domenica 19 ottobre 2025

 L'Italia del buon Governo promossa in serie A-

La notizia del giorno non è, come vorrebbero farci credere i "professionisti dell'informazione", la bomba che ha fatto esplodere due automobili di un conduttore televisivo ( al quale va tutta la mia solidarietà) e neppure l'acclarata crassa ignoranza del segretario della cgil che tra congiuntivi che neanche Fantozzi e l'incapacità di usare i vocaboli appropriati, rappresenta una Croce Rossa contro la quale sparare sarebbe maramaldeggiare. Ne quella della pochezza della segretaria del PD-
No, la notizia, la vera notizia che interessa tutti gli Italiani, anche quelli che non la conoscono, è la promozione che una agenzia di rating (la DBRS Morningstar) ha certificato dell'Italia, passandola dalla tripla B alla A.
Tale promozione segue analoghe prese di posizioni, in termini di innalzamento del rating o di miglioramento delle previsioni (outlook), delle altre grandi agenzie di rating che tanto male ci hanno fatto in passato.
Conan Doyle faceva dire alla sua creatura Sherlock Holmes che una coincidenza è solo una coincidenza, due coincidenze sono un indizio e tre coincidenze sono una prova.
E le coincidenze stanno diventando tante, se ci aggiungiamo anche la stabilizzazione dello spread intorno agli 80 punti e vedremo che effetto farà sulla imminente, nuova emissione (dal 20 al 24 ottobre) dei BTP Valore settennali.
Un passo lento, ma inesorabile che ricorda quello degli Alpini, in marcia verso un obiettivo mentre consolidano il terreno nel frattempo conquistato.
E se nel 2026 potremo vedere ulteriormente ridotto l'impatto fiscale sulle nostre finanze, lo si deve anche a questa prudenza che consente al Governo di consolidare, passo dopo passo, i miglioramenti conseguiti.
Certo, ci sono sempre delle questioni che individualmente non piacciono ma il quadro complessivo si fa, di giorno in giorno, più roseo, nonostante i disperati tentativi delle opposizioni e delle loro emanazioni di ogni genere, prendendo a pretesto ieri Gaza, oggi il sempiterno antifascismo, domani la flatulenza di un pinco palla qualunque, perché ogni alibi è buono per criticare un governo che fa quello che i suoi predecessori non sono stati in grado di realizzare.
Le agenzie di rating arrivano sempre dopo, ma proprio perché arrivano dopo la loro certificazione ha un valore di stabilità di un giudizio formulato sulla base di un andamento e non di un momentaneo picco positivo (o negativo).
Resta il fatto che la promozione in serie rappresenta un beneficio per l'Italia e, singolarmente, per tutti gli Italiani, anche per coloro che credono di non esserne coinvolti.

lunedì 13 ottobre 2025

Vincere la pace-
Il primo passo verso la stabilizzazione di quella polveriera che, da che io ricordi, non ha mai smesso di generare tensioni e danni — diretti e indiretti — è finalmente stato compiuto.
Diretti, perché non possiamo dimenticare i dirottamenti, gli attentati, gli omicidi e le stragi perpetrate dai palestinesi anche sul nostro suolo, né l’ospitalità e l’addestramento offerti ai terroristi delle Brigate Rosse, della RAF e dell’IRA.
Indiretti, perché le conseguenze economiche e sociali — basti pensare alle devastazioni e agli scioperi cattocomunisti, anche di questi giorni — hanno inciso profondamente anche su di noi.
Questo primo passo è arrivato grazie a due attori sul campo, riluttanti ma messi in riga da un Trump in piena forma, deciso e assertivo. Netanyahu ha rinunciato a vincere la guerra: ora dovrà vincere la pace, seguendo i punti del “protocollo Trump” e affrontando le prossime elezioni con il peso e la responsabilità di guidare Israele verso una nuova fase.
Hamas, per parte sua, si è salvata per il rotto della cuffia: i vertici che guidavano l’organizzazione il 7 ottobre 2023 sono stati eliminati, e quelli rimasti — dirigenti di quarta e quinta fila — devono ora, facendo buon viso a cattivo gioco, tentare anche loro di vincere la pace.
Non sarebbe la prima volta che un gruppo armato si trasforma in forza politica. Accadde all’IRA dopo l’Accordo del Venerdì Santo del 1998: deposero le armi e intrapresero la via civile della competizione elettorale, fino a diventare oggi una componente rilevante — e spesso determinante — nel panorama politico dell’Irlanda del Nord e del Sud.
Ma vincere la pace è assai più difficile che vincere la guerra. In guerra si distrugge; nella pace si costruisce. E costruire è sempre più lungo e complesso che distruggere — come ben sappiamo noi italiani, se pensiamo a quanto poco sia bastato ai cattocomunisti per compromettere finanze, tradizioni e cultura, e quanto sia invece lungo il percorso di risanamento intrapreso dal Governo.
Nessuno può prevedere come si svilupperà questo processo di pace, ma è lecito augurarsi che siano in pochi a voler mettere le mani — o il cappello — sulla ricostruzione di quella terra martoriata.
È già un segnale incoraggiante sapere che, a Sharm, non è stata invitata l’Unione Europea nel suo insieme, ma che l’Europa sia rappresentata dalle sue nazioni storicamente, politicamente e culturalmente più autorevoli: Italia, Regno Unito, Germania e Francia.

Se il processo saprà proseguire con continuità, nessuno può dirlo. Ma possiamo sperare che, stavolta, entrambe le parti imparino — ciascuna nel proprio ambito — a vincere la pace. 

mercoledì 8 ottobre 2025

 Quando si compileranno le liste elettorali di Forza Italia, è fondamentale valutare con attenzione ciò che certi candidati hanno realmente fatto sul territorio: quanto si sono fatti vedere, quanto hanno partecipato alla vita dei militanti e se sono stati presenti in maniera costante, non solo con sporadiche apparizioni a cene o sagre. Bisogna considerare se si tratta di Forzisti della prima ora o di lunga militanza, oppure se provengono da altri partiti, se sono “traditori di ritorno” o semplici opportunisti.

La scelta dei candidati dovrebbe spettare a chi, poi, dovrà sostenerli e portarli al voto. Basta con i nomi imposti dall’alto o da cerchie ristrette: solo così si potrà riconquistare il consenso che il movimento merita. La base, i militanti, si aspettano segnali concreti, non dichiarazioni di facciata o previsioni illusorie su percentuali elettorali che spesso non corrispondono alla realtà. Di questo, prima o poi, bisognerà renderne conto.
I Berlusconiani della prima ora sono pronti anche a sostenere amici e candidati validi, ma se non verranno ascoltati, preparatevi a fare la campagna elettorale da soli, rincorrendo voti uno a uno e sbattendo la testa contro la realtà. Noi amici ne abbiamo da sostenere...

mercoledì 1 ottobre 2025

 La questione della flottiglia verso Gaza e la legittimità delle acque territoriali israeliane-

Negli ultimi anni si è più volte discusso delle cosiddette “flottiglie” dirette verso Gaza, con l’obiettivo dichiarato di rompere il blocco navale imposto da Israele. È importante chiarire alcuni punti di diritto internazionale e di sicurezza per comprendere perché queste iniziative non possano essere considerate azioni innocue.
Innanzitutto, le acque territoriali di fronte alla Striscia di Gaza rientrano sotto il controllo israeliano in virtù di una risoluzione delle Nazioni Unite, che riconosce a Israele il diritto e il dovere di monitorare e gestire tali zone marittime. Questo controllo ha una ragione precisa: prevenire il traffico di armi e materiali destinati a Hamas, organizzazione classificata come terroristica da Stati Uniti, Unione Europea e molti altri Paesi.
L’ingresso non autorizzato di imbarcazioni in queste acque costituisce dunque una violazione della sovranità e della sicurezza di Israele. In simili circostanze, il diritto internazionale marittimo e le risoluzioni ONU conferiscono allo Stato ebraico la facoltà di intervenire, anche con l’uso della forza, per fermare e ispezionare le navi sospette.
È essenziale ricordare che Hamas non rappresenta un normale attore politico, ma un gruppo armato responsabile di atti terroristici e di lanci di razzi contro civili israeliani. Chiunque cerchi di sostenerlo o di aggirare i controlli, anche indirettamente, si rende di fatto complice delle sue azioni.
Il principio che guida il blocco navale non è quindi un arbitrario atto di oppressione, ma una misura di autodifesa e di tutela della popolazione israeliana. Parlare di “flottiglie umanitarie” senza tener conto di questo contesto significa ignorare le implicazioni concrete per la sicurezza e la legalità internazionale.