dei suoi proxy: Hamas, Hezbollah, Houthi.
Macron e l’Occidente miope
In questo contesto, Emmanuel Macron, presidente francese rieletto solo per bloccare Marine Le Pen, cerca un rilievo internazionale che in patria gli è ormai negato. Di recente ha dichiarato che la Francia riconoscerà lo Stato palestinese a settembre: un gesto tanto inutile quanto dannoso.
Macron non aiuta la causa della popolazione civile palestinese, che ha già pagato un prezzo altissimo per le scelte dei propri leader e che, spesso sotto minaccia o violenza, ha dovuto obbedire a Hamas. Peggio ancora fanno certi politici italiani di sinistra, pronti a salire sul carro di un leader perdente e sempre più isolato anche tra i suoi alleati europei.
L’approccio italiano
Pur non condividendo pienamente l’approccio del Governo Meloni, che sostiene la soluzione dei due Stati, lo ritengo più realistico. L’idea presuppone il riconoscimento reciproco tra Israele e Palestina, ma solo dopo:
il riconoscimento del diritto di Israele a esistere;
la liberazione totale e incondizionata degli ostaggi israeliani, vivi e morti.
Conclusione
L’idea di ricollocare i palestinesi altrove appare irrealistica. Quale Paese accetterebbe oggi milioni di persone con una storia così complessa, segnata da guerre, tensioni e infiltrazioni terroristiche?
Piuttosto, forse l’unica strada possibile è l’integrazione graduale di quella popolazione nello Stato di Israele, come avvenuto per gli arabi israeliani, in una convivenza reale, protetta e regolata, se ancora possibile, se ancora accettabile da Gerusalemme.



mercoledì 23 luglio 2025

 Italia vota no alla proposta OMS -

L'Italia ha formalmente respinto gli emendamenti 2024 al Regolamento Sanitario Internazionale (RSI) – adottati dalla 77ª Assemblea Mondiale della Sanità – inviando una lettera al DG Tedros Ghebreyesus il 18 luglio 2025, esercitando il diritto di opposizione previsto all'articolo 61 del regolamento-
Perché l’Italia ha detto "no"
Difesa della sovranità nazionale: secondo il ministro Schillaci, gli emendamenti avrebbero potuto dare all’OMS poteri eccessivi nel gestire emergenze sanitarie (lockdown, obblighi vaccinali, misure informative) senza il consenso dei singoli Stati -
Allineamento con gli USA: la scelta italiana segue quella dell’amministrazione Trump negli USA, che ha respinto gli stessi emendamenti per ragioni simili: paura di limitazioni alle libertà civili e all’autonomia decisionale nazionale -
🔥 Le reazioni principali
👍 A favore del "no":
Alcuni partiti di Governo elogiano la decisione come “difesa della sovranità nazionale” -
👎 Critiche dall’opposizione:
PD, M5S, Azione, Più Europa attaccano la decisione come “appoggio a posizioni trumpiane”, isolazionismo, e rischio per la cooperazione sanitaria globale -
Francesco Boccia (PD) definisce la scelta “assurda e pericolosa”, per l’allontanamento dal sistema di risposta collettiva dell’OMS -
🧭 OMS reagisce:
Tedros Ghebreyesus ha risposto pubblicamente via X (ex Twitter), esprimendo disappunto e richiamando l’importanza degli accordi multilaterali -
Cosa succederà ora?
Gli emendamenti non entreranno in vigore in Italia il 19 settembre 2025, come previsto per i paesi che non si sono opposti formalmente -
L’Italia sarà quindi esclusa dalle nuove disposizioni che riguardano definizioni di “emergenza pandemica”, equità globale e meccanismi di risposta multilaterale.
🚩 In sintesi
Aspetto Dettagli
Cosa Rigetto in blocco degli emendamenti RSI-OMS 2024
Quando Lettera del 18 luglio 2025, efficacia al 19 settembre
Perché Salvaguardia della sovranità e timori di poteri OMS troppo centralizzati
Conseguenze Italia esclusa da nuovi provvedimenti, polemiche politiche intense

domenica 13 luglio 2025

 Immaturi e ignoranti-

Credo ci sia stato un film, una commedia all'italiana, qualche anno fa, che fosse titolato "Immaturi".
Raccontava la vicenda (di fantasia, poi in questi giorni leggiamo che quattro anni dopo la laurea all'Università di Modena e Reggio alcuni laureati si vedono annullare il loro titolo non per colpa loro) di un gruppo di diplomati che, anni dopo la maturità, vedono annullata la prova e la devono ripetere.
Nel caso di questi giorni, invece, nessuno osa qualificare come immaturi quegli studenti che si stanno rifiutando di rispondere all'esame orale e, ciononostante, vengono promossi.
La loro motivazione è una baggianata che solo una società debole e decadente può considerare degna di essere presa in considerazione: la scuola, i professori che mi interrogano non sono realmente interessati a quello che sono, che faccio, alle mie aspirazioni.
E' un gnè gnè che, ai miei tempi, neppure i più somari avrebbero avuto l'ardire di sollevare ed io ho dato la maturità in tempi diversi, quando già era stata resa molto facile e le percentuali di promossi veleggiavano oltre il 90%.
Quello a cui assistiamo è un altro passo verso la dissoluzione della nostra Civiltà, la perdita della forza propulsiva di una Gente che tanto ha dato all'Umanità ma sembra non essere più in grado di sollevarsi dalle miserie buoniste.
Quelli che rifiutano di sostenere l'esame orale, sono i ragazzi del covid, quelli della didattica a distanza e, a seguire, quelli del bonus psicologi.
Tenuti nella bambagia, cresciuti nel timore, nella paura, nel lavaggio del cervello dello "state a casa" di contiana memoria o del "non ti vaccini, ti ammali muori o fai morire" di Draghi.
Scopro che studenti ai quali la Commissione d'esame avrebbe dovuto, figurativamente, restituire immediatamente il libretto dicendo: torni il prossimo anno, vengono invece promossi grazie ad un complesso meccanismo fondato sulla paura dei commissari e della istituzione scolastica di cause, processi e ricorsi.
Il Ministro Valditara, che pure qualche provvedimento l'ha assunto come quello sui cellulari o sul ripristino del latino dalla seconda media, invece di dire che chi non risponde alle domande deve essere bocciato, se non altro perchè con il suo comportamento dimostra immaturità, proprio per evitare ricorsi e processi, minaccia che solo per il prossimo anno sarà esplicitata tale ovvietà.
Così stanno proliferando i casi di chi non risponde e sfanga una interrogazione di un'ora, applicando il principio per cui è meglio stare zitti lasciando il dubbio di non sapere, invece di aprire bocca dandone la certezza.
Questi qui che non rispondono, sono i futuri medici, magistrati, ingegneri ... poi non chiedeteci di fidarci degli esperti !
Temo che l'Umanità non abbia un futuro e che solo un evento profondamente traumatico, violento, che scuota le coscienze e obblighi tutti noi ad alzare il culo dalle nostre comode poltrone, potrebbe rimetterci in carreggiata.
Il famoso Asteroide, metafora di un'Apocalisse che sembra arrivi comunque senza tanti squilli di tromba, anzi nel silenzio di un candidato alla maturità che "a domanda non rispose".